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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Lecco: crolla cavalcavia. Un morto e 4 feriti

29 Ottobre 2016, 13:22pm

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Lecco: crolla cavalcavia. Un morto e 4 feriti
PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Lecco: crolla cavalcavia. Un morto e 4 feriti

DI MORENA MOTTA Nel pomeriggio di ieri, sulla strada statale 36 in provincia di Lecco, all'altezza di Annone, nel Lecchese, un cavalcavia è crollato quando il camion con il trasporto eccezionale vi è passato sopra, causandone probabilmente il cedimento della struttura. Il bilancio è di un morto e quattro feriti.

La vittima è Claudio Bertini, 68enne di Civate, i feriti sono l'autista del tir, un bulgaro di 50 anni e una coppia insieme alla loro figlia di 12 anni, tutti trasportati all'ospedale di Lecco. Miracolosamente illeso Roberto Colombo, 37 anni, di Cesana Brianza (Lecco), anche se la sua auto è stata schiacciata in maniera che ha fatto temere anche per lui il peggio.

E' stata una tragedia che si poteva benissimo evitare. Tre ore prima dell’incidente, un addetto alla sorveglianza dell'Anas aveva dato l'allarme per la caduta di alcuni calcinacci, ma la Provincia di Lecco, competente sul cavalcavia, ha chiesto, per chiudere la strada, un'ordinanza formale da parte dell'ente. Una procedura forse formalmente corretta, ma che ha ritardato tragicamente la chiusura del ponte. Quando infatti è arrivato l'ispettore dell'Anas per l'ispezione 'visiva e diretta' era troppo tardi. Inutile, e anche beffarda, la decisione di chiudere solo una corsia del ponte. Sul disastro la procura di Lecco ha aperto un'inchiesta, probabilmente per omicidio colposo e disastro colposo.

Per tutta la notte sono proseguite le operazioni dei Vigili del Fuoco, della Polizia Stradale e dei tecnici dell’Anas per rimuovere il tir e il cavalcavia crollati sulla strada statale. I vigili del fuoco e i tecnici stanno cominciando a tagliare in più parti il tratto di cavalcavia crollato.

Intanto, però, il giorno seguente alla tragedia che poteva essere evitata e che è costata la vita a un uomo, è iniziato lo scambio di reciproche accuse da parte di Anas e della Provincia di Lecco.

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Arrestato pedofilo: abusava di bambina in un asilo

29 Ottobre 2016, 13:04pm

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Arrestato pedofilo: abusava di bambina in un asilo
PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Arrestato pedofilo: abusava di bambina in un asilo

DI MORENA MOTTA Un 57enne di Tivoli, collaboratore scolastico di una scuola materna comunale, è stato arrestato dalla Polizia a Roma in flagranza di reato, per violenza sessuale aggravata nei confronti di una bambina che grazie alle immagini riprese, è stato sorpreso mentre abusava di lei.

Le segnalazioni erano partite da alcuni genitori che si sono presentati presso la quarta sezione della Squadra Mobile, specializzata in reati sessuali contro le donne e i minori, per raccontare quanto appreso dalle loro figlie di quattro anni. E' stato così iscritto un procedimento penale presso la Procura che aveva fatto monitorare la scuola con appositi servizi, decidendo poi di installare un sistema di intercettazione audio-video nel locale in cui sarebbero avvenuti gli abusi.

Sono tuttora in corso indagini atte a verificare l'eventuale commissione di altri fatti delittuosi.

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Ultimi giorni per pagare il canone Rai: sanzioni in vista per chi non ottempererà la scadenza del 31 ottobre Ultimi giorni per pagare il canone Rai: sanzioni in vista per chi non ottempererà la scadenza del 31 ottobre

29 Ottobre 2016, 12:48pm

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

Ultimi giorni per pagare il canone Rai: sanzioni in vista per chi non ottempererà la scadenza del 31 ottobre Ultimi giorni per pagare il canone Rai: sanzioni in vista per chi non ottempererà la scadenza del 31 ottobre
Ultimi giorni per pagare il canone Rai: sanzioni in vista per chi non ottempererà la scadenza del 31 ottobre Ultimi giorni per pagare il canone Rai: sanzioni in vista per chi non ottempererà la scadenza del 31 ottobre

INSERITO DA MORENA MOTTA Canone Rai, chi risiede a Capri o ad Anacapri ha ancora pochi giorni di tempo per pagarlo. Attenzione: non verrà recapitato il bollettino a casa ma bisognerà recarsi in banca o all'ufficio postale per pagare. Chi non ha ricevuto il canone Rai in bolletta elettrica poichè vive nelle isole non interconnesse con la rete elettrica nazionale (è appunto il caso di Capri) avrà tempo fino a lunedì 31 ottobre per pagare e dovrà farlo in un’unica soluzione e con F24.
La scadenza riguarda anche altri casi, come indica l’Agenzia delle Entrate. Tra questi ci sono coloro che non sono intestatari di un contratto di fornitura elettrica ma possiedono un televisore e anche coloro a cui il canone in bolletta è stato addebitato solo parzialmente. E' importante sapere che ogni nucleo familiare è tenuto a pagare il canone solo per l'abitazione in cui risiede e non per le seconde case.
L’Agenzia delle Entrate spiega che sono tenuti al pagamento del canone tv mediante modello F24 i cittadini per i quali l’erogazione dell’energia elettrica avviene nell’ambito di reti non interconnesse con la rete elettrica nazionale. Si tratta dei contribuenti che risiedono nelle isole di: Ustica, Tremiti, Levanzo, Favignana, Lipari, Lampedusa, Linosa, Marettimo, Ponza, Giglio, Capri, Pantelleria, Stromboli, Panarea, Vulcano, Salina, Alicudi, Filicudi, Capraia e Ventotene.
Il canone per il 2016 è pari a 100 euro.
I codici tributo da inserire nel modello sono: “TVRI” (per rinnovo abbonamento) o “TVNA” (per nuovo abbonamento). I codici sono esposti nella sezione “Erario”, esclusivamente nella colonna “importi a debito versati”, con l’indicazione nel campo “anno di riferimento” dell’anno cui si riferisce il pagamento del canone (2016).
Chi non pagherà entro il 31 ottobre rischia sanzioni.

