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PUGLIA E CALABRIA NEWS Ferì giovane che insidiò ragazza,arresto Rintracciato da carabinieri Tropea,accusato di tentato omicidio

25 Novembre 2014, 09:12am

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

397292 104896189669319 1023336315 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA TROPEA (VIBO VALENTIA),  Gli aveva insidiato la ragazza chattando con lei su facebook e lui, per punire il rivale in amore, gli sparò alle gambe. Il ferimento, che risale a giugno scorso, ebbe come vittima B.E., di 32 anni.

 © ANSAStamattina il responsabile del ferimento, che si era reso irreperibile, è stato rintracciato e arrestato dai carabinieri della Compagnia di Tropea. Si tratta di Giuseppe Barbieri, di 22 anni, accusato di tentato omicidio. ANSA
   

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SARDEGNA E CORSICA NEWS SANGUE SULLA STRADA Tragedia a Ittiri, andavano a 170 all’ora

25 Novembre 2014, 09:08am

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

397292 104896189669319 1023336315 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA Indagato il conducente dell’auto per l’incidente in cui sono morti Andrea Tavera e Carmen Fais. Per Marco Casula anche il sospetto di una manovra azzardata.

ITTIRI. Viaggiava certamente ad altissima velocità, forse a più di 170 chilometri orari, la Renault Clio con a bordo i cinque ragazzi di Ittiri coinvolti nell’incidente sulla Provinciale 55 che collega il piccolo centro del Sassarese con il capoluogo, dove nel famigerato rettilineo di Paulis domenica notte hanno perso la vita gli studenti Andrea Tavera, 19 anni, e Carmen Fais, appena maggiorenne. Ma il sospetto degli investigatori è che chi era al volante, oltre a calcare pesantemente il piede sull’acceleratore, abbia condotto l’utilitaria in modo fin troppo disinvolto, azzardando, magari con la sfrontatezza e l’entusiasmo tipici dei giovani, manovre che poi si sono rivelate fatali.

 

 
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L’inchiesta. Per questo, ieri mattina, il sostituto procuratore di turno Giovanni Porcheddu, titolare dell’inchiesta, ha aperto un fascicolo iscrivendo sul registro degli indagati il ventenne Marco Casula, che stando alle testimonianze raccolte dai carabinieri era alla guida del veicolo. L’ipotesi di reato è di omicidio colposo plurimo e sebbene il ragazzo – ancora ricoverato in ospedale, ma per fortuna in via di dimissioni – abbia negato ogni responsabilità, il magistrato ha disposto che venisse comunque sottoposto all’alcoltest e all’esame tossicologico, così da verificare se all’origine della presunta imprudenza ci sia stato l’utilizzo di sostanze etiliche o stupefacenti capaci di alterare la percezione del pericolo. L’esito delle analisi si conoscerà nei prossimi giorni, mentre le salme di Andrea e Carmen sono state restituite ai familiari ieri pomeriggio.

 

Schianto alle porte di Ittiri: 2 morti e 3 feriti gravi

 

 

di Andrea Massidda LA NUOVA SARDEGNA

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TOSCANA NEWS L'INCHIESTA Pediatri arrestati, gli agenti di commercio: «Ecco come i medici si fanno pagare»

25 Novembre 2014, 08:42am

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

397292 104896189669319 1023336315 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA I rappresentanti escono allo scoperto e raccontano: «Ci sono gli "squali", ovvero quelli che ti costringono a far regali per lavorare» di

 

 

 

 

FIRENZE. Esiste il sottobosco della prescrizione «assistita», ovvero del rappresentante che unge il medico. Ma non manca neppure «il medico squalo» che costringe quasi il venditore ad elargire regalie varie.

Parlano di «sottobosco» Simone Benci, 49 anni e (20 di carriera), Vittorio Corti (57 anni e 26 di lavoro nel settore) e Giacomo Navarra (57 anni, 30 di lavoro). Il «medico squalo» è una figura descritta da Massimo Viti, 50 anni, rappresentante della Mellin nella farmacie di mezza Toscana. Gente che ha deciso di metterci la faccia, il nome (e una fedina immacolata) per raccontare cosa nasconde il doppio scandalo che sconvolge la sanità toscana. Prima le accuse ai cardiologi per l’acquisto di pacemaker e stent e poi la “retata” dei 12 pediatri perchè spingevano – è l’accusa – sul latte artificiale.

«Io sono un agente di commercio – racconta Viti che opera su Firenze, Prato, Pistoia – per Mellin seguo le farmacie. La mia provvigione è del 2%. Può sembrare poco, ma bisogna guardare al fatturato. Io seguo tutte le farmacie, dalle grandi alle piccole. Dico senza problemi che porto i farmacisti a pranzo e scarico le fatture nelle spese di rappresentanza. Io opero in modo corretto e la mia battaglia è solo commerciale. Sui prezzi, su un espositore più visibile, etc».

 

 

 

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Un informatore racconta: cene di lavoro e conti taroccati. «La riserva in contanti serve per spingere i prodotti»

 

 

 

E i colleghi finiti nei guai? «La Mellin non ha mai spinto sull’allattamento artificiale. Se poi qualche collega si sente in guerra con i concorrenti, se viene buttato fuori da un pediatra e pensa di riconquistarlo in qualche modo.... Se si trova di fronte un medico squalo, può comportarsi come lui».

Simone Benci è operatore della Roche, uno dei colossi del Big Pharma, una multinazionale svizzera. E’ anche sindacalista della categoria. «Intanto distinguiamo i ruoli – premette – noi siamo informatori del farmaco, assunti dall’azienda con il contratto dei chimici. Abbiamo incentivi, ma alla fine lo stipendio è comunque quello. Gli agenti di commercio vivono, invece di provvigioni. Che viaggiano sul 5%,ma in realtà variano a seconda del fatturato».

La famiglia Bonaccini, i tre arrestati (padre e due figli) dalla Procura di Firenze per "Cuore d’oro", ad un certo punto parla di una provvigione da 3-400mila euro per un appalto di stent cardiaci. «Allora spieghiamo – aggiunge Vittorio Corti – come funziona la sanità italiana. Il 50% delle spese va in farmaci, l’altro 50% in presidi e diagnostica. Sui farmaci i capitolati d’appalto sono molto stretti».

Sui presidi sembra di no. «Esiste ancora una maggiore discrezionalità – conferma Benci – che la Regione, almeno in Toscana, sta cercando di sanare. La nostra battaglia parlo di farmaci quando si va agli appalti è sulla qualità del prodotto e sul prezzo».

Ed è una battaglia senza esclusioni di colpi (leciti). Benci mostra un prodotto della Roche. È un antitumorale usato nel carcinoma della mammella. L’Herceptin Sc è un farmaco da chemioterapia. Prezzo ufficiale, Iva compresa, è 2.871 euro e 68 centesimi per una seduta. Ma alle Asl viene offerto alle gare a 1.583 euro e 39. Meno della metà. «Guardi che i prezzi dei farmaci in Italia – sottolinea Benci – sono più bassi che all’estero. In più sono due anni che lo Stato taglia il budget sanità...»

Ma le vostre aziende come aiutano le vendite? Vi danno soldi per la promozione, omaggi per i medici. Corti tira fiori una penna. «Questi sono gli omaggi che possiamo fare. Poi ci sono i convegni. E qui va fatta chiarezza. I convegni prima vengono autorizzati dal Ministero. Una volta valutata la validità, le aziende possono invitare i medici. Dal prossimo anno i grandi gruppo metteranno in rete tutti i contributi dati ai sanitari per partecipare ai convegni. Garantendo una maggiore trasparenza».

 

 

 

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Se è tutto così chiaro, perché esplodono questi scandali? In certi momenti è quasi una pochade. Con quello che vuole l’impermeabile è l’altro il Pata Negra spagnolo. Benci è lapidario. «Resiste un sottobosco, legato anche a prodotti come gli integratori e i farmaci di basso livello. Ed lì che si agisce in modo scorretto. Per noi è diverso. Il codice etico delle nostre case farmaceutiche di fronte a casi solo dubbi prevede il richiamo e poi il licenziamento».

Ma i fratelli Bonaccini lavoravano per la Sorin, azienda che ha un nome in Italia. «Infatti nelle intercettazioni si allarmano quando un medico chiede volo e hotel per tutta la famiglia a Parigi inviando una mail direttamente alla Sorine non a loro. Ma chi lavora in proprio, come nel caso dei Bonaccini che sono agenti di commercio, può fare quello che vuole. Nel senso che possono proporre viaggi o quant’altro».

Viti, l’uomo della Mellin spiega: «Quando porto a pranzo un farmacista spendo 60 euro in due, prendo la fattura e la porto in detrazione. Con questo mestiere non si diventa ricchi». Di sicuro si rischia. La Procura di Massa ha aperto un’inchiesta tre anni fa perché ha scoperto che gli ortopedici si portavano in sala operatoria i venditori di protesi d’anca. Una notizia che fece scalpore. Ma che Simone Benci ridimensiona. «Non c’è niente di strano. Anzi è utile avere in sala operatoria chi conosce bene quel prodotto. E ad operare non erano i rappresentanti».

Chiudiamo con la storia del Tantum verde, un colluttorio. Quando venne tolto dal «prontuario» e finì fra i prodotti da banco permise ai rappresentanti grandi guadagni. «Cosa successe? Che le provvigioni – spiega Corti – furono tagliate dal 5 al 3,5%».

È il commercio, bellezza.

 

di Corrado Benzio IL TIRRENO

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LOMBARDIA NEWS VIGEVANO Auto ribaltata alla Sforzesca, morta una ventitreenne Nell'incidente sono rimaste coinvolte altre quattro persone, sul posto il 118

25 Novembre 2014, 08:39am

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 

397292 104896189669319 1023336315 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA Gravissimo incidente alla frazione Sforzesca di Vigevano. Poco prima delle 21.30 un'auto è uscita di strada e si è ribaltata in un campo. Una ragazza di 23 anni, residente a Tromello, è stata sbalzata fuori dall'abitacolo. Inutili gli sforzi dei soccorritori del 118 per strapparla alla morte. Con la giovane viaggiavano altri quattro ragazzi, uno dei quali sarebbe il fratello della vittima. Sul posto 118, vigili del fuoco e carabinieri. Secondo le prime ricostruzioni, nell'incidente non sarebbero coinvolti altri automezzi.

LA PROVINCIA PAVESE

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SECONDA EDIZIONE FESTA DI TUTTI I SANTI E COMM.DEI DEFUNTI GIORNALINO ARTIGIANALE DEL SITO www.mikivettica.net DI MICHELE PAPPACODA

24 Novembre 2014, 18:39pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

FESTA DI TUTTI I SANTI E COMM.DEI DEFUNTI GIORNALINO ARTIGIANALE DEL SITO www.mikivettica.net DI MICHELE PAPPACODA



REALIZZATO DA MICHELE PAPPACODA


Storia di Santa Rita


Rita nacque presumibilmente nell'anno 1381 a Roccaporena, un villaggio situato nel comune di Cascia in provincia di Perugia, da Antonio Lotti e Amata Ferri. I suoi genitori erano molto credenti e la situazione economica non era agiata ma decorosa e tranquilla.

La storia di S. Rita fu ricolma di eventi straordinari e uno di questi si mostrò nella sua infanzia.
La piccina, forse lasciata per qualche momento incustodita nella culla in campagna mentre i genitori lavoravano la terra, fu circondata da uno sciame di api. Questi insetti ricoprirono la piccola ma stranamente non la punsero. Un contadino, che nel contempo si era ferito alla mano con la falce e stava correndo a farsi medicare, si trovò a passare davanti al cestello dove era riposta Rita. Viste le api che ronzavano attorno alla bimba, prese a scacciarle ma, con grande stupore, a mano a mano che scuoteva le braccia per scacciarle, la ferita si rimarginava completamente.

La tradizione ci tramanda che Rita aveva una precoce vocazione religiosa e che un Angelo scendeva dal cielo a visitarLa quando si ritirava a pregare in un piccolo sottotetto.

images?q=tbn:ANd9GcQ7wi_lWNq9inAke_mToEnS. RITA ACCETTA DI ESSERE SPOSA
Rita avrebbe desiderato farsi monaca tuttavia ancor giovanetta (circa a 13 anni) i genitori, oramai anziani, la promisero in sposa a Paolo Ferdinando Mancini, un uomo conosciuto per il suo carattere rissoso e brutale. S. Rita, abituata al dovere non oppose resistenza e andò in sposa al giovane ufficiale che comandava la guarnigione di Collegiacone, presumibilmente verso i 17-18 anni, cioè intorno al 1397-1398.

