Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA SAN FELICE SUL PANARO – Le Amministrazioni Comunali di San Felice sul Panaro e Camposanto, nel cui territorio cade la scuola elementare nelle cui aule da domenica si organizzeranno corsi di Islam e arabo per gli alunni, intervengono sulla concessione delle aule scolastiche per attività culturali deliberata in piena autonomia dall’Istituto Comprensivo locale.
Rispettiamo e condividiamo la decisione presa dal Consiglio d’Istituto di concedere l’uso di alcune aule scolastiche all’associazione culturale la Pace (Ex Mosaico), attiva da anni sul territorio del comune di San Felice sul Panaro.
L’attività concessa, destinata agli studenti che già frequentano l’istituto comprensivo, è già stata autorizzata più volte in passato e svolta nei locali scolastici senza sollevare alcun problema.
Sempre nel rispetto dell’autonomia decisionale del Consiglio d’Istituto auspichiamo che molte altre attività culturali e didattiche possano svolgersi all’interno degli spazi della scuola in orario extrascolastico, coinvolgendo maggiormente gli alunni frequentanti l’istituto al fine di favorirne la crescita e l’integrazione culturale.
In un mondo sempre più globalizzato, la nostra comunità deve operare per favorire la crescita e l’integrazione culturale dei propri ragazzi, perché possano domani avere gli strumenti per affrontare nuove sfide.
“Non comprendiamo pertanto il clamore sollevato da alcune parti politiche, se non alla luce di mere finalità di tipo propagandistico e strumentale, vista l’ormai prossima scadenza elettorale.
Esprimiamo il nostro pieno sostegno e supporto al Consiglio d’Istituto e all’Istituzione Scolastica.
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INSERITO DA BARBARA PAPPACODA Aria di bufera su Sanremo. Il giorno dopo le affermazioni sui migranti e sui politici (passati e presenti) del direttore artistico del festival Claudio Baglioni, il dibattito, tutto politico, continua a tenere banco anche sui social. E c'è da scommettere che l'onda lunga arriverà fino ai giorni della manifestazione (5-9 febbraio), la prima sotto la bandiera gialloverde del governo targato Lega e Movimento 5 Stelle. Dopo le dichiarazioni di Baglioni ("sui migranti siamo alla farsa") e l'attacco frontale del ministro dell'Interno Matteo Salvini ("pensi a cantare"; oggi invece nel mirino è finito Fabio Fazio: "probabilmente guadagna in un mese quello che il ministro guadagna in un anno. Non farei mai cambio, ma pretendo rispetto"), la Rai getta acqua sul fuoco della polemica e per bocca dell'ad Fabrizio Salini conferma il "clima di piena collaborazione" con il cantautore e blinda l'evento. "Il Festival è patrimonio degli italiani. Il mio compito, e quello della Rai, è garantirne la qualità e il successo - scrive su Twitter l'ad -. Stiamo lavorando per far sì che il direttore artistico, in un clima di piena collaborazione, possa realizzare, insieme a Rai1, un festival in linea con le aspettative del grande appuntamento". Archiviata, dunque, qualunque ipotesi di 'epurazione' del direttore artistico rimbalzata in indiscrezioni di stampa. Meno accomodante, solo qualche ora prima, era stata, in una lettera inviata a Dagospia, la direttrice di Rai1 Teresa De Santis, colta alla sprovvista, alla sua prima uscita pubblica alla guida di Rai1, dalle esternazioni di Baglioni. "Sono solo canzonette, o almeno dovrebbero esserlo. Invece, e non solo per responsabilità di Claudio Baglioni, sono state trasformate nel solito comizio", scrive De Santis, aggiungendo: "mi preme ricordare che Rai1 si chiama rete ammiraglia perché è la rete più importante e produttiva dell'azienda, guai ad attaccarla senza sapere che ci rimette l'intera Rai". Lettera che non è piaciuta all'Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai. "Non solo non smentisce ma addirittura accusa Baglioni di aver condiviso la 'responsabilità' del 'solito comizio'". "Se qualcuno pensa di aprire in Rai una stagione di epurazione sulla base delle opinioni troverà la