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NEWS ITALIA E DAL MONDO Levi Napolitano disse che stava male e non voleva il bis ma dopo 24 ore fu

17 Gennaio 2015, 09:59am

Pubblicato da Vettica Notizie Michele Pappacoda

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NEWS ITALIA E DAL MONDO Clan Cozzolino traffico rifiuti speciali 14 arresti spuntano contatti con

17 Gennaio 2015, 09:54am

Pubblicato da Vettica Notizie Michele Pappacoda

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SALERNO E PROVINCIA NEWS Salernitano martellate in testa alla moglie preso 43enne incensurato

17 Gennaio 2015, 09:35am

Pubblicato da Vettica Notizie Michele Pappacoda

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CAMPANIA NEWS Bagnoli lite tra contrabbandieri di sigarette 42enne accoltellato per concorrenza

17 Gennaio 2015, 09:14am

Pubblicato da Vettica Notizie Michele Pappacoda

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SANT ANTIMO E NAPOLI NORD NEWS Nola e Ottaviano ritrovato carico di farmaci da un milione di euro

17 Gennaio 2015, 09:12am

Pubblicato da Vettica Notizie Michele Pappacoda

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SEZ. DISABILITA NEWS Niente scuola per 58 milioni di bimbi con disabilità

16 Gennaio 2015, 14:30pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

SEZ. DISABILITA NEWS Niente scuola per 58 milioni di bimbi con disabilità

INSERITO DA ANGELA CECERE Di questa, che è certamente un’emergenza a livello globale, si legge nell’approfondimento che presentiamo oggi, curato recentemente da Save the Children Italia, organizzazione che vi racconta anche i propri interventi in favore dell’educazione inclusiva, in un territorio come l’Area Balcanica, particolarmente significativo per la sua complessità, con la convivenza di differenti etnie, status giuridico-costituzionali, culture, religioni e lingue 

Nel mondo vivono circa un miliardo di persone con disabilità e almeno 93 milioni sono bambini. Più dell’80% di queste persone è concentrato nei Paesi in via di sviluppo. Secondo ilRapporto dell’UNICEF La condizione dell’infanzia nel mondo 2013 – Bambini e disabilità, un bambino su 20 sotto i 14 anni è affetto da disabilità. Nei Paesi a medio e basso reddito, questo si traduce in unabarriera all’istruzione spesso difficile da superare. In questi Paesi, infatti, avere una disabilità rende due volte più probabile che i bambini non accedano al sistema scolastico.

In generale, sono circa 58 milioni i bambini nel mondo che non hanno accesso alla scuola, a causa della povertà economica, delle discriminazioni di genere e di etnia, delle difficoltà legate alla mancanza di infrastrutture e infine a causa della disabilità. Per quanto riguarda questi ultimi, le ragioni che li tengono lontani dall’accesso all’istruzione sono molteplici: spesso ci si scontra con lo stigma culturale, ma anche con le difficoltà causate dalla presenza di barriere architettoniche o per l’assenza di insegnanti preparati a sostenere nella maniera più corretta il loro apprendimento.
In gran parte dei Paesi a basso e medio reddito, i bambini con disabilità – più di altri gruppi marginalizzati – hanno difficoltà nell’accesso all’istruzione e bassi tassi di iscrizione scolastica. Quando poi riescono ad accedere alla scuola, sono maggiormente a rischio di abbandono scolastico rispetto ad altri gruppi sociali. Essi, inoltre, vengono spesso educati in scuole o classi speciali e quindi separati dai loro coetanei, aggravando la condizione di esclusione nella quale già vivono, con il rischio di andare a confermare i pregiudizi sociali che in molti Paesi sono già esistenti nei loro confronti.
«Affrontare questo tipo di discriminazione – spiega Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia – e lottare per un sistema di educazione inclusiva, è oggi più che mai un’urgenza da affrontare a livello globale. Questi bambini, ai quali oggi viene negato il diritto all’istruzione, avranno negata anche la possibilità di un futuro nel mercato del lavoro, la partecipazione attiva alla vita sociale. Questo significa un destino segnato, in cui sempre più forte sarà il senso di esclusione e il rischio di non poter uscire dalla condizione di povertà in cui molti di loro vivono»