FONTE CAPRI NEWS

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SEZ. VANGELO E METEO METEO DEL 29-10-2016

29 Ottobre 2016, 12:43pm

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

SEZ. VANGELO E METEO METEO DEL 29-10-2016
SEZ. VANGELO E METEO METEO DEL 29-10-2016

A CURA DI MORENA MOTTA Ultime piogge sul Reggino ed Est Sicilia. Altrove bel tempo. Nebbia diffusa tra Torinese e Cuneese, localmente sul resto della pianura Padana, specie in mattinata.

NORD Bel tempo. Nebbia su Torinese e Cuneese e localmente sul resto della Pianura Padana in mattinata. Temperature Stazionarie.

CENTRO e SARDEGNA Tanto sole ovunque. Temperature Stazionarie.

SUD e SICILIA Più nuvoloso sulla Sicilia con locali piogge a Est. Nubi e qualche pioggia anche sul Reggino. Sole splendente altrove salvo, al mattino, nubi basse e locali nebbie tra Est Salernitano e Potentino. Venti forti da Nordest sui settori ionici centro-occidentali. Temperature Stazionarie.

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SEZ. VANGELO E METEO VANGELO DEL 29-10-2016

29 Ottobre 2016, 12:39pm

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

SEZ. VANGELO E METEO VANGELO DEL 29-10-2016
SEZ. VANGELO E METEO VANGELO DEL 29-10-2016

A CURA DI MORENA MOTTA Santi del giorno: S. Gaetano Errico, sacerdote e fondatore (1791-1860), B. Michele Rua, 1° successore di S.G. Bosco (1837-1910)

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 14,1.7-11.
Avvenne un sabato che Gesù era entrato in casa di uno dei capi dei farisei per pranzare e la gente stava ad osservarlo.
Osservando poi come gli invitati sceglievano i primi posti, disse loro una parabola:
«Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più ragguardevole di te
e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: Cedigli il posto! Allora dovrai con vergogna occupare l'ultimo posto.
Invece quando sei invitato, và a metterti all'ultimo posto, perché venendo colui che ti ha invitato ti dica: Amico, passa più avanti. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali.
Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».

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SEZ. DISABILITA’ NEWS Amiotrofie spinali (o atrofie muscolari spinali)

28 Ottobre 2016, 15:54pm

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

SEZ. DISABILITA’ NEWS Amiotrofie spinali (o atrofie muscolari spinali)

INSERITO DA MORENA MOTTA Le amiotrofie spinali o atrofie muscolari spinali (SMA) sono un gruppo di patologie dovute alla degenerazione delle cellule delle corna anteriori del midollo spinale, cellule deputate all’innervazione motoria della muscolatura scheletrica. Ne esistono diverse forme che vengono classificate innanzitutto in relazione al difetto molecolare sottostante: si parla quindi di amiotrofie Spinale legate al gene SMN1, sito sul braccio lungo del cromosoma 5, dette globalmente SMA 5q e di amiotrofie spinali non legate a questo gene (SMA non 5q). La classificazione può anche derivare dalla sede prevalente del difetto di forza. Qui si parla dunque di amiotrofie spinali prossimali o distali. In questa sede tratteremo solo delle SMA 5q. In termini generali si tratta di un gruppo di malattie ereditarie, piuttosto frequenti nell’età evolutiva, caratterizzate da ipotonia muscolare (riduzione del tono muscolare ed eccessivo rilasciamento del tessuto), difetto di forza – nelle forme più diffuse – generalizzato, ma prevalente a carico della muscolatura prossimale degli arti (quella più vicina al tronco), e riduzione/assenza dei riflessi osteotendinei.

Forme e classificazioni Come già detto, una prima, grande divisione, va fatta tra forme legate al cromosoma 5, ovvero al gene SMN1 e forme non legate ad esso. Generalmente, quando si parla di amiotrofia spinale, ci si riferisce al primo gruppo e tuttavia il secondo gruppo comprende:

° forme con difetto di forza a prevalente distribuzione distale (i muscoli più lontani dal tronco); ° forme con difetto di forza a distribuzione scapolo-peroneale; ° forme legate al cromosoma X; ° forme associate ad anomalie a carico del sistema nervoso centrale (SNC).

Non per tutte queste forme è stato individuato il gene responsabile, ma per molte di esse oggi è noto ed è diverso dal gene SMN1. Tornando al gruppo legato al cromosoma 5, esiste una grande variabilità clinica, che va dalla forma gravissima, con esordio in genere molto precoce (primi giorni o mesi di vita, a volte addirittura nella vita intrauterina), a forme molto più lievi, con esordio più tardivo. Il difetto genetico è il medesimo per tutte queste forme. Va segnalata inoltre la presenza di una forma ad esordio abitualmente in età adulta e prognosi favorevole, la cosiddetta forma IV, che può non presentare la classica delezione del gene SMN1.