nostra più ferma resistenza", afferma il segretario Vittorio di Trapani. Una querelle che infiamma anche l'opposizione di governo, con il Pd che, a difesa di Baglioni, invoca l'intervento della Commissione di Vigilanza Rai accusata di "silenzio tombale". Ma il presidente Alberto Barachini non ci sta: "Sto lavorando, non commento i retroscena né le provocazioni nei miei confronti". E si spaccano anche i consiglieri di amministrazione: da una parte Rita Borioni difende Baglioni ("Non ci si può offendere: è la democrazia, l'articolo 21 della nostra Costituzione tutela la libertà di opinione. Non può essere una colpa avere un'opinione diversa dalla maggioranza di governo. La Rai deve essere il palco per tutte le voci, altrimenti è tv di regime"), dall'altra Giampaolo Rossi che ha trovato "del tutto fuori luogo le parole" del cantautore ("In una conferenza stampa è legittimo che i giornalisti facciano domande. Credo però che sia anche altrettanto giusto non rispondere. Il festival non è una tribuna politica"). Intanto, sul fronte dello spettacolo, sfuma il sogno di avere Checco Zalone. "Io superospite? Sono balle. Non ho il coraggio di andare all'Ariston, è un palco difficilissimo. E poi sarò in Kenya a girare il mio prossimo film, come faccio a tornare?", ha detto alla trasmissione di Radio2 'I Lunatici'. Smentisce ogni trattativa anche il produttore dei suoi film Pietro Valsecchi: "È una fake news, come se io annunciassi che Claudio Baglioni interpreterà una nuova serie della Taodue...". (ANSA).
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INSERITO DA BARBARA PAPPACODA Slitta il cdm che dovrebbe varare il decreto sul reddito di cittadinanza e quota 100. La riunione del governo per dare il via libera alle misure, a quanto risulta, dovrebbe essere rinviata alla prossima settimana. E' invece prevista per oggi la riunione del consiglio dei ministri per il varo di un provvedimento in scadenza. Intanto Luigi di Maio annuncia che ci saranno '260.000 invalidi italiani che avranno accesso al programma del reddito di cittadinanza'. Secondo di Maio la misura non perderà 400 milioni ma li guadagnerà perché è stata ridotta la platea degli stranieri. ANSA
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INSERITO DA BARBARA PAPPACODA "Non lascio niente a metà e non voglio far saltare nessun governo". Lo ha detto il vicepremier, Matteo Salvini, in un'intervista a Rtl. "Il governo sta bene - ha aggiunto Salvini -. Abbiamo fatto tanto in sei mesi e i due partiti al governo hanno il 60% della fiducia degli italiani, caso più unico che raro".
"La soluzione è stata trovata, l'Europa dovrà farsi carico delle promesse fatte in passato all'Italia e finora mai mantenute. Se manterranno impegni sui 200 migranti che avevano promesso di ricollocare, allora potranno esserci nuovi arrivi. Altrimenti buonanotte. In merito al vertice in tarda serata di ieri sera, Salvini ha spiegato che si è trattato di "bersi un caffè a Palazzo Chigi all'una di notte".
Gli fa eco, a Radio anch'io,Luigi Di Maio, affermando che il vertice di ieri tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e i vicepremier è durato tre quarti d'ora ed è stato "molto cordiale". affermando che con "Giuseppe e Matteo si trova sempre una soluzione". La soluzione è nel mandato al premier ad accogliere una parte dei migranti della Sea Watch e affidarli alla chiesa valdese che si è detta disponibile ad accoglierli nelle sue strutture. "Finchè ci sarà questo rapporto tra noi tre il Governo andrà avanti a lungo", ha detto.
In Italia srriveranno poco più di dieci persone dei migranti della Sea Watch e Sea Eye. "E' tutto pronto per l'accoglienza, abbiamo diverse strutture in grado di riceverli sia nel Nord Italia, in Piemonte, sia a Scicli, in Sicilia, dove accogliamo famiglie e mamme con bambini. Andranno in strutture della Chiesa valdese e delle chiese evangeliche. Attendiamo di conoscerli, per ciascuno ci sarà un progetto personale", riferiscono fonti della Federazione delle Chiese Evangeliche all'ANSA.