Dal 1996, ad esempio, Save the Children opera in Bosnia ed Erzegovina, Albania e Kosovo, applicando i suddetti princìpi all’interno dei propri progetti di educazione inclusiva nell’Area Balcanica. L’obiettivo è quello di garantire a tutti i bambini la possibilità di accedere alla scuola e all’istruzione, senza discriminazioni, in un territorio estremamente complesso ed eterogeneo, per la convivenza di differenti etnie, status giuridico-costituzionali, culture, religioni e lingue. Una complessità che ha avuto un impatto anche sul sistema educativo, con differenze importanti tra i diversi Paesi dell’area.
Nello specifico, in Albania, dove il 90,5% dei bambini tra i 4 e i 13 anni è iscritto al ciclo di scuola primaria, sono 2.400 i bambini con disabilità che hanno accesso all’istruzione obbligatoria e rappresentano lo 0,6% del totale dei bimbi in età scolare. Molto difficile è invece l’inclusione della minoranza Rom a scuola, con i dati ufficiali che parlano di un 62% dei minori tra i 7 e i 20 anni che non è mai andato a scuola.
In Bosnia ed Erzegovina, dove il 97,5% dei bambini tra i 6 e i 15 anni frequentano la scuola primaria e secondaria inferiore, sono 1.015 i bambini con disabilità inseriti nel sistema scolastico, su un totale di 301.706 studenti, ma tutti studiano in scuole speciali di differente ordine e grado. Anche qui è estremamente difficile l’inclusione educativa della popolazione Rom. Infatti, pur non essendovi numeri certi sulla popolazione in età scolare, a causa degli spostamenti delle famiglie sul territorio, i dati ufficiali parlano di un tasso di alfabetizzazione al 75% tra coloro che sono stati inclusi nelle statistiche.
In Kosovo, infine, il 96,5%  dei bambini frequentano la scuola primaria e secondaria inferiore e solo il 10% dei bambini con disabilità ha accesso all’educazione. La maggior parte di loro sono inseriti nelle 7 scuole speciali e nelle 77 classi speciali presenti nel Paese e riservate unicamente ai bambini con BES (Bisogni Educativi Speciali).

«La complessità politica e sociale e l’eterogeneità della popolazione che vive nell’Area Balcanica – ricorda Neri – si riflette anche sulla difficoltà di accesso dei bambini alla scuola. Qui convivono infatti etnie, religioni e lingue differenti ed è ancora forte lo stigma culturale nei confronti delle persone con disabilità. Esclusione e stigma sono spesso connessi a rigide norme sociali e la conseguenza più diretta è la forte diseguaglianza, che penalizza fortemente i bimbi».
L’intervento di Save the Children in tale territorio si articola dunque in diversi settori, tutti integrati tra loro, con l’obiettivo principale di sostenere l’educazione inclusiva. «Stiamo lavorando per inserire i bambini con disabilità all’interno del sistema educativo – sottolinea ancora Neri – sia a livello prescolare che di istruzione primaria, con un’attenzione particolare rivolta alle bambine. Cerchiamo poi di inserire nel sistema scolastico anche i bimbi che appartengono a minoranze etniche più a rischio di esclusione, come i Rom. Per fare questo, infine, stiamo lavorando pure per l’adeguamento e il rinnovamento strutturale delle scuole, l’attivazione di progetti di sviluppo scolastico in chiave inclusiva, oltreché sensibilizzando le dirigenze scolastiche ad adempiere a tutti gli obblighi di accoglienza dei bambini nelle classi».
In particolare, il team di Save the Children lavora sulla formazione degli insegnanti e anche sull’introduzione di nuove figure professionali che possano assisterli e affiancarli nel dare un supporto adeguato ai bambini con Bisogni Educativi Speciali all’interno della classe. Alle scuole, inoltre, sono stati forniti materiali didattici, attrezzature e ausili compensativi per bambini con disabilità. Infine, una parte fondamentale dell’intervento consiste nel rafforzamento delle comunità e della società civile, sensibilizzando la popolazione sull’importanza di superare lo stigma e di includere anche i bambini con disabilità nel sistema scolastico regolare.

Nel dettaglio, in Kosovo, tra il 2011 e il 2014, sono stati selezionati e formati 18 nuovi assistenti di classe, che hanno il compito di facilitare l’accesso degli alunni con disabilità nelle classi regolari e ne seguono i percorsi di inclusione. Sono inoltre stati formati 500 insegnanti e anche i referenti municipali che si occupano di salute, servizi sociali ed educazione, per seguire l’andamento dei bambini con disabilità ammessi nelle scuole.
In Bosnia ed Erzegovina, invece, sono stati creati 56 team di sviluppo scolastico in altrettante scuole, che hanno stilato altrettanti progetti di miglioramento scolastico. Tutte le scuole hanno ricevuto fondi per implementare i piani.
In Albania, infine, l’accoglienza scolastica e il sostegno all’apprendimento dei bambini appartenenti alle minoranze Rom, Ashkali ed Egyptian in cinque scuole pubbliche di Tirana sono estremamente migliorate e l’88% dei bambini supportati ha completato con successo l’anno scolastico.

