
INSERITO DA ANGELA CECERE Tre lavoratori si legano ai banchi della cattedrale. L'appello: «L'Asia non ci licenzi, nell'Ato non abbiamo futuro» Benevento. Quando sono arrivati, accompagnati dal comitato di lotta permanente degli ex Consorzi per lo smaltimento rifiuti, all’interno del Duomo si succedevano le celebrazioni eucaristiche programmate per la mattinata. Una stava per terminare, pronta per l’inizio la seconda messa. I tre operai dell’Asia, incatenati al primo banco per gridare la loro paura di essere licenziati, non sono riusciti ad ascoltare con attenzione la parola del Vangelo. Ma era proprio tutta lì la risposta, in sostanza il «documento di solidarietà», che chiedevano, con il loro gesto pacifico, alla Chiesa di Benevento.Il messaggio al centro della domenica liturgica era, infatti, quello incentrato sui mali da risanare e sulla presa in carico della emarginazione come luogo di misericordia. Il cuore della lettura biblica era la guarigione del lebbroso, metafora della liberazione dalle catene del male e della integrazione sociale. La provocazione dei tre operai è anche il segno di una condizione che li vede imprigionati a un presente senza certezze. I fedeli hanno accolto con curiosità, molti con comprensione, il loro gesto.Nei giorni scorsi la loro protesta aveva interessato altre sedi, ma, come capita per tutte le vertenze di carattere sociale, la prima destinataria dei loro appelli sembra essere divenuta proprio la Chiesa.Solidarietà giunta, ma senza documenti ufficiali, dai vertici della Caritas diocesana. «Aspettiamo gli eventi – dice il direttore, don Nicola De Blasio - e cioè la sentenza della magistratura del lavoro circa il ricorso dell’Asia contro l’assunzione decretata dallo stesso Tribunale. Poi, come sempre fatto, cercheremo di ascoltare con senso di responsabilità il grido di aiuto e, per quanto ci compete, cercare di contribuire alla soluzione del problema». La sentenza è attesa per giovedì. Potrebbe ribaltare quella precedente che aveva obbligato l’assunzione dei tre operai presso l’Asia, secondo una quota parte che spettava al Comune (gli operai degli ex Consorzi sono 124). In caso di sentenza avversa, i tre si ritroverebbero nella impossibilità di essere inquadrati presso l'Ato.Ultimi giorni di speranza, dunque. E dove, se non in chiesa, cercare di declinarla al meglio facendo arrivare questo appello a cittadini e istituzioni perché non venga cancellato il loro futuro. La voce del Comune è arrivata attraverso un incontro informale con il consigliere Nazzareno Lanni (ha avuto ruoli di vertice in seno all’Asia) che si è limitato a invocare un’accelerazione per la costituzione dell’Ato. La settimana di lotta, avviata dai tre operai (ma è in gioco l’intera partita della governance e della organizzazione del sistema di raccolta dei rifiuti), dopo quelle che hanno toccato Provincia, Comune e Chiesa, farà tappa questa mattina davanti alla sede della Cgil. I sindacati provinciali vengono contestati per la presunta cattiva gestione della vertenza.
IL MATTINO
16.02.2015.