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Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo www.mikivettica.over-blog.it

SEZ. ECONOMIA Decretone, doppio bonus per chi assume under 35 al Sud

26 Gennaio 2019, 09:03am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

SEZ. ECONOMIA Decretone, doppio bonus per chi assume under 35 al Sud

INSERITO DA LEONE BUONGIORNO Doppio sconto per le imprese che assumeranno nel Mezzogiorno. Le agevolazioni per chi assume chi è beneficiario del reddito di cittadinanza, si legge nell'ultima versione del decretone, sono "compatibili e aggiuntive" rispetto alla decontribuzione al 100% per i contratti stabili ad under35 o disoccupati da più di 6 mesi al Sud, prorogata con la manovra al 2019-20. In questo caso, esauriti i contributi da 'scontare' l'incentivo legato alle mensilità di reddito arriverà comunque all'impresa sotto forma di credito d'imposta. 

Chi beneficerà del reddito di cittadinanza e sottoscrive il Patto per il Lavoro dovrà usare anche l'assegno di ricollocazione, una "dote", che "può variare da 250 a 5.000 euro". Come si legge nella relazione tecnica al decretone, e' una somma da spendere nei centri accreditati (come le agenzie per il lavoro) e nei centri per l'impiego per un servizio di "assistenza intensiva alla ricerca di occupazione", affiancati da "un tutor", come già previsto anche con il Rei. Il voucher va attivato "entro 30 giorni" dall'assegnazione, pena la decadenza dal progetto del reddito.

Il decreto legge, dopo aver ricevuto la bollinatura della Ragioneria dello Stato, è stato trasmesso alla presidenza della Repubblica per la ratifica. Lo si apprende da fonti di governo.

ANSA 

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SEZ. CULTURA E SPETTACOLI Mara Venier a Barbara D'Urso: «Vieni ospite a Domenica In, io poi verrò da te». E su Salvini: «Ha ragione sull'immigrazione»

26 Gennaio 2019, 09:02am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

SEZ. CULTURA E SPETTACOLI Mara Venier a Barbara D'Urso: «Vieni ospite a Domenica In, io poi verrò da te». E su Salvini: «Ha ragione sull'immigrazione»

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA La Mara Venier che non ti aspetti. Che gioca in contropiede e, ospite di Un Giorno da Pecora, invita Barbara d'Urso a Domenica in «Invitare Barbara D'Urso a 'Domenica In'? E' una bella idea, sarebbe bellissimo, e perché no? Barbara, vieni ospite da me, e poi verrò io da te. Sarebbe carino uno scambio, faccio questa proposta: tra donne bisogna esser solidali». Insomma, Mara Venier, grande regina della Domenica Rai, che ha risposto così alle domande di Geppi Cucciari e Giorgio Lauro sulla presunta rottura dell'amicizia con la collega. Infatti, Mara Veneir e Barbara D'Urso erano molto amiche. MARA VENIER E BARBARA D'URSO «Si, ora però non sono più Mara, ma la 'competitor'...». Si è rotta l'amicizia? «Non credo, mi auguro che un programma non possa rompere l'amicizia. Se si è rotta, non era vera amicizia. Tra donne, poi, ci dovrebbe essere sempre una bella solidarietà». Ce la farebbe a stare in tv tutti i giorni come lei? «No, non ce la farei, ma è la più brava. Barbara è bravissima, la numero 1, ho una grande stima di lei». Qualche tempo da, nostra ospite, lei però ci aveva spiegato di aver chiuso con la tv...«Non pensavo che la Rai mi avrebbe richiamato. Questa per me rappresentava una rivincita, soprattutto con me stessa. Mi avevano allontanata dicendomi chiaramente che ero da rottamare. Che io ero ormai vecchia, una cosa che mi ha ferito molto, per cui sono stata male. Ma non ho dato soddisfazione a nessuno. Ci vuole un'educazione, un'eleganza anche nel modo di salutare una signora». Chi glielo aveva detto? «Persone che ora non ci sono più. Non mi dissero neanche grazie. Il direttore di rete di allora mi disse: 'Domenica In' non si fa più, ci vediamo tra una settimana. E non l'ho mai più visto. Dedico a loro il successo di questi primi mesi di Domenica In». Rifarà il programma anche l'anno prossimo? «Non lo so, a maggio finirà questa edizione, ho un contratto con la Rai per un anno, e si concluderà a maggio. Per ora nessuno mi ha proposto nulla. Il mio non è un 'no' – precisato la Venier a Un Giorno da Pecora - e penso che dopo Sanremo parleremo del futuro. Certo, 'Domenica In' è andato molto bene». A proposito di Sanremo: le piacerebbe condurlo? «Ma io non sono da conduzione in piedi, io funziono seduta, a fare le interviste, nel salotto. E poi alla mia età mi metterebbe un'ansia che non so se riuscirei a sopportare. Però feci un Dopofestival con Baudo e D'Agostino: mi divertì molto». MARA VENIER SU MATTEO SALVINI E L'IMMIGRAZIONE Mara Venier ha poi risposto anche a domande sul mondo e i personaggi della politica. Migranti e accoglienza: come porsi? “Non vorrei entrare in qualcosa più grande di me, ma penso bisogna mettere anche dei paletti. I migranti vanno accolti, ci deve esser però la collaborazione di tutta Europa, non può esser soltanto l'Italia”. Su questo punto, dunque, ha ragione Matteo Salvini? “Secondo me ha perfettamente ragione Salvini”. Li accogliamo, quindi, e poi li 'dividiamo' tra gli Stati. “Dividiamoli. O altrimenti si possono dividere anche prima che arrivino qui. Ci deve essere una collaborazione da parte di tutta Europa”, ha spiegato la Venier. A proposito di politica, cosa ne pensa del premier Conte? “Lui è un signore e anche un bell'uomo, molto elegante”. Dal punto di vista estetico meglio lui o Salvini? “Conte è un signore elegante, Salvini è più sanguigno, è uno che 'fa sangue'”. Le 'fa sangue' Salvini? "Si". Come mai Salvini ha tutto questo successo secondo lei? “Parla con la pancia e arriva alla pancia con le persone. Alle donne secondo me piace perché è 'godereccio': pubblica foto mentre fa l'amatriciana, o mangia la Nutella”. Silvio Berlusconi, invece, si candiderà alle europee, cosa ne pensa? “Si, ho sentito - ha detto la Venier a Un Giorno da Pecora -, è giusto, perché non dargli un'altra possibilità? Ad uno con la personalità ed il carattere di Berlusconi fa male non fare nulla, lui deve fare qualcosa”. Lei è molto amica di Francesca Pascale. “Si, anche se non ci vediamo da qualche tempo”

