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AVELLINO NEWS Avellino, il feretro sul camion dei pompieri per l'ultimo saluto al "Gigante buono"

16 Aprile 2015, 10:17am

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AVELLINO NEWS Avellino, il feretro sul camion dei pompieri per l'ultimo saluto al "Gigante buono"

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA «Siamo orgogliosi di esser stati tuoi colleghi, addio gigante buono». Con queste parole i vigili del fuoco del comando di Avellino hanno salutato Antonio De Fazio, deceduto per un malore improvviso. Poi un lungo e sentito applauso ha accolto il feretro del vigile del fuoco fin all’ingresso nella chiesa del Santissimo Rosario, dove sono stati celebrati i funerali, officiati da padre Francesco Benincasa, amico di famiglia. In tanti hanno voluto dare l’ultimo saluto ad caposquadra dei vigili del fuoco di Avellino, deceduto nella sua abitazione di Torelli di Mercogliano. Il feretro del 47enne, vigile del fuoco esperto, nonché volontario della Croce Rossa Italiana, è giunto presso il comando di via Zigarelli, fin dalla sua abitazione, sull’autoscala in dotazione del corpo, a sirene spiegate. Commuovente l’ingresso, per l’ultima volta di Antonio De Fazio, nella sede di via Zigarelli, dove ad attenderlo vi erano i colleghi in servizio ed il personale amministrativo, ma anche tanti amici. Poi il corteo funebre è proseguito in direzione della chiesa del Santissimo Rosario al Corso Vittorio Emanuele. In tanti si sono stretti intorno alla famiglia di Antonio De Fazio, colpita dalla prematura scomparsa del loro caro stroncato da un infarto a soli quarantasette anni. Un vigile del fuoco gioviale, e sempre sorridente, che nei 25 anni di servizio prestato nel corpo ha partecipato alle varie emergenze che hanno colpito l’Italia, tra cui le varie alluvioni di Quindici, Sarno e Cervinara, il terremoto in Umbria, quello in Abruzzo, e non ultimo quello che ha colpito l’Emilia Romagna.

IL MATTINO.IT

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BENEVENTO NEWS Strage in tribunale, il nipote di Giardiello: «Per noi era come Babbo Natale»

16 Aprile 2015, 10:14am

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BENEVENTO NEWS Strage in tribunale, il nipote di Giardiello: «Per noi era come Babbo Natale»

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Era un po' come «Babbo Natale», non badava a spese, e «in famiglia era considerato un ricco e onesto imprenditore». È il ritratto di Claudio Giardiello, l'autore della strage al palazzo di Giustizia di Milano, fatto dal nipote Luca, sentito come testimone in aula, in uno dei capitoli giudiziari con al centro l'Immobiliare Magenta. Immobiliare che il pluriomicida aveva fondato nei primi anni '90 e che è fallita nel 2008 in seguito all'istanza di Lorenzo Claris Appiani, il suo ex avvocato che giovedì scorso ha ucciso in aula. Quel ritratto di «self made man» benestante che, pur non essendo abilitato, gestiva la sua società fino portarla, a partire dalla metà del 2005, al declino dovuto anche a un «aspro conflitto con i soci, sfociato in un costoso contenzioso civile», viene a galla dalle motivazioni della sentenza con cui in primo grado la cognata Anna Di Nunno, nominata per un certo periodo presidente dell'immobiliare è stata assolta dall' accusa di omesso versamento dell'Iva per l'annualità del 2007. Motivazioni nelle quali, per altro, si sottolinea che «la maggior parte del passivo fallimentare» della Immobilare Magenta «è rappresentato da debiti verso avvocati». Il Tribunale, nella sua ricostruzione, riassume a grandi linee la storia imprenditoriale di Giardiello, originario di Benevento, con diploma di terza media, che «privo del patentino di agente immobiliare, si rivolse» prima al nipote Davide Limongelli, con cui poi cominciarono «i dissapori» poi alla cognata, che «aveva conseguito anni addietro» l'abilitazione, per mandare avanti la società. La donna «accetto' di svolgere l'incarico, ma temporaneamente e al solo fine di aiutare il cognato - scrive il giudice monocratico Cristina Dani - nel superamento di quel momento di conflittualita'» anche se di fatto «non assunse mai un ruolo operativo». Ruolo che continuò ad esercitare il cognato. Nelle pieghe del provvedimento, depositato lo scorso novembre, spunta anche la testimonianza del nipote Luca Giardiello il quale, in aula, aveva raccontato che «la madre si fidava ciecamente di suo zio, anche perche' non vi erano state avvisaglie che consentissero di dubitare del suo stato di benessere economico, 'perché lui era il nostro Babbo Natale'» E ancora che in famiglia era «stimato (...) sicché nessuno dubitava delle sue capacità imprenditoriali e della sua onestà». Ora Giardiello è in carcere con le accuse di omicidio premeditato plurimo, tentato omicidio e porto abusivo d'arma da fuoco.

