Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
È morta a Roma la scrittrice e saggista Giuliana Morandini, 81 anni, di Udine, vincitrice del Premio Prato per la narrativa nel 1978 per I cristalli di Vienna, del Viareggio Saggistica 1977 per E allora mi hanno rinchiusa e del Viareggio per la narrativa 1983 con il suo Caffè Specchi, del Flaiano nel 1992 per Sogno a Herrenberg. Nata nel 1938, viveva tra Venezia e Roma. Nelle sue opere un'attenzione particolare va alle atmosfere mitteleuropee, alla cultura triestina, alla letteratura femminile.
I minori di 16 anni e residenti in Unione europea potrebbero essere banditi daWhatsApp. Stando a quanto riportato dal sitoWaBetaInfo, sarebbe allo studio un sistema per impedire lʼutilizzo della celebre piattaforma di messaggistica a chi non soddisfi il requisito anagrafico.
Come riportato dal documento ufficiale di utilizzo, teoricamente l'uso di WhatsApp è già limitato, nell'UE, a chi abbia compiuto i 16 anni (fuori dall'Unione europea bastano invece 13 anni). Un limite che finora è rimasto solo teorico e che potrebbe ora diventare effettivo: nell'ultimo aggiornamento diWhatsAppci sarebbe infatti traccia di un sistema in via di sviluppo per "bannare" dalla piattaforma tutti coloro che non possiedono i requisiti adatti all'iscrizione.
Non è ancora chiaro come si potrà vietare l'utilizzo della piattaforma. Si vocifera di un possibile incrocio delle informazioni presenti su Facebook e Instagram, visto che in molti casi si potrebbe collegare il numero di cellulare con i dati anagrafici della persona.
Sarebbero circa 11 mila le uscite di dipendenti pubblici che hanno fatto ricorso aQuota 100con decorrenza da agosto, primo mese utile per andare via dalla Pubblica amministrazione attraverso il nuovo meccanismo dipensioneanticipata, che somma età (almeno 62 anni) e contributi.
Gli assegni già liquidati grazie a Quota 100 sono circa 9 mila a cui se ne aggiungerebbero nel mese altri
2000 circa. Queste le stime che, a quanto si apprende da fonti, emergono dai dati in possesso dell'Inps.I dati che iniziano a circolare sulle uscite di dipendenti pubblici grazie aQuota 100 «mostrano che inizia l'ondata di pensionamenti, che si vedrà ancora più chiaramente nel prossimo mese, quando avremo decine di migliaia di uscite nella scuola, dove i pensionamenti scattano hanno a settembre», sottolinea Guglielmo Loy, presidente del Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) dell'Inps e segretario confederale Uil. Quota 100per i dipendenti pubblici, che a fine luglio aveva registrato 165 mila richieste, fa sentire i suoi effetti in ritardo, rispetto al settore privato «visto il vincolo di sei mesi» previsto dalla normativa.
«Il problema nella PA - aggiunge Loy - è anche un altro, ovvero quello di un turn over difficile, visto che un qualsiasi concorso richiede almeno un anno per giungere a conclusione. Insomma,Quota 100scarica un doppio costo sullo stato, visto che a quello del pensionamento va aggiunto quello di una eventuale nuova assunzione» e «non ha la programmazione pluriennale che avrebbe dovuto avere» per limitare i disagi nella pubblica amministrazione.
Settembre si avvicina e ilcaldo africanoa breve sarà solo un ricordo: il tempo sul nostro Paese sta infatti cambiando gradualmente, e diventeranno sempre pù frequenti temporali, tuoni, fulmini e grandinate già dal weekend. Aria più fresca dall'atlantico comincia a minare la stagione estiva che nella prossima settimana entrerà in crisi.LE PREVISIONI METEO
Il team del sitoilMeteo.it avvisa che sebbene i valori di pressione saranno elevati sul Bel Paese, la presenza di una goccia fredda in quota sulle regioni centrali nella giornata di sabato 24 agosto condizionerà il tempo su tutta Italia. Al mattino si potranno verificare temporali localmente forti con grandine in Pianura Padana (soprattutto sull'area centro-orientale) e nelle ore più calde violenti episodi d'instabilità su Alpi, Appennini, Toscana, Umbria, Sardegna e rilievi siciliani. Le temperature si manterranno di qualche grado al di sopra della media del periodo e sulla maggior parte del territorio senza afa.