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Studentessa di 21 anni uccisa dalla migliore amica con 30 coltellate

26 Gennaio 2019, 08:53am

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Studentessa di 21 anni uccisa dalla migliore amica con 30 coltellate

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Una studentessa è stata uccisa con oltre 30 coltellate dalla coinquilina e migliore amica nei pressi del loro appartamento. Condividevano gli studi universitari e la casa, poi la follia con un coltello da macellaio. Alexa Cannon è stata uccisa a 21 anni da Luisa Cutting fuori dal campus della Radford University, in Virginia. L'amica è accusato di omicidio di secondo grado. 

La fidanzata fa un live su Facebook durante una lite, lui la uccide in diretta​



La polizia ha risposto a una chiamata al 911 alle 7:45 di giovedì. Durante la chiamata ha sentito qualcuno gridare e fare riferimento a un coltello. Quando gli agenti sono arrivati nell'appartamento fuori dal campus dove abitavano le ragazze, hanno visto la vittima coperta di sangue. Cutting ha messo le braccia dietro la testa e ha detto: «Arrestatemi, l'ho uccisa»



La polizia non ha rivelato il motivo che ha portato l'omicidio. I post sulle pagine dei social media della vittima hanno mostrato come le due avessero una relazione intima. «Ho incontrato questa ragazza due anni fa online e in qualche modo abbiamo finito per vivere l'uno di fronte all'altro per un anno, questa estate è stata l'equivalente di mia mamma. E in modo inimmaginabile lei continua a sopportarmi e ora vivremo insieme l'anno prossimo», scriveva Alexa su Instagram a marzo.


 

Venerdì 

DI SIMONE PIERINI LEGGO 

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA In carcere da innocente per 22 anni, Giuseppe Gulotta chiede oltre 66 milioni di euro di risarcimento

26 Gennaio 2019, 08:49am

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA In carcere da innocente per 22 anni, Giuseppe Gulotta chiede oltre 66 milioni di euro di risarcimento

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Ha passato 22 anni in carcere da innocente, ora Giuseppe Gulotta chiede oltre 66 milioni di euro di risarcimento. È stato vittima di un errore giudiziario per l'omicidio di due giovani carabinieri della caserma di Alcamo Marina del 26 gennaio del 1976. Arrestato e condannato all'ergastolo, quando aveva 18 anni, venne assolto dalla Corte d'Appello di Reggio Calabria, dopo una lunga serie di processi e 22 anni passati dietro le sbarre. «I giudici stabilirono che la confessione venne estorta e gli venne riconosciuto un risarcimento di sei milioni e mezzo di euro» dice all'Adnkronos l'avvocato Baldassare Lauria, spiegando che il ragionamento della Corte è che «possono liquidare soltanto l'indennizzo per i giorni che Gulotta ha espiato in maniera indebita». «A ben vedere il giudice se gli portano un verbale falso sbaglia ma non è colpa sua. Compie un errore solo perché altri hanno fatto qualcosa che non dovevano». «Per quanto riguarda l'atto illecito, compiuto dai carabinieri, sosteneva la Corte di Reggio - spiega il legale -, non può essere la magistratura: il loro errore è legato a condotte illecite di altri». C'è, poi, un secondo pilastro che è l'azione risarcitoria. «L'Italia nel 1984 firmò la convenzione di New York per la prevenzione della tortura in cui si impegnava a codificare il reato e, quindi, a predisporre una serie di strumenti per prevenirla. Ma è stato codificato soltanto nel 2016, cioè, a una distanza siderale rispetto all'84 - denuncia l'avvocato -. Nelle more è intervenuta anche la Corte europea dei diritti dell'uomo in merito ai fatti di Genova, condannando l'Italia per non aver previsto strumenti di prevenzione e il reato di tortura». L'azione ha, quindi, due destinatari. Da un lato, conclude l'avvocato, «l'Arma e dall'altro la Presidenza del Consiglio dei Ministri in quanto rappresentante dello Stato che ha omesso di adempiere agli ordini internazionali». «OLTRE MILLE RISARCITI, MA INNOCENTI IN CARCERE SONO MOLTI DI PIU» «In Italia oltre mille casi all'anno di innocenti, finiti in carcere che vengono risarciti, ma in realtà sono molti di più». A denunciarlo, parlando con l'Adnkronos sono Valentino Maimone e Benedetto Lattanzi, fondatori del sito 'errorigiudiziari.com', il primo e più grande archivio online con tutti i casi. «Sulla base degli ultimi dati, che vanno dal '92 alla fine dell'anno scorso, i casi sono oltre 27mila e 200». Per i risarcimenti lo «Stato ha speso fino a oggi oltre 700 milioni di euro», pari a circa «28-30 milioni di euro in media ogni anno». «Negli ultimi anni, i fondi stanziati per questa voce di bilancio sono stati sempre di meno - spiegano -. Anche per questo è invalsa la prassi di una maggiore severità nella valutazione delle domande di risarcimento. Questo significa che del totale delle domande presentate, solo la metà viene accolta. Quindi la media di mille è probabilmente bassa, sono in realtà almeno il doppio». Quando si parla di innocenti in carcere bisogna distinguere tra ingiuste detenzioni ed errori giudiziari. «L'errore giudiziario è quello di Giuseppe Gulotta, che è stato condannato con sentenza definitiva, ma alla fine con un processo di revisione è stato assolto». La stragrande maggioranza di casi in Italia è fatta da ingiuste detenzioni. «Si tratta di persone che finiscono in custodia cautelare, in carcere o agli arresti domiciliari, e poi, invece, risultano innocenti perché archiviati o assolti».

