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News Italia e dal Mondo Calabria Scoperto laboratorio per ordigni,arresto Carabinieri hanno sequestrato due chili esplosivo e due pistole

24 Settembre 2014, 10:40am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 (foto: ANSA)

397292 104896189669319 1023336315 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA MARANO MARCHESATO (COSENZA), Un laboratorio per la fabbricazione di esplosivi artigianali è stato scoperto a Marano Marchesato dai carabinieri che hanno arrestato e posto ai domiciliari Giuseppe Mazzullo, di 40 anni.
    Nel laboratorio e nella struttura adiacente i militari hanno trovato due chili di esplosivo, insieme ad una vera "granata artigianale" di 254 grammi ed a due pistole lanciarazzi.

ANSA

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PENISOLA SORRENTINA NEWS S. Agnello. Don Nicola De Maria: il parroco ha commesso reato di rapina cambiando la serratura della chiesa di S. Biagio

24 Settembre 2014, 10:33am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 

 

 

 

 

 

 

397292 104896189669319 1023336315 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA Il Parroco di Sant’Agnello ha commesso reato di rapina cambiando la serratura del portone d’ingresso della chiesa di San Biagio. Ciò costituisce fatto ancora più grave perché avviene mentre l’edificio è sotto sequestro della Procura della Repubblica che aveva provveduto con decreto ad allontanare dalla chiesa sia il rettore Nicola De Maria che il reverendo Pane Natale distribuendo i compiti che essi dovevano svolgere: l’uno cioè Pane Natale 15 giorni e l’altro, Nicola De Maria, 60 giorni. Dopodiché dovevano essere rimessi i sigilli che per intervento del Vescovo Alfano sono stati rimossi.

Con i fatti gravissimi messi in essere, nelle ultime ore, in San Biagio dal Parroco e dal Sindaco di Sant’Agnello, scandalosamente assecondato dal Vescovo Alfano (che vede Fra Nicola come fumo agli occhi per le sue sincere esternazioni), la Procura di Torre Annunziata, secondo me, già avrebbe dovuto intervenire per rimettere ordine nell’operato dei vari protagonisti della vicenda molto dolorosa.

Spero che lo faccia dopo che avrà avuto la relazione della Tenenza dei Carabinieri di Sorrento che nel decreto della dottoressa Prisco viene richiesta.

Privo tuttora dell’aiuto dell’avvocato, che è irreperibile dal giorno in cui sono avvenuti i fatti denunciati, mi sono dovuto determinare a scrivere un’altra lettera dopo quella del 13 c.m., soprattutto per rispondere al Vaticanista del Mattino che sul Giornale del 16 c.m. si è premurato di dire fedelmente quanto da mesi va dicendo, in tutte le salse possibili, il Parroco di Sant’Agnello.

Il giornalista aggiunge di suo che ormai, con tutto quanto ha realizzato il Parroco di Sant’Agnello sul tetto della chiesa di San Biagio, ha messo la parola fine al contenzioso esistente tra il Rettore di San Biagio e il Parroco stesso con il Vescovo Alfano. Il giornalista in questione aggiunge anche che per ora i locali del Rettore di San Biagio restano impraticabili perché il Parroco ha esaurito la scorta di denaro suo, ma il giornalista non sa che quel denaro non è suo perché espropriato alla chiesa di San Biagio già dal 2006 con la complicità dell’attuale direttore della Casa di Riposo di Sorrento.

Quanto afferma il giornalista, e cioè che tutto si è risolto con gli interventi del Parroco di Sant’Agnello, sarebbe anche negli auspici di Fra Nicola, ma purtroppo anche per quello che ancora bolle in pentola (alludo alle minacce di Don Natalino di togliere dalle mura anche i quadri di Madre Teresa di Calcutta e mamma Assunta) il Rettore di San Biagio non può che attendere l’intervento della Procura. Spero che questo intervento avvenga prima che i devoti di San Biagio inoltrino protesta nei confronti della Procura, proprio per il comportamento severo assunto nei confronti del Rettore di San Biagio che si è sempre distinto per la sensibilità avuta verso i più deboli, soprattutto senza fissa dimora. Ne ha ospitati ben 6: prima a San Martino e poi a San Biagio. Due di essi purtroppo ci hanno già lasciati per raggiungere l’altra sponda.