La giornata didomenica 25sarà quasi fotocopia della precedente, a parte l'assenza dei temporali sulla Pianura Padana. Nelle ore pomeridiane grandinate e raffiche di vento improvvise sono attese su tutti gli Appennini, in Toscana, in Sardegna e sulle zone interne della Sicilia. Il team del sitoilMeteo.it avverte inoltre che dalla prossima settimana l'estate sarà in declino. Continueranno ad essere presenti numerosi temporali su tutti i rilievi e localmente sulle zone di pianura, le temperature scenderanno gradualmente fino a rientrare nella media del periodo; l'atmosfera insomma si preparerà ad accogliere l'arrivo dell'autunno meteorologico che comincerà sabato 1 settembre.
L'accordo tra Pd e M5S e il tema del Conte bis: sul tavolo del faccia a faccia tra Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti, Come anticipato da Simone Canettieri sul Messaggero.it, ci sarebbe il mantenimento di Giuseppe Conte a Palazzo Chigi. Una linea, questa, su cui Di Maio in queste ore sta puntando con decisione, soprattutto dopo il post con il quale Beppe Grillo ha rilanciato la leadeship dell'attuale presidente del Consiglio. I due leader si sono visti in 'campo neutrò, un appartamento privato, per intavolare la trattativa sulla formazione del possibile nuovo governo targato Pd-M5S, dopo l'incontro di oggi a Montecitorio tra le delegazioni delle due forze politiche. «Un primo incontro tra Zingaretti e Di Maio durato circa un'ora. Al centro del colloquio, molto cordiale, Di Maio ha riproposto un nuovo incarico a Conte come Presidente del Consiglio. Zingaretti ha ribadito la necessità un Governo di Svolta, non per una questione personale, ma per rimarcare una necessaria discontinuità. Il confronto continuerà nelle prossime ore. Altri punti non sono stati affrontati». È quanto si legge in una nota del Pd.
Era tra le mura di casa - ancora una volta - l'orco che sarebbe responsabile di una tremenda storia di violenza ai danni di un minore: una bambina di soli due anni e mezzo sarebbe stata violentata dal padre, un 46enne, che per guadagnarci anche dei soldi postava poi sul dark web i video degli atti sessuali, ad uso delle chat per pedofili. L'uomo si è tradito da solo: pensava che con i video visti nei pc e negli smartphone dell'Australia - paese dove faceva più 'affarì - sarebbe rimasto al sicuro.
Invece l'ha incastrato proprio la polizia australiana, che scandagliando il peggio di internet è incappata in quei filmati, ha notato alcuni frame in cui il violentatore mostrava il volto, parlava in italiano, si lasciava scappare l'immagine della targa di un'auto. Così l'ha segnalato ai colleghi italiani. Si sono messi in moto la Polizia postale, la Procura della Repubblica di Venezia, la squadra mobile, che nei giorni scorsi ha notificato al 46enne, residente in un paese del trevigiano, l'ordinanza di custodia in carcere, firmata dal gip Massimo Vicinanza su richiesta dei pm Giorgio Gava e Roberto Terzo. L'uomo, in prigione a Treviso, è accusato di violenza sessuale aggravata e commercio di materiale pedopornografico. È il padre biologico della bambina. Viveva da solo con lei, dopo che la madre aveva lasciato l'abitazione. L'indagine ha preso avvio alcuni mesi fa. Gli abusi e le violenze documentati nei video risalirebbero invece a 3-4 anni fa. La vittima adesso ha sei anni. L'uomo utilizzava una telecamera amatoriale per riprendere le violenze, poi metteva i filmati in vendita nelle chat frequentate dai pedopornografi. In Australia la polizia era già impegnata in una vasta indagine sulla pedofilia su internet, quando, fra centinaia di video con minorenni, si è soffermata su uno dei più turpi: c'era una bambina di neppure tre anni, ed un adulto, che parlava in italiano, mostrava ad un certo punto il suo voltoIl resto, incrociando i dati della targa e l'accento veneto, l'ha fatto la Polizia italiana. L'uomo è in carcere a Treviso. La bambina, per la quale ora si dovrà valutare l'affido a parenti o, con più probabilità, ad una comunità protetta, deve ancora essere sentita dagli inquirenti. «È una notizia disgustosa: non scrivete padre, è un verme, un infame, non una bestia, le bestie non fanno queste cose», ha twittato il leader della Lega Matteo Salvini. Duri i commenti anche da chi si occupa per motivi professionali di violenza sui bambini, come la criminologa Antonella Cortese, vicepresidente dell'Accademia italiana scienze di polizia investigativa e scientifica«Niente più di umano c'è in chi va a caccia sul web di pedofilia e pedopornografia online, niente più di umano per chi violenta donne e bambine», afferma Cortese, lanciando un avvertimento: «la prima regola è non condividere (e non far condividere) foto dei propri figli sui social media o controllare sempre il livello di privacy dei contenuti multimediali». IL MESSAGGERO