Da ricordare, in conclusione, che l’esperienza di Save the Children nella Regione Balcanica è oggetto del rapporto intitolato Imparare insieme – Approcci programmatici, metodologie e buone pratiche per l’educazione inclusiva nei Balcani, che mette in luce lebuone prassi emerse nella realizzazione dei programmi nella zona, in modo da raccogliere informazioni, spunti e suggerimenti utili a realizzare interventi futuri nel settore

SUPERANDO

16.01. 2015.

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SEZ. DISABILITA NEWS Prima degli autismi, le persone

16 Gennaio 2015, 14:23pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

SEZ. DISABILITA NEWS Prima degli autismi, le persone

INSERITO DA ANGELA CECERE «In un contesto complesso e frammentato come quello che gravita intorno alle persone con disturbi dello spettro autistico e alle loro famiglie, desideriamo assumere una posizione forte e precisa, soprattutto pensando al rischio che queste persone corrono di vedere strumentalizzate le proprie istanze, e al pericolo che l’attenzione si sposti dalla persona alla malattia»: così il Presidente Nazionale dell’ANFFAS presenta il documento pubblico sull’autismo diffuso dall’Associazione

«Desideriamo oggi ribadire ulteriormente il nostro impegno nel rappresentare le istanze delle persone con autismo e delle loro famiglie, partendo dall’ascolto diretto delle loro voci, in collaborazione con i soggetti che a vario titolo operano nel campo e in un’ottica di sussidiarietà rispetto ad uno Stato chiamato a garantire diritti e pari opportunità per tutti i cittadini».
Così Roberto Speziale, presidente nazionale dell’ANFFAS, l’Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale, aderente alla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), presenta il Documento di posizione ANFFAS in materia di salute, disabilità e disturbi dello spettro autistico, reso pubblico in questi giorni e realizzato grazie al lavoro svolto dal gruppo nazionale dell’Associazione, che raccoglie oltre cento membri in tutta Italia, tra famiglie, soci ed esperti del settore.

Si tratta di un documento che delinea la posizione dell’ANFFAS, ancorandosi strettamente agli approcci fondati sulle evidenze scientifiche e facendo espresso riferimento allaLinea Guida n. 21 dell’Istituto Superiore di Sanità (Il trattamento dei disturbi nello spettro autistico nei bambini e negli adolescenti), ma soprattutto ponendo bene al centro lacomplessità della persona, prima ancora del singolo disturbo o del trattamento, e il suo diritto alla costruzione di un progetto globale e personalizzato di vita che, se redatto precocemente e attuato da operatori qualificati e formati, può garantire la piena inclusione nella società e la migliore qualità di vita possibile.
«In un contesto complesso e frammentato come quello che gravita intorno alle persone con disturbi dello spettro autistico e alle loro famiglie – sottolinea ancora Speziale – desideriamo assumere una posizione forte e precisa, non tanto e non solo per le questioni specifiche emergenti in materia, quanto piuttosto per il rischio che queste persone corrono di vedere strumentalizzate le proprie istanze, di essere penalizzate dallaframmentazione della rappresentanza e degli interventi e per il pericolo che l’attenzione si sposti definitivamente ed inequivocabilmente dalla persona alla malattia, con un balzo indietro dentro un modello che con tutte le nostre forze da anni tentiamo di archiviare definitivamente, insieme alle discriminazioni che questo ha causato e ancora causa alle persone con disabilità».
«È per questo – conclude il Presidente dell’ANFFAS – che la nostra Associazione, oltre alla diffusione della propria posizione ufficiale in materia, ha deciso di mettere in campo una specifica progettualità, dal titolo Autismi 2.0, mirata a rendere concrete le riflessioni e i princìpi contenuti in questo nostro documento». (S.B.)

SUPERANDO

16.01.2015.

