SEZ.POLITICA Renzi dall’Africa: «Sul nodo migranti serve uno forzo diplomatico forte»
INSERITO DA MORENA MOTTA «Abbiamo discusso soprattutto di società come Eni, che è presente in Nigeria da oltre 40 anni, e del ruolo che ha giocato nella ricerca e nello sviluppo delle nostre risorse petrolifere». Lo ha affermato il presidente della Nigeria Muhammadu Buhari nel corso delle dichiarazioni congiunte alla stampa, da Abuja, con il presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi nel pomeriggio di lunedì 1 febbraio.
Il discorso ad Abuja
Quella nigeriana è la prima tappa di un viaggio di tre giorni dedicato al rafforzamento dei legami politici, economici e commerciali che vedrà il premier impegnato anche in Ghana e in Senegal. Renzi, durante l’incontro con il presidente nigeriano, ha parlato anche di terrorismo. «Distruggeremo i terrorismi con determinazione perché i nostri valori e le nostre idee sono troppo profonde per essere bloccate da queste persone. Ho promesso ai miei figli e ai miei nipoti — ha proseguito Renzi — che la Nigeria diventerà uno dei più grandi Paesi al mondo».
La linea del premier
«Dopo anni di assenza, l’Italia ci deve essere», aveva detto prima dell’incontro con il presidente nigeriano Matteo Renzi, in un passaggio della sua e-news dedicato proprio al viaggio «”Adesso basta! Rimandiamoli a casa. E al massimo aiutiamoli lì”, gridano in tanti — scrive Renzi — quando si parla di immigrazione. E questo atteggiamento diventa in alcuni casi programma politico. Si pensi alla superficialità con cui questo concetto viene espresso tutti i giorni nei talk da partiti che quando sono stati al governo hanno praticamente disintegrato i fondi per la cooperazione internazionale e cancellato l’Africa dalla cartina geopolitica».
Prosegue poi il premier nella sua e-news: «Bene, non è tempo di polemiche. Noi crediamo che la grande, drammatica, questione della migrazione vada affrontata con una strategia complessiva. Occorre uno sforzo diplomatico forte, continuo. Ma è cruciale anche investire con la cooperazione allo sviluppo e con gli investimenti. In questo senso l’Africa è decisiva: un continente ricco di opportunità che per troppo tempo la nostra politica ha fatto finta di non vedere».
Da lunedì Renzi è per la terza volta dall’inizio del suo mandato nell’Africa sub sahariana. Nel 2014 era stato in Mozambico, Congo e Angola. Nel 2015 era stata la volta di Etiopia e Kenya. Quella di quest’anno sarà una visita a 360 gradi che permetterà di rafforzare i rapporti economici, commerciali e politici con i tre Paesi: la delegazione del premier si muoverà infatti in parallelo con quella degli imprenditori.
Quella di Abuja, è stata una visita lampo. Ma la Nigeria non è solo un fronte di lotta al terrorismo e, anzi, rappresenta oggi il vero perno dell’espansione economica africana, con un Pil di 530 miliardi di dollari, superiore a quello Sudafricano, pari a circa il 30% dell’intera economia subsahariana. I principali prodotti dell’interscambio commerciale tra Italia e Nigeria sono, tra le importazioni, greggio e gas, oltre che il cuoio e i prodotti dell’agricoltura; tra le esportazioni, macchinari e parti di ricambio, metallo e prodotti in metallo, prodotti petroliferi raffinati, apparecchiature elettriche, prodotti chimici e autoveicoli. «Considero molto positiva la possibilità di crescita negli investimenti in energia e petrolio in particolare con l’Eni, ma anche in infrastrutture e logistica» ha di fatti detto Renzi.
Il presidente del consiglio volerà quindi ad Accra, dove incontrerà il presidente della Repubblica del Ghana, John Dramani Mahama, ricambiando la visita che il capo di stato africano fece a Palazzo Chigi nel luglio scorso. Sul tavolo dell’incontro, tra le altre cose, un accordo per la riattivazione della ferrovia occidentale che il governo ghanese considera strategica per l’implementazione dei commerci con Paesi vicini. Il Ghana, verso il quale l’export dal nostro paese è salito del 30% nel 2015, è un Paese tradizionalmente molto aperto ad investimenti esteri. La visita del premier nella capitale ghanese comprende anche un omaggio al mausoleo di Kwame Nkuruma, dedicato al padre dell’indipendenza del Paese e, soprattutto, l’intervento al Parlamento dove, prima di Renzi, è stato accolto Barack Obama.
FONTE CORRIERE DELLA SERA
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