Dal matrimonio fra Rita e Paolo nacquero due figli gemelli maschi; Giangiacomo Antonio e Paolo Maria che ebbero tutto l'amore, la tenerezza e le cure dalla mamma. Rita riuscì con il suo tenero amore e tanta pazienza a trasformare il carattere del marito e a renderlo più docile.

La vita coniugale di S. Rita, dopo 18 anni, fu tragicamente spezzata con l'assassinio del marito, avvenuto in piena notte, presso la Torre di Collegiacone a qualche chilometro da Roccaporena mentre tornava a Cascia.

images?q=tbn:ANd9GcTP42Wm89T7ff-HjR8s-uyIL PERDONO
Rita fu molto afflitta per l'atrocità dell'avvenimento, cercò dunque rifugio e conforto nell'orazione con assidue e infuocate preghiere nel chiedere a Dio il perdono degli assassini di suo marito.
Contemporaneamente S. Rita intraprese un'azione per giungere alla pacificazione, a partire dai suoi figlioli, che sentivano come un dovere la vendetta per la morte del padre.
Rita si rese conto che le volontà dei figli non si piegavano al perdono, allora la Santa pregò il Signore offrendo la vita dei suoi figli, pur di non vederli macchiati di sangue. "Essi moriranno a meno di un anno dalla morte del padre"..

Quando S. Rita rimase sola, aveva poco più di 30 anni e senti rifiorire e maturare nel suo cuore il desiderio di seguire quella vocazione che da giovinetta aveva desiderato realizzare.

images?q=tbn:ANd9GcRzUPSLkmmhRr6svlXwP7pS. RITA DIVENTA MONACA
Rita chiese di entrare come monaca nel Monastero di S. Maria Maddalena, ma per ben tre volte non fu ammessa, in quanto vedova di un uomo assassinato.
La leggenda narra che S. Rita riuscì a superare tutti gli sbarramenti e le porte chiuse grazie all'intercessione di: S. Giovanni Battista, S. Agostino e S. Nicola da Tolentino che l'aiutarono a spiccare il volo dallo " Scoglio" fino al Convento di Cascia in un modo a Lei incomprensibile. Le monache convinte dal prodigio e dal suo sorriso, la accolsero fra di loro e qui Rita vi rimase per 40 anni immersa nella preghiera.

images?q=tbn:ANd9GcRChKfBDgwCpvlyk-FoMYJIL MIRACOLO SINGOLARE DELLA SPINA 
Era il Venerdì Santo del 1432, S. Rita tornò in Convento profondamente turbata, dopo aver sentito un predicatore rievocare con ardore le sofferenze della morte di Gesù e rimase a pregare davanti al crocefisso in contemplazione. In uno slancio di amore S. Rita chiese a Gesù di condividere almeno in parte la Sue sofferenze. Avvenne allora il prodigio: S. Rita fu trafitta da una delle spine della corona di Gesù, che la colpi alla fronte. Fu uno spasimo senza fine. S. Rita portò in fronte la piaga per 15 anni come sigillo di amore.

images?q=tbn:ANd9GcS9vqE_ypQ9BtlXsCoHZ45VITA DI SOFFERENZA
Per Rita gli ultimi 15 anni furono di sofferenza senza tregua, la sua perseveranza nella preghiera la portava a trascorrere anche 15 giorni di seguito nella sua cella "senza parlare con nessuno se non con Dio", inoltre portava anche il cilicio che le procurava sofferenza, per di più sottoponeva il suo corpo a molte mortificazioni: dormiva per terra fino alla fine quando si ammalo e rimase inferma negli ultimi anni della sua vita.

images?q=tbn:ANd9GcQplNLKxeu8J-rBTc8PjiMIL PRODIGIO DELLA ROSA
A circa 5 mesi dal trapasso di Rita, un giorno di inverno con la temperatura rigida e un manto nevoso copriva ogni cosa, una parente le fece visita e nel congedarsi chiese alla Santa se desiderava qualche cosa, Rita rispose che avrebbe desiderato una rosa dal suo orto. Tornata a Roccaporena la parente si reco nell'orticello e grande fu la meraviglia quando vide una bellissima rosa sbocciata, la colse e la portò a Rita.

Cosi S. Rita divenne la Santa della "Spina" e la Santa della "Rosa".

S. Rita prima di chiudere gli occhi per sempre, ebbe la visione di Gesù e della Vergine Maria che la invitavano in Paradiso. Una sua consorella vide la sua anima salire al cielo accompagnata dagli Angeli e contemporaneamente le campane della chiesa si misero a suonare da sole, mentre un profumo soavissimo si spanse per tutto il Monastero e dalla sua camera si vide risplendere una luce luminosa come se vi fosse entrato il Sole. Era il 22 Maggio del 1447.

images?q=tbn:ANd9GcShyjhcAXX35ITZF_TkoyxS. Rita da Cascia è stata beatificata ben 180 anni dopo il suo decesso e proclamata Santa a 453 anni dalla sua morte.

 

 

STORIA DI PADRE PIO

http://www.telebene.it/immagini/Padrepioangeli.jpgPadre Pio nacque il 25 maggio 1887, alle cinque del pomeriggio, nel quartiere Castello di Pietrelcina, a pochi chilometri da Benevento. Era il quarto dei sette figli di Grazio Forgione e Giuseppa Di Nunzio, poveri e semplici contadini che vivevano in una casetta di tre stanze con soffitto di canne ed avevano un lembo di terra in contrada Piana Romana. Al nuovo arrivato in casa Forgione venne dato il nome di Francesco, per antica devozione di mamma Peppa al Santo di Assisi.
La casa natale di Padre PioFrancesco trascorse l'infanzia e l'adolescenza impegnandosi in piccoli lavori agricoli e portando al pascolo le pecore. Dal direttore spirituale sappiamo che fin dalla tenera età di 5 anni ebbe le prime estasi e desiderò di consacrarsi totalmente a Dio. Subì anche le prime vessazioni diaboliche e iniziò ad infliggersi le prime penitenze corporali.
Il giovane Francesco fece gli studi ginnasiali privatamente, con i soldi che il padre inviava dall'America dove era emigrato come tanti suoi conterranei. All'età di 15 anni maturò la decisione di farsi frate nell'ordine dei minori cappuccini, confortato anche dal consiglio del parroco, don Salvatore Pannullo. Il 2 gennaio 1903, non ancora sedicenne, entrò nel convento dei Cappuccini a Morcone (Benevento) e il giorno 22 indossò il saio francescano col nome di fra' Pio. Nel 1904, dopo un anno di noviziato, pronunciò la sua consacrazione e all'inizio del 1907, nel convento di S.Elia a Pianisi (Campobasso), emise i voti di professione perpetua. Lo attendevano ora sei anni di studio per diventare sacerdote. Li trascorse in conventi diversi: S.Marco la Catola, Serracapriola, Montefusco e Benevento, dove ricevette gli ordini minori e il suddiaconato.
Fra' Pio si sottoponeva a severissime penitenze che, unite al forte impegno nello studio, furono la causa di una grave malattia diagnosticata come "broncoalveolite all'apice sinistro", che richiedeva vita all'aria aperta e riposo. Per tale motivo nel maggio 1909 gli fu concesso di trascorrere un periodo di convalescenza a Pietrelcina. Ma anche nel suo paese natale continuava a star male ed era tanto prostrato che gli fu accordato il permesso di essere ordinato sacerdote prima del compimento dei regolamentari 24 anni d'età. Così il 10 agosto 1910, nel Duomo di Benevento, ricevette la consacrazione sacerdotale e il giorno 14 celebrò la sua prima Messa a Pietrelcina.
Il giovane fra' Pio era continuamente perseguitato dagli attacchi dei demoni che egli chiamava "cosacci" e dovunque andava lo seguivano per tormentarlo. Se li portò anche nel convento di Venafro, dove era andato ad imparare Sacra Eloquenza. Qui Padre Pio venne assalito da febbri altissime e forti emicranie; per una ventina di giorni l'unica cosa che riuscì ad ingerire fu l'ostia consacrata.
A febbraio del 1916 venne mandato nel convento di Sant'Anna a Foggia, dopo anni di spola tra Pietrelcina e una decina di conventi alla ricerca di un posto benefico per la sua salute. Ma anche a Foggia Padre Pio seguitò a star male: vomito, sudorazioni improvvise, capogiri, febbri altissime. La notte, poi, dalla sua cella provenivano terrificanti rumori che si concludevano con un boato tale da scuotere i muri e terrorizzare i confratelli. A Padre Benedetto disse poi che era il diavolo il quale, non potendo vincere, per la rabbia "scattiava".
Per sfuggire all'afosa calura estiva di Foggia, Padre Pio a luglio del 1916 giunse per un breve soggiorno nel convento di San Giovanni Rotondo, piccolo paese sul versante meridionale del Gargano. Il clima si rivelò salutare ed egli vi resterà cinquantadue anni, fino alla morte.
Padre Pio riceve le stimmateLa sera del 5 agosto 1918 subì la "trasverberazione" del cuore e nella mattina di venerdì 20 settembre, nel coretto della chiesa di Santa Maria delle Grazie, ricevette le stimmate che portò fino alla morte con sofferenza fisica e morale, in quanto quei segni esterni gli erano di "una confusione e di una umiliazione insostenibile" perché non si riteneva degno di tale similianza al Redentore. Altri doni carismatici ricevette da Dio per accreditare la sua missione di santificazione: la profezia, le bilocazioni, la scrutazione dei cuori, gli effluvi odorosi.
San Giovanni Rotondo divenne ben presto meta di pellegrinaggi di fedeli che accorrevano al convento per avere dal frate stigmatizzato aiuto, consiglio, guida spirituale. Per Padre Pio cominciò una frenetica attività: fino a sedici ore al giorno di confessioni, migliaia di lettere con richieste di grazie, visite continue di persone anche autorevoli.
Tra gli uomini di Chiesa si vennero a delineare due schieramenti: da una parte v'era chi guardava con simpatia ed ammirazione a Padre Pio; dall'altra parte, invece, si trovavano coloro che diffidavano del Cappuccino. Dal 1923 al 1933 Padre Pio fu sottoposto ad una serie di restrizioni personali e di inibizioni di attività. Venne privato dei direttori spirituali, gli fu ordinato di non confessare e di non celebrare la Messa in pubblico, di non rispondere alle lettere dei fedeli. Erano punizioni durissime che Padre Pio umilmente accettò, dichiarando:"Sono figlio dell'ubbidienza".
L'ospedale Casa Sollievo della SofferenzaMa a San Giovanni Rotondo i fedeli continuavano ad affluire sempre più numerosi e grazie alle loro offerte e alla carità di molti, il 19 maggio 1947, alla vigilia del 60° compleanno di Padre Pio, fu posta la prima pietra per la costruzione della "Casa Sollievo della Sofferenza" che rappresenta tuttora uno dei più moderni ed efficienti ospedali europei. Il 1° luglio 1959 venne consacrato il nuovo Santuario di S. Maria delle Grazie, eretto a fianco dell'antica e ormai insufficiente Chiesa del Convento.
Tanto sconfinato era l'amore di Padre Pio per la Madre celeste, che trascorse la vita stringendo fra le mani la corona del S. Rosario e raccomandando tale preghiera ai suoi figli spirituali quale arma infallibile contro il male.
Il 22 settembre 1968, giunto ormai all'età di 81 anni, al termine della celebrazione della S. Messa per la ricorrenza del cinquantenario del doloroso dono delle stimmate, venne colto da malore e durante la notte, alle ore 2.30 del 23 settembre, cessò di vivere.