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SEZ. DISABILITA NEWS Notizie buone e meno buone sulla mobilità

16 Gennaio 2015, 14:06pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

SEZ. DISABILITA NEWS Notizie buone e meno buone sulla mobilità

 INSERITO DA ANGELA CECERE Ascoltare attentamente le istanze provenienti dalle Associazioni che si occupano di disabilità dovrebbe sempre essere una buona regola, per gli Amministratori Pubblici, come dimostrano due vicende in Liguria e nel Veneto dagli esiti positivi. Quando invece accade che la Rete Ferroviaria Italiana “fa da sé”, come è successo in provincia di Treviso, i risultati sono a dir poco deludenti… Per usare una formula semplice e ben nota, “Nulla su di Noi, senza di Noi”!Notizie buone e meno buone arrivano dalla Liguria e dalVeneto, sul fronte dellamobilità, rispetto ad alcune vicende di cui ci eravamo già occupati nei mesi scorsi. Ma andiamo per ordine e partiamo da Rapallo, in provincia di Genova, dove all’inizio di settembre non avevano usato mezzi termini Roberto Mattioli eAntonio Cucco, in rappresentanza, quest’ultimo, dell’ASPAL (Associazione Paratetraplegici Liguria) e della FISH Liguria (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), nel descrivere la situazione della locale stazione ferroviaria: «Un ascensore nuovo, ma non funzionante, una biglietteria intasata con lunghe code di attese sotto il sole, una stazione dove un disabile in carrozzina non può né partire né arrivare, perché, nonostante le promesse di un anno fa, non è stato ancora trovato un carrello elevatore adeguato per far salire le carrozzine sui treni. Mancano inoltre gli scivoli e il benché minimo accesso facilitato per chi ha problemi di deambulazione».
Qualche settimana fa, però, abbiamo ricevuto un messaggio ancora una volta da Roberto Mattioli il quale, a dir poco soddisfatto, ci ha informato «dell’operatività, per la prima volta, di un carrello elevatore che permetterà ai disabili di utilizzare la Stazione dei Treni di Rapallo sia per partire che arrivare».
Anche la rapida cronistoria dei fatti tratteggiata da Mattioli merita di essere riportata, a dimostrazione che, come egli stesso scrive, «le lotte portate avanti dai cittadini con tenacia e nel nome del rispetto delle leggi servono e alla lunga non possono che portare a dei risultati positivi». «Dopo più di un anno di denunce e di proteste – ricorda infatti – è arrivata dapprima l’attivazione dell’ascensore del primo piano (1° ottobre) e ora anche il carrello elevatore. Era infatti il 12 settembre 2013 che a seguito di una nostra denuncia, la Rete Ferroviaria Italiana (RFI) ci aveva risposto per la prima volta, comunicandoci che la Stazione di Rapallo era interdetta alle persone con disabilità perché il carrello elevatore per la salita e la discesa delle carrozzine non poteva essere utilizzato, in quanto la stazione stessa è posizionata in una curva e quindi l’unica alternativa era recarsi alle stazioni limitrofe di Chiavari e Santa Margherita Ligure». «Una risposta apparentemente senza appello – prosegue Mattioli – ma dopo ulteriori denunce e proteste nell’aprile e nell’agosto dello scorso anno, nei confronti sia della Regione Liguria, sia di Trenitalia e del Comune di Rapallo e grazie all’intervento di Antonio Cucco, referente dell’ASPAL e della FISH Liguria, insieme al Difensore Civico di Genova Francesco Lalla, siamo arrivati a una positiva conclusione della vicenda».Un’altra buona notizia arriva poi dalVeneto, concludendo positivamente una vicenda tra il serio e il “semigrottesco”, nella quale anche qui il peso della mobilitazione lanciata dalla FISH Veneto è stato certamente molto importante. Ricordiamo dunque i fatti.
Tutto era nato con il progetto quanto meno discutibile lanciato dall’allora assessore regionale agli Affari SocialiRemo Sernagiotto, denominatoAiutati (sottotitolo: Per aiutare te stesso ed essere utile agli altri), iniziativa illustrata anche con una serie di immagini e presentata come «sensibilizzazione per le persone che si trovano vicino ai parcheggi dei disabili, in modo da indurle ad aiutare il disabile a scaricare/caricare la carrozzina», tramite dei pali segnalatori – sorta di “lampioni speciali” – alimentati a pannelli solari, attivando la cui luce rotante, con l’utilizzo di un telecomando, venisse appunto attirata l’attenzione delle persone che si trovano nelle vicinanze del disabile, inducendole ad aiutarlo nello scaricare e caricare la carrozzina nell’auto.
«Mentre la Giunta della Regione Veneto taglia i servizi, con conseguenze pesanti sulle persone e sulle famiglie – aveva dichiarato un indignato Flavio Savoldi, coordinatore della FISH Veneto, portavoce di altre prese di posizione analoghe – l’Assessore agli Affari Sociali “si diverte” con progetti come questi!».
E tuttavia, nonostante le tante proteste, nel febbraio dello scorso anno, la Giunta Regionale aveva approvato una specifica Delibera (n. 160), decidendo appunto di «avviare un percorso sperimentale di applicazione di 180 postazioni luminose attivate dal disabile stesso con telecomando posizionate in prossimità dei parcheggi dedicati», chiedendo ai Comuni di presentare le domande relative entro il 31 marzo prossimo e “dulcis in fundo”, stanziando per l’iniziativa «197.000 euro a carico del Bilancio Regionale per l’esercizio 2014 sul capitolo […] “Fondo nazionale per le politiche sociali”».
«Quella proposta e quel provvedimento – aveva dichiarato a quel punto Elisabetta Gasparini, sempre in rappresentanza della FISH Veneto – non solo non interessa alle persone con disabilità, ma le indigna. Si tratta infatti di un’iniziativa non realista, impossibile da realizzare, con grossi pericoli anche per la sicurezza delle persone e da ultimo, ma non certo ultimo, causa di uno spreco inutile di danaro pubblico». «Siamo esterrefatti – aveva aggiunto Savoldi – e chiediamo a tutti i cittadini di prendere visione della Delibera approvata il 20 febbraio dalla Giunta Regionale, sul Progetto Aiutati e dirinviarla al mittente».
Ebbene, mentre il contestato assessore Sernagiotto ha nel frattempo ceduto la propria carica di Assessore Regionale, approdando al Parlamento Europeo – ove per altro fa parte della Commissione per l’Occupazione e gli Affari Sociali e potrà quindi “sbizzarrirsi” con nuove “originali” proposte a livello continentale – è arrivato, il 13 novembre scorso, un nuovo Decreto Regionale (Decreto della Sezione Non Autosufficienza n. 120), che sostanzialmente “archivia” quel progetto.
«Almeno in questo caso -informa infatti Flavio Savoldi – la mobilitazione della FISH, la petizione da noi lanciata contro la riduzione dei servizi e la denuncia dell’operato dell’ex assessore Sernagiotto hanno permesso la vittoria del buon senso, dal momento che sui 581 Comuni del Veneto, solo due hanno confermato la richiesta delle postazioni luminose nei parcheggi. Si tratta esattamente di Montebelluna e Casale sul Sile e vale la pena tenerli presenti!».

