SEZIONE SICILIA NEWS PALERMO Sequestrata stazione di servizio a prestanome di un boss
INSERITO DA ANGELA CECERE
Il distributore si trovava a poca distanza dall’aeroporto Falcone Borsellino, il valore del sequestro è di circa due milioni PALERMO – Una stazione di servizio è stata sequestrata dalla guardia di finanza su provvedimento della Procura di Palermo a Cinisi, a poca distanza dall'aeroporto "Falcone-Borsellino". Secondo gli inquirenti l'azienda sarebbe intestata ad un prestanome di un boss, condannato nel 1998 per associazione mafiosa perché ritenuto fiancheggiatore di Gaspare Spatuzza, oggi collaboratore di giustizia. Il valore del sequestro è di circa 2 milioni di euro. IMPIANTI MANOMESSI - Il provvedimento è l'ultimo atto di una serie di attività che da alcuni anni vede impegnate le fiamme gialle nel settore della distribuzione dei carburanti. Grazie alle stesse indagini è stata smascherata una vera e propria organizzazione criminale che avrebbe manomesso gli impianti di carburante in modo da erogare almeno il 10% in meno di prodotto rispetto a quello indicato dai display delle colonnine. Con questa accusa la magistratura ha chiesto il rinvio a giudizio di 44 persone tra gestori, soci e dipendenti di ditte che avrebbero dovuto curare la manutenzione degli impianti e scongiurare il pericolo di frodi. TRUFFA - Ai gestori, tutti denunciati, bastava accendere una lampada votiva, un telefonino o semplicemente inserire la spina di una radio per far sì che il dispositivo entrasse in azione truffando il cliente che pagava carburante in quantità nettamente superiore rispetto a quella ricevuta. AMIA - Il sistema sarebbe stato messo in atto anche all'interno dei depositi di una azienda municipalizzata, l'Amia. Grazie a questo espediente, quattro impiegati della società, ora indagati per corruzione, avrebbero fatto risultare di aver ricevuto carburante in quantità superiore rispetto a quello effettivamente versato nelle cisterne dei depositi di via Ingham, Bellolampo e di via Tasca Lanza. L'eccedenza, ovviamente, rimaneva nelle mani dei complici che la rivendevano in nero, ricavandone un doppio guadagno. Le indagini non sono ancora concluse.
FONTE CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
01 MARZO 2013
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