 

 

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STORIA DI SANT'ANDREA APOSTOLO

Tra gli apostoli è il primo che incontriamo nei Vangeli: il pescatore Andrea, nato a Bethsaida di Galilea, fratello di Simon Pietro. Il Vangelo di Giovanni (cap. 1) ce lo mostra con un amico mentre segue la predicazione del Battista; il quale, vedendo passare Gesù da lui battezzato il giorno prima, esclama: "Ecco l’agnello di Dio!". Parole che immediatamente spingono Andrea e il suo amico verso Gesù: lo raggiungono, gli parlano e Andrea corre poi a informare il fratello: "Abbiamo trovato il Messia!". Poco dopo, ecco pure Simone davanti a Gesù; il quale "fissando lo sguardo su di lui, disse: “Tu sei Simone, figlio di Giovanni: ti chiamerai Cefa”". Questa è la presentazione. Poi viene la chiamata. I due fratelli sono tornati al loro lavoro di pescatori sul “mare di Galilea”: ma lasciano tutto di colpo quando arriva Gesù e dice: "Seguitemi, vi farò pescatori di uomini" (Matteo 4,18-20).
Troviamo poi Andrea nel gruppetto – con Pietro, Giacomo e Giovanni – che sul monte degli Ulivi, “in disparte”, interroga Gesù sui segni degli ultimi tempi: e la risposta è nota come il “discorso escatologico” del Signore, che insegna come ci si deve preparare alla venuta del Figlio dell’Uomo "con grande potenza e gloria" (Marco 13). Infine, il nome di Andrea compare nel primo capitolo degli Atti con quelli degli altri apostoli diretti a Gerusalemme dopo l’Ascensione.
http://www.positano.com/images/sant-andrea-amalfi.jpgE poi la Scrittura non dice altro di lui, mentre ne parlano alcuni testi apocrifi, ossia non canonici. Uno di questi, del II secolo, pubblicato nel 1740 da L.A. Muratori, afferma che Andrea ha incoraggiato Giovanni a scrivere il suo Vangelo. E un testo copto contiene questa benedizione di Gesù ad Andrea: "Tu sarai una colonna di luce nel mio regno, in Gerusalemme, la mia città prediletta. Amen". Lo storico Eusebio di Cesarea (ca. 265-340) scrive che Andrea predica il Vangelo in Asia Minore e nella Russia meridionale. Poi, passato in Grecia, guida i cristiani di Patrasso. E qui subisce il martirio per crocifissione: appeso con funi a testa in giù, secondo una tradizione, a una croce in forma di X; quella detta poi “croce di Sant’Andrea”. Questo accade intorno all’anno 60, un 30 novembre.
Nel 357 i suoi resti vengono portati a Costantinopoli; ma il capo, tranne un frammento, resta a Patrasso. Nel 1206, durante l’occupazione di Costantinopoli (quarta crociata) il legato pontificio cardinale Capuano, di Amalfi, trasferisce quelle reliquie in Italia. E nel 1208 gli amalfitani le accolgono solennemente nella cripta del loro Duomo. Quando nel 1460 i Turchi invadono la Grecia, il capo dell’Apostolo viene portato da Patrasso a Roma, dove sarà custodito in San Pietro per cinque secoli. Ossia fino a quando il papa Paolo VI, nel 1964, farà restituire la reliquia alla Chiesa di Patrasso.

 

 

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S.ANTONIO ABATE - MISTERBIANCO

 

 


S. Antonio Abate nacque in Egitto, a Coma, una località sulla riva sinistra del Nilo, intorno all'anno 250.
Fu un eremita tra I più rigorosi nella storia del Cristianesimo antico.
Antonio, di cui conosciamo la vita grazie alla biografia scritta dal suo discepolo Atanasio, fu un insigne padre del monachesimo orientale.
Malgrado appartenesse ad una famiglia piuttosto agiata, mostrò sin da giovane poco interesse per le lusinghe e per il lusso della vita mondana: alle feste ed ai banchetti infatti preferiva il lavoro e la meditazione e alla morte dei genitori distribuì tutte le sue sostanze ai poveri, si ritirò nel deserto e li cominciò la sua vita di penitente.
Compiuta la sua scelta di vivere come eremita, trascorse molti anni vivendo in un'antica tomba scavata nella roccia, lottando contro le tentazioni del demonio, che molto spesso gli appariva per mostrargli quello che avrebbe potuto fare se foste rimasto nel mondo. A volte il diavolo si mostrava sotto forma di bestia feroce - soprattutto di porco - allo scopo di spaventarlo, ma a queste provocazioni Antonio rispondeva con digiuni e penitenze di ogni genere, riuscendo sempre a trionfare.
La sua fama di anacoreta si diffuse ben presto presso i fedeli e Antonio, che voleva vivere assolutamente distaccato dal resto del mondo, fu costretto più volte a cambiare luogo di "residenza".
Intorno al 311 si recò ad Alessandria per prestare aiuto e conforto ai Cristiani perseguitati dall'imperatore Massimiliano; poi si ritirò sul monte Qolzoum, sul mar Rosso, ma dovette tornare ad Alessandria poco tempo dopo per combattere l'eresia ariana, sempre più diffusa nelle zone orientali dell'impero.
Malgrado conducesse una vita dura e piena di privazioni, Antonio fu molto longevo: la morte lo colse infatti all'età di 105 anni, il 17 Gennaio del 355, nel suo eremo sul monte Qolzoum.
Sulla sua tomba, subito oggetto di venerazione da parte dei fedeli, furono edificati una chiesa e un monastero; le sue reliquie nel 635 furono portate a Costantinopoli, e poi sembra che siano state portate in Francia tra il sec IX e il X dove oggi si venerano nella chiesa di Saint Julian, ad Arles.
In Francia, in quel periodo, sorse l'ordine degli "Antoniani" approvato successivamente da papa Urbano II.
I riti che si compiono ogni anno in occasione della festa di S. Antonio sono antichissimi e legati strettamente alla vita contadina e fanno di Antonio Abate un vero e proprio "santo" del popolo.
Egli è considerato il protettore contro le epidemie di certe malattie, sia dell'uomo, sia degli animali. E' stato invocato come protettore del bestiame e la sua effigie era collocata sulla porta delle stalle.
Il Santo è invocato anche per scongiurare gli incendi, e non a caso il suo nome è legato ad una forma di herpes nota come "fuoco di Sant'Antonio" o "fuoco sacro".
Antonio è anche considerato il patrono del fuoco; secondo alcuni riti attorno alla sua figura testimoniano un forte legame con le culture precristiane, soprattutto quella celtica. E' nota infatti l'importanza che rivestiva presso i Celti il rituale legato al fuoco come elemento beneaugurante.

 

S_3fn84el3.A41.JPGSTORIA DI SANT'ANTIMO

 

Le notizie sulla vita e sul martirio di S.Antimo sono contenute negli Acta S.Anthimi. Cheremone, consigliere in Asia del proconsole Piniano muore tragicamente invaso dai demoni, dopo aver sterminato i cristiani. Il timore di subire la stessa sorte invade Piniano, che si ammala gravemente. Faltonio Piniano, sposo di Anicia Lucina pronipote dell'imperatore Gallieno, fu inviato dagli imperatori Diocleziano e Massimiano come proconsole nell'Asia. Lucina chiese ad Antimo (che si trovava in carcere con Sisinnio, Dioclezio, Fiorenzo, Massimo, Basso e Fabio), di curare il marito. Antimo, previa catechesi, convinse il proconsole Piniano a convertirsi al cristianesimo. La preghiera dei cristiani ottenne la guarigione di Piniano, che chiese il battesimo. Piniano convertitosi liberò i cristiani prigionieri in Asia e li nascose nelle proprietà che aveva nella Sabina e nel Piceno. Nei pressi della città di Osimo (e quindi nel Piceno) trovarono il martirio i Santi Sisinnio, Dioclezio e Fiorenzo. Antimo era nascosto in Sabina, in una villa di Piniano lungo la via Salaria al XXII miglio. Un sacerdote del dio Silvano, invaso dal demonio, uccise con la spada numerose persone convenute per sacrificare alla divinità pagana. La folla chiese l'intervento di Antimo; questi scacciò via il demonio e fatto tornare in se il sacerdote del dio Silvano ne ottenne la conversione. L'esempio del sacerdote fu seguito da molte persone. La reazione dei convertiti fu quella di abbattere gli alberi del bosco sacro a Silvano e di distruggerne gli altari. La popolazione pagana si rivolse al governatore perché Antimo venga imprigionato e offra sacrifici al dio Silvano. Antimo rifiutò, venne quindi gettato nel Tevere con un sasso legato al collo. Attraverso un intervento soprannaturale, l'azione di un angelo, Antimo venne tratto in salvo. I pagani che lo rividero vivo, intento a pregare e a benedire, presi da stupore e da timore si convertirono. Una nuova presenza del governatore Prisco nella zona offrì, a chi era rimasto pagano, la possibilità di una seconda denuncia. Antimo fu nuovamente imprigionato e dopo tre giorni di patimenti venne decapitato. La sepoltura di Antimo divenne meta di pellegrinaggi perché vi si concedevano grazie. Antimo fu sepolto nei pressi di Cures, nell'odierna località di Montemaggiore (frazione di Montelibretti). Sul luogo di sepoltura di Antimo è esistita per molti secoli una chiesa. Ancora nel 1584 si presentava ampia, nobile, solenne, ma abbandonata, senza porta e con una casa a fianco del tutto rovinosa. La chiesa diruta ha continuato a sussistere per tutto il 1800 anche se ormai sfondata da tutte le parti e abbandonata al suo destino. Nel 1904 fu dato ordine di spianare completamente le rovine della chiesa, di interrare l'accesso alla catacomba e di coltivare il campo in maniera che non rimanesse nessun segno della chiesa e del cimitero di Sant'Antimo. Il corpo di Sant'Antimo al tempo di Carlo Magno fu traslato in Toscana, vicino a Chiusi. Fu papa Adriano I che concesse a Carlo Magno la licenza di trasferire il corpo di Sant'Antimo in località "Castelnuovo dell'Abbate" (Montalcino) dove si stava edificando una magnifica abbazia ancora oggi esistente. Il martirologio romano così dice per S.Antimo: Romae Via Salaria natalis Beati Anthimi presbyteri, qui post Virtutum et praedicationis insignia in persecutione Diocletiani in Tyberim precipitatus, et ab angelo ex inde ereptus, oratorio proprio restitutus est, deinde capite punitus victor migravit ad Coelos". I Santi Massimo, Basso e Fabio invece subirono il martirio a Forum Novum (l'odierna Vescovio). Anche Faltonio Piniano e Anicia Lucina sono Santi, per la precisione Santi confessori.

[ Testo di Andrea Del Vescovo ]


http://www.comuniverso.it/img/mygallery/Sant'Antimo,%20Chiesa.jpgSul martirio di san Antimo prete avvenuto nel 303 si ha la seguente narrazione: era stato incendiato il boschetto sacro a Silvano. Il Proconsole fece arrestare Antimo e in segno di riparazione voleva spingerlo a sacrificare agli dei. Al suo rifiuto inizarono le percosse e i supplizi. Nonostante ciò Antimo resistette e quindi per ordine dello stesso proconsole fu gettato nel Tevere con una pietra legata al collo. Un angelo, miracolosamente, lo liberò e lo sciolse dal sasso, facendolo uscire dalle acque del fiume sano e salvo. Antimo ritornò allora alla sua celletta, dove era solito ritirarsi a pregare. Molti soldati, che assistettero al miracolo, si convertirono al cristianesimo. Antimo fu allora nuovamente accusato e nuovamente trascinato davanti al proconsole e fu crudelmente e lungamente torturato, ma ancora una volta non riuscirono ad indurlo a sacrificare agli dei, fu perciò decapitato. Alcuni uomini pii, che erano stati convertiti dal santo, presero il suo corpo e lo seppellirono presso la via Salaria, nel luogo dove Antimo era solito raccogliersi a pregare. Sul luogo sorse in seguito una basilica, dove, per le preghiere e i meriti del martire, Dio concesse moltissime grazie ai devoti frequentatori.