LEGGO.IT 

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Bimbo nel pozzo, Julen è morto, il piccolo non ce l'ha fatta. Il suo corpo trovato nella notte senza vita dai soccorritori

26 Gennaio 2019, 08:45am

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Bimbo nel pozzo, Julen è morto, il piccolo non ce l'ha fatta. Il suo corpo trovato nella notte senza vita dai soccorritori

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Julen non ce l'ha fatta. Il bambino spagnolo di due anni è stato ritrovato morto nella notte tra venerdì e sabato, quando erano circa le 1.25. Le speranze di trovare Julen ancora vivo erano ormai ridotte al lumicino, anche perché il bambino non dava segnali di vita da diverse ore. I lavori per raggiungere il bambino sono andati avanti a oltranza nonostante il calare della notte. Mancavano, infatti, pochissimi centimetri per raggiungere Julen, il bimbo di due anni caduto in un pozzo a Totalàn, nei dintorni di Malaga il 13 gennaio. Per raggiungerlo si era ricorsi anche ad un'ennesima esplosione, la quarta,  avvenuta dopo aver già raggiunto i 3,35 metri sui 3,8 di distanza tra i minatori e il piccolo dentro al tunnel scavato. Ora sono è in corso il recupero del corpo di Julen, dopo l'arrivo dell'autorizzazione necessaria. 

Le squadre di soccorso hanno lavorato con estrema lentezza per le difficoltà dovute al terreno duro e in alcuni tratti roccioso. Il tunnel parallelo serviva a raggiungere il punto dove effettivamente poi è stato trovato Julen.

La Spagna è in lutto, si susseguono i messaggi di cordoglio ai genitori del piccolo, mentre tutti i più importanti esponenti politici spagnoli esprimono il loro dispiacere sulle varie piattaforme dei social media. 

LA DIRETTA DI "EL PAIS"

Il dramma dei genitori di Julen tra bufale e polemiche: «Neanche Dio può perdonarvi»


 


LA CRONACA DELLA NOTTE

Una trentina di persone tengono al caldo e sostengono i genitori di Julen all'interno della casa che un vicino del comune ha dato loro per rimanere fino a quando non si verifica il salvataggio. Inoltre, un paio di agenti della Guardia Civil rimangono nelle vicinanze della proprietà con un'auto ufficiale sulla porta. La famiglia ha un supporto di un team di psicologi per cercare di controllare e regolare le proprie emozioni di fronte all'incertezza dell'esito dei soccorsi.
 


GLI 8 «ANGELI MINATORI»: Sergio Tuñón, Lazaro Gutierrez Alves, Maudilio Suarez, Jose Antonio Huerta Lamuño, Adrián Fernández Villarroel, Jesus Alfonso Fernandez Prado, Ruben Garcia Ares.
 


Il portavoce della Guardia Civil Jorge Martin ha spiegato che per aprire un varco in alcune zone rocciose è stato necessario far brillare quattro micro cariche di dinamite e che ogni esplosione ha bisogno di almeno un'ora e mezzo di preparazione e di un'altra mezzora per garantire il ricambio d'aria in modo da consentire la discesa dei soccorritori: otto minatori arrivati dalle Asturie che comunque devono lavorare con le bombole di ossigeno. La perforazione della galleria è la parte più pericolosa dell'operazione di recupero e Martin non ha fatto previsioni sui tempi limitandosi a constatare che «La montagna comanda sul nostro lavoro».
 