Mi corre l’obbligo di fare anche qualche cenno a quanto il mio Avvocato Pierfrancesco Rina scrisse al Vescovo in una specie di trattato e purtroppo inutilmente, tenendo presenti i canoni del Codice del Diritto Canonico (non già le sentenze di cui parla l’articolista di cui sopra prendendolo dall’avvocato Cappiello che ha suggerito a Don Natale Pane questa bufala): “Il Rettore è un Presbitero o laico al quale è affidata la cura di una chiesa. E’ indubitato che ad esso spetta la competenza dell’amministrazione dell’ente soprattutto per quanto riguarda i necessari lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria dell’edificio di culto”. L’avvocato aggiunge: “uno dei problemi che si pongono alla nostra attenzione riguarda i lavori straordinari nella chiesa di San Biagio, specialmente quelli necessari ed urgenti per eliminare subito il dichiarato stato di pericolo denunciato per primo dai Vigili del Fuoco e poi dal Sindaco di Sant’Agnello con la sua ordinanza indirizzato per primo al Parroco di Sant’Agnello come se fosse stato lui il rettore di San Biagio e poi al reale rettore di San Biagio come se fosse stato solo il conduttore dei locali della chiesa di San Biagio”.

Per concludere: veramente per quanto si va dicendo in giro sulla mia sorte futura, posso dire che la mia giornata terrena si potrà concludere anche nella Casa di Riposo di Sorrento, potendo così godere dell’opera magnifica di un nostro grande Vescovo Giustiniani, le cui spoglie riposano proprio in questo luogo, dove purtroppo i problemi non mancano, perché poco o niente si fa per la formazione personale degli anziani ivi residenti, anzi nulla si fa fare a chi vorrebbe prestarsi anche solo per assistenza spirituale ed amministrazione di sacramenti. Tra l’altro non mi è stato possibile amministrare tutti i giorni la comunione ad un vecchietto che, immobile, sta nel letto tutto il giorno per ictus cerebrale, a cui mi è solo possibile permettere che reciti con me la preghiera del mattino e le altre preghiere che possono aiutarlo ad accettare la sofferenza dell’immobilismo nel letto. Aggiungo che sbattendo la porta il cappellano Don Pasquale Bilancio non è più tornato a celebrare l’Eucaristia a cui io partecipavo concelebrando con il camice e la stola. Da qualche giorno, perciò, senza alcun avviso, ha cominciato a celebrare l’Eucaristia il direttore della Casa di Riposo ma senza chiedere al sottoscritto di poter concelebrare come facevo con Don Pasquale. Molte lamentele, poi, mi giungono per il fatto che la retta è superiore alle proprie possibilità degli ospiti della casa, per cui debbono intervenire i propri familiari, quando ci sono, per integrare quanto l’assegno pensionistico consente di avere, mentre le Caritas parrocchiali e diocesane risultano del tutto disimpegnate dalle problematiche degli assistiti, come del resto anche per altre problematiche di altri soggetti presenti in diocesi. Insomma, quell’attenzione agli ultimi che tanto va predicando e praticando Papa Francesco è tanto lontana dai traguardi posti dal nostro Vescovo e dai miei confratelli che pensano a pascere se stessi piuttosto che le loro pecorelle di cui Papa Francesco chiede insistentemente di curare cercando di sentire l’odore di esse. Questo mi sento di dover dire con la necessaria libertà interiore che mai dovrebbe abbandonare il cristiano che cerca di piacere al Cristo e non già agli uomini. Al sottoscritto questa libertà di spirito è costata 3 sfratti, anzi 4, se vogliamo aggiungere anche quello dalle Case Popolari e 5 se vogliamo considerare quello dalla Casa delle Suore Sacramentine di via Meta-Amalfi. Preferisco chiudere qui per adesso, abbraccio tutti calorosamente in Cristo.

 

Rettore Nicola De Maria

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NEWS ITALIA E DAL MONDO PUGLIA Porto Taranto bloccato da sit-in Tct I lavoratori interessati alla cassa integrazione sono 530

24 Settembre 2014, 10:21am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 (foto: ANSA)

397292 104896189669319 1023336315 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA TARANTO, 24 SET - I lavoratori della Taranto terminal container (Tct), società partecipata da Evergreen e Hutchinson, che gestisce il molo polisettoriale, hanno organizzato con i sindacati un sit in permanente sotto la sede dell'Autorità portuale per protestare contro i ritardi nella infrastrutturazione dello scalo e per manifestare preoccupazione per il loro futuro occupazionale. Sono 530 i lavoratori interessati dalla cassa integrazione a rotazione da oltre due anni.