 

NOVEMBRE MESE DI RICORDO PER I DEFUNTI

191529006-d281f06d-df03-4b05-ae5a-e9da4bUn’assenza che è presenza… 
Oggi la cultura vorrebbe emarginare la morte, mentre la tradizione cristiana vi riserva un intero mese, per pregare, meditare e ricordarci che la nostra vita non termina su questa terra…
Non un giorno, il 2 novembre, ma tutto un mese è dedicato ai defunti. E’ un affluire nei cimiteri, sono ricordi più vivi accom­pagnati da preghiera e gratitudine. 
Sovente, nell’arco della nostra vi­ta, ci interroghiamo sul senso della morte e del suo rapporto con la vita. E il pensiero si perde nelle riflessioni, nella meditazione, nei ricordi. Che cosa è la morte? Perché la morte? Che cosa è la vita eterna? Cosa rap­presentano per noi i defunti e quale rapporto instauriamo con loro?

http://www.rete8.it/it/images/archivio/Cimitero.jpgInnanzitutto: la morte che per i non credenti costituisce semplicemente il termine di una esistenza oltre la quale non esiste che il nulla, per noi cristiani rappresenta una meta e un inizio. E’ l’interruzione del­la vita terrena con la separazione da tutto ciò che ci le­gava ad essa, e l’inizio di un’altra vita, quella eter­na. “Ai tuoi fedeli, Signore, la vita non è tolta, ma trasformata” ci fa pre­gare la Chiesa (cf. Canone Messa dei defunti). Sarà una vita diversa, che prende avvio al momento della morte, come sostengono molti teologi tra cui Barth (cf. 1Cor 13). Quale immagine più eloquente e il­luminante della morte di quella relati­va alla nascita di un bambino? Quan­do, terminato il periodo della gesta­zione, egli deve liberarsi della placen­ta che lo aveva avvolto e protetto per mesi e separarsi dal grembo mater­no, viene catapultato nel nostro mon­do. Inizia un nuovo cammino attra­verso tappe di sviluppo e di crescita. Passa dall’essere dipendente “in to­to” dalla madre ad avere una vita au­tonoma. Sarà neonato, fanciullo, adolescente, giovane, adulto, anziano; stabilirà e maturerà relazioni co­gnitive e affettive, si proietterà e sarà impegnato nel mondo del lavoro e nella costruzione della società. 

http://www.supertaty.it/CIMITERO%20ALLEGRO2%20copy.jpg%20OK.jpgDue tempi di una stessa realtà… 

Chi non ha sperimentato nell’ar­co della sua vita l’esperienza della morte? Quante volte ci siamo ribella­ti ad essa, forse perché inconscia­mente l’abbiamo considerata come uno sprofondare nel nulla o nell’ignoto, e forse perché non ab­biamo accettato che venissero spez­zati i vincoli di affetto e di amicizia che avevamo coltivato per anni. 

Ma quando l’abbiamo considera­ta come la vittoria dello spirito che si svincola dal corpo fisico, e abbiamo compreso che essa segna l’inizio di una nuova vita, quella spirituale che ci immerge in quella eterna, il sorri­so è ritornato sulle nostre labbra, una nuova pace ha inondato il no­stro cuore, e abbiamo iniziato a in­tessere una relazione diversa, più spirituale con le persone defunte. 
Nella “Dichiarazione sull’esisten­za della vita eterna” del 1979, beato Gio­vanni Paolo II ricordava che l’anima è spirituale e quindi non morirà mai, e che con la morte corporale l’ani­ma entra nell’eternità. 
“Gli uomini pii vivono beati nell’altra vita” aveva scritto Omero. E Shakespeare in uno dei suoi scritti ebbe a dire: “Rac­comando la mia anima al mio Crea­tore, sperando e fermamente cre­dendo che io sarò ammesso a parte­cipare alla vita immortale”. 

La vita eterna è una realtà da crede­re e sperare. “Coloro che non spera­no nella vita futura sono morti anche per la vita presente” scrisse il grande scrittore Goethe. Essa ci attende; nes­suno può venir meno al suo appunta­mento. E sarà tanto più luminosa quanto più conosciamo e sperimen­tiamo il Cristo qui, nella vita terrena. La promessa di Gesù agli apostoli: “Vado a prepararvi un posto” è vali­da anche per noi, come è stata valida per quanti sono vissuti prima di noi. 

Vita presente e vita futura: due tempi e aspetti di una stessa realtà; se la prima si conclude con la morte, la seconda inizia da essa un nuovo percorso che ha il suo compimento nella beatificazione e glorificazione. 

Sperare e credere nella vita eter­na costituisce un’ipoteca per il no­stro futuro, allorché si spengono le luci della ribalta terrena. Chi chiude l’accesso della sua mente e del suo cuore ad essa, orienta la propria esi­stenza ai beni caduchi, al soddisfare unicamente gli istinti e gli interessi materiali, calpestando spesso i dirit­ti e la dignità altrui. Chi vive creden­do che oltre la morte ci attende una vita beata, promessa dallo stesso Cristo, orienta i suoi interessi e le sue attività al bene. 


Cimitero_Acattolico_Roma.jpgAssenti o presenti? 
Il beato Giovanni Paolo Il, alla vigilia della sua morte ripeteva spesso: “Non piangete, sono alla vigilia di una gran­de festa. La vera vita non è questa terrena, la quale passa velocemen­te, ma è quella che c’è dopo la morte del cor­po, poiché quella è eter­na, non avrà mai fine”. E Santa Teresa di Li­sieux, riferendosi alla morte che stava per spe­rimentare, ebbe a dire: “Entro nella vita...”. E poi soggiunse che in Cielo avrebbe passato il tempo a fare del bene sulla terra. 

Sin dall’antichità gli uomini hanno coltivato il culto dei defunti. Per essi hanno costruito tombe e cimite­ri; in loro onore hanno dedicato mo­numenti e pagine poetiche, sia per esprimere la gratitudine per il bene ricevuto o da essi compiuto, e sia per non interrompere quel vincolo d’amore che li aveva legati in vita. 

Tuttavia anche chi afferma di non credere in una vita futura, chi si di­chiara materialista e ateo, non di­mentica i “suoi morti”, si affida a lo­ro nei momenti di difficoltà, ne can­ta le glorie. 

Per noi cristiani che crediamo nel­la vita eterna, il ricordo dei defunti è accompagnato dalla fede nelle paro­le di Gesù: “Chi crede in me non mo­rirà, ma avrà la vita eterna”; “Vado a prepararvi un posto”. Nasce da que­sta fede il bisogno della preghiera, la visita al cimitero, l’adornare di fiori la tomba delle persone care, la celebra­zione eucaristica in loro suffragio. 

http://www.comune.jesi.an.it/opencms/multimedia/jesiit/images/upload/large/2/1223032405393_loculi-cimitero.jpgIl ricordo e il culto verso i defunti non può e non deve limitarsi al mo­mento della morte o in occasione di un anniversario particolare, perché i vincoli esistiti durante questa vita non possono essere riposti in un dimenti­catoio e neppure essere annullati. 

Certamente, quanto più questi vincoli sono stati profondi in vita, tanto più il ricordo è duraturo. E con il ricordo cresce la riconoscenza per il bene ricevuto, e il bisogno di pre­gare il Dio della vita perché le persone care possa­no godere sempre più intensamente e profondamente del gaudio eter­no e possano continuare ad aiutarci. 

La gratitudi­ne di coloro che abbiamo aiutato a rag­giungere la fe­licità piena at­traverso la no­stra preghiera e le opere buone, si ri­verserà sulla nostra vita. E si tramu­terà in una presenza che si esprime in luce, gioia, serenità, abbandono ai piani provvidenziali di Dio. 

Santa Teresa di Lisieux aveva pro­messo: “Passerò il mio tempo in cie­lo a fare del bene sulla terra”. Come lei, i no­stri amici, parenti e be­nefattori, coloro che hanno condiviso con noi parte del cammino e delle esperienze, colo­ro che abbiamo benefi­cato e/o da cui siamo stati beneficati, non ci lasciano soli, soprattut­to nei momenti di diffi­coltà. E spesso fanno sentire la loro presen­za. Se li invochiamo, es­si rispondono. Tra noi e loro si forma una cate­na di solidarietà. Più è intenso il ricordo, più è vero e disinteressato l’amore che ci lega a loro, maggiore è la percezio­ne della loro presenza. 


cimiteroguerra.jpgVincoli profondi… 
I vincoli di amicizia, di parentela e di affetto con le persone che sono vissute con noi non possono essere riposti in un dimenticatoio e neppu­re essere annullati allorché la morte ci sorprende e ci separa. Quanto più questi vincoli sono stati profondi in vita, tanto più il ricordo è vivo e duraturo. E con il ricordo cresce la ri­conoscenza per il bene ricevuto, e il bisogno di pregare il Dio della vita perché possano godere sempre più intensamente e profondamente del gaudio eterno e possano continuare ad intercedere per noi. 

Quanto grande, e spesso struggen­te, è il desiderio di rivedere le perso­ne con le quali abbiamo condiviso la vita e il lavoro, dialogare con loro co­me quando vivevano con noi! Se ciò ci è precluso, se non sono visibili ai nostri occhi e non possiamo udirli con il nostro udito, la loro è una pre­senza vera. Possiamo affermare che è una assenza-presenza. Forse, è più presenza che assenza.
26-luglio-san-giacomo-apostolo-michele-pappacoda-ricorda-il.pngMICHELE PAPPACODA RICORDA SUO PADRE

RICORDO MIO PADRE COME UNA PERSONA LABORIOSA DEDITA ALLA FAMIGLIA E IN PARTICOLARE VERSO DI ME CHE MI HA DATO TANTO UNA PERSONA CHE A VOLTE NON MANGIAVA LUI PER FARCI STARE BENE A NOI FACEVA TUTTO PER NOI MIO PADRE E PER GLI ALTRI MIO PADRE AVEVA IL CORAGGIO DI TOGLIERSI LA GIACCA DI DOSSO PER AIUTARE IL PROSSIMO NON AVEVA VIZI NE ALTRO UNA PERSONA UMILE A SEMPRE LAVORARATO NON STAVA UN MINUTO FERMO SE UNO DI NOI STAVA MALE CORREVA A PIEDI FINO AD AMALFI 3 KM PER CHIAMARE UN MEDICO SE AVEVAMO UN PROBLEMA NON CI DORMIVI LA NOTTE QUESTO E TANTO ALTRO ERA PAPPACODA GIACOMO!!!!!!!!

 

ANGELA CECERE RICORDA I SUOI GENITORI GIUSEPPE E ASSUNTA


1935039_1253553822631_3879673_n.jpgNel mio cuore ci sarà sempre la presenza di mia madre che e morta quest'anno e nel cielo brilla la più stella di nome SANTILLO ASSUNTA mi manchi e ti voglio un mondo bene mamma. 

 10805526_10205246817593657_1170272525_n.jpgGuardando il cielovedo tantissime stelle che brillano una di questa e mio padre Giuseppe Cecere che mi guarda dal cielo mi protege sempre mi manchi tantissimo papa e ti voglio un mondo di bene.


il 16 e 18 dicembre il compleanno di mio padre e mia madre ricordo che noi facevamo una grande festa e un grande pranzo mancate tantissimo vi voglio un mondo bene vi porto sempre del mio cuore.. angela

 

Io ricordo mio padre dicendo TI VOGLIO BENE!!!!!!!!!!!!!!!!! e se adesso sono qualcuno lo devo a te che con tanti stenti mi hai fatto studiare grazie papà per me sei sempre vivo!!!!!!!!!!

26-luglio-san-giacomo-apostolo-michele-pappacoda-ricorda-il

 

 

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SECONDA EDIZIONE 2014-2015 2° GIORNALINO WWW.MIKIVETTICA.NET DI MICHELE PAPPACODA

24 Novembre 2014, 16:00pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

SECONDA EDIZIONE 2014-2015

2° GIORNALINO WWW.MIKIVETTICA.NET DI MICHELE PAPPACODA

 

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ANGELA CECERE


01.11.2014

http://www.ilmattino.it/MsgrNews/MED/20141031_fucile.jpg

angelaaaaaaaaaaaaaaaa INSERITO DA ANGELA CECERE

La sentenza emessa ieri dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere CASTELVOLTURNO. Il pm della procura di Santa Maria Capua Vetere aveva chiesto la condanna di A. R. a 25 anni di carcere, ma ieri il giudice del tribunale Federica Villano ha condannato l’anziano di 75 anni di Baia Verde a 16 anni di reclusione. Si è conclusa così la vicenda giudiziaria con al centro un bruttissimo fatto di sangue successo un anno e mezzo fa a Castelvoltuno, località Baia Verde, in via Tafuri. L'anziano uccise un 45enne, suo vicino e proprietario di un immobile, perché stanco di sentire rumori dall’abitazione dell’uomo. Un motivo banale. Il 75enne, stando alla versione dei fatti divulgata all’epoca, impugnò un fucile e fece fuoco colpendo il suo vicino alla spalla e in altre parti del corpo. La vittima, prima trasportata presso la clinica Pineta Grande di Castelvolturno, venne poi trasferita presso l'Ospedale civile di Caserta.

IL MATTINO

 

02.11.2014.