Due giorni fa era stato completato il tunnel verticale parallelo a quello dove si trova il bimbo e rivestito di tubi d'acciaio per evitare le frane e agevolare le operazioni di recupero. La Spagna rimane con il fiato sospeso ma le speranze di trovare il piccolo in vita sono praticamente nulle anche se nessuno ha azzardato pubblicamente ipotesi. L'angoscia è divenuta intollerabile per papà Josè e mamma Vicky che hanno già perduto due anni fa il primogenito, Oliver, colpito da un infarto mentre giocava in spiaggia. E resta il fatto che si procede a tentoni perché la posizione del bambino non è mai stata localizzata con certezza. Per di più i minatori sono sotto tensione per «l'attenzione mediatica», ha detto Juan Lopez-Escobar, delegato del Collegio degli ingegneri minerari del Sud a Malaga. A Totalàn si continua comunque a lavorare senza sosta. Al calar del sole sono stati accesi i riflettori e non è escluso che in nottata si arrivi finalmente a Julen. 
 

  di Simone Pierini LEGGO.IT

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RAVELLO E SCALA NEWS Ravello: ripristinata viabilità su Via della Repubblica dopo lo smottamento di ieri mattina

26 Gennaio 2019, 08:32am

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RAVELLO E SCALA NEWS Ravello: ripristinata viabilità su Via della Repubblica dopo lo smottamento di ieri mattina

di Michele Pappacoda Ripristinata dal primo pomeriggio di ieri la circolazione stradale su via della Repubblica a Ravello, interessata questa mattina da uno smottamento che si è verificato lungo il cantiere della rampa dell’Auditorium. «L’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Salvatore Di Martino – si legge in una nota – ha immediatamente dato corso a tutte le procedure di verifica dell’evento franoso disponendo un sopralluogo con tecnici e ditta esecutrice dei lavori (al momento il cantiere è chiuso per effetto di una variante in corso d’opera oggetto di valutazione da parte della Soprintendenza di Salerno)

 

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SEZ.VARIE NEWS La storia Plesso "Giovanni da Procida"

26 Gennaio 2019, 08:32am

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SEZ.VARIE NEWS La storia Plesso "Giovanni da Procida"

DI MICHELE PAPPACODA La storia Plesso "Giovanni da Procida" Via Salvatore Calenda, 162 - Salerno Cenni storici Giovanni Da Procida (Salerno 1210 - Roma 1298) fù medico della Scuola Medica Salernitana e uomo politico e nobiliare dei Da Procida, signori dell'isola omonima dal XII al XIV secolo. Oltre che già diplomatico, non mancò di perseguire iniziative atte a favorire l'economia del regno di Napoli e Sicilia: un esempio è l'istituzione della Fiera di Salerno e l'ampliamento del porto. Le fiere erano canali vitali dell'economia e quella di Salerno (Fiera di San Matteo) era la più grande fiera dell'Italia Meridionale. Tra il 1935 e il 1938 venne costruito, in ottemperanza al decreto sulla "Assicurazione obbligatoria contro la tubercolosi", il Sanatorio Antitubercolare intestandolo a "Giovanni Da Procida". L'edificio sorgeva in Contrada "La Mennola" su un'area di circa 5 ettari e poteva ricoverare 260 infermi. Il progetto dell'opera, pubblicato sulla stampa locale nel 1933, venne elaborato dall'Ing. Silvio Guida, Direttore dell'Ufficio Tecnico dell'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale. Il costo dell'esecuzione ammontava a circa sei milioni di lire. Per molti decenni il Sanatorio è stato sotto le dipendenze dell'INPS fino agli anni 70 quando subì la trasformazione da Sanatorio ad Ente Ospedaliero. Con l'istituzione del nuovo reparto di Cardiologia il "Da Procida" non fu più edificio adibito soltanto alla cura della TBC. Iniziò così la trasformazione dell'attuale Presidio Ospedaliero che, intorno agli anni 80 con la Lg. 833/78 entrò a far parte della USL n°53 di Salerno. Intorno agli anni 90, infine, la Legge delega 421/92, consentì la trasformazione della vecchia USL in ASL SA2 (Azienda Sanitaria Locale), facendo diventare il "G. Da Procida" a tutti gli effetti Presidio Ospedaliero. Con decreto Regionale n°73 del 15.12.2010 il Presidio Ospedaliero "Giovanni Da Procida" è stato annesso all'Azienda Ospedaliera Universitaria "San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona.

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RAVELLO E SCALA NEWS Ravello, grosso smottamento a cantiere rampa Auditorium. Auto sotto le macerie

25 Gennaio 2019, 20:29pm

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RAVELLO E SCALA NEWS Ravello, grosso smottamento a cantiere rampa Auditorium. Auto sotto le macerie

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Paura a Ravello per un grosso smottamento verificatosi al cantiere della costruenda rampa Auditorium. A causa delle forti piogge di queste ore, a cedere, intorno alle 9 e 15, è stato il muro di contenimento di Via della Repubblica. Grosse pietre, fango e blocchi in calcestruzzo si sono riversati sulla sede stradale dove, per fortuna, in quel momento non transitavano mezzi o persone. Un autoobilista avrebbe assistito alla scena a poca distanza, dopo aver attraversato al curva in salita, rimanedo impietrito.

Danneggiata un'auto in sosta negli stalli riservati ai residenti (foto).

Si attendono provvedimenti da parte del Comune di Ravello che dovrà provvedere allo sgombero della sede stradale ma soprattutto alle valutazioni realtive alla sicurezza sul tratto per consentire la viabilità. In questo momento la strada, che collega il centro storico alle frazioni di Torello e San Cosma, risulta impraticabile. I Vigili Urbani ne hanno disposto la chiusura. Sul posto sono giunti i Vigili del Fuoco del distaccamento di maiori per una prima valutzione in attesa della ditta incaricata dello sgombero.