ANSA

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CONCORDIA SULLA SECCHIA E MODENA NEWS MODENA La protesta delle forze di polizia e soccorso

24 Settembre 2014, 10:15am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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397292 104896189669319 1023336315 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA Polizia e vigili del fuoco oggi in piazza per protestare contro salari troppo bassi e spreco di risorse. In primo piano anche mezzi di servizio.

Polizia e vigili del fuoco oggi in piazza per protestare contro salari troppo bassi e spreco di risorse. In primo piano anche mezzi di servizio, troppo scarsi e datati che rischiano, dicono gli addetti ai lavori, di non poter garantire un servizio adeguato. Il rinnovo del contratto e l’adeguamento salariale sono tra i tanti motivi della protesta messa in campo questa mattina in tutta Italia dai sindacati delle forze di polizia e dei vigili del fuoco. A Modena il presidio si è svolto in largo Garibaldi. Per i vigili del fuoco il problema è anche quello che toccano ogni giorno, pochi mezzi , la gran parte troppo vecchi, rischiano, dicono i pompieri di non garantire un servizio adeguato.

DI EMANUELA ZANASSI TRCTELE MODENA

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NEWS ITALIA E DAL MONDO SARDEGNA Nubifragio nel Cagliaritano, allagamenti A Elmas automobilisti soccorsi dai vigili del fuoco

24 Settembre 2014, 10:13am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 (foto: ANSA)

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA CAGLIARI,  Un violento acquazzone ha causato vasti allagamenti a Cagliari e nell'hinterland. Particolarmente colpita è stata la zona di Elmas: lungo la Statale 554 un automobilista è rimasto bloccato in un sottopasso allagato e sono dovuti intervenire i Vigili del fuoco per soccorrerlo.
    Stessa sorte è toccata ad altri automobilisti nella zona industriale: i pompieri li hanno trovati sui cofani delle vetture, visto che l'acqua aveva raggiunto quasi un metro. Danni e disagi anche a Cagliari.

ANSA

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NEWS ITALIA E DAL MONDO SARDEGNA Sesso in auto davanti a bimbo, arrestati Lei 'fugge' da domiciliari per incontro amoroso a Alghero

24 Settembre 2014, 10:08am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 (foto: ANSA)

397292 104896189669319 1023336315 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA ALGHERO,  Per consumare un rapporto sessuale avevano scelto una via del centro di Alghero in pieno giorno, sperando di passare inosservati all'interno dell'auto, lasciandosi sopraffare dalla passione sotto gli occhi di un minore (il figlio di lei), che si trovava in macchina con loro.
    Ma sono stati scoperti e arrestati dalla Polizia per atti osceni in presenza di minore. In manette una donna di 27 anni, che doveva stare ai domiciliari, e un giovane di 23, entrambi provenienti dall'est Europa.

ANSA

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NEWS ITALIA E DAL MONDO SARDEGNA AKHELA, NESSUN PIANO DI SALVATAGGIO: L’ASSORDANTE SILENZIO DEI MORATTI E I TEMPI LUNGHI DELLA POLITICA

24 Settembre 2014, 10:05am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Lavoratori in sciopero. Nonostante scioperi, manifestazioni per i diritti dei lavoratori la pratica per la mobilità di 49 dipendenti va avanti e il 26 settembre partiranno le lettere di licenziamento. Possibile che "lo sciopero" non abbia più l'importanza che aveva una volta? I diritti dei lavoratori dove vanno a finire?

397292 104896189669319 1023336315 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA Akhela era il piccolo gioiello ITC sardo dei Moratti, una società creata per traghettare SARAS e la Sardegna nel terzo millennio con progetti informatici innovativi.

Grazie a sostanziosi contributi pubblici (circa 78 milioni di euro), i Moratti rinnovarono gli impianti della raffineria perché rimanesse competitiva nel mercato energetico, con l’impegno di creare occupazione nell’isola in settori alternativi a quello petrolifero. Seguendo quindi le linee della New Economy, la famiglia Moratti investì nella ricerca e nell’innovazione dando vita ad Akhela. Quei contributi – tutti spesi realmente per gli obiettivi dichiarati? – in oltre 10 anni, hanno consentito di trasformare Akhela in una realtà di eccellenza nel settore ICT regionale e nazionale – le sedi aperte anche sulla penisola, Maranello, Milano, Roma e Torino,  ne sono una conferma – con figure altamente specializzate e un know-how predisposto anche per il mercato estero. Di fatto, una occasione importante per Akhela e per tutta l’isola.