Il chirurgo ha riportato la frattura ed ecchimosi: "Voglio tornare presto - dice Adelina Laprovitera - siamo in pochi e lavoriamo al limite". Il commissario Ciro Verdoliva: "L'Asl è e sarà al fianco della dottoressa, ci costituiremo parte civile assicurando, tra l'altro, il supporto legale alla nostra dipendente". Solidarietà dal presidente della Regione
Grave aggressione a una dottoressa a Napoli. E' avvenuta stanotte al pronto soccorso dell'ospedale San Giovanni Bosco, dove il medico stava svolgendo una consulenza chirurgica, quando è stata aggredita e percossa, riportando un trauma facciale e la rottura del naso, con una prognosi di 30 giorni. "Sono schifata ma, come ho detto a mia madre che mi ha chiamato dalla Calabria, non ho paura e spero di tornare presto a riempire la mia casella nei turni del pronto soccorso, perché siamo in pochi e lavoriamo al limite". Parla Adelina Laprovitera, il medico aggredito nella notte tra martedì e mercoledì dalla madre di un paziente che l'ha colpita al volto parla all'Ansa.
La dottoressa aveva invitato le parenti del paziente che stava visitando ad attendere fuori dalla stanza. Da qui la discussione e la violenza. Solidarietà dal direttore generale dell'Asl Napoli 1 Centro Ciro VerdolivaL "La Asl - ha annunciato - è e sarà al fianco della dottoressa, ci costituiremo parte civile assicurando, tra l'altro, il supporto legale alla nostra dipendente. Tolleranza zero, chi ha sbagliato si aspetti conseguenze molto serie. L'aggressione di questa notte è un gesto vile e indegno. Ho sentito la dottoressa e le ho personalmente garantito che l'azienda è e sarà al suo fianco anche in tribunale. Niente può giustificare quanto accaduto, un fatto che al di là del trauma fisico ed emotivo cagionato, mette a rischio l'assistenza. Chi ha aggredito la dottoressa ha aggredito ciascun medico, ciascuna infermiera e operatore dell'Asl Napoli 1 Centro, ma soprattutto ha tolto ad altri pazienti il diritto di essere assistiti".
Ad aggredirla sarebbero state alcune donne che si erano introdotte nel pronto soccorso aggirando i divieti. La direzione generale dell'Asl ha già avviato una verifica interna volta a ricostruire quanto accaduto e a comprendere come le donne protagoniste dell'aggressione si siano introdotte - sembra addirittura "autorizzate" - in pronto soccorso aggirando i divieti tassativi introdotti proprio a garanzia degli operatori. "Se qualcunocrede ancora di poter dettare legge al San Giovanni Boscoo di poter ignorare le disposizioni dettate dalla direzione generale si sbaglia".
Solidarietà anche dal presidente della Regione Vincenzo De Luca: "Desidero esprimere la mia solidarietà e vicinanza alla dottoressa dell'ospedale San Giovanni Bosco che ha subìto la scorsa notte una vile e gravissima aggressione. Ancora un atto di violenza nei confronti di un medico che sta svolgendo con impegno e dedizione il proprio lavoro, e ancora nel pronto soccorso dell'ospedale. Solidarietà anche all'intero personale medico e sanitario che lavorano nel presidio. Ancora una volta, nel ripetersi di episodi che condanniamo e denunciamo, ricordiamo che da oltre un anno abbiamo presentato la richiesta formale, tramite la Prefettura, per l'istituzione di un posto di polizia al San Giovanni Bosco. Episodi come quello di stanotte non sono più tollerabili".
Attentatodavanti alpalazzo VescovilediAvellinodove uno squilibrato ha posizionato un ordigno rudimentale. La bomba artigianale era composta da tre bombolette di gas da campeggio: l'attentatore, un uomo di 43 anni, poi bloccato, ha innescato l'ordigno prima di tentare la fuga. Secondo le prime ricostruzioni, sarebbe esplosa prima una sola bombola, attirando l'attenzione di chi era presente all'interno del Vescovato, tra cui il direttore della Caritas,Carlo Mele, e una pattuglia dei vigili urbani di servizio nella zona. Poi, le altre due. Nel tentativo di avvicinarsi al pacco, Carlo Mele, un vigile e una terza persona, sono rimasti lievemente feriti in seguito a un'altra piccola deflagrazione. Sul posto si sono portate subito le volanti della Polizia, i Vigili del Fuoco, la Municipale e la Scientifica. Il sospettato è stato fermato poco dopo l'esplosione in una traversa nei pressi del Vescovato. Ad individuare l'uomo è stata una seconda pattuglia della Municipale. L'uomo è stato condotto presso il Comando dei Vigili per essere interrogato.