La classificazione tradizionale prevede la distinzione in tre grandi gruppi:

° SMA I o malattia di Werdnig-Hoffman; ° SMA II o forma intermedia; ° SMA III o malattia di Kugelberg-Welander. Recentemente si è aggiunta la forma 0, con esordio nella vita intrauterina.

Va ricordato per altro che le varie forme non sono sempre nettamente distinguibili, ma si tratta di un continuum dalla forma più grave a quelle più lievi e proprio in base all’estrema eterogeneità clinica è stata proposta una revisione della classificazione, organizzandola su base decimale: ad esempio, dalla SMA 1.0 (cioè la “classica” forma I) alla forma 1.9, più lieve, che sta al limite tra la I e la II e così via. Un recente documento di Consenso sullo Standard di Cure per le SMA (Consensus Statement for Standard of Care in Spinal Muscular Atrophy, in «Journal of Child Neurology», vol. 22, n. 8, agosto 2007, pp. 1027-1049) ha sottolineato infine l’importanza di utilizzare una classificazione basata sulle condizioni funzionali dei pazienti, dividendoli nelle grandi categorie di:

° “non sitters, ovvero le forme più gravi, nelle quali i pazienti non acquisiscono la capacità di stare seduti da soli; ° “sitters”, vale a dire quei pazienti che invece possono stare seduti da soli; ° “walkers”, cioè le forme lievi, che consentono l’acquisizione della deambulazione autonoma.

A queste grandi categorie sono comuni le principali problematiche cliniche, declinate in varia gravità e reciproca importanza per ciascun paziente.

Caratteristiche delle varie forme Caratteristica comune è la compromissione generalizzata e simmetrica della muscolatura, maggiore però a carico degli arti inferiori e in particolare dei muscoli prossimali (quelli – come detto – più vicini al tronco). La muscolatura mimica del volto è generalmente indenne, così come quella che determina il movimento degli occhi. Nelle forme più severe – ad esordio precoce e maggiore estensione del danno motoneuronale – si può osservare un mento piccolo e abitualmente arretrato rispetto all’arcata dentaria superiore. La sensibilità è sempre conservata (la persona sente il caldo, il freddo e il dolore, percepisce la posizione del suo corpo nello spazio ecc.), il sistema nervoso centrale non è interessato, il livello intellettivo e lo sviluppo del linguaggio sono del tutto normali. I riflessi osteotendinei sono generalmente assenti nelle forme più gravi, mentre in quelle più lievi sono molto ridotti e successivamente assenti. Come già accennato, la gravità del deficit di forza e conseguentemente le abilità motorie raggiunte (la capacità di stare seduti e di deambulare) consentono di distinguere tra le varie forme, insieme all’età di esordio. Globalmente si può dire che i problemi respiratori possono essere rilevanti, mentre il cuore non è mai interessato. Nelle forme più gravi possono associarsi problemi di deglutizione e di reflusso gastroesofageo.

I problemi respiratori Sono in realtà proprio i problemi respiratori a condizionare la prognosi di questi pazienti. A seconda della gravità della forma, infatti, essi saranno presenti con diversa entità: gravissimi e precoci nella SMA I, molto meno gravi e più tardivi nella II, di solito rari o assenti nella III. Si tratta di situazioni legate al deficit di forza a carico dei muscoli respiratori. In poche parole, durante la respirazione utilizziamo il muscolo diaframma e i muscoli intercostali. In generale nelle SMA il diaframma – di per sé molto forte – è relativamente risparmiato, ciò che permette una discreta espansione del torace e tuttavia quando i muscoli intercostali sono gravemente interessati (ciò che di solito è correlato alla precocità di esordio della patologia) o se la situazione è aggravata dall’insorgenza della scoliosi – aspetto spesso molto importante nelle SMA – si possono avere problemi respiratori gravi, tali da richiedere l’assistenza ventilatoria meccanica. La risposta a quest’ultima è abitualmente buona nelle forme intermedie. Sul quadro cronico si instaurano poi problemi acuti, legati ad eventuali episodi infettivi, che richiedono un’adeguata gestione.

SMA di tipo 0 Se ne è già accennato in precedenza: si tratta di una forma recentemente inclusa nella classificazione, ad esordio nella vita intrauterina e a decorso rapidamente fatale. La scarsa motilità nella vita intrauterina può causare la presenza di retrazioni articolari già alla nascita (artrogriposi multipla congenita) ed è importante ricordarlo perché fino ad alcuni anni fa la presenza di artrogriposi alla nascita era invece considerato un criterio di esclusione per la diagnosi di SMA.

SMA X linked Per completezza di informazione va detto poi che esiste un’ulteriore forma di malattia determinata dalla degenerazione delle corna anteriori del midollo spinale, a esordio neonatale o nella prima infanzia, con artrogriposi multipla congenita e prognosi infausta, legata tuttavia a un gene sul braccio corto del cromosoma X. Essa si chiama appunto amiotrofia spinale X linked (legata all’X) con atrogriposi multipla congenita e non va confusa con la SMA 5q di tipo 0.

SMA I Nella SMA I (malattia di Werdnig-Hoffman), il deficit è generalizzato e gravissimo. Il bambino giace immobile e anche la muscolatura respiratoria è compromessa, quasi sempre in modo così grave da risultare fatale entro il primo anno di vita, sebbene esistano rari casi con sopravvivenza più lunga. La vivacità dell’espressione del volto contrasta per altro con questa globale immobilità. A questa forma possono associarsi difficoltà nella deglutizione e reflusso gastroesofageo che, insieme, possono ulteriormente contribuire alle difficoltà respiratorie.