Nel 2012, Saras decide però di vendere Akhela al gruppo SOLGENIA, presentato come una importante realtà nazionale del settore ICT con sedi anche all’estero. Saras vuole quindi concentrarsi sul proprio core business energetico, affidando così la suacreatura a un imprenditore che le avrebbe consentito di intraprendere quel percorso di espansione e consolidamento in Italia e all’estero. In ogni caso, la casa madre continua a mantenere un cordone ombelicale con Akhela, non solo garantendo i contratti già in essere, ma inserendo perfino un uomo di sua fiducia nel Consiglio di Amministrazione della società.

Viste queste premesse, come mai, a circa due anni e mezzo dalla vendita, Akhela è passata da una fase di espansione a una di forte contrazione, con la perdita del ramo Finance di Roma e di tutte le 80 figure professionali altamente specializzate ad esso collegate? Perché non ha ancora un piano industriale credibile? E soprattutto, come ha fatto a generare un disavanzo di bilancio di oltre 2 milioni di euro che ha  portato l’azienda ad aprire  una procedura di mobilità per 49 persone sulla sede sarda di Macchiareddu,  minando seriamente la tenuta dell’azienda e interrompendo bruscamente tutte le prospettive di crescita e di internazionalizzazione?

Le qualità del nuovo imprenditore, scelto da Saras, avrebbero dovuto creare un quadro nettamente diverso.

Possibile che ai Moratti non sia sorto alcun dubbio sapendo che,  già all’atto della vendita nel 2012, la nuova proprietà presentava al suo interno aziende in sofferenza che oggi sono fallite?

L’attuale situazione di Akhela porterebbe quasi a sospettare che non si sia trattato di una “svista” imprenditoriale ma di un progetto ben definito di “smantellamento” affidato da Saras a una delle tante società specializzate, ormai presenti in Italia e all’estero. Sarebbe anche scoraggiante scoprire che, magari, al completamento dell’operazione di dismissione di Akhela, il “furbo” imprenditore riceva anche un bonus per il raggiungimento dell’obiettivo.

Qualche perplessità è lecita se si analizza la realtà dei fatti che si apprende dalla stampa e dai media locali. Precisamente, a quanto pare la procedura di mobilità interviene pesantemente sui lavoratori senza toccare la classe manageriale, vera responsabile della fallimentare situazione economico-finanziaria dell’azienda. Se si vivesse in un paese coscienzioso, visti i numeri drammatici presentati, il management avrebbe dovuto dimettersi come atto dovuto alla proprietà e ai lavoratori che credono nella loro azienda e vogliono che sopravviva. Infatti, i dipendenti sono disposti a grandi sacrifici, accettando persino un contratto di solidarietà che salvaguarderebbe l’occupazione e l’integrità dell’azienda.  All'opposto, siccome non viviamo di favole, il management è ancora lì, con il suo lauto stipendio, in barba ai licenziamenti che toccheranno i lavoratori dal 26 settembre in poi, data conclusiva delle trattative istituzionali tra parti sociali e azienda.

In situazioni come queste, ormai sempre più frequenti in Italia, spesso sentiamo gli imprenditori proclamare che i licenziamenti sono fondamentali per salvare le aziende. È difficile capire come si possano salvare le aziende eliminando il personale, cuore pulsante delle stesse, senza avere a supporto un piano industriale di rilancio. Questa è invero la situazione di Akhela che attende dalla nuova proprietà un piano industriale dal 2012. Certo che in circa due anni e mezzo di analisi e studio ci si aspetterebbe un piano che non solo rilanci Akhela, ma tutta l’industria sarda ormai martoriata!

È possibile anche che, senza un piano industriale e il mantenimento dell’alto costo del rovinoso management, tra qualche mese Solgenia potrebbe accorgersi che il risparmio ottenuto con il sacrificio dei 49 licenziamenti non sia sufficiente per salvare Akhela. Potrebbe quindi decidere di vendere tutte le sedi presenti sulla penisola e di ridurre ulteriormente l’organico della sede di Macchiareddu. Che cosa rimarrebbe a questo punto di Akhela?