Ravello, ripristinata la circolazione stradale su Via della Repubblica dopo lo smottamento

Alle 12:05 la nota del Comune di Ravello con la dichiarazione del sindaco Salvatore Di Martino:«Come abbiamo avuto modo già di denunciare i lavori della rampa auditorium avevano subito un immotivato arresto: riserve dell'impresa esecutrice dei lavori, sospensione da parte della Soprintendenza, esposti anonimi, etc. un mix di motivazioni che hanno finito per determinare il fermo. Se aggiungiamo il cattivo tempo, il piatto è servito. Dalle prime ore di oggi abbiamo attivato tutte le maestranze e gli uffici per limitare i danni alla cittadinanza, e non lasceremo nulla di intentato per accertare immediatamente eventuali colpe e responsabilità, ma soprattutto per dare celerità alla realizzazione dell'opera. Di sicuro non ci fermeremo davanti ad arroccamenti che non hanno alcun motivo di essere, né davanti ai mistificatori della verità».

Intanto la Protezione civile della Regione Campania ha prorogato fino alle 12 di domani (sabato 26 gennaio) l'allerta meteo attualmente in vigore su tutto il territorio regionale.

 

Permangono, infatti, soprattutto sulle zone interne le nevicate (già a quota 300 metri) con gelate persistenti.

Sull'intero territorio regionale insisteranno "venti localmente forti settentrionali con raffiche" con conseguente mare agitato lungo le coste esposte e al largo.
La Protezione civile ricorda che la colonna relativa al livello di allerta dell'avviso destinato agli enti pubblici è verde poiché si riferisce alla sola criticità idrogeologica da temporali.

Per l'allerta vento, neve e gelo, non è previsto il codice colore.

Si raccomanda pertanto di mantenere in essere tutte le misure previste dai rispettivi piani comunali di protezione civile atte a prevenire e contrastare i fenomeni attesi e di monitorare le strutture esposte alle sollecitazioni dei venti e del mare.

AGGIORNAMENTI

ore 13:30: <creato un varco per il passaggio delle sole auto a senso unico alternato. Scuolabus e navetta comunale almeno fino al pomeriggio non potranno transitare. Rimossa l'auto danneggiata dalla frana.

Da diversi anni quel muro presentava rigonfiamenti: durante i lavori di realizzazione della soprastante bretella di collegamento tra via Boccaccio e Via della Repubblica, era stato puntellato per poi essere riedificato. I lavori sono inspiegabilmente fermi da tempo, il cantiere è abbandonato e le acque piovane defluiscono senza un criterio. E il vecchio muro, edificato sul finire degli anni Settanta, non ha retto.

FONTE IL VESCOVADO DI RAVELLO

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PENISOLA SORRETINA E VICO EQUENSE NEWS Lotta ai datterari, a Meta premiati Guardia Costiera e Rai

24 Gennaio 2019, 16:22pm

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PENISOLA SORRETINA E VICO EQUENSE NEWS Lotta ai datterari, a Meta premiati Guardia Costiera e Rai

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA META. La risorsa mare valorizzata anche attraverso un premio, perché riconoscere il valore del lavoro e dell’impegno altrui è per noi doveroso. E così alla Casina dei Capitani di Meta, il prossimo 30 gennaio, alle ore 17, si terrà la cerimonia di consegna del “Premio Azioni d’aMARE”, organizzato e promosso da La Grande Onda, dalla Casina dei Capitani e da Abbac Penisola Sorrentina, con il patrocinio del Comune di Meta. Il premio valorizza l’incessante attività degli uomini del Nucleo di Polizia Giudiziaria della Guardia Costiera di Castellammare di Stabia impegnati – dal 2015 ad oggi – nella lotta alle illegalità ambientali, in particolare al contrasto della pesca dei datteri di mare, attività illecita che determina un vero sfregio alle coste e ai fondali della penisola sorrentina, creando danni incalcolabili all’ecosistema marino. Questo l’elenco dei premiati: Comandante Ivan Savarese – Guardia Costiera di Castellammare di Stabia; Comandante Guglielmo Cassone – Guardia Costiera di Castellammare di Stabia (dal 2015 al 2018). Capitano Pasquale Lombardi Luogotenente Marcello Manfredi Brigadiere scelto Francesco Paolo D’Orsi Brigadiere scelto Antonio La Monica Brigadiere scelto Nicola Fabiano Appuntato scelto Ruggiero Dambra. Nel corso della serata sarà proiettato il servizio di Claudio Ciccarone “La lunga notte dei datterai”, vincitore del premio giornalistico Landolfo 2018. Il “corto” Rai, girato al largo delle coste sorrentine, documenta una notte di lavoro – fino alle prime luci dell’alba – degli uomini della Guardia Costiera di Castellammare di Stabia, impegnati in una operazione sulle tracce dei bracconieri del mare. Nell’ambito del premio sarà assegnata una targa al giornalista Claudio Ciccarone e riconoscimenti alla troupe del reportage Rai, Libero D’amora, Carmine Santelia e Pio Negri. MAX SORRENTOPRESS

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MOTORI E AUTO D'EPOCA Una nuova avventura per Vanny e le esperienze con le auto storiche!

24 Gennaio 2019, 11:51am

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MOTORI E AUTO D'EPOCA Una nuova avventura per Vanny e le esperienze con le auto storiche!