Proprio Montebelluna, in provincia di Treviso, è infine al centro dell’ultima notizia, quella decisamente meno buona, che dimostra come “a far da sé”, senza cioè avvalersi della collaborazione delle organizzazioni che si occupano di disabilità, i risultati possono esseremolto deludenti.
Anche qui le proteste non erano mancate, arrivando addirittura a un sit-in davanti alla stazione di Montebelluna,promosso dall’UICI di Treviso (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), cui aveva aderito anche la FISH Veneto, dopoché – casus belli – Massimo Vettoretti, presidente della stessa UICI locale, era stato letteralmente “abbandonato a se stesso” in una stazione totalmente priva di assistenza.
«È una vergogna – aveva dichiarato per l’occasione lo stesso Vettoretti – che nel 2014 solo il 10 per cento delle stazioni italiane siano accessibili alle persone con disabilità, ma non intendiamo mettere da parte questa dura battaglia, che va avanti ormai da anni. Ogni volta, infatti, che contattiamo le Ferrovie dello Stato, la risposta è sempre la stessa: “Ci dispiace, provvederemo”…». «Il nostro pressing – avevano rincarato dalla FISH Veneto – sarà costante e proseguirà oltre il 3 ottobre, perché le stazioni che non forniscono assistenza, come quella di Montebelluna, sono la maggioranza. In tal senso va detto con chiarezza che i treni locali e quelli regionali sono un mezzo di trasporto pubblico che va potenziato, reso accessibile e velocizzato, perché l’accessibilità dev’essere garantita a tutti i cittadini, senza discriminazioni».
Come aveva risposto, dunque, la Rete Ferroviaria Italiana? Con una nota ufficiale, in cui si dichiarava che sarebbero stati «realizzati entro l’anno i percorsi tattili per ipovedenti nella stazione di Montebelluna (Treviso), sulle linee ferroviarie Padova-Calalzo e Treviso-Montebelluna. A seguito infatti delle novità introdotte con la nuova offerta ferroviaria del trasporto regionale, che comporta cambi di treno anche in questa stazione, avevamo già avviato le procedure per la posa in opera dei percorsi tattili. Sono stati così richiesti e ottenuti i finanziamenti necessari per realizzare l’intervento nel più breve tempo possibile».
Tale risposta non aveva certo soddisfatto il Presidente dell’UICI della Marca, secondo il quale «se quello dei percorsi tattili è certamente un piccolo traguardo raggiunto per le persone con disabilità visiva, che dire di quanto resta da fare per tutte le persone in carrozzina e a mobilità ridotta?». «Se questo è un tentativo di “dividere il fronte” – aveva aggiunto – non va certo bene. I nostri amici con disabilità motoria hanno protestato con noi davanti alla stazione di Montebelluna e per questo continueremo a lottare accanto a loro».
Che dire dunque oggi, dopo che quei lavori – pur mantenendo le promesse – sono stati eseguiti per metà e anche con una serie di errori? «Avevano promesso il lavoro entro l’anno – ha dichiarato qualche giorno fa Vettoretti al quotidiano “Il Gazzettino” – e così è stato fatto. Peccato, però, che i percorsi tattili siano stati realizzati a metà, e con errori nel braille, come il numero 4 che nella legenda della mappa è più simile a un 3! E questo si deve certamente anche al fatto che la nostra Associazione non è stata assolutamente coinvolta nel lavoro».
Insomma, un intervento fatto talmente male, che «se scendo dalla scala sbagliata – ha sottolineato ancora il Presidente dell’UICI di Treviso – non trovo il percorso! Permane poi una scala (senza ascensore) per arrivare al nuovo parcheggio, anche qui senza percorso tattile, così come il Binario 2. E infine va segnalato anche l’utilizzo della gomma, materiale che invece, nei percorsi tattili, dovrebbe essere impiegato per gli interni».

