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MOTORI E AUTO D'EPOCA Una nuova avventura per Vanny e le esperienze con le auto storiche!

24 Gennaio 2019, 11:51am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

MOTORI E AUTO D'EPOCA Una nuova avventura per Vanny e le esperienze con le auto storiche!

Scritto da Vanny Mossa Inizialmente ho parlato del motivo per cui è nata questa passione e i ricordi del passato. Passando per le vere e proprie esperienze a bordo più che altro di auto storiche, degli ultimi tre decenni del 900’. Tutto questo grazie alla collaborazione di amici appassionati del settore che non si sono tirati indietro a farmi godere un'ora di emozioni a bordo dei loro bolidi. Tutto ciò in questi ultimi tre anni l’ho concretizzato scrivendo recensioni, auto per auto parlando soprattutto non di tecnica motoristica, dove già ci sono già tanti spazi che trattano l’argomento; ma bensì l’emozione e il carattere che può dare ciascuna auto a partire dalla voce del motore, alle sensazioni che possono uscire fuori durante un giro turistico, dall’immagine estetica e interna ovvero la parte espressiva! Descrivendo in modo semplificato le caratteristiche! Ultimamente però sembrava che mancava un tassello importante! In poche parole si va beh c’è un testo e le foto che danno da sfondo alle varie avventure, per lo più in forma statica che a mio avviso non rendono realmente quello che io ho provato davvero. Ci voleva un tocco di dinamismo in più. Per cui grazie alla collaborazione di un mio grandissimo amico Film Maker (First-Line) già autore di un filmato con me da protagonista, che vedendo il mio potenziale ha deciso di dare la sua collaborazione per dare più vitalità a questo gruppo e quindi abbiamo deciso di collaborare a questo nuovo progetto! Si tratterà di fare delle riprese a cadenza mensile di un’auto storica a nostra scelta e metteremo in risalto le loro caratteristiche emotive, sempre abbinate alle mie recensioni che saranno anche narrate nei video e che avranno una durata di 10 minuti circa. Come avevo già accennato, la prima collaborazione con questo nuovo progetto è iniziata, con un incontro di auto storiche all'interno del quale abbiamo spiegato tutto il nostro format di programmazione di questa attività. L’incontro era stato previsto per il 25 di novembre poi causa maltempo l’abbiamo rimandato al 9 dicembre. Ci si aspettava una bella affluenza di auto, ma complice la vicinanza con le festività e la presenza di un raduno più importante non è venuta tanta gente. Comunque nulla era andato sprecato. La giornata non è cominciata nel migliore dei modi, perché io un po’ per l’emozione e un po’ per qualche piccolo sintomo di influenza non ero proprio in buona forma. Dopo essermi preparato intorno alle 10:45 di domenica 9 dicembre erano ad aspettarmi gli amici del First-Line Video e ovviamente il mio amico Antonello presenza ormai fissa delle mie attività (senza di lui davvero non saprei come fare) e dato istruzioni sul luogo di incontro stabilito abbiamo cominciato a sistemare tutta l’attrezzatura per fare il montaggio video e fotografico. Dopo circa 15 minuti è arrivato l’amico Daniele P. il quale mi aveva già garantito la sua presenza e che mi avrebbe fatto una sorpresa portando un’auto inedita. Qualche minuto più tardi è arrivato l’amico Filippo, anche lui con un bel bolide niente male. Le auto in questione nonché le uniche presenti erano una rara Talbot Samba Rally, con estetica e allestimento da corsa bianca e una Ford Sierra Rs Cosworth 4x4 nero metallizzato. Cominciamo a descriverne i dettagli. La Talbot Samba era una semplice utilitaria francese il cui marchio era di proprietà della Peugeot e infatti l’auto era più che altro una derivazione della 104 3p con l’unica differenza del passo allungato di 10 cm per favorire una migliore abitabilità nella zona posteriore; era strutturata, in varie versioni tra cui appunto la Rally per il pubblico giovanile che voleva anche avvicinarsi, al mondo delle corse, non era molto bella, però nel modello preparato da Rally si faceva rispettare, mettendo da parte la sua immagine da brutto anatroccolo. Il modello di Daniele è stato uno dei suoi ultimi acquisti, avendola trovata in vendita nella nostra zona, non ha potuto farsela