CAMPANIA NEWS Pascale: spero tocchi a Marina Berlusconi o Forza Italia finisce
INSERITO DA ALESSIA CORNETTI ROMA, - «Un'assenza forzata dalle urne, e dalle platee, di un leader delle capacità di Berlusconi, non passa inosservata. Il partito vacilla senza di lui. Ma cosa significa, questo? Che finisce tutto? No! L'interdizione dura solo due anni. Poi io spero, sommessamente, anche egoisticamente, che Marina Berlusconi pensi davvero a questa incredibile sfida: anche se, da donna, mi rendo conto di quale sacrificio possa rappresentare. In ogni caso, se non ci sarà la successione familiare io dico: ripartiamo da Berlusconi che è la nostra guida, dai coordinatori del partito, dai club Forza Silvio». Lo afferma, a Repubblica, Francesca Pascale, che respinge le accuse di chi dice comandi lei: «Sciocchezze. Il presidente ascolta tutti, poi decide sempre e soltanto lui. Chi dice queste cose tradisce la sua lontananza dal presidente», «io mi attribuisco un solo merito, aver introdotto elementi di semplicità estremi, popolari». Sul fatto che le piaccia Renzi, Pascale spiega: «È una favola da smontare. Renzi scimmiotta un pò Silvio, sì, ma non ha nulla di lui, anzi con le sue slide somiglia più a Mike Bongiorno». «Se io avessi »contato« nel partito - aggiunge -, onestamente, Alfano non l'avrei candidato neanche» ma «Berlusconi lo ha allevato come un figlio e ne ha subito il tradimento nel momento per lui più difficile». Pascale replica con un sorriso alla domanda se sia meglio Toti che dieci Santanchè e spiega: «Meglio lui che tanti altri che di democratico e moderato non hanno proprio nulla. Toti è stato una scelta di Berlusconi e nessuno dovrebbe permettersi di contestarlo. Nel partito tutti devono tutto solo a lui». IL MATTINO
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA CASTEL VOLTURNO - Tre settimane fa «Il Mattino» era stato a casa sua per provare a raccontare la miserevole esistenza in cui viveva insieme al resto della famiglia. Era stato realizzato anche un video, poi pubblicato sul sito internet, con il quale si racconta una condizione sociale di vita in quel villino di Destra Volturno che oltrepassa abbondantemente il limite del delirio. La donna occupava abusivamente un’abitazione a Castel Volturno, insieme al marito, a un figlio maggiorenne sofferente di epilessia e altri due figli minorenni. Nessuno di loro ha un lavoro. Nessuno dei ragazzi frequenta la scuola. Nel villino dagli infissi corrosi e le mura annerite dalla muffa non c’è corrente elettrica; dai rubinetti non scorre acqua da tempo. Dalla testimonianza emerge che nonostante l’oggettivo bisogno di sostegno, nessuno si è mai interessato del loro caso, se non alcuni vicini di casa, nei limiti del possibile. Adele, questo era il suo nome, aveva quarantanove anni. Ma le linee profonde e marcate che le correvano sul viso, la facevano apparire di almeno venti anni più grande. Era appena tornata dall’ospedale, dove era stata ricoverata per oltre due mesi, a causa della scoperta di una metastasi che le stava divorando i polmoni. Mostrò con rabbia i referti medici e le prescrizioni dei farmaci. Ma non per il destino avverso che l’aveva colpita: perché non aveva i soldi necessari a comprare alcuna di quelle medicine, indispensabili per tenerla in vita. Qualche giorno dopo, Adele è stata ricoverata nuovamente in ospedale, a seguito di un collasso. Ed è arrivata nel nosocomio di Sessa Aurunca in coma. Lunedì scorso la sua condizione clinica è precipitata; poco dopo è morta. Adele ha condotto una vita contraddistinta da errori personali e da un fato spesso contrario. L’ultimo periodo, quello del villino di Castel Volturno, è stato il peggiore. Adele era inesistente per chiunque: per le istituzioni, per la cosiddetta società civile, per tutti. E la miseria non l’ha abbandonata neanche dopo il trapasso, perché i suoi parenti non hanno i soldi per organizzare i funerali.