Comne concludere? Dicendo che forse ascoltare sempre le istanze e avvalersi dei suggerimenti provenienti dalle Associazioni che si occupano di disabilità potrebbe essere una buona regola, non solo per gli Amministratori Pubblici, ma anche per la Rete Ferroviaria Italiana, perché in questo campo, come dimostra quanto accaduto a Montebelluna, a “far da sé” si rischia di fare molto male. E non è nemmeno fuori luogo ricordare una formula semplice e ben nota, vale a dire “Nulla su di Noi, senza di Noi”!

SUPERANDO

16.01.2015.

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA IL GIALLO DELLA FAMIGLIA TROVATA MORTA A RIMINI L AUTOPSIA NON CHIARISCE LE

16 Gennaio 2015, 13:40pm

Pubblicato da Vettica Notizie Michele Pappacoda

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Siria, Greta e Vanessa libere: rientrate in Italia. Gioia delle famiglie. Polemiche su riscatto

16 Gennaio 2015, 13:40pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

PRIMO PIANO E ANTEPRIMA  Siria, Greta e Vanessa libere: rientrate in Italia. Gioia delle famiglie. Polemiche su riscatto

INSERITO DA MORENA MOTTA Prima le voci su web e social network, poi la conferma del governo italiano

Un lungo e commosso abbraccio quello di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo con i rispettivi genitori, parenti ed amici giunti dalla Lombardia, avvenuto in una saletta dell'aeroporto di Ciampino, lontano da giornalisti, fotografi e telecamere. Le famiglie delle due ragazze - a quanto si è appreso - sono giunte in auto, un po' in ritardo a causa di una foratura: per Vanessa i genitori e il fratello; per Greta, oltre ai genitori, il fratello e la sua fidanzata, anche due amiche, compagne delle scuole medie, volontarie anche loro. Lacrime di gioia e abbracci per Greta e Vanessa che, nonostante la stanchezza hanno poi scambiato con parenti ed amici qualche frase, prima di concludere le procedure di rito e lasciare l'aeroporto.