Inoltre, l’azienda rischia di implodere perché, in questo clima di incertezza, molte delle alte professionalità presenti nell’azienda ICT stanno iniziando ad abbandonare la nave, accettando proposte di lavoro all’estero e sul territorio nazionale, con una perdita doppia per la Sardegna. Sì, un danno doppio perché quelle professionalità sono state formate con i soldi dei finanziamenti pubblici erogati a Saras, oltre che per i propri specifici obiettivi, per creare occupazione nell’isola e la loro “fuga” indebolisce un settore, quello ICT, che potrebbe diventare strategico per il rilancio dell’economia isolana.

ICT significa soprattutto innovazione e ricerca, sostantivi che ritornano come una eco lontana della campagna elettorale dell’attuale presidente della Regione Pigliaru. Ecco appunto, (!) le istituzioni dove sono? Che cosa stanno facendo per salvare una società all’avanguardia come Akhela, nata e cresciuta sul territorio sardo?

Le massime istituzioni sarde, Presidente e Assessore all’Industria hanno incontrato su tavoli separati i lavoratori e la proprietà in un balletto che però sembra aver portato a un nulla di fatto. Di conseguenza, è molto probabile che la Regione rimarrà presto delusa perché, nonostante la recente richiesta dell’Assessore all’Industria di sospendere la mobilità nell’attesa della presentazione del piano industriale da parte di Solgenia, il “giovane” imprenditore, sicuramente un eccellente affabulatore, procrastinando questo impegno, segnerà un destino diverso per Akhela: la sua scomparsa!

Forse la Regione dovrebbe pretendere subito non solo il piano industriale e la sospensione della mobilità come atto di serietà per gli impegni presi di fronte alle istituzioni, ma soprattutto un tavolo di confronto regionale con tutti gli attori della vicenda: Saras, Solgenia e il sindacato in rappresentanza dei lavoratori.

Purtroppo, si sa che la politica non viaggia così rapidamente come le lettere di licenziamento che dal 26 settembre potranno partire, ma ha i tempi dilatati che i lavoratori che stanno per ricevere quelle lettere non possono permettersi.

Naturalmente, il quadro immaginato potrebbe anche essere fanta-politica e prima del 26 settembre un coup de théâtre potrebbe ribaltare la situazione dimostrando tutto il contrario di quanto prospettato.

Infatti, visto che la raffineria non vive in un mondo parallelo rispetto al territorio sardo, ma l’impatto positivo e negativo su di esso è enorme da circa 50 anni e che l’obbligo occupazionale ha permesso di creare una realtà di eccellenza come Akhela, i Moratti dovrebbero dare un segno. Da rispettabili imprenditori, quindi, potrebbero ancora fungere da deus ex machina per dare un finale positivo alla vicenda e mostrare quanto tengono alla Sardegna, una regione che ha fatto la loro fortuna.

di Janscky for WEEK END MAGAZINE

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NEWS ITALIA E DAL MONDO TOSCANA Armato, minaccia passanti e carabinieri Nel Valdarno. Uomo aveva fucile, coltello e carabina

24 Settembre 2014, 10:02am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 (foto: ANSA)

397292 104896189669319 1023336315 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA TERRANUOVA BRACCIOLINI (AREZZO),  Armato di fucile, minaccia passanti e carabinieri fino a quando i militari non sono riusciti a bloccarlo. L'episodio è accaduto la scorsa notte a Terranuova Bracciolini (Arezzo), in via Ponte Mocarini.
    In manette è finito un 64enne del Valdarno per porto abusivo di armi e oggetti atti ad offendere, violenza, minaccia e resistenza a pubblico ufficiale. All'uomo è stato anche sequestrato un coltello di 30 centimetri ed una carabina ad aria compressa "Diana" calibro 4,5.  ANSA

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NEWS ITALIA E DAL MONDO TOSCANA Marijuana nel cestino delle mele Arrestato 47enne nel Mugello

24 Settembre 2014, 09:57am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 (foto: ANSA)

397292 104896189669319 1023336315 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA FIRENZE, Tornava a casa con un cestino colmo di mele, ma sotto i frutti nascondeva rametti e infiorescenze di marijuana. L'uomo, 47 anni, è stato sorpreso e arrestato dai carabinieri della stazione di Ronta e Scarperia, ieri davanti alla sua abitazione nel comune di Borgo San Lorenzo (Firenze). Sequestrata anche altra marijuana essiccata, per un peso di 400 grammi, trovata in casa. ANSA