SMA II Nella SMA II (forma intermedia), per definizione il bambino acquisisce la capacità di stare seduto autonomamente, sebbene ciò possa avvenire un po’ tardivamente o in modo imperfetto rispetto a quanto accade per un bimbo sano. L’esordio si colloca in genere dopo i sei mesi di vita e il deficit di forza è grave, ma non come nella forma I. Rimane tuttavia impossibile la deambulazione autonoma. La sopravvivenza è maggiore, spesso normale e comunque legata alla funzionalità respiratoria, giacché la muscolatura respiratoria non è compromessa allo stesso modo in tutti i soggetti. Abitualmente, tanto più precoce è l’esordio dei sintomi, tanto più probabile è che nel tempo si presentino problemi respiratori.

SMA III La SMA III (malattia di Kugelberg-Welander) si manifesta quando la deambulazione autonoma è già stata acquisita. Il difetto della forza muscolare, prossimale (muscoli più vicini al tronco), simmetrico e prevalentemente a carico degli arti inferiori determina la tipica andatura dondolante detta anserina (letteralmente “a mo’ di papera”), oltre a difficoltà nell’alzarsi da terra e nel fare le scale. L’età di esordio è variabile e la progressione è lenta, costringendo i pazienti alla carrozzina circa dieci anni dopo l’esordio stesso. La sopravvivenza è generalmente pari a quella delle persone non affette dalla malattia e comunque sempre legata all’eventuale comparsa di problemi respiratori.

Genetica delle SMA Le amiotrofie spinali legate al cromosoma 5 sono malattie genetiche ereditarie, con una trasmissione di tipo autosomico recessivo: non sono cioè legate al sesso, ma colpiscono indistintamente maschi e femmine. Di solito entrambi i genitori di un bambino affetto sono portatori (la condizione di portatore non comporta alcun sintomo) e il rischio di ricorrenza è del 25% ad ogni gravidanza. In genere in uno stesso nucleo familiare la patologia si manifesta con il medesimo grado di gravità, ma sono stati anche descritti casi di fratelli affetti da forme diverse. L’alterazione genetica correlata alle amiotrofie spinali è situata – si è detto – sul cromosoma 5 ed esattamente nella regione 5q11.2-13.3. Il “responsabile” è il gene SMN, presente in due copie, l’una detta SMN1, l’altra SMN2. Solo l’assenza (delezione) della copia SMN1 determina la malattia. Le due copie sono uguali in tutto tranne che per cinque aminoacidi e questa piccola differenza fa sì che esse costruiscano due proteine – dette anch’esse SMN – un po’ diverse: solo il gene SMN1 è in grado di sintetizzare una proteina SMN completa, presente non solo nelle cellule delle corna anteriori del midollo, ma anche in molti altri tessuti e attiva nel metabolismo di uno degli acidi nucleici delle cellule, l’RNA. Per quanto poi riguarda la funzione del gene SMN2, esso produce una proteina SMN completa in minima quantità, e prevalentemente una proteina SMN ridotta, non funzionale. Il gene SMN2 può essere presente in un numero variabile di copie (da 1 a 4) da individuo a individuo e almeno una copia è sempre conservata, anche nei soggetti affetti dalle forme severe. Sembra che esso contribuisca a determinare la gravità clinica della malattia: tanto maggiore è il numero di copie, tanto più lieve è la manifestazione, per quanto questa regola non sia universalmente valida e non sia nemmeno l’unica spiegazione delle differenze tra le varie forme. In realtà il ruolo effettivo della proteina SMN non è ancora del tutto chiaro: a tutt’oggi non si sa bene né quando inizi effettivamente il processo patologico né perché esso determini forme di gravità tanto diversa tra di loro. Resta inoltre da capire perché l’assenza di una proteina normalmente presente in diversi tessuti causi una malattia caratterizzata in realtà solo dal difetto a carico delle corna anteriori del midollo spinale: probabilmente la proteina SMN è particolarmente importante proprio in queste cellule. Recentemente, infine, è stato scoperto che la proteina SMN interviene anche nel promuovere e guidare la crescita dell’assone, cioè del prolungamento della cellula nervosa che si metterà poi in contatto anatomico e funzionale con la fibra muscolare. Una carenza della forma di proteina SMN “assonale” sembra essere correlata con una riduzione della crescita assonale, con una sua aberrante e anomala ramificazione ovvero, semplificando molto, con un’alterata funzione dell’assone stesso.

La diagnosi prenatale è possibile, in presenza di un altro figlio affetto. Nel caso che il piccolo paziente sia deceduto, si può recuperare il materiale genetico dalla biopsia muscolare (se era stata fatta e conservata) o da altri campioni di tessuto, e determinare la presenza del gene SMN, sia nel primo figlio che nel nascituro. L’esame da svolgere è la villocentesi, possibile a partire dalla decima settimana di gravidanza.

Diagnosi È importante innanzitutto la valutazione clinica: il quadro descritto sopra è infatti molto caratteristico e consente spesso, soprattutto nella forma I, di ipotizzare la diagnosi. Il recente citato documento di Consenso sullo Standard di Cure per le SMA ha definitivamente suggerito di passare immediatamente all’analisi molecolare del gene SMN, se il sospetto clinico è molto importante, senza effettuare esami più invasivi. Se tale analisi risultasse negativa, si dovrà rivalutare il bambino dal punto di vista clinico ed eventualmente procedere ad altri test strumentali. Va ricordato poi che nell’1-2% dei casi la malattia è dovuta a mutazioni puntiformi e non a delezioni e questo spiega un primo risultato negativo dell’analisi molecolare. In questi casi il gene andrà sequenziato, lavoro molto lungo e impegnativo. Nella valutazione iniziale – là dove possibile – si può includere anche un’ecografia muscolare, esame non invasivo, non dannoso e molto veloce, che pur non dando una certezza, può fornire indicazioni utili per confermare il sospetto clinico. Non è comunque indispensabile e viene effettuato solo in pochi Centri. Da dire infine che nel sospetto è sempre utile inviare il paziente a un Centro Specializzato di riferimento, affinché sia l’iter diagnostico, sia la successiva comunicazione diagnostica e le indicazioni per la gestione siano date da persone che conoscono bene la malattia.