L'attentatore è un uomo disoccupato originario della provincia diSalerno, residente inIrpinia,già noto alle forze dell'ordine e frequentatore della mensa dei poveri diAvellino,diretta dalla Caritas. Al momento dell'esplosione il vescovo, monsignorArturo Aiello,era in sede. Si è detto «molto rammaricato» per l'episodio e si è accertato delle condizioni delle persone ferite. Sul posto gli agenti della Polizia scientifica, Vigili urbani e Vigili del Fuoco. Il sindaco,Gianluca Festa, si è recato nella Curia per manifestare solidarietà a monsignor Aiello e ai feriti.
IL RACCONTO DELL'ESPLOSIONE
«All'inizio pensavamo avessero incendiato il portone, poi abbiamo scoperto che si trattava di un
ordigno».Carlo Mele,direttore dellaCaritasdiAvellino,ricostruisce così gli attimi dell'esplosione nel palazzo Vescovile in cui è rimasto lievemente ferito. «Io, un agente della Polizia Municipale e un passante che stava provando a spegnere le fiamme, ne abbiamo pagato le conseguenze», racconta Mele.
Secondo la sua ricostruzione, il fatto è avvenuto mentre il Vescovo si preparava ad uscire: «Eravamo venuti a prenderlo, poi abbiamo visto le fiamme e quindi aperto mezzo portone. A quel punto c'è stata l'esplosione. Per fortuna l'altra anta del portone non si è aperta, altrimenti sarebbe potuta andare peggio».
Un episodio del genere non si era mai verificato ad Avellino e lo stesso Mele non riesce a darsi una spiegazione: «È strano anche l'orario dell'attentato, alle ore 17, quando Piazza Libertà è piena di gente. Questo mi fa pensare che abbia voluto esternare una sofferenza. Non provo risentimento verso di lui, anzi sono pronto ad incontrarlo
per ascoltare le sue ragioni».
Ad inchiodare l'attentatore ci sarebbero alcune testimonianze dirette oltre ai filmati delle telecamere di sorveglianza presenti davanti al Palazzo Vescovile e in piazza Libertà. Gli investigatori stanno verificando se l'uomo avesse avuto qualche contrasto con la Caritas nella frequentazione della mensa dei poveri.
LA DICHIARAZIONE DEL SINDACO
«Massima solidarietà e piena vicinanza a sua Eccellenza il Vescovo Arturo Aiello e alla Curia. Ovviamente un
augurio di pronta guarigione al direttore della Caritas, Carlo Mele. Sindaco, amministrazione e l'intera comunità sono al loro fianco. Il gesto di uno sconsiderato non deve né intimidirci né fermarci, anzi deve farci andare ancora avanti con maggiore impegno». Lo ha dichiarato il sindaco di Avellino,Gianluca Festa,che, dopo l'attentato al palazzo Vescovile, si è recato subito sul posto per seguire in prima persona la vicenda.
«Un ringraziamento va alla Polizia Municipale in particolare all'agente Pironti, rimasto ferito nel tentativo di evitare il peggio, ma voglio ringraziare anche la Mobile, il vice Questore Elio Iannuzzi, la Scientifica e i Vigili del Fuoco».Il primo cittadino, inoltre ha sottolineato anche l'importanza della collaborazione dei cittadini a cominciare da «Antonio D'Agostino, che ringrazio per il nobile gesto che ha compiuto. È stato il primo ad intervenire cercando di spegnere
le fiamme sul portone e rimanendo ferito. Molto importante è stata anche la collaborazione di altri cittadini che hanno aiutato gli agenti della Municipale ad individuare e fermare l'attentatore» leggo.it
Le strade deserte, le curve che si insinuano su per il fianco delle colline. Poi, d’improvviso, le macerie. Chi oggi percorre la Salaria e decide di inerpicarsi verso l’interno, versoArquata del Tronto, non potrà fare a meno di incontrare questo spettacolo prima o poi. E così appaiono le Sae, soluzioni abitative di emergenza, ora residenze per centinaia di persone che tre anni fa hanno perso la loro casa. Per chi non conosce questo territorio i vari borghi Sae, piccole periferie sparse intorno alle macerie dei paesi che furono, sembrano deserti silenziosi. Finché un gatto rosso non attraversa la strada di corsa, a testimonianza che vita c’è. E così ci si rende conto che i vari borghi sono ancora vivi. Scoraggiati, forse, ma vivi.