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CASERTA NEWS Fiamme all'ultimo piano di un edificio di dodici piani: morto un anziano, salva la moglie

16 Aprile 2015, 10:11am

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CASERTA NEWS Fiamme all'ultimo piano di un edificio di dodici piani: morto un anziano, salva la moglie

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Fiamme in un appartamento questa mattina a Cancello ed Arnone (CE), in via Consolare. Per cause ancora in corso di accertamento, un incendio ha interessato un appartamento posto all’ultimo piano di una palazzina di 12 abitazioni. Al momento risulta deceduto un anziano di 77 anniGennaro De Caprio. Sul posto vigili del fuoco ed i carabinieri della Compagnia di Casal di Principe. Dai primi accertamenti si è appreso che l’appartamento fosse abitato da una coppia di anziani. All’atto dell’incendio, divampato verosimilmente per cause accidentali, la moglie 70enne Carolina Buffardi è riuscita a mettersi in salvo, mentre il 77enne coniuge, con problemi respiratori, è deceduto.

IL MATTINO.IT

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CAMPANIA NAPOLI NEWS Striscioni contro la mamma di Ciro, la vedova Raciti: «Io chiuderei lo stadio»

16 Aprile 2015, 10:07am

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CAMPANIA NAPOLI NEWS Striscioni contro la mamma di Ciro, la vedova Raciti: «Io chiuderei lo stadio»

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA «Io sarei più dura. Chiuderei le porte dello stadio. Chi vuole vedere la partita la vede a casa». Lo ha detto Marisa Grasso, vedova dell'ispettore Raciti, in merito alle dure prese di posizione del presidente della Roma James Pallotta e del presidente della Figc, Carlo Tavecchio, sugli striscioni esposti dai tifosi giallorossi contro Antonella Leardi, madre di Ciro Esposito, il tifoso del Napoli morto in seguito agli incidenti che hanno preceduto la scorsa finale di Coppa Italia. «Ma siamo un paese democratico, le persone che subiscono e le persone buone sono espressione di civiltà e lasciano agli altri la libertà di scegliere come comportarsi», ha aggiunto la vedova a margine dell'incontro «Vivere lo stadio: una passione a rischio?'»in corso all'Università La Sapienza di Roma. Sugli striscioni contro la Leardi ha aggiunto: «Mi ha fatto male, conosco il dolore, preferirei il rispetto nei confronti dei familiari. Mi è dispiaciuto molto». A distanza di otto anni dall'uccisione del marito, la vedova ha analizzato la situazione negli stadi. «È rimasto tutto come prima? Qualcosa è cambiato, soprattutto nelle misure di prevenzione c'è più severità - ha concluso -. Mentre prima non si accorgevano della gravità della situazione adesso sono state prese delle misure più severe. A livello culturale è cambiato poco e la cosa è preoccupante. Mi terrorizza il pensiero che possano essere ripetuti fatti che ho conosciuto e visto e che ci possano essere altre perdite».

IL MATTINO

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NEWS ITALIA E DAL MONDO Su Facebook i nuovi clan e i vecchi riti

16 Aprile 2015, 10:02am

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 NEWS ITALIA E DAL MONDO Su Facebook i nuovi clan e i vecchi riti

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Si baciano sulla bocca, portano la barba come elemento di distinzione dagli altri «sistemi» criminali, postano i loro profili su Facebook, scrivono in arabo i loro nomi di battaglia, si tatuano la parola camorra sul collo e i nomi dei loro morti ammazzati sul corpo. Un ammiccamento al fondamentalismo islamico.