NEWS ITALIA E DAL MONDO Latte, tre bicchieri al giorno aumentano il rischio di morte prematura nelle donne


Latte, tre bicchieri al giorno aumentano il rischio di morte prematura nelle donne.

 

293793 420176538023874 796340274 nDI ELSA COPPA   Le donne dovrebbero stare attente al consumo di latte giornaliero. Un recente studio, portato avanti dall’università di Uppsala in Svezia, ha rivelato che le donne che bevono tre bicchieri di latte al giorno hanno più possibilita di morire nei prossimi 20 anni. Inoltre, il rischio di fratturarsi le ossa aumenta in maniera direttamente proporzionale all’assunzione di latte.

“Il responsabile potrebbe essere il galattosio, uno zucchero presente nel latte” ha spiegato Karl Michaelsson, Docente dell’universita svedese “Il composto darebbe il via una reazione ossidante ed infiammante, quest’ultima in grado di affliggere le ossa e la longevità delle donne”.

La razione giornaliera di latte suggerita dal dipartimento per l’agricoltura americano è pari a tre tazze, basandosi sul fatto che la bevanda fa bene alle ossa e può ridurre il rischio di infarto. Gli autori di quest’ultimo studio, però, hanno spiegato che le raccomandazioni del dipartimento si basano su basi scientifiche poco certe.

Dati gli effetti dannosi del galattosio negli animali, i ricercatori hanno ipotizzato che un consumo più alto di latte può essere associato ad un maggiore rischio di fratture e mortalità prematura. Da questa idea è partito lo studio, il quale ha coinvolto 61.443 donne tra i 39 ed i 74 anni e 45.339 uomini tra i 45 ed i 79 anni. Il campione femminile è stato seguito per 20 anni e, nel corso di questo frangente di tempo, 15.541 donne sono morte e 18.252 si sono procurate fratture. Dopo un attento studio, i ricercatori hanno scoperto che chi beveva tre o più bicchieri di latte al giorno aveva quasi il doppio (1,93) di possibilita in più di morire durante i successivi 20 anni rispetto a chi ne beveva meno o non ne assumeva.

Il rischio di morte aumenta del 15% per ogni bicchiere di latte assunto quotidianamente. Per quanto riguarda gli uomini, i quali sono stati seguiti per una media di 11 anni, non è stata trovata nessuna correlazione tra mortalità e assunzione di latte.

Non tutto è perduto; la ricerca ha anche svelato che i prodotti fermentati come formaggio e yogurt – i quali contengono pochissimo galattosio - producono l’effetto opposto. Le donne che consumano questi prodotti hanno meno probabilità di morire o fratturarsi le ossa nel periodo analizzato dallo studio. In questo caso il rischio scende del 10/15% per ogni dose giornaliere.

03.11.2014

http://www.leggo.it/MsgrNews/PANORAMA/20141103_volante_polizia.jpg.pagespeed.ce.ZJGNAtopil.jpg

angelaaaaaaaaaaaaaaaa INSERITO DA ANGELA CECERE

MILANO - Un romeno di 35 anni ha denunciato alla polizia di essere stato aggredito da sei persone con mazze da baseball a Milano. L'uomo, incensurato, ha detto che alle 21.20 di ieri stava passeggiando in via Mompiani, zona Corvetto, quando è stato avvicinato da un'auto dalla quale sarebbero scesi i sei che lo avrebbero colpito ripetutamente per poi scappare poco dopo. Il romeno è stato accompagnato al Policlinico con contusioni non gravi. Alla polizia ha detto di non aver ricevuto minacce prima e di non conoscere il motivo dell'aggressione.

LEGGO.IT

 

04.11.2014

http://www.leggo.it/MsgrNews/PANORAMA/20141103_mistero-10-novembre-2014.jpg.pagespeed.ce.-hcuQzKQAN.jpg

angelaaaaaaaaaaaaaaaa INSERITO DA ANGELA CECERE

WHASHINGTON - Catastrofe imminente per il prossimo 10 novembre 2014. Tra pochi giorni un evento straordinario potrebbe cambiare la vita di tutti. La notizia arriva dafli Stati Uniti ed è stata ripresa già da qualche sito italiano. Non ci sono notizie precise, non si parla di alluvioni, terremoti o vulcani, si segnala solo una data, tra l'altro imminente. Sono davvero molte le ipotesi che stanno circolando ma da nessuna parte si riesce a trovare un indizio, salvo i molteplici eventi naturali che stanno colpendo il nostro pianeta. Previsioni simili se ne sono sentite tante, soprattutto negli ultimi anni, e questa potrebbe essere l'ennesima bufala del web fatta per attirare l'attenzione o per creare allarmismo. Quel che è certo è che questo ripo di previsioni non hanno mai avuto alcun riscontro nella vita reale. La curiosità, mediatica ovviamente, resta: Chi è cosa avrà inventato questa volta?

LEGGO.IT

04.11.2014.

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angelaaaaaaaaaaaaaaaa INSERITO DA ANGELA CECERE

WHASHINGTON - Catastrofe imminente per il prossimo 10 novembre 2014. Tra pochi giorni un evento straordinario potrebbe cambiare la vita di tutti. La notizia arriva dafli Stati Uniti ed è stata ripresa già da qualche sito italiano. Non ci sono notizie precise, non si parla di alluvioni, terremoti o vulcani, si segnala solo una data, tra l'altro imminente. Sono davvero molte le ipotesi che stanno circolando ma da nessuna parte si riesce a trovare un indizio, salvo i molteplici eventi naturali che stanno colpendo il nostro pianeta. Previsioni simili se ne sono sentite tante, soprattutto negli ultimi anni, e questa potrebbe essere l'ennesima bufala del web fatta per attirare l'attenzione o per creare allarmismo. Quel che è certo è che questo ripo di previsioni non hanno mai avuto alcun riscontro nella vita reale. La curiosità, mediatica ovviamente, resta: Chi è cosa avrà inventato questa volta?

LEGGO.IT

05.11.2014

293793 420176538023874 796340274 nDI ELSA COPPA Alice Anne Meyer il 7 gennaio 2012 ha dato alla luce il suo secondo figlio Jameson, affetto da sindrome di Pfeiffer, da quel momento la donna ha dovuto sopportare affermazioni come: “Hai visto quel bimbo com’è strano, com’è brutto, quanto è diverso?”.

 

Il bambino è nato con una craniosinostosi, rara sindrome che consiste nella prematura saldatura delle ossa craniche, e che dà luogo a malformazioni del capo e a vari disturbi, incluso, in alcuni casi, in un ritardo grave dello sviluppo cognitivo.

La donna ha così parlato del suo “viaggio” col piccolo Jameson, fatto non solo di sofferenza, ma anche di amore incondizionato nei confronti di un figlio piccolo e indifeso.

jamesonDi recente Anne ha pubblicato una lettera aperta con un messaggio che sostiene, non riguarda solo Jameson, ma tutti i bambini presi in giro o emarginati a causa delle differenze.

“Sono sicura – dice Alice che tanti genitori sapranno di cosa sto parlando”Succederà sempre che alcuni bambini più sensibili, indifesi, deboli vengano additati dai coetanei, ma sarebbe bello pensare che quando questa accade, i genitori degli altri bambini facessero qualcosa. Spesso i bambini emarginano coscientemente, in altri casi non fanno altro che esprimere un pensiero che i grandi, per via delle “infrastrutture sociali” non esprimono. Quante volte abbiamo visto mamme di bambini “sinceri” terrorizzate dalle loro affermazioni, rimproverandoli perché non devono dire questo o quello, o dileguarsi per la brutta figura? A questi genitori che Alice lancia il messaggio: invece di vergognarsi o chiedere il silenzio al figlio, bisognerebbe insegnargli il diverso. “Sono sicura che è un bambino simpatico, andiamo a conoscerlo”. Basterebbe questo per crepare il muro di diversità e di sospetto, direi paura. “Presentatevi, e chiedete come si chiama mio figlio – continua Alice nel suo blog – vi assicuro che siamo come voi, che sono una mamma che sta imparando la sua strada attraverso mio figlio”.

 

06.11.2014

http://www.leggo.it/MsgrNews/PANORAMA/20141106_c2_c4_10754880_10204763112904909_1452621269_n.jpg.pagespeed.ce.sbhO27Xjeb.jpg

angelaaaaaaaaaaaaaaaa INSERITO DA ANGELA CECERE

VIAREGGIO - Picchiata e insultata perché «non era una donna vera», perché nata in un corpo diverso da quello raccontato per molti anni dai suoi documenti. Vittima di un'aggressione transfobica davanti alla discoteca nella quale aveva conosciuto un ragazzo. Che, una volta venuto a conoscenza della sua condizione passata, l'ha aggredita e chiamata «frocio di merda». La vittima si chiama Laura, ha 55 anni ed è originaria di Viareggio. Nei giorni scorsi, ha pubblicato su Facebook le immagini del suo volto tumefatto, raccogliendo centinaia di messaggi di solidarietà. Una storia, la sua, che non può prescindere dal lungo e difficile percorso verso il cambiamento definitivo di sesso, avvenuto nel 1998 a Londra. Oggi Laura è una donna a tutti gli effetti, anche per lo Stato italiano. L'aggressione è avvenuta la scorsa settimana, a Calcinaia, in provincia di Pisa, in un locale, spiega Laura, «che proprio il martedì è frequentato da transessuali» e dove «non era mai accaduto nulla di simile». Quella sera, Laura conosce un ragazzo. Si piacciono e si baciano. Qualcuno degli amici del giovane, però, viene a sapere del passato di Laura. Non è un mistero, Laura è conosciuta, scrive libri. «Il ragazzo si allontana e raggiunge gli amici, salvo poi tornare da me e chiedermi di uscire dalla discoteca», racconta la donna. Una volta fuori dal locale, i pugni e i calci. Complice, forse, lo stato di alterazione psicofisica provocato, probabilmente, dalle droghe. «In mezzo al parcheggio, arrivati vicino ad una siepe ha cominciato a prendermi a pugni e calci – racconta Laura - infierendo e insultandomi: 'sei un frocio di merda'. Poi mi getta a terra, mi blocca con mani le mie braccia e con il ginocchio la testa, e poi prende la borsa e scappa via». Una reazione, dice oggi la donna, che è inequivocabilmente scaturita dall'aver «baciato una donna che non è nata tale». «Ma è una cosa che non mi saprò mai spiegare – aggiunge - Vado spesso in discoteca, vedo spesso persone nella mia condizione che si baciano con ragazzi. Anche a me succede, ma chi poteva immaginare quella sera di conoscere uno fuori di testa, un pazzo o probabilmente come ripeto, drogato?». Ma non ci sono solo le ferite sul volto, a fare male (al pronto soccorso di Pisa sono state giudicate guaribili in dieci giorni): «Quello che fa più male al cuore è sempre la stessa cosa: il non sentirsi accettata, e peggio ancora, perseguitata. Quanta tristezza ho nel cuore».

LEGGO.IT

 

07.11.2014.

http://www.ilmattino.it/MsgrNews/MED/20141107_20140519_alongi.jpg

angelaaaaaaaaaaaaaaaa INSERITO DA ANGELA CECERE

Si tratta di un'agronoma del Comune, di un vigile urbano e di un vigile del fuoco Un'agronoma del Comune, un vigile urbano ed un vigile del fuoco sono stati rinviati a giudizio per la morte di Cristina Alongi, la quarantaquattrenne travolta da un pino in via Aniello Falcone, nel quartiere Vomero, nel giugno del 2013. Il gup Gabriella Pepe, accogliendo la richiesta del pm Danilo De Simone, ha disposto il giudizio per i reati di omicidio colposo e disastro colposo. Il processo comincerà il 13 marzo prossimo davanti al giudice monocratico Nicola Miraglia del Giudice. Soddisfazione è stata espressa dagli avvocati di parte civile, Maurizio Sica ed Eugenio Baffi. Il pino che travolse la Alongi era pericolante e il proprietario di un bar di via Falcone nei giorni precedenti alla caduta aveva avvertito i vigili del fuoco. Questi ultimi avevano informato la polizia municipale, ma ciò nonostante non fu attuato alcun intervento per mettere in sicurezza la strada. Il pm De Simone ha sostituito in udienza il collega Giovanni Corona, ora in forze ad un altro ufficio, che aveva coordinato le indagini sull'incidente.

IL MATTTINO

 

08.11.2014.