Un argomento delicato e controverso è quello riguardante l’opportunità di fare la diagnosi genetica dei figli sani, in un nucleo familiare ove ve ne sia uno clinicamente affetto dalla malattia. Tecnicamente l’analisi è possibile e va anche detto che in letteratura sono descritti casi – sia pur rari – di soggetti sani con la delezione omozigote del gene SMN1 (cioè la stessa presente nei pazienti). Proprio in relazione a ciò, in linea di massima si seguono le indicazioni della Società di Genetica Umana, che suggeriscono – particolarmente in caso di minori non ancora in grado di esprimere un parere consapevole e di fronte a malattie per le quali non sia disponibile una terapia risolutiva o la possibilità di prevenirle – di non effettuare l’indagine, perché a un eventuale riscontro della delezione in un soggetto ancora sano, non si saprebbe né come intervenire, né quali previsioni fare per il futuro. E tuttavia, proprio nel recente documento di Consenso sullo Standard per le cure nella SMA, si propone che questa regola possa non essere seguita in questa specifica patologia, in quanto è teoricamente possibile pensare che quelle sostanze risultate valide in laboratorio e che non si sono dimostrate efficaci nei trial fatti con persone affette – perché somministrate quando la malattia era già manifesta e quindi a danno motoneuronale già avvenuto – potrebbero avere un diverso esito se somministrate quando ancora la patologia non è manifesta. Si tratta tuttavia di una questione non risolta e non è abitudine fare la diagnosi molecolare su fratelli sani di soggetti affetti, soprattutto se in età tale da non potere esprimere appieno il loro assenso.

Infine va segnalata la presenza della delezione omozigote del gene SMN1 – quella cioè che determina la malattia – in soggetti clinicamente sani, solo di sesso femminile. Non è noto, ed è ovviamente oggetto di interesse, se e quale sia l’elemento protettivo in questi casi. Qualora la delezione omozigote si riscontri in un soggetto sano nei primi anni di vita, non è possibile prevedere se e quando la malattia potrà eventualmente svilupparsi.

Trattamenti Globalmente i punti cardine del trattamento delle persone affette da un’amiotrofia spinale consistono in:

° sorveglianza delle complicanze respiratorie, intese sia come gestione degli aspetti respiratori, sia come monitoraggio della funzionalità respiratoria in veglia e della possibile insorgenza di disturbi respiratori in sonno, sia del drenaggio delle secrezioni bronchiali (anche con ausili) e, quando necessario, con l’impostazione della ventilazione meccanica non invasiva; ° gestione delle problematiche nutrizionali, sia e soprattutto della disfagia nelle forme più gravi, sia di un adeguato supporto nutrizionale in corso di infezioni respiratorie; ° contenimento/correzione della scoliosi e delle retrazioni, con gestione e supporto della funzionalità motoria residua al fine di garantire la maggiore autonomia funzionale possibile; ° presa in carico del paziente e del nucleo familiare nella sua globalità, con particolare attenzione agli aspetti emotivo-relazionali.

I vari interventi vanno “modellati” sulle esigenze del singolo caso e della specifica situazione. Meno importanti sono, in genere, i controlli cardiologici, perché – come detto – la malattia non determina interessamento cardiaco.

Ad oggi non esistono terapie risolutive. Se infatti la comprensione dei meccanismi patogenetici alla base della malattia ha indotto a sperimentare sostanze in grado di “costringere” il gene SMN2 a produrre una maggiore quantità di proteina SMN completa, nessuna delle sostanze impiegate – e pure apparentemente utili dagli studi in laboratorio – ha dato finora risultati pienamente soddisfacenti. Si può tuttavia annotare che l’impiego del salbutamolo e del valproato – sotto controllo medico e dopo ampia discussione con le famiglie e, quando possibile, con i pazienti – ha dato qualche lieve miglioramento funzionale. Mancano per altro – soprattutto per il salbutamolo – studi in doppio cieco randomizzato, che cioè confrontino due popolazioni di soggetti affetti, a una delle quali viene somministrato il farmaco e all’altra no, in modo casuale, senza che né il paziente né il medico ne siano a conoscenza. Da segnalare poi che proprio in questo periodo sta iniziando uno studio sull’impiego di una molecola (TRO19622) con azione neuroprotettrice e neurorigenerativa. TRO19622 si è dimostrata ben tollerata su volontari sani. Naturalmente non sono ancora disponibili i risultati della sperimentazione, che viene condotto su persone non deambulanti, affette da SMA II e SMA III, in più Centri italiani. Al momento non ci sono risultati di trial clinici con cellule staminali, ma in varie strutture – anche italiane – si sta studiando in merito.

Anche nelle SMA, infine, la ricerca clinica si sta concentrando sulla ricerca di scale di valutazione e sull’individuazione di misure di outcome - così come accade ad esempio per le distrofinopatie – che consentano di disegnare e valutare al meglio eventuali trial sperimentali.