Intanto "il governo diMalta esprime sdegno e sorpresa per le false accuse del ministro Salvini"e "invita il governo italiano a rivedere i suoi dati e astenersi dal ripeterle in futuro". Lo afferma una nota dell'esecutivo di La Valletta, in risposta alle affermazioni di Salvini su "presunti impegni di ridistribuzione volontaria non rispettati da parte degli stati dell'Ue", tra cui Malta. Salvini aveva detto ieri che "i Paesi europei si erano impegnati a prendere 650 migranti sbarcati in Italia, ma solo 150 sono stati effettivamente redistribuiti". E la replica del ministro degli Interni non si fa attendere: "Nessuna lezione da Malta, che per anni ha chiuso gli occhi e ha permesso che barchini e barconi si dirigessero verso l'Italia. La musica è cambiata, in Italia si arriva solo col permesso. Abbiamo già accolto anche troppo, che gli altri si sveglino. #portichiusi!".
Arriveranno in Italia i bambini, con la mamma e il papà: "poco più di dieci" dei migranti sbarcati a Malta dopo aver trascorso 19 giorni in mare, saranno affidati alla Chiesa Valdese, "senza oneri per lo Stato". Giuseppe Conte ottiene da Matteo Salvini il via libera all'intesa da lui siglata con l'Unione europea.
Con un'intesa siglata a notte fonda a Palazzo Chigi, dopo giorni di un tesissimo scontro a distanza. Ma il colloquio, lungo un'ora e mezza, non scioglie i tanti nodi sul tavolo del governo: dalla Tav, su cui si prende ancora tempo nonostante un'analisi costi-benefici che sarebbe negativa, al decreto su reddito di cittadinanza e pensioni, che rischia di slittare alla prossima settimana. Il tira e molla sui migranti va avanti fino all'ultimo. Salvini torna dalla Polonia intorno alle 21 e fa sapere che, per ragioni di orario, l'incontro con Conte rischia di saltare.
L'intesa siglata da Conte con l'Europa lo ha scavalcato ed è difficile da disattendere, ma il vicepremier vuole mettere in chiaro - spiegano dal governo - che è lui a decidere la linea sull'immigrazione.
Lo ribadisce per tutta la giornata, prima di entrare - alle 23 - a Palazzo Chigi e anche, via Twitter, a vertice in corso:"Io non mollo". E alla fine fonti leghiste fanno sapere che è "molto soddisfatto"perché "il governo è compatto sulla linea rigorosa, porti chiusi, lotta agli scafisti e alle ong". Ma nuovi arrivi, sia pur ridotti, ci saranno e alla fine l'intesa tra Conte, spalleggiato da Di Maio, e Salvini, viene siglata su due binari. Il primo è la condizione che non ci sia nessun costo per "gli italiani" (di qui 'l'aiuto' accettato dalla chiesa valdese). Il secondo è alzare la voce in Europa perché sette Paesi, a partire dalla Germania, accolgano 200 migranti sbarcati lo scorso anno in Italia e sui quali si erano impegnati: il premier - fanno sapere da Chigi - chiederà un incontro al commissario europeo Avramopoulos. La prossima volta "meglio incontrarsi prima che dopo", dice Salvini a Conte e Di Maio, che lo hanno spiazzato con una fuga in avanti voluta dal M5s anche per tranquillizzare l'ala più a sinistra del Movimento. Ma non solo sull'immigrazione, i tre dovranno tornare a incontrarsi. Resta aperto il nodo Consob, con Di Maio che insiste sul nome di Marcello Minenna, nonostante le resistenze che vengono anche da una parte della Lega. E c'è da chiudere l'accordo sul 'decretone' per reddito di cittadinanza e quota 100 sulle pensioni su cui, assicura Di Maio, non si riesce a chiudere oggi come era stato annunciato, perché "la Ragioneria dello Stato deve ancora lavorare". M5s spinge per varare le misure in Cdm venerdì ma la Lega non esclude che slittino alla prossima settimana. In cima alle preoccupazioni, infine, c'è il dossier della Tav: l'analisi della commissione di esperti istituita dal ministero sembra orientata, secondo fonti di governo, a bocciare l'opera ma diversi ministri - a partire da quelli leghisti - stanno pressando per un supplemento di riflessione. Il no all'opera rischia tra l'altro, spiegano, di provocare la 'ritorsione' dei francesi su Fincantieri.