Visite mediche, poi sentite in Procura - Vanessa Marzullo e Greta Ramelli sono state condotte all'ospedale militare del Celio per un controllo medico. In giornata saranno sentite dalla Procura di Roma che ha aperto un inchiesta sul loro rapimento. I genitori delle due volontarie sono già arrivati a Roma per incontrarle ma non sono stati visti all'aeroporto. Vanessa Marzullo, 21 anni, di Brembate, in provincia di Bergamo, è una studentessa di Mediazione linguistica. E' stata lei ad organizzare il progetto Horryaty, che riuniva varie associazioni di volontariato per portare medicine in Siria e tenere corsi di formazione di primo soccorso. Greta Ramelli, 20 anni, di Gavirate (Varese), è una studentessa di scienze infermieristiche e volontaria della Organizzazione internazionale di Soccorso. Ha svolto esperienze di cooperazione in Zambia e a Calcutta. Le due giovani erano state rapite il 31 luglio del 2014 nel nord della Siria, fra Aleppo e Idlib. In seguito, erano state cedute dai rapitori al fronte Al Nusra, il ramo siriano di al Qaida. Il 31 dicembre era stato diffuso un video in cui le due ragazze, vestite con un chador nero, chiedevano aiuto dal governo italiano e dicevano di rischiare di essere uccise. Il governo italiano, come d'uso, nega di avere pagato un riscatto. Il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, ieri ha parlato di un versamento di 12 milioni di dollari. Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni riferirà oggi alle 13 alla Camera sulla vicenda.

GRETA E VANESSA LIBERE, POLEMICHE SUL RISCATTO - di Alberto Zanconato - "Supplichiamo il nostro governo di riportarci a casa". La richiesta di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo nel video diffuso il 31 dicembre dai loro rapitori, è stata esaudita. Le due volontarie italiane di 20 e 21 anni sequestrate nel nord della Siria alla fine di luglio sono state rilasciate.
Ma in Italia, accanto alla gioia delle famiglie e al sollievo del governo, scoppia la polemica sul presunto riscatto versato nelle casse dei sequestratori, con il leader della Lega Matteo Salvini che evoca il pagamento di 12 milioni di euro: "Sarebbe uno schifo!".

L'annuncio della liberazione è stato dato con un tweet di Palazzo Chigi, che ha così confermato un'anticipazione del canale Al Mubasher della televisione panaraba Al Jazira, secondo il quale le due giovani erano state rilasciate dal Fronte al Nusra, la branca siriana di Al Qaida. Poco dopo è stata il ministro Maria Elena Boschi a dare la notizia alla Camera, che l'ha accolta con un lungo e unanime applauso, mentre il Presidente del Senato nell'esercizio delle funzioni del Presidente della Repubblica, Pietro Grasso, si è congratulato "per il costante e decisivo impegno di Governo, Unità di Crisi della Farnesina e Servizi di Informazione e Sicurezza". Negli stessi momenti le campane suonavano a festa a Brembate e Gavirate, i paesi di provenienza delle due giovani. "Siamo felicissimi", hanno esultato le famiglie, che hanno ricevuto una telefonata direttamente dal premier Matteo Renzi.

Greta e Vanessa, di cui si erano perse le tracce ad Abizmu, una località nei pressi di Aleppo nel Nord della Siria, nel pomeriggio erano ancora in viaggio verso la confinante Turchia, secondo quanto reso noto dalla fonte a Beirut. Da lì sono state imbarcate sul volo verso l'Italia. Che la loro vicenda fosse arrivata a un punto di svolta lo si era capito con la diffusione del video a Capodanno, in cui apparivano coperte ciascuna da uno chador nero che lasciava vedere solo le facce. "Supplichiamo il nostro governo e i suoi mediatori di riportarci a casa prima di Natale, siamo in estremo pericolo e potremmo essere uccise", aveva detto in inglese Greta, mentre Vanessa teneva in mano un cartello con una data: 17 dicembre 2014. I servizi d'Intelligence italiani avevano ritenuto autentico il video, anche se qualche dubbio riguardava la data, in mancanza di elementi temporali esterni, come la presenza di un quotidiano. Il pm di Roma Sergio Colaiocco, titolare dell'inchiesta, aveva confermato che la trattativa era entrata in "una fase delicata" in cui erano ancora più necessario mantenere "riservatezza e prudenza". Un margine di mistero rimane sugli autori del rapimento.