Scritto da Vanny Mossa Inizialmente ho parlato del motivo per cui è nata questa passione e i ricordi del passato. Passando per le vere e proprie esperienze a bordo più che altro di auto storiche, degli ultimi tre decenni del 900’. Tutto questo grazie alla collaborazione di amici appassionati del settore che non si sono tirati indietro a farmi godere un'ora di emozioni a bordo dei loro bolidi. Tutto ciò in questi ultimi tre anni l’ho concretizzato scrivendo recensioni, auto per auto parlando soprattutto non di tecnica motoristica, dove già ci sono già tanti spazi che trattano l’argomento; ma bensì l’emozione e il carattere che può dare ciascuna auto a partire dalla voce del motore, alle sensazioni che possono uscire fuori durante un giro turistico, dall’immagine estetica e interna ovvero la parte espressiva! Descrivendo in modo semplificato le caratteristiche! Ultimamente però sembrava che mancava un tassello importante! In poche parole si va beh c’è un testo e le foto che danno da sfondo alle varie avventure, per lo più in forma statica che a mio avviso non rendono realmente quello che io ho provato davvero. Ci voleva un tocco di dinamismo in più. Per cui grazie alla collaborazione di un mio grandissimo amico Film Maker (First-Line) già autore di un filmato con me da protagonista, che vedendo il mio potenziale ha deciso di dare la sua collaborazione per dare più vitalità a questo gruppo e quindi abbiamo deciso di collaborare a questo nuovo progetto! Si tratterà di fare delle riprese a cadenza mensile di un’auto storica a nostra scelta e metteremo in risalto le loro caratteristiche emotive, sempre abbinate alle mie recensioni che saranno anche narrate nei video e che avranno una durata di 10 minuti circa. Come avevo già accennato, la prima collaborazione con questo nuovo progetto è iniziata, con un incontro di auto storiche all'interno del quale abbiamo spiegato tutto il nostro format di programmazione di questa attività. L’incontro era stato previsto per il 25 di novembre poi causa maltempo l’abbiamo rimandato al 9 dicembre. Ci si aspettava una bella affluenza di auto, ma complice la vicinanza con le festività e la presenza di un raduno più importante non è venuta tanta gente. Comunque nulla era andato sprecato. La giornata non è cominciata nel migliore dei modi, perché io un po’ per l’emozione e un po’ per qualche piccolo sintomo di influenza non ero proprio in buona forma. Dopo essermi preparato intorno alle 10:45 di domenica 9 dicembre erano ad aspettarmi gli amici del First-Line Video e ovviamente il mio amico Antonello presenza ormai fissa delle mie attività (senza di lui davvero non saprei come fare) e dato istruzioni sul luogo di incontro stabilito abbiamo cominciato a sistemare tutta l’attrezzatura per fare il montaggio video e fotografico. Dopo circa 15 minuti è arrivato l’amico Daniele P. il quale mi aveva già garantito la sua presenza e che mi avrebbe fatto una sorpresa portando un’auto inedita. Qualche minuto più tardi è arrivato l’amico Filippo, anche lui con un bel bolide niente male. Le auto in questione nonché le uniche presenti erano una rara Talbot Samba Rally, con estetica e allestimento da corsa bianca e una Ford Sierra Rs Cosworth 4x4 nero metallizzato. Cominciamo a descriverne i dettagli. La Talbot Samba era una semplice utilitaria francese il cui marchio era di proprietà della Peugeot e infatti l’auto era più che altro una derivazione della 104 3p con l’unica differenza del passo allungato di 10 cm per favorire una migliore abitabilità nella zona posteriore; era strutturata, in varie versioni tra cui appunto la Rally per il pubblico giovanile che voleva anche avvicinarsi, al mondo delle corse, non era molto bella, però nel modello preparato da Rally si faceva rispettare, mettendo da parte la sua immagine da brutto anatroccolo. Il modello di Daniele è stato uno dei suoi ultimi acquisti, avendola trovata in vendita nella nostra zona, non ha potuto farsela sfuggire; si tratta appunto non di una semplice di Rally ma bensì uno dei pochi esemplari prodotti, per avere l’omologazione nel campionato gruppo b. Immatricolata nel 1983 con motorizzazione 1219 con circa 90cv di serie è un esemplare tenuto in condizioni impeccabili, con addirittura montato, tutto l’allestimento corsa gruppo b. Attenzione però va precisato che era la parte di Gruppo B9 ovvero l’entry level riservata alle auto inferiori ai 1300 di cilindrata. La Samba era quella più economica ma non certo la meno prestante, descriviamone un po’ le caratteristiche. Esteticamente all’esterno si presenta così: innanzitutto ha un bodykit specifico. Anteriormente presentava un paraurti con spoiler integrato, composto da una presa d’aria grande centrale e due piccole feritoie ai due lati esterni e sempre su di esso sono fissati i faretti di profondità da competizione. Il muso era strutturato da linee semplici e squadrate, composto dai grossi fari quadrati comprese le frecce e una griglia frontale in plastica grezza dove risaltava la T stilizzata dello stemma Talbot in metallo. Il cofano presentava i classici anelli, per avere lo sgancio rapido e sopra di esso erano posizionate due griglie laterali e una presa d’aria carenata in posizione più centrale. Per quanto riguarda il laterale la linea era sempre squadrata con giusto i parafanghi allargati e delle minigonne sobrie a dare più cattiveria all’auto. C’erano sull’esemplare di daniele dei bellissimi cerchi in lega a 5 razze larghe anni 70’ color dorato, su cui montavano dei pneumatici ribassati, sormontati da paraschizzi a tema