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INSERITO DA BARBARA PAPPACODA La Corte costituzionale si è pronunciata "sull'ammissibilità del conflitto di attribuzioni - si legge in un comunicato della Consulta - tra poteri dello Stato, sollevato da 37 senatori e avente ad oggetto le modalità con cui il Senato della Repubblica ha approvato il Disegno di legge di bilancio 2019". Il ricorso denunciava la "grave compressione dei tempi di discussione del Ddl, che avrebbe svuotato di significato l'esame della Commissione Bilancio e impedito ai singoli senatori di partecipare consapevolmente alla discussione e alla votazione". La Corte ha "anzitutto ritenuto che i singoli parlamentari sono legittimati a sollevare conflitto di attribuzioni davanti alla Corte costituzionale in caso di violazioni gravi e manifeste delle prerogative che la Costituzione attribuisce loro". Il ricorso è stato però dichiarato inammissibile". La contrazione dei lavori per l'approvazione del bilancio 2019 è stata "determinata da un insieme di fattori derivanti sia da specifiche esigenze di contesto sia da consolidate prassi parlamentari ultradecennali sia da nuove regole procedimentali. Tutti questi fattori - scrive la Consulta - hanno concorso a un'anomala accelerazione dei lavori del Senato, anche per rispettare le scadenze di fine anno imposte dalla Costituzione e dalle relative norme di attuazione, oltre che dai vincoli europei". In queste circostanze, "la Corte non riscontra nelle violazioni denunciate quel livello di manifesta gravità che, solo, potrebbe giustificare il suo intervento". "Resta fermo - conclude la Consulta - che per le leggi future simili modalità decisionali dovranno essere abbandonate altrimenti potranno non superare il vaglio di costituzionalità". Per le leggi future modalità di decisione e approvazione che comportino forti e gravi compressioni dei tempi di discussione, "dovranno essere abbandonate altrimenti potranno non superare il vaglio di costituzionalità". Lo ha deciso la Corte Costituzionale nella sentenza in cui ha stabilito che il ricorso del Pd sull'iter di approvazione della manovra è inammissibile. ANSA
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INSERITO DA BARBARA PAPPACODA La Corte costituzionale si è pronunciata "sull'ammissibilità del conflitto di attribuzioni - si legge in un comunicato della Consulta - tra poteri dello Stato, sollevato da 37 senatori e avente ad oggetto le modalità con cui il Senato della Repubblica ha approvato il Disegno di legge di bilancio 2019". Il ricorso denunciava la "grave compressione dei tempi di discussione del Ddl, che avrebbe svuotato di significato l'esame della Commissione Bilancio e impedito ai singoli senatori di partecipare consapevolmente alla discussione e alla votazione". La Corte ha "anzitutto ritenuto che i singoli parlamentari sono legittimati a sollevare conflitto di attribuzioni davanti alla Corte costituzionale in caso di violazioni gravi e manifeste delle prerogative che la Costituzione attribuisce loro". Il ricorso è stato però dichiarato inammissibile". La contrazione dei lavori per l'approvazione del bilancio 2019 è stata "determinata da un insieme di fattori derivanti sia da specifiche esigenze di contesto sia da consolidate prassi parlamentari ultradecennali sia da nuove regole procedimentali. Tutti questi fattori - scrive la Consulta - hanno concorso a un'anomala accelerazione dei lavori del Senato, anche per rispettare le scadenze di fine anno imposte dalla Costituzione e dalle relative norme di attuazione, oltre che dai vincoli europei". In queste circostanze, "la Corte non riscontra nelle violazioni denunciate quel livello di manifesta gravità che, solo, potrebbe giustificare il suo intervento". "Resta fermo - conclude la Consulta - che per le leggi future simili modalità decisionali dovranno essere abbandonate altrimenti potranno non superare il vaglio di costituzionalità". Per le leggi future modalità di decisione e approvazione che comportino forti e gravi compressioni dei tempi di discussione, "dovranno essere abbandonate altrimenti potranno non superare il vaglio di costituzionalità". Lo ha deciso la Corte Costituzionale nella sentenza in cui ha stabilito che il ricorso del Pd sull'iter di approvazione della manovra è inammissibile. ANSA
