INSERITO DA MICHELE PAPPACODA MODENA. Picchiato a sangue col calcio della pistola da due banditi che, dopo aver sparato in aria un colpo per intimorirlo, non hanno esitato a massacrarlo di colpi. Cercavano di fargli mollare la presa, quel borsello per altro non appariscente che lui teneva stretto con tutte e due le braccia stringendolo al ventre e rimanendo sdraiato per terra supino, proprio col borsello sotto. Ma a forza di colpi in testa ha dovuto cedere e i rapinatori si sono dileguati in moto con almeno trentamila euro, l’incasso delle due giornate di festa del suo supermercato, il Conad Le Torri di via Viterbo. Tutto questo è accaduto davanti alla banca, anzi pressoché all’interno della filiale della Banca popolare dell’Emilia di via Vaciglio, dove il rapinato, Elvino Fantinati, sessantasette anni, non appena ha sentito il colpo di pistola si era rifugiato, gettandosi dentro d’istinto. E rimanendo nella stanzina d’ingresso, prima della porta girevole della filiale, dove i clienti lasciano gli oggetti metallici e quant’altro prima di entrare. È li che è stato aggredito, picchiato selvaggiamente con il calcio della pistola e non solo e poi rapinato.
Un’azione brutale contro un uomo, sdraiato per terra, atterrito , che cercava disperatamente di salvare il denaro frutto del lavoro suo e dei dipendenti del supermercato, abbracciando il borsello coprendolo col peso del suo corpo sdraiato sul pavimento.
Il figlio Davide racconta: «Sicuramente hanno studiato il colpo, avranno tenuto d’occhio spostamenti di tutti qui al supermercato, avranno notato se erano stati fatti versamenti, se qualcuno era andato in banca. Noi, dopo, la rapina , abbiamo guardato le immagini delle nostre telecamere che puntano anche all’esterno, nel piazzale e nei parcheggi, per vedere se qualcuno era appostato, se mio padre era stato seguito, ma al momento pare proprio di no, non abbiamo notato nulla di strano tantomeno una moto con due in sella».
«Mio padre è partito verso la mezza - spiega il figlio - perché doveva portare anche un po’ di spesa e della bottiglie di acqua ad alcuni dipendenti della banca, che sono nostri clienti. E così ha preso il furgone, il Doblò. È arrivato dove c’è la filiale, ha parcheggiato davanti, ha aperto il portellone laterale e ha fatto per iniziare a prendere le sporte e l’acqua quando ha sentito lo sparo. Ha mollato tutto e si è buttato dentro alla banca, nella saletta prima di entrare , quella che immette alla porta girevole, dove ci sono gli armadietti. Uno gli si è precipitato contro e gli ha dato subito il colpo più forte in testa. Mio padre ha iniziato a sanguinare, ha “abbracciato” il borsello” sul davanti, è caduto per terra e si è sdraiato a pancia in giù. Il bandito gli ha sferrato degli altri colpi con il calcio della pistola e poi, visto che non riusciva a strappargli il borsello, l’altro rapinatore è sceso dalla moto e ha iniziato pure lui a dare colpi. Insomma , mio padre ha dovuto mollare il borsello. Quando sono arrivato era una maschera di sangue, aveva un grosso taglio e tutte le botte sulla testa. È arrivata un’ambulanza, subito, per lo choc, non voleva farsi curare, voleva subito andare a denunciare l’accaduto. Poi si è calmato un po’, siamo andati al pronto soccorso dove è stato medicato».Comunque è un incubo - conclude amaramente Davide - bisogna che siano presi dei provvedimenti, che si faccia qualcosa».
LA GAZZETTA DI MODENA