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La popolazione in questi luoghi si è dimezzata. In molti sarebbero voluti rimanere, altri non hanno potuto invece fare altro: «Tanti sono andati via perché non avevano altro modo, e la costruzione delle casette di emergenza ha avuto tempi abbastanza lunghi» raccontaFederica Angelucci, la cui famiglia ha un ristorante aTrisungo, frazione diArquata del Tronto. Anche la clientela del ristorante è cambiata: «Durante l’emergenza venivano in molti a mangiare qui, poi subito dopo sono cominciate ad arrivare le persone che passavano per dare una mano, magari per spendere dei soldi qui dopo il sisma. Ora la clientela sta tornando ad essere meno che prima del sisma». In una delle sale del locale, è esposta una mappa dell’Italia, con tutte le targhette delle compagnie dei Vigili del Fuoco che hanno prestato servizio in zona. «Era cominciato per gioco con i pompieri di Bologna, e poi abbiamo continuato», racconta la27ennesecondo cui, a tre anni dal sisma la situazione rimane ancora complicata. «Se prima eravamo già messi in disparte perché non eravamo di Amatrice, adesso sembra come ci stessero tutti mettendo nel dimenticatoio». E ad oggi, nonostante la determinazione nel voler far ripartire un intero territorio, c’è solo un concetto: «Quello che viene, viene».
La rassegnazione. C’è stato il tempo del dolore, della paura, della rabbia, della voglia di darsi da fare. Perfino il periodo del timore è passato sulle teste e sulle vite delle popolazioni colpite dalterremoto del centro Italia. Ora, a tre anni di distanza, una nuova sensazione passa su molti di coloro che hanno cercato di non abbandonare le loro città e i loro paesi. Unarassegnazioneche forse è anche più evidente sui volti di quegli stessi terremotati che oggi si sentono terremotati di serie B:Arquata del Tronto, Pescara del Tronto e tutte le loro diverse frazioni, abbandonate e quasi messe nel dimenticatoio dall’Italia. Amatrice è la città-simbolo del sisma del 2016, anche per i suoi 239 morti, ma altre città marchigiane hanno subito più danni rispetto ai vicini laziali. E per questo in molti si sentono su un piano inferiore rispetto ai vicini. «Le luci ora si riaccenderanno per poche ore. Poi torneremo nel buio per un altro anno». Don Nazzareno Gasperi, ilparroco di Arquata, non usa mezzi termini per rappresentare vividamente la situazione che i suoi parrocchiani vivono. «Quando sono arrivato qui, nel 2017, sentivo la disperazione della popolazione di Arquata: il dolore per la perdita di persone care, che si sente ancora di più nelle piccole comunità come la nostra, unita allo choc di aver perso la propria casa ha distrutto le vite e gli animi della zona», racconta. Secondo Don Nazzareno dall’anno scorso poco è cambiato: «Tutto si era fermato e tutto è ancora fermo: qui dobbiamo ancora togliere le macerie. Quando ho sollecitato, mi hanno risposto “Adesso lo faremo, che fretta c’è?”». E la conferma della percezione: «Noi non ci sentiamo terremotati di serie B, noi lo siamo: pensi che l’anno scorso è venuto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte solo all’ultimo momento, e in teoria si sarebbe dovuto fermare solo ad Accumoli e ad Amatrice». Secondo il parroco di Arquata del Tronto, proprio la cittadina laziale è riuscita ad avere un maggiore impatto mediatico e per questo «Quando si parla del sisma del centro Italia si parla del terremoto di Amatrice, e per questo loro sono più avanti di noi» nel riprendere la vita quotidiana: «Le macerie le debbono levare anche lì, e la ricostruzione è ferma così come è qui da noi, ma almeno loro hanno il polo commerciale e dei ristoranti, che attraggono un sacco di gente».