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INSERITO DA BARBARA PAPPACODA La Corte costituzionale si è pronunciata "sull'ammissibilità del conflitto di attribuzioni - si legge in un comunicato della Consulta - tra poteri dello Stato, sollevato da 37 senatori e avente ad oggetto le modalità con cui il Senato della Repubblica ha approvato il Disegno di legge di bilancio 2019". Il ricorso denunciava la "grave compressione dei tempi di discussione del Ddl, che avrebbe svuotato di significato l'esame della Commissione Bilancio e impedito ai singoli senatori di partecipare consapevolmente alla discussione e alla votazione". La Corte ha "anzitutto ritenuto che i singoli parlamentari sono legittimati a sollevare conflitto di attribuzioni davanti alla Corte costituzionale in caso di violazioni gravi e manifeste delle prerogative che la Costituzione attribuisce loro". Il ricorso è stato però dichiarato inammissibile". La contrazione dei lavori per l'approvazione del bilancio 2019 è stata "determinata da un insieme di fattori derivanti sia da specifiche esigenze di contesto sia da consolidate prassi parlamentari ultradecennali sia da nuove regole procedimentali. Tutti questi fattori - scrive la Consulta - hanno concorso a un'anomala accelerazione dei lavori del Senato, anche per rispettare le scadenze di fine anno imposte dalla Costituzione e dalle relative norme di attuazione, oltre che dai vincoli europei". In queste circostanze, "la Corte non riscontra nelle violazioni denunciate quel livello di manifesta gravità che, solo, potrebbe giustificare il suo intervento". "Resta fermo - conclude la Consulta - che per le leggi future simili modalità decisionali dovranno essere abbandonate altrimenti potranno non superare il vaglio di costituzionalità".
Per le leggi future modalità di decisione e approvazione che comportino forti e gravi compressioni dei tempi di discussione, "dovranno essere abbandonate altrimenti potranno non superare il vaglio di costituzionalità". Lo ha deciso la Corte Costituzionale nella sentenza in cui ha stabilito che il ricorso del Pd sull'iter di approvazione della manovra è inammissibile.
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INSERITO DA BARBARA PAPPACODA La Corte costituzionale si è pronunciata "sull'ammissibilità del conflitto di attribuzioni - si legge in un comunicato della Consulta - tra poteri dello Stato, sollevato da 37 senatori e avente ad oggetto le modalità con cui il Senato della Repubblica ha approvato il Disegno di legge di bilancio 2019". Il ricorso denunciava la "grave compressione dei tempi di discussione del Ddl, che avrebbe svuotato di significato l'esame della Commissione Bilancio e impedito ai singoli senatori di partecipare consapevolmente alla discussione e alla votazione". La Corte ha "anzitutto ritenuto che i singoli parlamentari sono legittimati a sollevare conflitto di attribuzioni davanti alla Corte costituzionale in caso di violazioni gravi e manifeste delle prerogative che la Costituzione attribuisce loro". Il ricorso è stato però dichiarato inammissibile". La contrazione dei lavori per l'approvazione del bilancio 2019 è stata "determinata da un insieme di fattori derivanti sia da specifiche esigenze di contesto sia da consolidate prassi parlamentari ultradecennali sia da nuove regole procedimentali. Tutti questi fattori - scrive la Consulta - hanno concorso a un'anomala accelerazione dei lavori del Senato, anche per rispettare le scadenze di fine anno imposte dalla Costituzione e dalle relative norme di attuazione, oltre che dai vincoli europei". In queste circostanze, "la Corte non riscontra nelle violazioni denunciate quel livello di manifesta gravità che, solo, potrebbe giustificare il suo intervento". "Resta fermo - conclude la Consulta - che per le leggi future simili modalità decisionali dovranno essere abbandonate altrimenti potranno non superare il vaglio di costituzionalità".
Per le leggi future modalità di decisione e approvazione che comportino forti e gravi compressioni dei tempi di discussione, "dovranno essere abbandonate altrimenti potranno non superare il vaglio di costituzionalità". Lo ha deciso la Corte Costituzionale nella sentenza in cui ha stabilito che il ricorso del Pd sull'iter di approvazione della manovra è inammissibile.