FONTE UILDM.ORG di Angela Berardinelli (Fondazione Istituto Neurologico “Casimiro Mondino” di Pavia. Componente dal 2000 della Commissione Medico-Scientifica UILDM)

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SEZ. DISABILITA’ NEWS Ictus Cerebrale: la riabilitazione diventa virtuale

28 Ottobre 2016, 15:45pm

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

SEZ. DISABILITA’ NEWS Ictus Cerebrale: la riabilitazione diventa virtuale

INSERITO DA MORENA MOTTA Il prossimo 29 ottobre si celebra la Giornata Mondiale contro l’Ictus Cerebrale, iniziativa promossa a livello internazionale dalla World Stroke Organization, che quest’anno è dedicata ad evidenziare gli aspetti trattabili dell’ictus - dalla sua curabilità alla prevenzione, dall’importanza degli stili di vita corretti al riconoscimento precoce dei sintomi, alla necessità di pari opportunità nell’accesso alle cure – sottolineando come la riabilitazione sia un passo fondamentale di questo processo.

In occasione di questo importante appuntamento, cui da sempre la Federazione A.L.I.Ce. Italia Onlus aderisce, si intende sottolineare l’importanza della riabilitazione per le persone colpite da ictus. Dopo un evento così grave ed invalidante, qualora l’ictus non si risolvesse con le nuove terapie della fase acuta, la riabilitazione è un passaggio fondamentale di cui vi è una ampia evidenza di efficacia e che purtroppo, in Italia, viene applicata spesso in modo disorganizzato e frammentario, con gravi ricadute per il paziente e le famiglie. Delle 200.000 persone che sono colpite ogni anno da un ictus in Italia, escludendo coloro che muoiono o che non sono riabilitabili o che hanno un ictus lieve, almeno 50.000 hanno necessità di essere avviati ad un percorso riabilitativo adeguatamente intensivo, continuativo, e prolungato e qualitativamente in accordo con le linee guida internazionali e nazionali. Dall’indagine condotta recentemente da A.L.I.Ce. Italia con la collaborazione del CENSIS su un campione nazionale di oltre 500 pazienti colpiti da un ictus medio-grave, è risultato che circa il 25% di essi non riceveva alcun trattamento riabilitativo. Dei pazienti che facevano riabilitazione circa il 50% la ricevevano solo a domicilio e nella metà di questi le famiglie si erano fatti carico direttamente del costo. La riabilitazione dovrebbe iniziare fin dalla fase di ricovero in ospedale e poi proseguire senza interruzioni e senza rigide limitazioni temporali nelle strutture ospedaliere a specializzazione riabilitativa e nei distretti sanitari seguendo percorso qualitativamente controllati.

A.L.I.Ce. Italia dedicherà l’intero anno che ci separa dalla giornata mondiale del 2017 ad un progetto nazionale sulla riabilitazione post-ictus che prevede un censimento dei percorsi riabilitativi applicati dal servizio sanitario nelle singole regioni italiane, una nuova inchiesta campionaria sulla qualità percepita dai pazienti e dalle famiglie, ed una scheda di valutazione che verrà compilata dai professionisti più impegnati sul fronte dell’assistenza all’ictus cerebrale in Italia.

Per ciò che riguarda le prospettive future di ordine scientifico e tecnologico, vi sono metodi innovativi basati sulla realtà virtuale, che, in questo ambito, può essere di grande aiuto per il recupero post-ictus.

L’Associazione è lieta di collaborare al progetto SmartCARE. Il progetto pilota, che inizierà nel mese di ottobre a Roma e vedrà il coinvolgimento iniziale di circa 20 pazienti, potrà poi essere esteso nel resto d’Italia. Il progetto - nato dalla collaborazione tra la società di tecnologie informatiche ITSLAB e l’Ospedale San Raffaele Pisana di Roma - è stato approvato dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA, acronimo dell’inglese European Space Agency) grazie al sostegno economico dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) ed al patrocinio gratuito del Consiglio Regionale del Lazio e consiste in una piattaforma multimediale interattiva per la riabilitazione cognitiva e neuro-motoria della persona colpita da ictus, installata a domicilio e controllata da remoto attraverso canali di comunicazione terrestri e satellitari. Un punto fondamentale del progetto è la gamification del momento riabilitativo: le attività terapeutiche sono realizzate come serious game, costruite quindi come una specie di videogame di nuova generazione, interattivi e in grado di leggere, attraverso un sensore fisso a basso costo, i movimenti del corpo. In questo modo, al paziente verrà dato un feedback sulla corretta esecuzione degli esercizi quotidiani.

Altro progetto interessante, sempre nell’ambito della riabilitazione, è quello relativo alla prima palestra mondiale dei robot indossabili, realizzata a Pisa: un luogo all’interno del quale i pazienti potranno seguire programmi personalizzati per riabilitare gli arti superiori avendo a disposizione strumenti tecnologici innovativi. La palestra sarà dotata di sistemi per il movimento della spalla e del gomito (specializzati per pazienti neurologici con limitata capacità motoria e con elevata spasticità o con moderate capacità motorie residue) e dispositivi robotici per la mano e il polso; anche in questo caso, attraverso la realtà virtuale, verranno presentati gli esercizi da svolgere, adattandone la difficoltà alla capacità residua motoria del paziente.

Anche se il tema centrale della Giornata Mondiale è quello della riabilitazione, A.L.I.Ce. Italia Onlus non dimentica quanto sia importante parlare di prevenzione, sensibilizzazione e di informazione su questa patologia, grave e disabilitante. L’attenzione dell’Associazione è focalizzata in particolare sui fattori di rischio, in primis la Fibrillazione Atriale (FA), aritmia che colpisce una persona su 4 dopo i 55 anni ed è la causa di circa il 20% degli ictus ischemici. A.L.I.Ce. Italia ha voluto dedicare una pagina del suo sito (http://www.aliceitalia.org/prevenzione/1/310) a questa patologia perché chi ne è affetto vede aumentare di 4 volte il rischio di ictus tromboembolico, che risulta generalmente molto grave e invalidante; questa forma di ictus determina una mortalità del 30% entro i primi tre mesi dall’evento e lascia esiti invalidanti in almeno il 50% dei pazienti.