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LOMBARDIA NEWS In viaggio con Sara: «Vi racconto Pavia nella mia nuova vita»

24 Settembre 2014, 09:14am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

397292 104896189669319 1023336315 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA PAVIA. Sara si è iscritta a Lettere moderne, ha smesso di sognare di diventare medico quando per troppo tempo la sua stanza è stata quella di un ospedale. Quando aveva 13 anni improvvisamente le sue gambe si sono bloccate. Il suo viaggio nella vita corre su una sedia a rotelle. E’ il viaggio di tutti quelli che non possono camminare, deve diventare il viaggio di chi non sa vedere.

Sara, cosa ricordi del giorno in cui hai smesso di camminare?

«Tutto. Era il 30 dicembre 2007: un’infiammazione al midollo mi ha mangiato le cellule. Mio fratello stava sistemando il camper, dovevamo andare tutti a Bologna per Capodanno. Mi sono alzata, ho sentito una scossa. Mi sono ritrovata sdraiata per terra».

Cosa hai pensato quando ti hanno detto che si trattava di una lesione grave?

«Forse all’inizio non si pensa niente. Ti sparano molti farmaci. Mi chiedono se sono arrabbiata. A volte mi dico che per fortuna è capitato a me e non ad altri, vedo persone molto più fragili».

Come hai reagito?

«Bene, ma il momento tragico l’ho avuto anch’io, a 16-17 anni. Arriva sempre, me lo avevano detto. C’è un momento di crollo. Superato quello ho capito che il peggio lo avevo passato».

Cosa ti pesa di più in questo momento?

«Il giudizio degli altri. So che mi guardano. Non dico che non devono farlo, ma so che pensano: “Peccato una così bella ragazza in carrozzina”».

Quanto è importante raccontare?

«Forse servirebbe un manuale di istruzioni, a volte un aiutino in più serve. Come serve dire agli altri che non è poi così sconvolgente, togliere i pregiudizi».

E tu sei stata aiutata?

«Sì, in ospedale ho conosciuto molta gente che era lì per i controlli periodici, in carrozzina da anni. L’aiuto deve arrivare da quelli nella mia stessa situazione. Ho tanti amici in carrozzina, ragazzi paralizzati dopo incidenti stradali. Le altre persone non sempre possono capire».

Dici spesso “tu non puoi capire”?

«Quando lo dico so che è una frase brutta, ma è così. Per quanto ti possano stare vicino, le persone conoscono la tua situazione ma non la vivono».

Stai per iniziare l’università, come è stata l’ultima estate da studentessa del liceo?

«Ho trovato il mio primo lavoretto come baby sitter e ho fatto la prima vacanza da sola con mio fratello, in Norvegia».

Hai scelto di iscriverti a Lettere. Cosa vuoi fare in futuro?

«Spero di fare la giornalista. voglio iscrivermi alla Walter Tobagi, voglio trovare la strada per realizzare il mio sogno. Che prima era un altro».

Cosa sognavi?

«Volevo fare il medico. Poi ho pensato che stavo già troppo in ospedale non per mia volontà. E che fare il medico in carrozzina non è facile».

C’è un altro sogno, questo realizzato, nella tua vita: l’handbike.

«Nel 2012 c’è stata una tappa del Giro d’Italia a Pavia, sono andata a vederlo con i miei genitori. L’impatto è stato traumatico, mi misi a piangere».

Perché?

«C’è un motivo per cui noi disabili litighiamo: la differenza tra Asl e Inail, legata quindi agli incidenti sul lavoro per cui ti passano tutto. Se invece sei “dell’Asl” hai solo una carrozzina ogni 5 anni, ma sarebbe come usare le stesse scarpe per 5 anni. Piangevo perché non potevo comprarla. Ma poi mi hanno aiutata. Adoro sentire il vento in faccia. In carrozzina fai fatica a sentirlo».

Cosa ti aspetti dalla vita universitaria?

«Che io riesca a seguire bene questo percorso senza gli ostacoli della salute. Anche se so che la salute influenzerà sempre le mie scelte “fisiche”. Da tanti anni sogno l’ambiente universitario. Vado a vivere in collegio. So che sarà bello».

Hai paura Sara?

«No. Mi metto in gioco».

DI MARIANNA BRUSCHI LA PROVINCIA PAVESE

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