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INSERITO DA BARBARA PAPPACODA La Corte costituzionale si è pronunciata "sull'ammissibilità del conflitto di attribuzioni - si legge in un comunicato della Consulta - tra poteri dello Stato, sollevato da 37 senatori e avente ad oggetto le modalità con cui il Senato della Repubblica ha approvato il Disegno di legge di bilancio 2019". Il ricorso denunciava la "grave compressione dei tempi di discussione del Ddl, che avrebbe svuotato di significato l'esame della Commissione Bilancio e impedito ai singoli senatori di partecipare consapevolmente alla discussione e alla votazione". La Corte ha "anzitutto ritenuto che i singoli parlamentari sono legittimati a sollevare conflitto di attribuzioni davanti alla Corte costituzionale in caso di violazioni gravi e manifeste delle prerogative che la Costituzione attribuisce loro". Il ricorso è stato però dichiarato inammissibile". La contrazione dei lavori per l'approvazione del bilancio 2019 è stata "determinata da un insieme di fattori derivanti sia da specifiche esigenze di contesto sia da consolidate prassi parlamentari ultradecennali sia da nuove regole procedimentali. Tutti questi fattori - scrive la Consulta - hanno concorso a un'anomala accelerazione dei lavori del Senato, anche per rispettare le scadenze di fine anno imposte dalla Costituzione e dalle relative norme di attuazione, oltre che dai vincoli europei". In queste circostanze, "la Corte non riscontra nelle violazioni denunciate quel livello di manifesta gravità che, solo, potrebbe giustificare il suo intervento". "Resta fermo - conclude la Consulta - che per le leggi future simili modalità decisionali dovranno essere abbandonate altrimenti potranno non superare il vaglio di costituzionalità". Per le leggi future modalità di decisione e approvazione che comportino forti e gravi compressioni dei tempi di discussione, "dovranno essere abbandonate altrimenti potranno non superare il vaglio di costituzionalità". Lo ha deciso la Corte Costituzionale nella sentenza in cui ha stabilito che il ricorso del Pd sull'iter di approvazione della manovra è inammissibile. ANSA
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INSERITO DA BARBARA PAPPACODA La Corte costituzionale si è pronunciata "sull'ammissibilità del conflitto di attribuzioni - si legge in un comunicato della Consulta - tra poteri dello Stato, sollevato da 37 senatori e avente ad oggetto le modalità con cui il Senato della Repubblica ha approvato il Disegno di legge di bilancio 2019". Il ricorso denunciava la "grave compressione dei tempi di discussione del Ddl, che avrebbe svuotato di significato l'esame della Commissione Bilancio e impedito ai singoli senatori di partecipare consapevolmente alla discussione e alla votazione". La Corte ha "anzitutto ritenuto che i singoli parlamentari sono legittimati a sollevare conflitto di attribuzioni davanti alla Corte costituzionale in caso di violazioni gravi e manifeste delle prerogative che la Costituzione attribuisce loro". Il ricorso è stato però dichiarato inammissibile". La contrazione dei lavori per l'approvazione del bilancio 2019 è stata "determinata da un insieme di fattori derivanti sia da specifiche esigenze di contesto sia da consolidate prassi parlamentari ultradecennali sia da nuove regole procedimentali. Tutti questi fattori - scrive la Consulta - hanno concorso a un'anomala accelerazione dei lavori del Senato, anche per rispettare le scadenze di fine anno imposte dalla Costituzione e dalle relative norme di attuazione, oltre che dai vincoli europei". In queste circostanze, "la Corte non riscontra nelle violazioni denunciate quel livello di manifesta gravità che, solo, potrebbe giustificare il suo intervento". "Resta fermo - conclude la Consulta - che per le leggi future simili modalità decisionali dovranno essere abbandonate altrimenti potranno non superare il vaglio di costituzionalità". Per le leggi future modalità di decisione e approvazione che comportino forti e gravi compressioni dei tempi di discussione, "dovranno essere abbandonate altrimenti potranno non superare il vaglio di costituzionalità". Lo ha deciso la Corte Costituzionale nella sentenza in cui ha stabilito che il ricorso del Pd sull'iter di approvazione della manovra è inammissibile. ANSA