E’ di fondamentale importanza ‘intercettare’, quindi, più rapidamente possibile i pazienti con FA. Una volta fatta la diagnosi, il passaggio successivo consiste nello stabilire la necessità di una terapia anticoagulante per ridurre il rischio d’ictus.

Tutte le informazioni sulle molteplici iniziative nazionali e regionali previste in occasione della Giornata Mondiale del prossimo 29 ottobre saranno inserite sul sito: www.aliceitalia.org, appena rinnovato ed in continuo aggiornamento.

FONTE SALUTE H24

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SEZ. DISABILITA’ NEWS Sono in ospedale... mi vieni a trovare?

28 Ottobre 2016, 15:31pm

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

SEZ. DISABILITA’ NEWS Sono in ospedale... mi vieni a trovare?

INSERITO DA MORENA MOTTA Ci sono parole, comportamenti, oggetti che ci aiutano ad alleggerire la degenza di un amico o un parente all’ospedale? “Sono in ospedale... mi vieni a trovare?” “Ma certamente!”

La risposta ci nasce spontanea: è un gesto di calore umano e di vicinanza in un momento difficile, ma poi ci ritroviamo a guardare nella borsa sperando di trovare insieme alle chiavi di casa ed al biglietto del tram anche qualche suggerimento su che cosa dire ad una persona ricoverata. Davanti a noi c'è una persona sofferente sotto l'aspetto fisico e psicologico, provata e sola: allo specchio cerchiamo di capire che faccia fare per cercare di tirarlo su di morale. Per diverse peripezie di vita passo molto tempo in ospedale e mi sono trovata da entrambe le parti. Non è facile nessuna delle due prospettive ma ho avuto l'occasione di farmi una chiara idea di che cosa, da paziente, sia di aiuto od ostacolo nella relazione fra un ricoverato e chi lo va a trovare. Ad esempio: quando si ha la sfortuna di essere ricoverati nel periodo delle festività invernali, diffondere carole di Natale crea un'atmosfera di immensa malinconia. Siamo lontani da casa in un posto orribile (inutile girarci intorno) quando la cosa che più desideriamo è proprio essere a casa, inutile nutrire questa sensazione di lontananza con la musica. Datemi il reggae, le musiche caraibiche o anche i Pantera ma NON le canzoni di Natale. Ho apprezzato invece moltissimo chi mi porta libri, così come apprezzo chi me li legge. Non è sempre facile tener su un libro quando si è collegati ad aghi e tubicini; una voce amica che mi permette di chiudere gli occhi e tuffarmi in una storia è un grande regalo. Libri, quotidiani, letture di notizie interessanti, va bene qualunque cosa appaghi la curiosità della persona allettata. Che poi vi ci voglio, a leggere con passione e carisma interpretativo una rivista di informatica o sugli ultimi modelli di cronometri da polso! Di grandissimo, fondamentale sostegno è la visita della persona con la quale si ha un feeling profondo che si offre di compiere per noi qualche operazione nella quale siamo temporaneamente impossibilitati, come lavarci i capelli, raderci, cambiarci il pigiama. Gli infermieri incontrati nella mia vita di paziente non si sono mai tirati indietro davanti a queste incombenze ma sappiamo tutti che sono oberati di lavoro; inoltre, un atto del genere compiuto da una persona alla quale siamo legati non fa che rafforzare il rapporto. Le risate che ci faceva fare il marito della mia compagna di stanza, impegnato con scarsissimo successo a smaltarle le unghie, risuonano ancora nella mia mente allietando il ricordo del ricovero. Ridere: ecco, per me, la parola magica. Ci sono momenti della vita nei quali è bello perdersi nell'introspezione, nella vastità delle grandi domande, negli argomenti che hanno appassionato i filosofi di tutte le epoche... eppure quando sono sdraiata su un letto snodabile attaccata a mille tubicini preferisco la maschera della commedia a quella della tragedia. Do via libera quindi ai film comici ed a tutto quello che può seminare sorrisi attorno a me. Credo molto nella clown terapia, che oggi è quasi solamente appannaggio dei piccoli; mi viene in mente che sarebbe favoloso se ne esistesse una versione per adulti fatta di sketch alla Zelig capaci di distrarre l'ammalato dalla vita dell'ospedale. Ecco un'altra parola chiave: distrazione! Così come si portano i giocattoli nuovi ai bambini per farli astrarre dal luogo dove si trovano, anche per i grandi lo svago rappresenta un prezioso regalo. Un classico è la signora Ornella che si siede accanto al letto dell'amica Bice e comincia a raccontare le vicissitudini della vicina, oppure il signor Mauro che racconta per filo e per segno tutta la partita della Juventus all'amico Gioele, con tanto di enfatica telecronaca. Senza contare che ci sono un sacco di passatempi che è possibile fare anche da sdraiati, dalla briscola ai giochi di ruolo. Concludo con un pensiero: credo che la cosa più importante nel visitare un malato sia portare con noi nella borsetta l'empatia che ci porta ad ascoltare ciò che vuol dirci la persona. Saremo pronti ad accogliere la sua paura, la tristezza, la preoccupazione portandone via un pezzetto: che non significa trascinarla fino a casa nostra e farcene carico, ma buttarla nel primo cestino disponibile e sollevare il nostro amico da un grande peso. ...e buona guarigione a tutti!