sfuggire; si tratta appunto non di una semplice di Rally ma bensì uno dei pochi esemplari prodotti, per avere l’omologazione nel campionato gruppo b. Immatricolata nel 1983 con motorizzazione 1219 con circa 90cv di serie è un esemplare tenuto in condizioni impeccabili, con addirittura montato, tutto l’allestimento corsa gruppo b. Attenzione però va precisato che era la parte di Gruppo B9 ovvero l’entry level riservata alle auto inferiori ai 1300 di cilindrata. La Samba era quella più economica ma non certo la meno prestante, descriviamone un po’ le caratteristiche. Esteticamente all’esterno si presenta così: innanzitutto ha un bodykit specifico. Anteriormente presentava un paraurti con spoiler integrato, composto da una presa d’aria grande centrale e due piccole feritoie ai due lati esterni e sempre su di esso sono fissati i faretti di profondità da competizione. Il muso era strutturato da linee semplici e squadrate, composto dai grossi fari quadrati comprese le frecce e una griglia frontale in plastica grezza dove risaltava la T stilizzata dello stemma Talbot in metallo. Il cofano presentava i classici anelli, per avere lo sgancio rapido e sopra di esso erano posizionate due griglie laterali e una presa d’aria carenata in posizione più centrale. Per quanto riguarda il laterale la linea era sempre squadrata con giusto i parafanghi allargati e delle minigonne sobrie a dare più cattiveria all’auto. C’erano sull’esemplare di daniele dei bellissimi cerchi in lega a 5 razze larghe anni 70’ color dorato, su cui montavano dei pneumatici ribassati, sormontati da paraschizzi a tema corsaiolo. Al posteriore secondo me l’auto aveva più originalità c’era sempre un paraurti più bombato i fanali a sviluppo orizzontale a forma di trapezio separati dal vano targa (nell’insieme parevano un’espressione sorridente). Il portellone con il grosso lunotto permetteva, visibilità impeccabile in manovra ed era sormontato, da un grosso spoiler aerodinamico. Il tutto si presentava, dalla carrozzeria interamente di colore bianco con i colori della squadra corse Talbot, con decorazioni rosso e blu e i vari sponsor dell’epoca. Internamente le differenze invece sono molto più significanti vediamo quali: innanzitutto l’interno è spogliato dagli elementi superflui ed è montato un roll-bar in acciaio di sicurezza; sedili sportivi a guscio ad alta tenuta con cinture a 4 punti di attacco, tutto l’impianto di climatizzazione venne sostituito con tutta la strumentazione e i vari accessori da competizione. Il volante era del tipo a calice a tre razze azzurro. Il cruscotto è del tipo convenzionale sempre ad elementi squadrati con tutti i vari elementi a portata di mano. Volendo però si poteva ripristinare tutto l’interno originale era dato in dotazione, al momento dell’acquisto dell’auto. Per quanto riguardava la meccanica la casa francese per trovare il giusto motore dovette trovare un escamotage, in quanto il 1360 andava oltre il limite previsto dal regolamento e il 1124 della 104 era poco prestante; quindi ovviarono creando una via di mezzo tra i due motori praticamente utilizzando il blocco motore e pistoni del 1.3 e il resto del 1.1 e ne uscì fuori un 1219 da 90cv per le versioni stradali e portato in seguito a 1285 con 130cv per le versioni da corsa. Questa di Daniele aveva preparazione più sobria ovvero: carburatori da 42 con i classici tromboncini di scarico in bella vista e scarico diretto che dovrebbero attestarla sui 100cv. Le impressioni date da Daniele sull’auto erano le seguenti: dato che l’auto era equipaggiata con l’allestimento da corsa su strada oltre che a essere agilissima dato il peso piuma, aveva anche una tenuta di strada praticamente perfetta. L’auto ai bassi regimi aveva una scarsa vivacità, ma superati i 2000 giri la vivacità del motore saliva in modo significativo fino ad assestarsi sugli 8000 considerato che comunque si trattava di un aspirato. Quindi direi che ne era pienamente soddisfatto il mio amico dell’auto.  