IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 25/11/2011 AMALFI 30 NOVEMBRE FESTA DI SANT´ANDREA APOSTOLO VIDEO DELL´EPOCA
Tra gli apostoli è il primo che incontriamo nei Vangeli: il pescatore Andrea, nato a Bethsaida di Galilea, fratello di Simon Pietro. Il Vangelo di Giovanni (cap. 1) ce lo mostra con un amico mentre segue la predicazione del Battista il quale, vedendo passare Gesù da lui battezzato il giorno prima, esclama: "Ecco l’agnello di Dio!". Parole che immediatamente spingono Andrea e il suo amico verso Gesù: lo raggiungono, gli parlano e Andrea corre poi a informare il fratello: "Abbiamo trovato il Messia!". Poco dopo, ecco pure Simone davanti a Gesù il quale "fissando lo sguardo su di lui, disse: “Tu sei Simone, figlio di Giovanni: ti chiamerai Cefa”". Questa è la presentazione. Poi viene la chiamata. I due fratelli sono tornati al loro lavoro di pescatori sul “mare di Galilea”, ma lasciano tutto di colpo quando arriva Gesù e dice: "Seguitemi, vi farò pescatori di uomini" (Matteo 4,18-20). Troviamo poi Andrea nel gruppetto – con Pietro, Giacomo e Giovanni – che sul monte degli Ulivi, “in disparte”, interroga Gesù sui segni degli ultimi tempi. La risposta è nota come il “discorso escatologico” del Signore, che insegna come ci si deve preparare alla venuta del Figlio dell’Uomo "con grande potenza e gloria" (Marco 13). Infine, il nome di Andrea compare nel primo capitolo degli Atti con quelli degli altri apostoli diretti a Gerusalemme dopo l’Ascensione. La Scrittura, poi, non dice altro di lui, mentre ne parlano alcuni testi apocrifi (ossia non canonici). Uno di questi, del II secolo, pubblicato nel 1740 da L. A. Muratori, afferma che Andrea ha incoraggiato Giovanni a scrivere il suo Vangelo. E un testo copto contiene questa benedizione di Gesù ad Andrea: "Tu sarai una colonna di luce nel mio regno, in Gerusalemme, la mia città prediletta. Amen". Lo storico Eusebio di Cesarea (ca. 265-340) scrive che Andrea predica il Vangelo in Asia Minore e nella Russia meridionale. Poi, passato in Grecia, guida i cristiani di Patrasso. E qui subisce il martirio per crocifissione: appeso con funi a testa in giù, secondo una tradizione, a una croce in forma di X, quella detta poi “croce di Sant’Andrea”. Questo accade intorno all’anno 60, un 30 novembre. Nel 357 i suoi resti vengono portati a Costantinopoli, ma il capo, tranne un frammento, resta a Patrasso. Nel 1206, durante l’occupazione di Costantinopoli (quarta crociata), il legato pontificio cardinale Capuano, di Amalfi, trasferisce quelle reliquie in Italia. E nel 1208 gli amalfitani le accolgono solennemente nella cripta del loro Duomo. Quando nel 1460 i Turchi invadono la Grecia, il capo dell’Apostolo viene portato da Patrasso a Roma, dove sarà custodito in San Pietro per cinque secoli. Ossia fino a quando il papa Paolo VI, nel 1964, farà restituire la reliquia alla Chiesa di Patrasso.
La Fiera di Sant’Andrea.Ricordo di un vecchietto di Amalfi Capuano Errico
Diversi anni fa ad Amalfi in coincidenza con la festa del Santo Patrono Andrea ,(nei mesi di novembre e di giugno), si svolgeva una importante fiera che attirava gente non solo dai borghi vicini ma da altri posti della Campania. Difatti la fiera svolta già nei primi anni del novecento nella zona portuale di Amalfi, si spostò successivamente nella Valle dei Mulini, zona del mercatino settimanale. In questa fiera a carattere agricolo e zootecnico si potevano trovare gli utensili più disparati in uso in agricoltura, spesso molti di questi squisitamente artigianali e di ottima fattura. Gli allevatori portavano i migliori animali delle loro stalle e dei loro pollai. Vacche pezzate, tori , vitelli , capre, pecore , asini e muli ,erano messi in mostra nei posti più impensabili. Scrofe enormi e maiali di tutte le razze grugnivano ovunque. Oche, papere, galli, galline, pulcini di tutti i colori, ( perché in onore del santo e della festa era solito tingerli), facevano la felicità di ogni bimbo. Per i genitori era difficile sfuggire agli acquisti, tutti dovevano comperare qualcosa e comunque il pesciolino rosso era d’obbligo per chi non poteva permettersi animali in casa. La fiera iniziava alla luce dell’alba e chi voleva la migliore merce doveva essere mattutino; le prime bancarelle erano quelle del vestiario di tutti i tipi, (soprattutto simil-militare ),e di tutte le misure. Stoffe , panni, coperte, scarpe e scarponi che erano all’inizio sistemati con criterio, dopo pochi minuti si riducevano a cumuli di mercanzie alla rinfusa, perché tutti scartavano ,sceglievano, compravano o meglio mercanteggiavano sul prezzo e il più delle volte abbandonavano l’oggetto del desiderio. I soldi erano sempre pochi. Interi nuclei familiari composti spesso da nuguli di felici bambini, impressionati dalla quantità della “roba”, si aggiravano in quel andirivieni frenetico della fiera. Le premurose mamme acquistavano i primi capi di corredo alle loro figliole. I maschietti accompagnavano fieri i loro padri nelle compere più impensate : dalla tagliola per la volpe al completo per la caccia passando poi per il venditore di coltelli e asce spesso di dimensioni inimmaginabili.. Tutti portavano in mano qualcosa, non era permesso dimenticare nulla perché bisognava aspettare la prossima fiera. Vi erano persino astuti venditori di “pacchi a sorpresa” che con pochi soldi rifilavano scatoloni chiusi pieni di oggetti quasi inutili e sempre in contesa con chi alla fine rimaneva raggirato o deluso. I palloncini colorati facevano da cornice alle strada, ogni tanto qualcuno esplodeva tra le risa dei bambini. L’aria era intrisa di aromi vari , vi era la fila davanti alle bancarelle che producevano il torrone sul posto ,molti sostavano solo per assistere meravigliati all’abilità di questi pasticcieri viaggianti. Matasse di zucchero filato andavano a ruba. Dolciumi, caramelle e rotoli di liquirizia coloravano i banchi dei venditori di torrone. Intorno alle ore 10,30 di qualsiasi anno ,come per magia , la folla si diradava e di botto lasciava la zona della fiera. La marea umana si dirigeva presso il Duomo per assistere o partecipare alla processione in onore di Sant’Andrea. La statua del santo, detta o’ viecchio, (il vecchio), veniva portata in processione per le vie cittadine da uomini con camicioni bianchi. Sulla "Marina Grande", i pescatori si "impossessavano" della statua e insieme ad una festante ed eccitata moltitudine di fedeli, dopo uno snervante rito prepaparatorio, la riconducevano in chiesa di corsa, salendo i 57 gradini dello scalone del Duomo , lasciando poi offerte di pesce fresco.
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MICHELE PAPPACODA
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