corsaiolo. Al posteriore secondo me l’auto aveva più originalità c’era sempre un paraurti più bombato i fanali a sviluppo orizzontale a forma di trapezio separati dal vano targa (nell’insieme parevano un’espressione sorridente). Il portellone con il grosso lunotto permetteva, visibilità impeccabile in manovra ed era sormontato, da un grosso spoiler aerodinamico. Il tutto si presentava, dalla carrozzeria interamente di colore bianco con i colori della squadra corse Talbot, con decorazioni rosso e blu e i vari sponsor dell’epoca. Internamente le differenze invece sono molto più significanti vediamo quali: innanzitutto l’interno è spogliato dagli elementi superflui ed è montato un roll-bar in acciaio di sicurezza; sedili sportivi a guscio ad alta tenuta con cinture a 4 punti di attacco, tutto l’impianto di climatizzazione venne sostituito con tutta la strumentazione e i vari accessori da competizione. Il volante era del tipo a calice a tre razze azzurro. Il cruscotto è del tipo convenzionale sempre ad elementi squadrati con tutti i vari elementi a portata di mano. Volendo però si poteva ripristinare tutto l’interno originale era dato in dotazione, al momento dell’acquisto dell’auto. Per quanto riguardava la meccanica la casa francese per trovare il giusto motore dovette trovare un escamotage, in quanto il 1360 andava oltre il limite previsto dal regolamento e il 1124 della 104 era poco prestante; quindi ovviarono creando una via di mezzo tra i due motori praticamente utilizzando il blocco motore e pistoni del 1.3 e il resto del 1.1 e ne uscì fuori un 1219 da 90cv per le versioni stradali e portato in seguito a 1285 con 130cv per le versioni da corsa. Questa di Daniele aveva preparazione più sobria ovvero: carburatori da 42 con i classici tromboncini di scarico in bella vista e scarico diretto che dovrebbero attestarla sui 100cv. Le impressioni date da Daniele sull’auto erano le seguenti: dato che l’auto era equipaggiata con l’allestimento da corsa su strada oltre che a essere agilissima dato il peso piuma, aveva anche una tenuta di strada praticamente perfetta. L’auto ai bassi regimi aveva una scarsa vivacità, ma superati i 2000 giri la vivacità del motore saliva in modo significativo fino ad assestarsi sugli 8000 considerato che comunque si trattava di un aspirato. Quindi direi che ne era pienamente soddisfatto il mio amico dell’auto.  Per quanto riguarda le mie impressioni, non essendoci salito si basano soprattutto alle sensazioni che si avevano a ritrovarsi davanti un’auto del genere; abituato a vedere le versioni normali del tutto anonime e in genere usate per lavoro vederla in veste sportiva mi ha fatto suscitare sensazioni più positive, mi è sempre piaciuto vedere auto normali cambiare immagine, utilizzando particolari sportiveggianti. Anche la grafica corsaiola tutta in bianco, giovava positivamente sull’auto. Per non parlare del sound del motore cupo e cattivo la sentivi che arrivava in lontananza pensando a chissà che auto sportiva stava arrivando, poi vedevi lei e rimanevi scioccato a guardarla, complici anche le sue ridottissime dimensioni. Purtroppo dato i sedili da corsa e non reclinabili, non ci sono potuto salire, per testare in prima persona le impressioni di guida a bordo, come passeggero. Però qualora Daniele monterà l’interno originale aggiungerò ulteriori dettagli! Per quanto riguarda la Ford Sierra di Filippo la tradizione della casa Ford di derivare versioni sportive c’è sempre stata e man mano radicatasi in varie discipline di corse molto varie. Inizialmente c’era la versione conosciuta come “pinnone” che ha debuttato nella seconda metà degli anni 80’, caratterizzata dalla carrozzeria 3p fast-back con un enorme ala al posteriore e due ruote motrici debuttando sia nei campionati rally gruppo A e gruppo N rally e nella versione più spinta RS500 nel campionato mondiale turismo dove praticamente era imbattibile. In questa versione rimase in produzione fino al 1987. Nel 1987 debuttò la seconda serie della Sierra e non poteva mancare la versione Cosworth. Su questa serie si passò alla versione 4 porte con passo più allungato, meno esasperata esteticamente rispetto alla precedente, ma ne guadagnò in eleganza e slancio. Per arrivare alla versione di Filippo ovvero la versione a 4 ruote motrici, che era già in progetto fin dal 1987 per migliorarne la competitività nei rally dove ormai quasi tutta la concorrenza, era diventata consapevole che la trazione integrale dava dei consistenti miglioramenti. Si dovette attendere la versione ulteriormente aggiornata per vedere la versione 4x4 in produzione ovvero nel restyling del 1990, dove a cambiare per lo più erano dei dettagli estetici come il colore della fanaleria. Dopo un accenno cronologico sulle varie versioni veniamo al dunque ovvero la Sierra del nostro servizio. Allora appunto si trattava della versione RS Cosworth 4x4 nero metallizzato immatricolata nel 1990, acquistata all’inizio del 2018 in buone condizioni, con tutta la documentazione ASI e il riconoscimento come auto di interesse collezionistico; l’unica concessione all’originalità era data dalla presenza dell’impianto di scarico completo gruppo n. Veniamo dunque alla mia descrizione dei particolari dell’auto. Esternamente si presentava in questo modo: frontalmente scorgeva un massiccio paraurti con spoiler integrato, sottolineato dalla presa d’aria inferiore, posizionata al centro sotto l’alloggio della targa c’era una grande bocca ovvero la presa d’aria per raffreddare i vari radiatori; i fendinebbia erano incastonati in posizione