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NEWS ITALIA E DAL MONDO La piccola Hiba felice per il ritorno del papà: «Ora sta meglio» I VIDEO

16 Aprile 2015, 09:57am

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NEWS ITALIA E DAL MONDO La piccola Hiba felice per il ritorno del papà: «Ora sta meglio» I VIDEO

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA

PORDENONE - Hiba, sei anni, scarpette rosa e piccoli orecchini d’oro che spuntavano da un cesto di capelli neri e ricci. E' il ritratto della bimba uccisa ieri notte dal padre.
Sono le sei del pomeriggio di martedì quando la signora Giuseppina Pinto la guarda giocare nel fazzoletto di erba davanti a casa, in via San Vito 22. «Giocava con una scatola- racconta l’anziana - la riempiva di terra, la calpestava e poi si puliva le manine. Era così bella». Accanto a lei Cristina Callegaro annuisce: «Una bambina molto carina e attaccata ai genitori».

Il capo della Mobile: "Sgozzate come fa l'Isis"


Martedì per Hiba, nata a Rabat il 16 settembre 2008, era stata una giornata speciale: gita al parco di San Florianoorganizzata dalla scuola, la padre Marco d’Aviano di via Noncello, dove frequentava la 1A. La madre le aveva preparato il pranzo al sacco ed era felice, come raccontano le altre mamme, perchè era riuscita a riempire lo zainetto con gli snack di cui Hiba era ghiotta. Ed eccola al mattino trotterellare assieme ai compagni di classe, contenta dell’insolita giornata di scuola, sorridente come sempre.

Hiba è rientrata dalla gita alle 17, ma ad aspettarla non c’era nessuno. Il papà Abdelhadi Lahmar e la mamma Touria Errebaibi hanno fatto confusione con l’orario. Lahmar, che martedì pomeriggio era molto agitato e ha discusso a lungo in strada con alcune persone di colore, è stato visto uscire di corsa verso le 17.30. Arrivato a scuola ha trovato Hiba in lacrime. A consolarla c’era un’altra mamma che abita proprio nel caseggiato accanto a quello della famiglia Lahmar. Ma poi, abbracciato il papà, tutto è passato ed eccola giocare sotto casa, vicino alle scale dell’ingresso.

La casa della famiglia Lahmar


È rimasta lì fino alle 18 passate, con la sua scatola rosa, come le scarpette e la borsetta rimasta sul divano verde della cucina, accanto a una coccardina tricolore, a un paio di animaletti di pezza e a un disegno che aveva appena finito di colorare: Biancaneve che danzava con Mignolo. E a Biancaneve aveva dipinto il vestito di un giallo sgargiante, come quello che i bambini usano quando disegnano il sole. Perchè Hiba in questi giorni era raggiante per il ritorno del papà. Anche a scuola, dove ieri pomeriggio la mamma era attesa per un colloquio (fissato alle 15.40), ricordano la felicità della bambina. «Posso solo dire della gioia immensa della bambina per il ritorno del padre. Nulla più», mormora una maestra. Perchè a scuola tutti ricordano come Hiba, sempre sorridente, fosse dispiaciuta per la lontananza del padre. Con la mamma era andata in Marocco a fargli visita. «Il papà torna quando starà meglio», aveva riferito in classe quando era rientrata a Pordenone.

DI CRISTINA ANTONUTTI IL GAZZETTINO.IT

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA In arrivo altre ondate di profughi e Treviso studia una tendopoli

16 Aprile 2015, 09:53am

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA In arrivo altre ondate di profughi e Treviso studia una tendopoli
PRIMO PIANO E ANTEPRIMA In arrivo altre ondate di profughi e Treviso studia una tendopoli

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA TREVISO - Arriva una nuova ondata di profughi nel Veneto: saranno settecento, i primi cento dei quali attesi tra la notte scorsa e le prossime ore, e le polemiche riesplodono. Il fronte più caldo per il momento è a Treviso, dove è spuntata anche l'idea di realizzare una tendopoli come centro di accoglienza.

di Paolo Calia TRATTO DA IL GAZZETTINO.IT

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Padre in fuga col figlioletto di 15 giorni, è in crisi depressive: «Scappato in Francia»

16 Aprile 2015, 09:49am

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Padre in fuga col figlioletto di 15 giorni, è in crisi depressive: «Scappato in Francia»
PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Padre in fuga col figlioletto di 15 giorni, è in crisi depressive: «Scappato in Francia»

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA TORINO - E' scappato martedì sera con il figlio neonato, di appena 15 giorni, e di lui si sono perse le tracce. Sono ancora senza esito le ricerche del padre, un impiegato torinese di 39 anni. Nelle operazioni sono impegnati i carabinieri del Comando provinciale di Torino e la gendarmeria francese.