Per quanto riguarda le mie impressioni, non essendoci salito si basano soprattutto alle sensazioni che si avevano a ritrovarsi davanti un’auto del genere; abituato a vedere le versioni normali del tutto anonime e in genere usate per lavoro vederla in veste sportiva mi ha fatto suscitare sensazioni più positive, mi è sempre piaciuto vedere auto normali cambiare immagine, utilizzando particolari sportiveggianti. Anche la grafica corsaiola tutta in bianco, giovava positivamente sull’auto. Per non parlare del sound del motore cupo e cattivo la sentivi che arrivava in lontananza pensando a chissà che auto sportiva stava arrivando, poi vedevi lei e rimanevi scioccato a guardarla, complici anche le sue ridottissime dimensioni. Purtroppo dato i sedili da corsa e non reclinabili, non ci sono potuto salire, per testare in prima persona le impressioni di guida a bordo, come passeggero. Però qualora Daniele monterà l’interno originale aggiungerò ulteriori dettagli! Per quanto riguarda la Ford Sierra di Filippo la tradizione della casa Ford di derivare versioni sportive c’è sempre stata e man mano radicatasi in varie discipline di corse molto varie. Inizialmente c’era la versione conosciuta come “pinnone” che ha debuttato nella seconda metà degli anni 80’, caratterizzata dalla carrozzeria 3p fast-back con un enorme ala al posteriore e due ruote motrici debuttando sia nei campionati rally gruppo A e gruppo N rally e nella versione più spinta RS500 nel campionato mondiale turismo dove praticamente era imbattibile. In questa versione rimase in produzione fino al 1987. Nel 1987 debuttò la seconda serie della Sierra e non poteva mancare la versione Cosworth. Su questa serie si passò alla versione 4 porte con passo più allungato, meno esasperata esteticamente rispetto alla precedente, ma ne guadagnò in eleganza e slancio. Per arrivare alla versione di Filippo ovvero la versione a 4 ruote motrici, che era già in progetto fin dal 1987 per migliorarne la competitività nei rally dove ormai quasi tutta la concorrenza, era diventata consapevole che la trazione integrale dava dei consistenti miglioramenti. Si dovette attendere la versione ulteriormente aggiornata per vedere la versione 4x4 in produzione ovvero nel restyling del 1990, dove a cambiare per lo più erano dei dettagli estetici come il colore della fanaleria. Dopo un accenno cronologico sulle varie versioni veniamo al dunque ovvero la Sierra del nostro servizio. Allora appunto si trattava della versione RS Cosworth 4x4 nero metallizzato immatricolata nel 1990, acquistata all’inizio del 2018 in buone condizioni, con tutta la documentazione ASI e il riconoscimento come auto di interesse collezionistico; l’unica concessione all’originalità era data dalla presenza dell’impianto di scarico completo gruppo n. Veniamo dunque alla mia descrizione dei particolari dell’auto. Esternamente si presentava in questo modo: frontalmente scorgeva un massiccio paraurti con spoiler integrato, sottolineato dalla presa d’aria inferiore, posizionata al centro sotto l’alloggio della targa c’era una grande bocca ovvero la presa d’aria per raffreddare i vari radiatori; i fendinebbia erano incastonati in posizione leggermente superiore e davano un non so che di espressività aggressiva all’auto, complici anche i grandi fari anteriori e i tergi-fari di serie; la mascherina era  molto stretta e includeva in una griglia lo stemma Ford dell’ovale blu. Il cofano dove alloggiava il motore Cosworth era abbastanza lungo, ed era dominato dalle caratteristiche prese d’aria a forma di branchie, tipiche dei modelli Ford sportivi anni 80-90. La vista laterale era abbastanza classica, spiccavano solamente i parafanghi con carreggiate allargate, gli stemmini 4x4, le minigonne ribassate e i tipici cerchi di lega a razze incrociate che formavano un ideogramma (ho un po' troppa fantasia lo so) Inoltre in questa carrozzeria a 4 porte la vetratura laterale era molto più ampia. Per quanto riguardava il posteriore, la coda era abbastanza snella e il paraurti si rassottigliava verso il basso da una sottile labbratura e a sinistra scorgeva il bel terminale di scarico sportivo tondo a singola uscita; i fanali a sviluppo orizzontale si sviluppavano fino agli angoli della coda e includevano il vano targa. Sul cofano bagagli c’erano le scritte di riconoscimento per non tradire la sportività dell’auto e le sue caratteristiche specifiche a sinistra abbiamo il nome Sierra con sotto di essa la dicitura RS Cosworth e a destra l’ovale Ford. Sopra il cofano scorgeva in bella vista il classico