
E’ triste pensarti lontano
immergermi nel tuo silenzio
e non capire.
Quante parole ho da dirti,
quante ne ho dimenticate,
tante
le ho lasciate cadere e finire
in dubbi mai svelati.
Mi manchi…
nel silente respiro delle notti
cullate dalle stelle,
al sorgere inquietante del giorno,
nello stormir vivace
delle foglie al vento.
Mi manchi…
tra le opache pieghe dei miei sogni
quando il tuo viso appare
e poi si perde
al mio risveglio,
quando svanisce il sogno
e io mi accorgo
d’aver paura di rincorrerti
e non raggiungerti,
di non ritrovarti ad aspettarmi
alla fine dei miei giorni.
Michele Pappacoda
Ps.lo scritta pensando a te Rita mi manchi tanto ti ho voluto tantissimo bene.ora????
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Lasciati cullare
da sogni,
presi in prestito dalla mente
e affacciati alla finestra,
quando il cielo terso
ti ricorda che la quiete
è anche del cielo grigio,
se credi
nelle capacità che hai.
Affidati
alla volontà di emergere,
pur lasciando chiusi
in una teca di cristallo,
quei sogni senza sporcarli.
Tu che fremi
dal desiderio di essere
tra coloro che delle donne
hanno scarsa fiducia,
e non possono competere
con forze ostiche e deleterie.
Tu che combatti
per dimostrare la validità
dell’intelligenza.
Farai carriera
con la semplicità delle azioni,
con la reciprocità di idee,
tenendo presente
la sontuosa e immancabile
grazia che è propria di te
e che ti porterà lontano,
pur restando,
con l’anima e il cuore
immersa
nel valore dell’amore,
senza mai lasciarsi andare
a compromessi e a lascive trattative.
Sarai un leader nel tuo lavoro
da invidiare,
da seguirne i passi.
Sarai quel che vuoi essere
se resterai te stessa,
se dei valori della vita
ne farai tesoro,
se ne farai il tuo credo.
Michele Pappacoda
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Ma l’incontrollabile
mormorio del mare,
diventa spumeggiante
e si dipana,
come serpente impazzito
sull’esile battigia del sentirmi.
Lo percepisco a distanza
e mi fa tremare.
Dovrò credere
e attendermi
sulla riva della malinconia,
laddove
le ombre annegheranno
e brinderò alla magia
d’insolite nuvole,
che hanno smesso di piovere.
E tuffarmi,
nelle gelide acque dell’orgoglio,
per amare
e ritrovare il rosso dei coralli
o sostare,
su quest’isola baciata dal sole,
e ascoltare,
dal silente singulto
d’una nave ferma ad aspettare,
ancora una volta
il rumore del mare.
Michele Pappacoda
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E mi confonde il tuo sguardo,
come la luna
quando è vicina
e mi sembra quasi di sfiorarla.
E mi sovviene il sapore di te,
quando l’attesa svanisce;
apro la porta
e sei lì a sorridermi
con gli occhi
di chi non sa aspettare.
M’investe
incontaminata magia.
Di nettare afrodisiaco mi nutro.
Su ogni fibra della pelle
scivola l’abbraccio
d’una vellutata sensazione.
E’ percezione pura la tua presenza
e la forza di resisterci,
naufraga,
tra gli scogli dei sensi.
Ma, da quelle fragili lacrime
che costeggiano i giorni,
rapiscimi il pianto.
Accompagnami
nel deserto proibito,
di chi chiede solo gioia,
e percorri con me il tuo destino.
Svestirò la mente
per lasciarmi andare al tuo richiamo.
Delle tue carezze mi disseterò,
mentre nascosta
agli argini del mio io
continuerò a pensarti,
a volerti,
a esisterti nel vento
quando furioso cede
la stanchezza al cielo.
Perché sono,
goccia senza tempo,
senza te.
Michele Pappacoda
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Guarderemo insieme
la salita
dell’andare acerbo dei silenzi,
in distanze di pensieri
che non s’incontrano.
Chissà
se domani penseremo ancora
alla pioggia.
A ombrose lacrime
lasciate morire in dissolvenza
sulla brina ormai sciolta
e al vento,
mentre riporta a casa,
ogni dubbio.