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293793 420176538023874 796340274 nDI ELSA COPPA Il plumcake con verdure è una torta rustica molto gustosa e semplice da preparare. Ottima per un pic-nic all’aperto o da portare in ufficio per la pausa pranzo. E’ l’ideale anche per un brunch domenicale o come finger food da servire con l’aperitivo. Si può preparare in anticipo e conservare al fresco per alcuni giorni. Vediamo gli ingredienti necessari per la preparazione di questa gustosa ricetta.

Ingredienti
  • 250 gr. di farina
  • 2 melanzane
  • 2 peperoni
  • 250 gr. di yogurt bianco magro
  • 3 uova
  • 1 cubetto di lievito di birra
  • 100 ml di olio d’oliva
  • 60 gr. di parmigiano grattugiato
  • sale e pepe q.b.
Preparazione
 Fase 1

Preparare il plumcake alle verdure è molto semplice e veloce. Iniziate dalla preparazione delle verdure. Lavate e asciugate i peperoni e le melanzane. Tagliate le verdure a listarelle.

Fase 2

Fate rosolare la cipolla in una padella con l’olio e aggiungete le verdure. Salate e fatele saltare per 10 minuti. Devono cuocersi ed insaporirsi, ma, restare croccanti. Spegnete la fiamma.

Fase 3

Passate alla preparazione dell’impasto. Sbattete le uova con il sale, il parmigiano e un pizzico di pepe, fino ad ottenere una crema liscia e omogenea. Aggiungete lo yogurt e l’olio. Continuate a mescolare per amalgamare bene tutti gli ingredienti.

Fase 4

Aggiungete quindi la farina setacciata e il lievito di birra disciolto in poca acqua tiepida. Lavorate il composto fino ad assorbire tutta la farina. Quando avrete ottenuto un composto liscio e omogeneo il vostro impasto è pronto.

Fase 5

Unite all’impasto le verdure saltate e mescolate dal basso verso l’alto per incorporarle senza smontare il composto.

Fase 6

Imburrate una terrina rettangolare dai bordi alti e versatevi l’impasto. Livellate la superficie con una spatola.

Fase 7

Accendete il forno a 180 gradi e infornate il vostro plumcake. Fate cuocere per 40 minuti senza aprire mai il forno.

Fase 8

Sfornate il vostro plumcake e fatelo raffreddare, quindi sformatelo su un vassoio da portata e tagliatelo a fettine. Il vostro plumcake alle verdure è pronto per essere servito.

 

10.11.2014

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397292 104896189669319 1023336315 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA IL VESCOVADO DI RAVELLO Sono venuta a conoscenza degli inconvenienti giudiziari che hanno interessato gli amministratori e i dipendenti del Comune di Maiori.

Mi è molto dispiaciuto tale accadimento, dovuto sicuramente a circostanze negative ed equivoche. Penso che il sindaco di Maiori, dottor Antonio Della Pietra, sia stato sempre un gentiluomo, assumendosi forse responsabilità sicuramente di altri.

La sua persona è caratterizzata da profonda onestà di intenti e da limpidezza di pensieri e comportamenti, senza alcuna possibilità di ipotesi di sporco clientelismo, di cui a dire la verità sono piene le fosse, qualcuna addirittura segue un filone ereditario di circa un secolo.

Ho conosciuto Antonio sin da bambino, e nel '79 l'ho avuto anche come assessore all'urbanistica, insieme con l'assessore Salvatore Della Pace assessore alle finanze del Comune di Maiori, stessa profonda onestà d'intenti, stesso limpido pensiero e comportamenti. In quel periodo erano normali, oggi senza offesa, sono dei pezzi di antiquariato autentico, quasi introvabili, e dovrebbero secondo me comunque essere fortemente stimati, soprattutto per ricordare ai giovani che gli uomini onesti sono esistiti.

Peraltro appare dalla lettura dei giornali che si tratta di una procedura concorsuale, la quale per conoscenza professionale ha sempre tempi lunghi, quindi presumo che sia iniziata prima dell'anno 2010, anno di insediamento dell'attuale amministrazione, avvenuto normalmente alla fine del primo semestre dell'anno.

Per la dottoressa Anna Capone, penso che non ci siano parole che possano giustificare tale situazione nei suoi confronti.

Nel servizio si parla anche di altre persone tra cui il dottor Cacchione, l'unico che conosco, ottimo e preparato professionista che lavorava al Comune già negli anni '98-'99.

Ritengo pertanto che la questione venga da lontano, e penso che il Sindaco e la Giunta siano stati delle persone altamente responsabili, assumendo oneri non di loro appartenenza. D'altronde la giunta nominata direttamente dal Sindaco, riflette gli intenti dello stesso e li rispecchia nella sua figura.

Si tratta di un incidente di percorso che può esistere in questo momento storico confuso e corrotto anche nel comprendere quali sono le verità, ma penso che tutti si risolverà per il meglio, meritatamente.

*Segretario Comunale Generaledi Maria Assunta Carmosino*

 

11.11.2014

 

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397292 104896189669319 1023336315 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA FONTE IL VESCOVADO
Le storiche cartiere di Amalfi protagoniste sull'Espresso
Il fotografo Giorgio Perini ha svolto il reportage "Paper View" in cui ha immortalato le cartiere più belle d'Europa

Le cartiere di Amalfi al centro del reportage "Paper View"di Giorgio Perini di cui si dà notizia su L'Espresso di oggi. Il noto fotografo e giornalista ha realizzato un viaggio che attraversa l'Europa, raccontato in 15 scatti fotografici tra impianti storici, musei della carta e laboratori dove ancora esiste e viene praticata la produzione manuale.

Perini si è mosso dal Portogallo alla Finlandia, fino alle italiane Amalfi e Fabriano. Le immagini raccontano la costruzione della carta attraverso tutte le fasi della sua produzione. Ne emerge un aspetto fondamentale del macero cellulosico: il riciclo, oggi valore primario nella cultura di produzione, è sempre stato intrinseco nella carta, sin dalle sue origini.

Le fotografie saranno esposte in una mostra dal 19 al 30 novembre presso Palazzo Bastogi di Firenze: l'evento, curato da Mauro Lovi in collaborazione con Comieco, vedrà immortalati gli antichi processi produttivi che, ancora oggi, rendono una grande testimonianza della saggezza popolare e stimolano riflessioni sullo spreco di risorse e sul rispetto dell'ambiente, altro tema centrale nel dibattito contemporaneo.

(FOTO: L'ESPRESSO)

12.11.2014

http://www.leggo.it/MsgrNews/PANORAMA/20141112_10410339_10203761305365796_8418918999557151318_n.jpg.pagespeed.ce.-1YhJKf0za.jpg

10686722 10205169168052467 5899707854002065582 n INSERITO DA ANGELA CECERE

ROMA - Non ce l’ha fatta Jessica Carbonaro. La 21enne, investita da una Smart lunedì sera in via dell’Idroscalo mentre attraversava la strada insieme all’amica Dalila Catalano, è morta ieri notte alle 2,50. La ragazza, le cui condizioni da subito erano apparse disperate, venne trasferita poco dopo l’incidente dall’ospedale Grassi al San Camillo per essere ricoverata nel reparto di rianimazione. Il trauma cranico, un edema diffuso ed una contusione polmonare non le hanno però dato scampo, nonostante il suo cuore avesse ripreso a battere dopo un lungo massaggio praticatole in ambulanza. L’amica 23enne, falciata insieme a Jessica dall’utilitaria all’incrocio con via delle Ebridi, resta ricoverata al Grassi di Ostia e ne avrà invece per 40 giorni. Il 19enne che era alla guida della Smart, ascoltato sul posto dagli agenti del X Gruppo Mare, venne salvato dal linciaggio da parte dei residenti solo grazie all’intervento di poliziotti e finanzieri. Indagato per omicidio colposo, ha raccontato ai vigili di non aver notato le due ragazze. “Andava velocissimo - racconta Ovidio, testimone dell’incidente - e guidava con le sole luci di posizione accese”.

LEGGO.IT

 

13.11.2014.

© ANSA

397292 104896189669319 1023336315 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA COSENZA,  Un sorvegliato speciale, Renato Mazzulla, di 39 anni, è stato fermato dai carabinieri di Rende e Cosenza per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il provvedimento è stato emesso dal pm della Dda di Catanzaro, Pierpaolo Bruni. Le indagini hanno avuto inizio a settembre quando i carabinieri hanno scoperto che Mazzulla stava compiendo due estorsioni ai proprietari di un autosalone e di una pizzeria. L'uomo avrebbe chiesto 3.000 euro da pagare in tre rate a Natale, Pasqua e Ferragosto.

ANSA

 

14.11.2014

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397292 104896189669319 1023336315 nA CURA DI MICHELE PAPPACODA Santo(i) del giorno : S. Stefano da Cuneo e compagni, sacerdoti O.F.M. e martiri,  B. Maria Merkert, vergine e cofondatrice (1817-1872)

Santi_Nicola_Tavelic_Stefano_da_Cuneo_DeDal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 17,26-37. 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come avvenne al tempo di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell'uomo: 
mangiavano, bevevano, si ammogliavano e si maritavano, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca e venne il diluvio e li fece perire tutti. 
Come avvenne anche al tempo di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; 
ma nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece perire tutti. 
Così sarà nel giorno in cui il Figlio dell'uomo si rivelerà. 
In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza, se le sue cose sono in casa, non scenda a prenderle; così chi si troverà nel campo, non torni indietro. 
Ricordatevi della moglie di Lot. 
Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, chi invece la perde la salverà. 
Vi dico: in quella notte due si troveranno in un letto: l'uno verrà preso e l'altro lasciato; 
due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l'una verrà presa e l'altra lasciata». 

Allora i discepoli gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, là si raduneranno anche gli avvoltoi». 

 

15.11.2014

http://www.ilmattino.it/MsgrNews/MED/20141115_olive_s_maria.jpg.jpg

10686722 10205169168052467 5899707854002065582 n INSERITO DA ANGELA CECERE

SANTA MARIA CAPUA VETERE - Il Nas sequestra 20 tonnellate di olive da tavola nel casertano. L'operazione, condotta in collaborazione con la Asl di Santa Maria Capua Vetere, è scattata durante un controllo in un'industria di lavorazione delle olive con annesso frantoio, durante il quale è emerso che le olive venivano essiccate con un forno industriale arbitrariamente installato nel locale e che non possedeva i necessari requisiti tecnici e igienici. In particolare i carabinieri hanno sequestrato 14 tonnellate di olive già confezionate ed etichettate pronte per la distribuzione, e altre cinque tonnellate stoccate in 34 bidoni di plastica stoccati all'aperto senza etichetta, indicazione di provenienza e data di scadenza per le quali il proprietario non è stato in grado di fornire prove sulla tracciabilità.

IL MATTINO

15.11.2014.

 

 

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Salerno, tragedia all'università Fisciano studentessa travolta e uccisa da un pullman al terminal bus AGGIORNAMENTI

24 Novembre 2014, 14:09pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 

 

 

 

 

397292 104896189669319 1023336315 nANTEPRIMA www.mikivettica.net INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Fisciano Dramma davanti alle pensiline dove gli studenti attendono gli autobus. Inutile il trasporto in ospedale. Tragedia all'università di Salerno. Una studentessa questa mattina è stata investita da un pullman al terminal bus dell'ateneo ed ha perso la vita. Non si conosce ancora la dinamica dell'incidente ma il dramma si sarebbe consumato davanti alle pensiline dove gli studenti ogni mattina - tantissimi soprattutto di lunedì - si affollano scendendo dai pullman per poi raggiungere le aule di lezione. Sul posto carabinieri e polizia. Per la ragazza sarebbe stato inutile anche il trasporto in ospedale. Sotto choc la comunità universitaria.