Per quanto riguarda il futuro, per tutti regna l’incertezza.Don Nazzarenofa fatica a capire come sarà il domani diArquata: «Sicuramente ci sarà un futuro, ma ancora non si sa come saranno ricostruiti questi borghi. Io immagino una comunità compatta e allargata, pur sapendo consapevolmente che le cose qui non torneranno mai com’erano prima. Alcuni poi non torneranno più: chi ha figli in età scolare che magari si sono trasferiti ad Ascoli o sulla riviera difficilmente torneranno qui». Le necessità principali? «La casa. La tua casa: le Sae non saranno mai una vera casa. Qui c’erano tutte case grandi, con orti, aie e spazi verdi. Ci mancano i nostri spazi», sospiraDon Nazzareno. Anche la concezione del futuro stesso in queste zone è cambiata: «Avendo vissuto un evento come questo- racconta Federica -sai che tutto può finire in un momento. Devi cercare di vivere al meglio la giornata, sperando che la gente torni qui».
E mentre le diverse frazioni vengono smembrate nei vari villaggi Sae, cercando di ricostruire una parvenza di vita normale accanto alla via Salaria, il segno del sisma rimane anche nei cuori e negli occhi di chi ha vissuto una vita in queste zone: «Pretare e tutte quelle zone vicino Arquata- racconta una signora anziana ad Acquasanta Terme -erano i luoghi di villeggiatura estivi. Io sono cresciuta lì, ma dopo il terremoto non sono più tornata. Troppo dolore».
Carlo Delle Piane è mortoa Roma all'età di 83 anni. A dare notizia della morte dell'attore è la moglie, Anna Crispino. L'attore aveva da poco festeggiato i 70 anni di carriera, durante i quali aveva lavorato con alcuni dei più importanti registi e attori, ricordando i molteplici successi al fianco di Alberto Sordi, Aldo Fabrizi, Totò, De Sica e molti altri ancora, fino al fortunatissimo decennio conPupi Avati.
Carlo Delle Piane, proprio recitando con Pupi Avati, era entrato nell'immaginario collettivo grazie al film Regalo di Natale dove interpretava l'avvocato Santelia; nel film, che racconta di una lunga partita a poker tra amici proprio la notte di Natale, recita anche Diego Abatantuono. Una straordinaria interpretazione quella di Delle Piane che gli valse anche la Coppa Volpi alla mostra del Cinema di Venezia del 1986. Fu un film che segnò una svolta per la carriera di entrambi, sia per Abatantuono che trovò una nuova carriera dopo gli esordi legati alla comicità, sia per Delle Piane che grazie a quel film fu conosciuto anche dal grandissimo pubblico.
Ancora provato dall'emorragia cerebrale che lo ha colpito nel gennaio 2015 e che lo aveva portato fino al coma, aveva festeggiato con l'amorevole moglie, la cantante Anna Crispino, i 70 anni di carriera lo scorso anno allamostra del cinema di Pesaro. 110 film all'attivo, di cui una quindicina sotto la direzione del suo grande amico Pupi Avati,Delle Pianeaveva realizzato il suo primo film quando aveva solo 12 anni. «Ero alle medie al Pio XI di Roma e lì arrivarono gli assistenti del regista Duilio Coletti che cercavano tra gli alunni i ragazzi per il film Cuore. Io, che ero sempre all'ultimo banco e non andavo troppo bene a scuola, non capivo chi fossero, pensavo che stessero per interrogarmi e quasi mi nascondevo. Ma fui scelto, anche se allora sembravo un extraterrestre piccolo e con le gambe sottili sottili. Da allora mi ritrovai a lavorare con grandi artisti, ma non davo loro importanza, per me il cinema era un modo per non andare a scuola e mettermi qualche soldo in tasca», raccontava.
Un film dietro l'altro per lui, in genere commedie brillanti ed ha recitato con tutti, Sordi, Totò, Gassman, Fabrizi, diretto da De Sica, Vadim, Steno, Monicelli, Polanski e Corbucci. Ma il suo grande amico è stato Aldo Fabrizi, «uno non troppo amato dai colleghi per la sua schiettezza. Ho fatto con lui La famiglia Passaguai e poi Rugantino di Garinei e Giovannini. Mi ricordo poi che Fabrizi usava svuotare un rosetta e riempirla di rigatoni al sugo. Era fatto così». Suo attore di riferimento Buster Keaton: «Volevo essere come lui. Mi piaceva la sua asciuttezza nella recitazione, la sua maniacalità nel sottrarre». Infine perCarlo Delle Pianela terapia per tutto, anche per la sua idiosincrasia nell'essere toccato, stava nel lavoro: «Quando sono sul set faccio tutto tocco abbraccio apro le porte».