E dove saranno
quei sentieri avvolti dai perché,
quando li ricopriva la neve
e scaglie di polvere,
li ossidava di rabbia.
Ma non pensiamoci.
Prendiamo dai ricordi,
quel che ricorderemo
e su rughe ricoperte di solchi,
incidiamo l’oggi
con tinte,
che mai andranno a chiedersi,
come sbiadirsi.
Quel che era ieri
l’ha portato via il tempo.
La vita
è soltanto un treno,
che di fermate ne ha poche,
in un torbido trascorrere di ore,
e sul tormento
sarà sua la vittoria,
se nell’esisterci,
continueremo ad esserci.
Michele Pappacoda
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Ho bisogno di te, come un cucciolo di carezze, come un abbraccio di un amico quando si è tristi, vorrei che nella vita non ti mancassero mai le ali dell'amore, la speranza che può regalare un sorriso, la voglia di combattere per difendere le tue idee, la serenità e la sincerità di un amore vero, vorrei che chi desideri ti stesse sempre accanto per coccolarti e consolarti nei momenti di sconforto. Vorrei che non ti mancasse mai l'allegria, la voglia di vivere ne quella per affrontare cose nuove. Vorrei che il nostro amore trovasse finalmente la sua strada e restasse forte per affrontare qualsiasi prova e immune dai giudizi degli altri. Ed io che ti amo vorrei starti sempre vicino essere nei tuoi pensieri e nei tuoi desideri per sempre..
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Piango.
Stasera
la luna non m’accompagna.
E’ nel suo cielo
immersa nel silenzio.
Forse…
una nuvola
ha distratto il suo ritorno.
Vivo
accanto una luce fioca
all’ombra d’un foglio bianco.
E non c’è respiro
tra lo scontrarsi e l’incontrarsi
d’un battito.
Non c’è vita.
Aspetto
stracciato dall’oblio
un alito di quiete,
orfano del passato,
nell’andare di giorni uguali.
Siedo
tra queste mura
dove su immagini stanche
dipingo ali di pensieri spenti.
Sogno
di aprire la finestra
dove di me è il volo,
e spiego,
su ali d’incanto
gli anni che mi restano,
al vento.
Michele Pappacoda
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Sarà
al confine del cielo
che sognerò di ali per volare
in un limpido arcobaleno
Sarà,
dove io sarò
l’immensità d’un attimo,
e ascolterò
la preghiera del vento
al mio risveglio.
E sarà,
al confine dell’eterno
a raggiungermi l’anima,
di chi
ha da perdere la vita,
ma non l’amore
per l’infinito,
quando
l’alba d’un mattino,
si chiederà di esserci
laddove nasce il vuoto
d’un respiro.
E sarà…
sarà allora
che librerò il mio canto,
chiuso,
nella solitudine amica
del silenzio.
Michele Pappacoda
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Tra sbarre di tulipani è un incontro con la sofferenza dell’altro attraverso il segnale terribile che parte dalle lacrime per arrivare dentro, più dentro.
L’abbandono alle parole costa la scoperta di riuscire a denudarsi, anzi, il desiderio di affermare lo scontro diventa esigenza. L’altro diverso, l’altro in agonia, l’altro dietro le sbarre. In ginocchio. Il racconto di un’esperienza in affitto è la disperata empatia che coincide con un momento solo. Come un segno del destino o uno specchio non programmato in cui passano viaggi forse ingiusti. Difficili. E’ la ricostruzione di una gabbia metallica in cui rinchiudere le ossa deformate, da correggere in modo graduale e progressivo, in modo lento. Quasi punitivo o liberatorio. E’ la scoperta di esperienze sgozzate appartenenti a vite cadute, che ora aspettano, espiano, inermi. Da anni.
Michele Pappacoda
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Farò della mia anima uno scrigno
per la tua anima,
del mio cuore una dimora
per la tua bellezza,
del mio petto un sepolcro
per le tue pene.
Ti amerò come le praterie amano la primavera,
e vivrò in te la vita di un fiore
sotto i raggi del sole.
Canterò il tuo nome come la valle
canta l'eco delle campane;
ascolterò il linguaggio della tua anima
come la spiaggia ascolta
la storia delle onde.
Michele Pappacoda
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