leggermente superiore e davano un non so che di espressività aggressiva all’auto, complici anche i grandi fari anteriori e i tergi-fari di serie; la mascherina era  molto stretta e includeva in una griglia lo stemma Ford dell’ovale blu. Il cofano dove alloggiava il motore Cosworth era abbastanza lungo, ed era dominato dalle caratteristiche prese d’aria a forma di branchie, tipiche dei modelli Ford sportivi anni 80-90. La vista laterale era abbastanza classica, spiccavano solamente i parafanghi con carreggiate allargate, gli stemmini 4x4, le minigonne ribassate e i tipici cerchi di lega a razze incrociate che formavano un ideogramma (ho un po' troppa fantasia lo so) Inoltre in questa carrozzeria a 4 porte la vetratura laterale era molto più ampia. Per quanto riguardava il posteriore, la coda era abbastanza snella e il paraurti si rassottigliava verso il basso da una sottile labbratura e a sinistra scorgeva il bel terminale di scarico sportivo tondo a singola uscita; i fanali a sviluppo orizzontale si sviluppavano fino agli angoli della coda e includevano il vano targa. Sul cofano bagagli c’erano le scritte di riconoscimento per non tradire la sportività dell’auto e le sue caratteristiche specifiche a sinistra abbiamo il nome Sierra con sotto di essa la dicitura RS Cosworth e a destra l’ovale Ford. Sopra il cofano scorgeva in bella vista il classico alettone ben armonizzato con le linee dell’auto. Completavano il tutto il tettuccio apribile elettronico, e in questo modello facelift l’impronta più aggressiva dell’auto la facevano molto le frecce anteriori di colore bianco e i fanali posteriori scuri. Come interni l’impostazione era abbastanza classica. La plancia partendo dal lato guida comprendeva una griglia di aerazione dove erano inseriti 4 interruttori: fendinebbia anteriori, retronebbia, sbrinamento e tergi-fari e sopra di esse delle predisposizioni; la strumentazione squadrata comprendeva tutti i vari indicatori principali: il volante originale purtroppo a mio avviso non dava tanto l’effetto di essere sportivo era un tre razze con una grossa corona centrale con il tasto del clacson recante l’ovale Ford. C’erano le classiche levette per indicatori di direzione e luci e dei tergi-cristallo. La plancia come deve essere per una sportiva era rivolta verso il guidatore nella parte centrale comprendeva partendo dall’alto le griglie di aerazione orientabili del climatizzatore; proseguiva un secondo ripiano dove erano alloggiati il cronometro e l’orologio a lancette più il check-control; l’alloggio radio prevedeva due din anche se nelle versioni preparate, lasciava spazio agli indicatori della sovralimentazione; ovviamente c’era la leva tonda per regolare la ventilazione e impostare l’aria condizionata, accendisigari e cassetto posacenere, la leva del cambio era  rivestita in pelle e dietro di erano posizionati i tasti dei quattro alzavetri elettrici e del tetto apribile. Nella parte di plancia davanti al passeggero c’erano un vano aperto la griglia di aerazione e un altro vano chiuso da uno sportello. Ma la parte più bella era, l’interno completamente in pelle con sedili sportivi Recaro un must del periodo. Per quanto riguardava la meccanica il motore era situato anteriormente in senso longitudinale, era un 4 cilindri da 1993cc in linea bialbero in testa mossi da una cinghia dentata e 4 valvole per cilindro. L’alimentazione era a iniezione elettronica multipoint della Weber Marelli; La sovralimentazione avveniva tramite turbocompressore Garret T04B e intercooler aria-aria. L’auto con tutto questo disponeva di ben 220cv raggiungendo la soglia dei 100cv un dato notevole e rassicurante per gli intenditori! Ma la differenza più importante dalle serie precedenti era appunto la presenza della trazione integrale che funzionava in modo abbastanza semplice, tramite un giunto viscoso che distribuiva la coppia tra avantreno e retrotreno in modo permanente dando un comportamento dell’auto su strada più omogeneo in qualsiasi situazione. Per quanto riguarda le impressioni del proprietario era una delle auto che ha sempre adorato, insieme anche alla Delta Integrale ne apprezzava oltre che la potenza, anche la sua maneggevolezza e precisione in ogni situazione di guida il che si riflette in un divertimento assicurato per chi la guida. Ovviamente non brilla ai bassi regimi ma una volta che sale di giri non la ferma più nessuno i suoi 220cv si sentono tutti! Il tutto contornato dalla bellissima sinfonia dello scarico sportivo gruppo n. In quanto alle mie sensazioni non potendo esserci salito parlo delle mie sensazioni a guardarla nei dettagli esterni. In primis a colpirmi di più è stato l’allestimento estetico con quel paraurti che faceva sembrare l’auto ringhiosa; con i fendinebbia che insieme alla grossa presa d’aria centrale le davano un’aria da predatore grazie anche ai grandi fari anteriori che insieme ai tergi-fari sembravano dei grossi occhi espressivi. La bella resa aggressiva era conferita anche dalle grosse prese d’aria sul lungo cofano motore; le carreggiate allargate che sembravano muscoli; l’assetto ribassato con gli scenografici cerchi in lega leggera; la verniciatura nera e infine il bellissimo alettone tolgono praticamente del tutto la linea anonima delle versioni normali. Poi vederla all’azione con la bellissima sonorità dello scarico è stata un’emozione che solo la bella ripresa video First-line saprà omaggiare. Per cui buona visione e lettura a tutti. L’emozione non si fermerà qui ovviamente.

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