  10686722 10205169168052467 5899707854002065582 nAGGIORNAMENTO A CURA DI ANGELA CECERE 

francesca bevilacqua

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La vittima, Francesca Bilotti di 23 anni (nata a Giffoni Valle Piana) studiava lingue. Secondo quanto si è appreso, è morta dopo essere rimasta impigliata nelle portiere dell’autobus della società di trasporti Sita nel momento in cui stava scendendo al terminal nel campus universitario di Fisciano.L’episodio è avvenuto poco prima delle 9. Un’amica, che si trovava con la vittima, è svenuta. L’autobus è quello della linea Battipaglia-Olevano sul Tusciano. I carabinieri della compagnia di Fisciano hanno sequestrato il mezzo. La salma della ragazza è stata portata all’obitorio di Mercato San Severino.La giovane di 23 anni che è morta investita da un autobus all’interno del campus universitario di Fisciano, a Salerno, si trovava in un autobus molto affollato. È stata l’ultima a scendere e – secondo la dinamica dell’incidente che emerge dalla ricostruzione dei carabinieri della compagnia di Fisciano intervenuti sul posto – ha urtato con la spalla contro le porte che si stavano chiudendo. È così caduta a terra e l’autista della società Sita della linea Battipaglia-Università, via Pontecagnano non vedendo nessuno dallo specchietto retrovisore, ha ripreso la sua corsa investendola.Ad assistere all’accaduto l’autista di un autobus della compagnia Cstp che ha urlato sperando di attirare l’attenzione del conducente che però non si è reso conto di nulla. L’autista del mezzo della Sita, che tra cinque mesi andrà in pensione, è stata portato all’ospedale di Salerno per essere sottoposto ai test di rito.

VIDEO

 

 

 

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA IL TERREMOTO NEL 1980 IN CAMPANIA RICORDATO DA MICHELE PAPPACODA I VIDEO

24 Novembre 2014, 14:08pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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10686722 10205169168052467 5899707854002065582 nANTEPRIMA ESCLUSIVA www.mikivettica.net SCRITTO DA ANGELA CECERE Viene definito terremoto dell'Irpinia (o terremoto del 1980) il sisma che si verificò il 23 novembre 1980 e colpì la Campania centrale e la Basilicata. Caratterizzato da una magnitudo momento di 6,9, con epicentro tra i comuni di Teora, Castelnuovo di Conza e Conza della Campania, causò circa 280.000 sfollati, 8.848 feriti e 2.914 morti. Il terremoto colpì alle 19:34 di domenica 23 novembre 1980. Una forte scossa di magnitudo 6,5 sulla scala Richter, della durata di circa 90 secondi con un ipocentro di circa 30 km di profondità colpì un'area che si estendeva dall'Irpinia al Vulture, posta a cavallo delle province di Avellino, Salerno e Potenza. Tra i comuni più duramente colpiti vi furono quelli di Sant'Angelo dei Lombardi, Lioni, Torella dei Lombardi, Conza della Campania, Teora, Laviano, Calabritto, Senerchia e altri paesi limitrofi. Gli effetti, tuttavia, si estesero ad una zona molto più vasta interessando praticamente tutta l'area centro meridionale della penisola: molte lesioni e crolli avvennero anche a Napoli interessando molti edifici fatiscenti o lesionati da tempo e vecchie abitazioni in tufo; a Poggioreale crollò un palazzo in via Stadera, probabilmente a causa di difetti di costruzione, causando 52 morti. Crolli e devastazioni avvennero anche in altre province campane e nel potentino, come a Balvano dove il crollo della chiesa di S. Maria Assunta causò la morte di 77 persone, di cui 66 bambini e adolescenti che stavano partecipando alla messa. I resoconti dell'Ufficio del Commissario Straordinario hanno quantificato i danni al patrimonio edilizio. È risultato che dei 679 comuni che costituiscono le otto province interessate globalmente dal sisma (Avellino, Benevento, Caserta, Matera, Napoli, Potenza, Salerno e Foggia), 506 (il 74%) sono stati danneggiati. Le tre province maggiormente sinistrate sono state quelle di Avellino (103 comuni), Salerno (66) e Potenza (45). Trentasei comuni della fascia epicentrale hanno avuto circa 20.000 alloggi distrutti o irrecuperabili. In 244 comuni (non epicentrali) delle province di Avellino, Benevento, Caserta, Matera, Foggia, Napoli, Potenza e Salerno, altri 50.000 alloggi hanno subito danni da gravissimi a medio-gravi. Ulteriori 30.000 alloggi lo sono stati in maniera lieve. L'entità drammatica del sisma non venne valutata subito; i primi telegiornali parlarono di una «scossa di terremoto in Campania» dato che l'interruzione totale delle telecomunicazioni aveva impedito di lanciare l'allarme. Soltanto a notte inoltrata si cominciò ad evidenziarne la più vasta entità. Da una prospezione effettuata nella mattinata del 24 novembre tramite un elicottero vennero rilevate le reali dimensioni del disastro. Uno dopo l'altro si aggiungevano i nomi dei comuni colpiti; interi nuclei urbani risultavano cancellati, decine e decine di altri erano stati duramente danneggiati. Nei tre giorni successivi al sisma, quotidiano Il Mattino di Napoli andò enfatizzando la descrizione della catastrofe. Il 24 novembre il giornale titolò «Un minuto di terrore - I morti sono centinaia», in quanto non si avevano notizie precise dalla zona colpita, ma si era a conoscenza del crollo di via Stadera a Napoli. Il 25 novembre, appresa la vastità e gravità del sisma, si passò a «I morti sono migliaia - 100.000 i senzatetto», fino al titolo drammatico del 26 novembre «Cresce in maniera catastrofica il numero dei morti (sono 10.000?) e dei rimasti senza tetto (250.000?) - FATE PRESTO per salvare chi è ancora vivo, per aiutare chi non ha più nulla». La cifra dei morti, approssimativa per eccesso soprattutto a causa dei gravi problemi di comunicazione e ricognizione, fu poi ridimensionata fino a quella ufficiale, ma la cifra dei senzatetto non è mai stata valutata con precisione. Al di là del patrimonio edilizio, già fatiscente e datato a causa dei terremoti del 1930 e 1962, un altro elemento che aggravò gli effetti della scossa fu il ritardo dei soccorsi. I motivi principali furono due: la difficoltà di accesso dei mezzi di soccorso nelle zone dell'entroterra, dovuta al cattivo stato della maggior parte delle infrastrutture, e la mancanza di un'organizzazione come la Protezione Civile che fosse capace di coordinare risorse e mezzi in maniera tempestiva e ottimale. Il primo a far presente questa grave mancanza fu il presidente della Repubblica Sandro Pertini. Il 25 novembre, nonostante il parere contrario del presidente del Consiglio Forlani e altri ministri e consiglieri, Pertini si reca in elicottero sui luoghi della tragedia, ritrovando l'allora Ministro degli Esteri, il potentino Emilio Colombo. Di ritorno dall'Irpinia, in un discorso in tv rivolto agli italiani, Pertini denunciò con forza il ritardo e le inadempienze dei soccorsi, che arriveranno in tutte le zone colpite solo dopo cinque giorni. Le dure parole del presidente della Repubblica causano l'immediata rimozione del prefetto di Avellino Attilio Lobefalo, e le dimissioni del Ministro dell'Interno Virginio Rognoni. Gli aiuti internazionali. Molti Paesi, in seguito alla notizia del terremoto, si attivarono per inviare alle popolazioni colpite non solo soldi per la ricostruzione, ma anche unità militari e personale specializzato. Stati Uniti d'America: 70 milioni di dollari, 136 uomini con 6 elicotteri della Compagnia Paracadutisti del 509° Btg. Germania Ovest: 32 milioni di dollari, 1 ospedale da campo con 90 sanitari; 650 uomini e 3 elicotteri del 240° Btg. Genio Pionieri; 1 gruppo di esperti della Croce Rossa; 47 volontari-elettricisti, un gruppo di salvataggio, un gruppo depurazione; 16 cani da salvataggio con guida. Arabia Saudita: 10 milioni di dollari. 3 milioni di dollari. 500mila dollari. bandiera Belgio: 1 squadra sanitaria di 10 uomini e un'autoambulanza. bandiera Francia: équipe di ricerca dei superstiti composte da 291 uomini con cani da valanga; 59 militari medici e specialisti nel soccorso; 12 autoambulanze e 1 elicottero autoambulanza con personale medico. Austria: 1 ospedale militare da campo con 130 sanitari. Jugoslavia: 12 squadre di ricerca con elettrosonde composte di 41 uomini. Svizzera: 14 squadre cinofile e 2 elicotteri speciali per soccorso. La ricostruzione. A Laviano, paese in cui i morti per il sisma furono un quinto della popolazione (300 deceduti su 1500 abitanti), le prime case in legno (una ventina) con servizi compresi arrivarono già nel febbraio 1981. Il 25 aprile 1981, a 122 giorni dal terremoto, gli alloggi in legno tipo chalet realizzati dal gruppo Rubner - che si insediò nel 1990 in Irpinia con uno stabilimento di produzione a Calitri - diventano 150, per un totale di 450 persone ricoverate. La ricostruzione fu, però, anche uno dei peggiori esempi di speculazione su di una tragedia. Infatti, come testimonia tutta una serie di inchieste della magistratura, per le quali sono state coniate espressioni come Irpiniagate, Terremotopoli o il terremoto infinito, durante gli anni si sono inseriti interessi loschi che hanno dirottato i fondi verso aree che non ne avevano diritto, moltiplicando il numero dei comuni colpiti: 36 paesi in un primo momento, che diventano 280 in seguito a un decreto dell'allora presidente del Consiglio Arnaldo Forlani nel maggio 1981, fino a raggiungere la cifra finale di 687, ossia l'8,5% del totale dei comuni italiani. Più di 70 centri sono stati integralmente distrutti o seriamente danneggiati e oltre 200 hanno avuti consistenti danni al patrimonio edilizio. Centinaia di opifici produttivi e artigianali sono stati cancellati con perdita di migliaia di posti di lavoro e danni patrimoniali per decine di migliaia di miliardi. Il numero dei comuni colpiti, però, è stato alterato per losche manovre politiche e camorristiche lievitando nel corso degli anni. Alle aree colpite, infatti, venivano destinati numerosi contributi pubblici (stime del 2000 parlano di 58.640 miliardi nel corso degli anni), ed era interesse dei politici locali far sì che i territori amministrati venissero inclusi in quest'area. La ricostruzione, nonostante l'ingente quantità di denaro pubblico versato, è stata per decenni incompleta. A Torre Annunziata esistono due quartieri, Penniniello e il Quadrilatero delle Carceri, distrutti dal terremoto del 1980, ma malgrado le ingenti somme di denaro che si continuano a stanziare – 10 milioni di euro per il primo nel 2007, 1,5 milioni di euro per il secondo nel 2009 – ancora non è stata completata la loro ricostruzione. Questi quartieri oggi sono diventati la principale roccaforte della camorra (il Quadrilatero delle Carceri è ancora oggi il quartier generale del clan Gionta) ed una delle più agguerrite piazze di spaccio della regione Campania. I contributi per il rilancio economico Sul modello del terremoto del Friuli, la ricostruzione anche in Irpinia venne incentrata sul rilancio industriale. Tuttavia, il territorio non presentava caratteristiche industriali già da prima del sisma, e la pioggia di contributi costituì una tentazione invincibile per parecchi. Il meccanismo di captazione dei fondi pubblici prevedeva la costituzione di imprese, che fallivano non appena intascati i contributi. I finanziamenti arrivarono talmente concentrati da non riuscire ad essere spesi. In sette anni, 26 banche cooperative aprirono gli sportelli nella zona terremotata (9 nella sola provincia di Avellino), arrivando a fare prestiti alle imprese del Nord Italia. Per rilanciare 20 zone industriali tra Campania e Basilicata vennero stanziati 7.762 miliardi di lire (circa 8 miliardi di € del 2010). Il costo finale fu 12 volte superiore al previsto in provincia di Avellino e 17 volte in provincia di Salerno. Secondo la relazione finale della Corte dei Conti, i costi per le infrastrutture crebbero fino a punte «di circa 27 volte rispetto a quelli previsti nelle convenzioni originarie». Il 48,5% delle concessioni industriali (146 casi) venne revocato. La Corte dei Conti accusa «la superficialità degli accertamenti e l’assenza di idonee verifiche», approvate senza «adeguatamente ponderare situazioni imprenditoriali già fragili e già originariamente minate per scarsa professionalità o nelle quali la sopravvalutazione dell’investimento, in relazione alle capacità imprenditoriali, ha portato al fallimento dell’iniziativa». Nel 2000, 76 aziende risultavano già fallite, ma solo una piccola parte dei contributi (il 21% nella provincia di Salerno) era stato recuperato. Il dopo-sisma [modifica] « L'uso di 50-60mila miliardi stanziati per l'Irpinia rimase un porto nelle nebbie » (Indro Montanelli in Le stanze, BUR, 2004) La prima stima dei danni del terremoto, che venne fatta nel 1981 dall'ufficio dello Stato (organo speciale atto a coordinare le operazioni di stima dei danni per conto della presidenza del Consiglio), parlava di circa 8.000 miliardi di lire. La stessa cifra è cresciuta in maniera esponenziale, fino a superare quota 60.000 miliardi di lire. La Commissione Scalfaro Oscar Luigi Scalfaro Il 7 aprile 1989, con la Legge n.128, Oscar Luigi Scalfaro viene messo a capo della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'attuazione degli interventi per la ricostruzione e lo sviluppo dei territori colpiti dai terremoti del novembre 1980 e del febbraio 1981 della Campania e della Basilicata: è un organismo bicamerale con gli stessi poteri della magistratura, costituito da venti deputati e altrettanti senatori con il compito di accertare quanto realmente lo Stato ha speso, sino a quel momento, per la ricostruzione delle aree terremotate. Nella "relazione conclusiva" che verrà stilata, la somma totale dei fondi stanziati dal Governo italiano raggiungerà la cifra di 50.620 miliardi di lire, così suddivisi: 4.684 per affrontare i giorni dell'emergenza; 18.000 per la ricostruzione dell'edilizia privata e pubblica; 2.043 per gli interventi di competenza regionale; 8.000 per la ricostruzione degli stabilimenti produttivi e per lo sviluppo industriale; 15.000 per il programma abitativo del comune di Napoli, e le relative infrastrutture; 2.500 per le attività delle amministrazioni dello Stato; 393 residui passivi. Le inchieste successive Circa l'inchiesta del filone Mani Pulite denominata "Mani sul terremoto", pubblicata su Panorama nel 1992, Daniele Martini scrive: «in Irpinia la Guardia di Finanza scoprì fienili trasformati in piscine olimpiche mai ultimate, o in ville. Individuò finanziamenti indirizzati a imprenditori plurifalliti e orologi con brillanti regalati con grande prodigalità ai collaudatori dello Stato». Nel marzo del 1987 alcuni giornali, tra cui l'Unità e L'Espresso, rivelarono che le fortune della Banca Popolare dell'Irpinia erano strettamente legate ai fondi per la ricostruzione dopo il terremoto in Irpinia del 1980. Tra i soci che traevano profitto dalla situazione c'era la famiglia di De Mita con Ciriaco proprietario di un cospicuo pacchetto di azioni che si erano rivalutate grazie al terremoto. I titoli erano posseduti anche da altri parenti. Seguì un lungo processo che si concluse nell'ottobre del 1988 con la sentenza: «Secondo i giudici del tribunale romano chiamato a giudicare sulla controversia, era giusto scrivere che i fondi del terremoto transitavano nella banca di Avellino e che la Popolare è una banca della Dc demitiana». Appresa la sentenza, l'Unità pubblicò il 3 dicembre un articolo in prima pagina dal titolo eloquente: «De Mita si è arricchito con il terremoto». Nell'inchiesta Mani sul terremoto saranno coinvolte 87 persone tra cui l'on. Ciriaco de Mita, l'on. Paolo Cirino Pomicino, il sen. Salverino De Vito, l'on. Vincenzo Scotti, l'on. Antonio Gava, l'on. Antonio Fantini, l'on. Francesco De Lorenzo, l'on. Giulio Di Donato e il commissario on. Giuseppe Zamberletti. Sul coinvolgimento di politici e di vari amministratori si sono levate numerose denunce e promosse alcune inchieste che hanno portato a diversi arresti. Il sisma in cifre * Regioni colpite: 3 (Campania, Basilicata e Puglia). Comuni colpiti: 687 (542 in Campania, 131 in Basilicata e 14 in Puglia). Di questi circa 70 «disastrati» e circa 200 «danneggiati».In totale, l'8.5% per cento degli 8086 comuni italiani. Superficie colpita: 17.000 km². * Popolazione coinvolta: 6 milioni di abitanti. * Abitazioni distrutte o danneggiate dal sisma: 362.000. * Contributi pubblici dello Stato italiano, secondo la Commissione parlamentare d'inchiesta (prima dell'approvazione della legge finanziaria 1991): 50.902 miliardi di lire (circa 26 miliardi di euro). * Contributi pubblici dello Stato italiano, all'anno 2008: 32.363.593.779 €, attualizzabili a circa 66 miliardi di euro al valore del 2010 * La finanziaria 2007 prevede un contributo quindicennale di 3,5 milioni di euro per la ricostruzione. * In Italia è ancora oggi in vigore un'accisa di 75 lire (4 centesimi di euro) su ogni litro di carburante acquistato, imposta dallo Stato per il finanziamento del terremoto in Irpinia.