L'ultimo avvistamento al traforo autostradale del Frejus: le telecamere di sorveglianza hanno ripreso la Fiat Freemont dell'uomo viaggiare in direzione della Francia. L'uomo, la cui scomparsa è stata denunciata dalla moglie di 32 anni, soffre di crisi depressive. Ha portato via il bambino mentre la donna si trovava in un supermercato a Rivalta.

«Mio marito è scappato in macchina con nostro figlio di 15 giorni e non è più tornato», è stata la denuncia che la madre del piccolo ha fatto ai carabinieri di Orbassano, comune della prima cintura del capoluogo piemontese, dove vivono.

IL GAZZETTINO.IT

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SEZ-VANGELO E METEO METEO DEL 16-04-2015 A CURA DI MICHELE PAPPACODA

16 Aprile 2015, 09:43am

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SEZ-VANGELO E METEO METEO DEL 16-04-2015 A CURA DI MICHELE PAPPACODA

 A CURA DI MICHELE PAPPACODA L'alta pressione, garante della recente fase di tempo stabile e assai mite sulla nostra Penisola, specie al Nord, ha iniziato ahimè a mostrare segni di cedimento, erosa da una perturbazione in avvicinamento dall'Europa occidentale. Quest'ultima ha così iniziato a spingere nubi, in prevalenza di tipo medio-alto e stratificato, sulle nostre regioni di Nordovest e sulla Sardegna, coinvolgendo gradualmente anche le Tirreniche settentrionali e parte del Nordovest. Perturbazione che è preceduta da correnti umide, che dal mare hanno trasporto umidità verso l'entroterra favorendo così la formazione di nubi basse e nebbie lungo il versante tirrenico, dalla Calabria settentrionale sin verso la Liguria, coinvolgendo anche le interne campane, parte di quelle laziali, toscane e liguri.

Altrove l'alta pressione ha resistito garantendo così ancorabel tempo con cieli sereni o poco nuvolosi, salvo nebbie lungo la foce del Po.

Dal punto di vista termico temperature nelle medie del periodo con valori alle 730 compresi tra 5 e 12°C, tra 7 e 13°C al Centro con punte di 1°C ad Arezzo, e tra 5 e 14°C al Meridione.

16 aprile 2015

di Manuel Mazzoleni
 

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SEZ-VANGELO E METEO VANGELO DEL 16-04-2015 A CURA DI MICHELE PAPPACODA

16 Aprile 2015, 09:35am

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SEZ-VANGELO E METEO VANGELO DEL 16-04-2015 A CURA DI MICHELE PAPPACODA

A CURA DI MICHELE PAPPACODA Dal Vangelo secondo Giovanni Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza. Chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero. Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito. Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui. Il Vangelo secondo Giovanni opera una distinzione, una differenza, che riguarda Gesù. Lui viene dal Cielo mentre tutti gli altri sono dalla terra, fatti di argilla, impastati di fango. In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. Lui viene da Dio. Lui è Dio e perché viene sulla terra? Facciamo un passo indietro. Nella Genesi viene detto che l’uomo è creato ad immagine di Dio e secondo la somiglianza di Dio. Il peccato distrugge, sporca questa immagine e questa somiglianza. Il Battesimo la ristabilisce ma è nostro dovere ogni giorno preservare questa immagine dallo sporcarla o imbruttirla. Gesù viene nel mondo per insegnarci a restare sempre in quella immagine e somiglianza divina ricreata nel giorno del Battesimo. E si resta con la verità della sua parola e la grazia dei sacramenti. Ed ecco l’invito che viene a noi dal Vangelo di oggi: Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui. La vita eterna è frutto della nostra obbedienza alla Parola del Signore. Vi auguro amici e amiche di essere sempre belli nel cuore, nei pensieri, nella vita e quando un giorno vi presenterete al Signore, lo possiate fare con la veste bianca, senza macchia e che possiate ogni giorno custodire la meravigliosa grandezza di essere figli e figlie del Signore. La nostra casa non è sulla terrà; la nostra casa è nel cielo. Non pensate però di andare in cielo con i pensieri o i vizi della terra. In cielo si deve andare vestiti di cielo, vestiti di Dio. Camminiamo verso Dio sempre. Buona e santa giornata a tutti. Don Francesco Cristofaro

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