alettone ben armonizzato con le linee dell’auto. Completavano il tutto il tettuccio apribile elettronico, e in questo modello facelift l’impronta più aggressiva dell’auto la facevano molto le frecce anteriori di colore bianco e i fanali posteriori scuri. Come interni l’impostazione era abbastanza classica. La plancia partendo dal lato guida comprendeva una griglia di aerazione dove erano inseriti 4 interruttori: fendinebbia anteriori, retronebbia, sbrinamento e tergi-fari e sopra di esse delle predisposizioni; la strumentazione squadrata comprendeva tutti i vari indicatori principali: il volante originale purtroppo a mio avviso non dava tanto l’effetto di essere sportivo era un tre razze con una grossa corona centrale con il tasto del clacson recante l’ovale Ford. C’erano le classiche levette per indicatori di direzione e luci e dei tergi-cristallo. La plancia come deve essere per una sportiva era rivolta verso il guidatore nella parte centrale comprendeva partendo dall’alto le griglie di aerazione orientabili del climatizzatore; proseguiva un secondo ripiano dove erano alloggiati il cronometro e l’orologio a lancette più il check-control; l’alloggio radio prevedeva due din anche se nelle versioni preparate, lasciava spazio agli indicatori della sovralimentazione; ovviamente c’era la leva tonda per regolare la ventilazione e impostare l’aria condizionata, accendisigari e cassetto posacenere, la leva del cambio era  rivestita in pelle e dietro di erano posizionati i tasti dei quattro alzavetri elettrici e del tetto apribile. Nella parte di plancia davanti al passeggero c’erano un vano aperto la griglia di aerazione e un altro vano chiuso da uno sportello. Ma la parte più bella era, l’interno completamente in pelle con sedili sportivi Recaro un must del periodo. Per quanto riguardava la meccanica il motore era situato anteriormente in senso longitudinale, era un 4 cilindri da 1993cc in linea bialbero in testa mossi da una cinghia dentata e 4 valvole per cilindro. L’alimentazione era a iniezione elettronica multipoint della Weber Marelli; La sovralimentazione avveniva tramite turbocompressore Garret T04B e intercooler aria-aria. L’auto con tutto questo disponeva di ben 220cv raggiungendo la soglia dei 100cv un dato notevole e rassicurante per gli intenditori! Ma la differenza più importante dalle serie precedenti era appunto la presenza della trazione integrale che funzionava in modo abbastanza semplice, tramite un giunto viscoso che distribuiva la coppia tra avantreno e retrotreno in modo permanente dando un comportamento dell’auto su strada più omogeneo in qualsiasi situazione. Per quanto riguarda le impressioni del proprietario era una delle auto che ha sempre adorato, insieme anche alla Delta Integrale ne apprezzava oltre che la potenza, anche la sua maneggevolezza e precisione in ogni situazione di guida il che si riflette in un divertimento assicurato per chi la guida. Ovviamente non brilla ai bassi regimi ma una volta che sale di giri non la ferma più nessuno i suoi 220cv si sentono tutti! Il tutto contornato dalla bellissima sinfonia dello scarico sportivo gruppo n. In quanto alle mie sensazioni non potendo esserci salito parlo delle mie sensazioni a guardarla nei dettagli esterni. In primis a colpirmi di più è stato l’allestimento estetico con quel paraurti che faceva sembrare l’auto ringhiosa; con i fendinebbia che insieme alla grossa presa d’aria centrale le davano un’aria da predatore grazie anche ai grandi fari anteriori che insieme ai tergi-fari sembravano dei grossi occhi espressivi. La bella resa aggressiva era conferita anche dalle grosse prese d’aria sul lungo cofano motore; le carreggiate allargate che sembravano muscoli; l’assetto ribassato con gli scenografici cerchi in lega leggera; la verniciatura nera e infine il bellissimo alettone tolgono praticamente del tutto la linea anonima delle versioni normali. Poi vederla all’azione con la bellissima sonorità dello scarico è stata un’emozione che solo la bella ripresa video First-line saprà omaggiare. Per cui buona visione e lettura a tutti. L’emozione non si fermerà qui ovviamente.

MOTORI E AUTO D'EPOCA Una nuova avventura per Vanny e le esperienze con le auto storiche!
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