IL RICORDO DI ANGELA CECERE DA SANT'ANTIMO DI NAPOLI

Io Angela mi ricordo il terremoto del 1980 io abitavo al secondo piano nella prima casa dove abitavo e che mio padre per paura dei crolli ed avendo io  problemi di disabilità mi prese sulle spalle e mi scendeva come un sacco velocemente e per quei giorni andammo a vevere all'aperto nelle terre, in qul momento la  la paura delle persone iera tanta e stavano tutti pe le strade.

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA SYDNEY NEONATO ABBANDONATO TROVATO VIVO IN UN TOMBINO, È GRAVE. "PENSAVAMO FOSSE UN GATTINO"

24 Novembre 2014, 14:07pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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10686722 10205169168052467 5899707854002065582 n INSERITO DA ANGELA CECERE

SYDNEY - Era stato abbandonato dentro un tombino, sotto il coperchio. Come un rifiuto. Ma per fortuna il suo pianto è stato sentito da alcuni ciclisti, che transitavono li vicino per caso, a Quakers Hill, un sobborgo di Sydney, in Australia. Subito i ciclisti hanno chiamato la polizia, che ha provveduto a trarre in salvo il neonato: ora è ricoverato in ospedale e le suo condizioni di salute sono abbastanza gravi. "All'inizio abbiamo pensato che si trattasse di qualche gattino incastrato nel tombino - ha commentato David Otte, uno de ciclisti - Solo che poi, quando ci siamo avvicinati, ci siamo resi conto che si trattava di un neonato purtroppo". Gli investgatori sono riusciti a risalire alla madre, una 30enne che vive a Sydney: ora è stata arrestata con l'accusa di tentato omicidio.

LEGGO.IT

24.11.2014.

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CONCORDIA SULLA SECCHIA E MODENA NEWS MODENA Un brindisi ai quaranta milioni: «E adesso il vincitore se li goda»

24 Novembre 2014, 14:02pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

427051 2854280434980 147811775 nINSERITO DA BARBARA PAPPACODA Resta il mistero sul fortunato che si è aggiudicato il maxi jackpot centrando un 6 al Superenalotto Daniela Lusuardi, titolare della ricevitoria di via Adda: «Non si tratta di un cliente abituale»

 

 

“The day after” la strabiliante vincita da oltre 40 milioni di euro per un 6 al Superenalotto, alla tabaccheria Lusuardi di via Adda 48, dove è stata giocata la schedina vincente, è festa grande. L’anonimo vincitore non ha dato segno di volersi far riconoscere, ma la titolare della ricevitoria Daniela Lusuardi e la madre Eleonora Fariselli, che si alterna con lei dietro il banco della tabaccheria, sperano ancora che in qualche modo si faccia vivo. Intanto ieri mattina è stato il momento dei festeggiamenti. Daniela ed Eleonora hanno stappato lo spumante offrendo da bere agli amici e ai clienti che sono passati dì lì per un saluto. Molto difficile che in quel gruppetto si fosse nascosto il vincitore, seppure non sia mai da escludere.

 

 

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Rimanendo ai fatti, ieri Eleonora Fariselli, entusiasta per la maxi vincita ottenuta nella ricevitoria della figlia, ha bene evidenziato la difficoltà di individuare il fortunato neo milionario: «Sicuramente – ha affermato con decisione – non si tratta di un giocatore abituale. Ormai conosco quelli che giocano al Superenalotto e le cifre che scommettono. Chi ha vinto i 40 milioni non è un giocatore abituale presso la nostra ricevitoria. Per la precisione, poi, sono stati vinti 40 milioni e 192.368,22 euro. Insomma che dire? A me basterebbero anche i “rotti” per vivere bene». E la figlia e titolare della tabaccheria ricevitoria, Daniela Lusuardi, aggiunge: «Lavoro in tabaccheria fin dal 1992, prima da un’altra parte e poi, dal 2007, qui in via Adda. In ogni caso, se avessi vinto io quella cifra continuerei a lavorare. Sicuramente farei orari diversi, chiudendo al sabato e lavorando meno, ma senz’altro continuerei a tenere aperta la mia attività, dal momento che ci abbiamo investito per una vita facendo tanti sacrifici».

 

 
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L’anonimo vincitore si è aggiudicato gli oltre 40 milioni di euro con i numeri 22, 25, 55, 58, 82, 85, sviluppando con una schedina da 28 euro un totale di 56 combinazioni. Inoltre, potrà godersi anche le vincite derivanti da 10 quote con punti 3 da 16,08 euro ciascuna, 30 quote con punti 4 da 250,91 euro, 15 quote con punti 5 da 9.021,69 euro, per un totale complessivo di premi minori da 140.013,45 euro. In totale, quindi, colui che ha giocato quella schedina vincente da 28 euro si porterà a casa 40.335.381,67 euro.

 

 

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Anche amici e parenti, come si accennava, hanno affollato ieri mattina la tabaccheria ricevitoria presso la quale è stata giocata la schedina vincente. Gianni Barbieri ha commentato: «Io, se avessi vinto 40 milioni di euro, risolverei i problemi che ho, come credo che abbiamo un po’ tutti, e per il resto mi godrei tutti questi soldi». Mavi Revellino ha invece dichiarato: «Nel caso avessi vinto quella cifra, mi sistemerei bene e aiuterei la mia famiglia e i miei amici, ma non li terrei tutti. Farei anche beneficenza». Chiara Lusuardi, sorella della titolare della tabaccheria, è apparsa molto decisa: «Smetterei subito di lavorare e ne darei a mio figlio». Poi, un cittadino che ha preferito rimanere anonimo, ha detto: «Io farei in modo che il Sassuolo potesse giocare a Sassuolo e non più a Reggio Emilia».

 

 

Un videomessaggio particolare quello che che l'annunciatrice Silvana Prestipino G.,che sabato sera in diretta tv ha letto i numeri estratti al superenalotto, affida al nostro sito web per chiedere al vincitore dei 40 milioni di euro di aiutarla a esaudire un suo sogno...

 

 

Quella di via Adda 48, in ogni caso, sembra proprio essere una tabaccheria fortunata, anche se naturalmente è la prima volta che capita una vincita di queste proporzioni. «In passato – spiega la madre della titolare – presso la nostra ricevitoria era stato acquistato un Gratta e Vinci da 70 mila euro, che abbiamo ancora esposto qui in vetrina, e diversi Gratta e Vinci da 10 mila euro, ma ovviamente non eravamo mai arrivati a vincite milionarie. In ogni caso, si vede che la nostra tabaccheria porta fortuna. Mi auguro che questa maxi vincita faccia anche riprendere un po’ le giocate, che negli ultimi tempi sono in netto calo, non solo nel Superenalotto, ma nei giochi in generale. La crisi si fa sentire anche in questo settore».

 

 

Un videomessaggio particolare quello che che l'annunciatrice Silvana Prestipino G.,che sabato sera in diretta tv ha letto i numeri estratti al superenalotto, affida al nostro sito web per chiedere al vincitore dei 40 milioni di euro di aiutarla a esaudire un suo sogno...

 

 

 

Come da regolamento, intanto, il vincitore ha 90 giorni di tempo per incassare il premio. Obbligatoriamente, essendo una vincita superiore al milione di euro, deve rivolgersi o all'Ufficio Premi di Sisal Spa in via Tocqueville 13 a Milano o a quello di viale Sacco e Vanzetti 89 di Roma. Il pagamento avverrà entro 31 giorni. Per incassare, basta produrre un documento di identità valido, fornire il proprio codice fiscale e l’iban del proprio conto bancario. Ora che il “6” è stato assegnato, al prossimo concorso il premio in caso di vincita sarà molto più basso: “solo”, si fa per dire, 11,5 milioni di euro. Ci sarà già chi si prepara a giocarsi i propri risparmi, ma mai dimenticare che gli esperti raccomandano la massima prudenza per non lasciarsi prendere la mano dall’ebbrezza del gioco.

FONTE LA GAZZETTA DI MODENA

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