FONTE E FOTO DISABILI.COM

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SEZ. DISABILITA’ NEWS Napoli sociale, tensione a Palazzo San Giacomo: i lavoratori occupano la Sala Pignatiello

28 Ottobre 2016, 15:20pm

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

SEZ. DISABILITA’ NEWS Napoli sociale, tensione a Palazzo San Giacomo: i lavoratori occupano la Sala Pignatiello

INSERITO DA MORENA MOTTA NAPOLI - Mattinata di tensione a Palazzo San Giacomo dove è in corso la protesta dei lavoratori di Napoli Sociale, la società di servizi che si occupa di assistenza ai minori disabili. Stanotte i manifestanti hanno occupato la Sala Pignatiello, mettendo su un presidio all’ingresso del palazzo di città. Alla base della protesta c’è la delibera del consiglio comunale che prevede il passaggio dei 368 lavoratori all’altra partecipata Napoli Servizi.

Le sigle sindacali (Cgil-Cisl-Uil-Uap-Usb-Cobas-Ugl) hanno diffuso una nota in cui riferiscono che «le organizzazioni sindacali ritengono inaccettabili le imposizioni ricattatorie dell’amministratore unico di NapoliServizi Allocca, relative alle assunzioni dei lavoratori che trascendono gli adempimenti previsti dalla delibera di consiglio». I lavoratori, a questo punto, pretendono di incontrare il sindaco de Magistris per avere chiarimenti sul loro futuro.

Il pomo della discordia riguarderebbe l’inquadramento contrattuale. Secondo chi protesta, Allocca vorrebbe siglare un contratto diverso rispetto a quello di cui i lavoratori erano titolari presso Napoli Sociale. Ad aggravare la situazione contribuisce la questione di una cinquantina di operatori che, al momento, resterebbero fuori per la carenza di risorse. L’amministrazione ha promesso di provvedere al più presto anche al loro ricollocamento ma gli i lavoratori hanno accolto con grande diffidenza le parole provenienti da Palazzo San Giacomo.

FONTE di Gaetano Capaldo DIARIO PARTENOPEO

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SEZ. DISABILITA’ NEWS Ue, dalle tasse alla dichiarazione dei redditi: per anziani e disabili accesso più facile ai servizi pubblici digitali

28 Ottobre 2016, 15:14pm

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

SEZ. DISABILITA’ NEWS Ue, dalle tasse alla dichiarazione dei redditi: per anziani e disabili accesso più facile ai servizi pubblici digitali

INSERITO DA MORENA MOTTA Schermi più grandi e pc senza mouse, ma anche testi alternativi per le immagini o sottotitoli. Così sarà più semplice fare la dichiarazione dei redditi, richiedere un’indennità, pagare le tasse o iscriversi all’università. Il Parlamento Ue a Strasburgo ha approvato le prime norme a livello comunitario per facilitare l’accesso ai servizi pubblici sul web, in particolare a disabili e anziani. Una direttiva che a andrà a cambiare la “user experience” di 80 milioni di cittadini ed entro il 2020 riguarderà 120 milioni di persone.

Amministrazioni, tribunali, dipartimenti di polizia, ospedali pubblici, università e biblioteche dovranno quindi adottare software e strategie per siti e app che soddisfino gli standard comuni stabiliti dal testo, e adattarli a pc, smartphone e tablet.

“Proprio come gli edifici governativi dovrebbero essere accessibili a tutti, così dovrebbe essere anche per i gateway digitali“, spiega la relatrice ceca Dita Charanzová (Alde), sottolineando però come anche “i servizi, dalle banche alle stazioni televisive agli ospedali privati” abbiano bisogno di una riforma per semplificare l’uso dei servizi online. La direttiva esclude però dalle norme le emittenti di servizio pubblico “ma questo – spiega l’eurodeputato Marco Zullo (M5s) – non deve diventare un alibi per la Rai. I siti che hanno contenuti streaming presentano difficoltà oggettive in termini di accessibilità, ma questo non significa che non si possano comunque migliorare. In questo caso, starà alla volontà politica del nostro paese”.

Una volta che la direttiva sarà recepita dagli Stati membri, gli utenti potranno segnalare attraverso un “meccanismo di feedback” le criticità di siti e delle app delle pubbliche amministrazioni che, per parte loro, dovranno spiegare perché eventuali contenuti non risultino in linea con la direttiva e aggiornare regolarmente una “dichiarazione di accessibilità particolareggiata”. In più, saranno monitorate da un’autorità scelta da ciascuno Stato membro. Chi potrebbe essere in Italia? “Questo lo deciderà il Parlamento – dice Zullo – perché il testo non dà indicazioni su enti o ministeri incaricati del controllo”.

Alcuni contenuti non inclusi nella direttiva – come formati di file per ufficio, file media preregistrati o contenuti di siti web archiviati – dovranno però essere resi accessibili in caso di richiesta degli utenti, e la pubblica amministrazione dovrà dare una “una risposta adeguata alla notifica o alla richiesta entro un periodo di tempo ragionevole”. E chi ha inoltrato la richiesta “on demand” dovrà anche avere a disposizione un link per fare ricorso in caso di risposta insoddisfacente.

Ora i ventotto Paesi dell’Unione hanno 21 mesi di tempo per recepire la direttiva. Da allora, entro un anno, dovranno applicare le disposizioni ai nuovi siti web. Per i siti già esistenti è stato fissato il termine del 24 mesi, 33 per le app.

FONTE di Eleonora Bianchini IL FATTO QUOTIDIANO

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