Subito dopo la diffusione del video un sedicente appartenente ad Al Nusra aveva detto a media tedeschi che questo gruppo aveva nelle sue mani i due ostaggi, come sembrerebbe confermare l'annuncio dato dal canale di Al Jazira. Ma secondo fonti informate con cui l'ANSA è in costante contatto da mesi, le due ragazze sarebbero sempre rimaste nella regione dove sono state rapite, nella campagna di Abizmu, appunto, una zona fuori dal controllo sia delle truppe del regime che dei miliziani qaedisti nella quale sono presenti almeno sei gruppi armati e altre formazioni minori. Non è escluso però che le due giovani siano state cedute ad Al Nusra da chi le ha sequestrate. Cioè, secondo quanto affermato nei mesi scorsi dalla stampa libanese ben informata e vicina al regime di Damasco, da un gruppo con cui sarebbero state in contatto e che le avrebbe attirate ad Abizmu nell'ambito di un piano preordinato per rapirle e chiedere un riscatto. Proprio sul riscatto polemizza fortemente la Lega.

Ad ipotizzare il pagamento di 12 milioni di euro è stata la tv di Dubai al Aan, indiscrezione poi ripresa anche dal Guardian online e denunciata in Italia da Salvini: "Se veramente per liberare le due amiche dei siriani il Governo avesse pagato un riscatto di 12 milioni sarebbe uno schifo!", ha tuonato. "Sono molto felice per la liberazione di Greta e Vanessa" ma "qualora fosse stato pagato un riscatto, quei soldi andrebbero a finanziare i sequestratori che ci sono dietro questi episodi e quindi a chi attenta alla nostra civiltà", ha rincarato il vice presidente leghista del Senato Roberto Calderoli. Stessa musica nelle parole dell'azzurra Mariastella Gelmini: "Mi sembra doveroso chiederci se un eventuale riscatto pagato a dei terroristi non sia una fonte di finanziamento per portare la morte in Europa e altrove. Il governo e il ministro Gentiloni faranno bene a chiarire rapidamente la vicenda".

"E' una grande gioia, anche se sto attendendo le necessarie conferme". E' emozionato Salvatore Marzullo, papà di Vanessa, pochi minuti dopo aver appreso della liberazione della figlia in Siria. Marzullo lavora in un ristorante di Verdello, il paese dove da qualche tempo vive appunto con la figlia. Gli fa eco la mamma di Greta. ''Siamo felicissimi della notizia'', ha detto commentando la liberazione della figlia, secondo quanto ha riferito il sindaco di Gavirate (Varese), che ha avuto un breve colloquio telefonico con la donna. ''Non vediamo l'ora - ha proseguito - di riabbracciare nostra figlia''.

IL VIDEO GIRATO IL 17 DICEMBRE: "AIUTATECI" - "Siamo in pericolo, potremmo essere uccise, supplichiamo il nostro governo di riportarci a casa entro Natale". Dopo cinque mesi di silenzio, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo sono riapparse in un drammatico video pubblicato su Youtube. Le immagini mostrano le due volontarie italiane rapite in Siria il 31 luglio scorso, provando che sono ancora in vita ma facendo crescere allo stesso tempo la preoccupazione sulla loro sorte. Tanto più che il ramo siriano di al Qaida, Al Nusra, poche ore dopo, ha confermato di tenerle in ostaggio. "Una situazione delicatissima", secondo gli 007 italiani. "Siamo Greta Ramelli e Vanessa Marzullo", dice in inglese tenendo gli occhi bassi la prima delle ragazze nel video, che sarebbe stato girato il 17 dicembre. "Supplichiamo il nostro governo e i suoi mediatori di riportarci a casa prima di Natale.

Siamo in estremo pericolo e potremmo essere uccise", prosegue con tono provato. "Il governo e i suoi mediatori sono responsabili delle nostre vite", conclude senza mai guardare la telecamera mentre l'altra giovane italiana la fissa per pochi secondi. Le due ragazze hanno indosso una tunica nera lunga che copre loro il corpo e i capelli, ma lascia libero il volto ('abaya'). A parlare è solo una di loro, Greta, mentre Vanessa tiene in mano il foglio dove si legge la data di mercoledì 17 dicembre 2014. Rispetto alle fotografie circolate sul web prima del rapimento, le due appaiono molto dimagrite e dai tratti particolarmente tirati. Il video è ritenuto autentico dagli 007 italiani, anche se qualche dubbio riguarda la data, in mancanza di elementi temporali esterni, come la presenza di un quotidiano. Questi ultimi sviluppi avevano restituito un po' di ottimismo ai familiari delle ragazze rapite, che vivono nelle province di Bergamo e Varese.

FONTE: ANSA

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