Overblog Tutti i blog Blog migliori Lifestyle
Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU
Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo www.mikivettica.over-blog.it

il diario di michele pappacoda

IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 23/12/2010 COME SI VIVE IL NATALE NELLE CARCERI

15 Maggio 2013, 12:43pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Come si vive il Natale nelle carceri
Come si vive il Natale nelle carceri

 

Il Natale in carcere è la cosa più finta che possa esistere. Si finge di essere felici. Si finge che non importi se fuori ci sono gli addobbi natalizi e che le persone vadano nei negozi in cerca del regalo più appropriato per l’una o l’altra amicizia. Si finge che questo dovrebbe essere l’ultimo natale che passi in carcere. Si finge di essere allegri, mentre il cuore piange. Si addobba anche noi le celle, i corridoi della sezione, con le poche cose che siamo riusciti ad avere, o donate dai vari volontari, mentre si vorrebbe solo una cosa: addormentarsi alla sera e svegliarsi quando le feste sono finite. Però talvolta, guardando la televisione, ci si accorge che ci sono moltissime persone che stanno peggio di noi. Penso a chi in quest’anno ha perso un figlio a causa di una autista ubriaco, che preferirebbe mille volte essere in carcere ma ma che il suo caro fosse vivo. Penso a quelli che non hanno nessuno nemmeno a casa, noi almeno anche se detenute siamo tra compagne, e anche se è una cella è pur sempre un tetto. Penso a quelle povere famiglie per le quali il Natale è un giorno uguale agli altri, se non peggiore, perché vedono i loro bimbi che guardano speranzosi di qualcosa e invece non possono, a volte, neanche avere un posto decente. Penso agli anziani abbandonati a se stessi, malinconici, ricordando i natali passati con i propri cari, e infine penso alle persone nel mondo che muoiono di fame. Ecco, se penso a tutto questo mi ritengo fortunata, anche se in carcere noi in fin dei conti abbiamo un fine pena più o meno lontano. C’è chi il fine pena, là fuori, non ce l’ha, ma solo un briciolo di speranza o rassegnazione. La speranza che il dolore che hanno dentro si attenui. Penso a tutto questo, e mi accorgo che il Natale possiamo festeggiarlo anche noi. A tutte le persone meno fortunate di noi, dico Buon Natale, e che l’anno nuovo porti un po’ di luce e di speranza per tutti. Inoltre invito tutti quelli che leggeranno queste mie righe a fermarsi e guardare chi sta peggio.

Michele Pappcoda




Inserito da:
Michele Pappacoda

Leggi i commenti

IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 23/12/2010 BIBIONE: BAMBINA DISABILE DISCRIMINATA A PRANZO IN ALBERGO

15 Maggio 2013, 12:42pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Bibione: bambina disabile discriminata a pranzo in albergo
Bibione: bambina disabile discriminata a pranzo in albergo

Discriminazioni a Bibione, in un albergo. Una bambina è stata fatta allontanare dalla sala da pranzo dell'albergo dove soggiornava coi genitori perchè, essendo disabile, pare 'desse fastidio'

Quest'anno a Bibione (Venezia), sempre in un albergo e sempre in tema di discriminazioni, è successo ben di peggio. Una bambina è stata fatta allontanare dalla sala da pranzo dell'albergo dove soggiornava coi genitori perchè, essendo disabile, pare 'desse fastidio'. Secondo quanto riferito dall'associazione Consumatori, la famigliola aveva deciso di trascorrere qualche giorno al mare con la bimba, affetta da una rara malattia che la porterebbe a emettere "suoni inarticolati e fastidiosi". Per questo motivo, la direzione dell’albergo aveva chiesto che la piccola mangiasse a orari diversi dal resto della clientela, per evitare situazioni di disturbo. Una richiesta immediatamente respinta dalla famiglia della bambina che, indignata, aveva quindi deciso di andarsene. Ma, al momento del pagamento, si è ritrovata ben 500 euro di penale sul conto con la giustificazione di "partenza anticipata". Secondo la coppia vicentina, che ha fatto un esposto tramite l’Unione nazionale consumatori Veneto, la direzione dell’hotel avrebbe chiesto di far mangiare la piccola in orari diversi dagli altri ospiti. Le cose non starebbero proprio così per i responsabili dell’albergo, che dichiarano: "Pur sapendo di essere stati corretti, comprendiamo la situazione familiare e siamo disposti a restituire la somma che a norma di legge abbiamo conteggiato, come per qualsiasi cliente, per la partenza anticipata, a nostro avviso senza giusta causa. Una delle sere in cui la famiglia di Bassano era ospite da noi - racconta la titolare, che chiede l’anonimato - la bambina ha cominciato a emettere delle urla nella sala da pranzo". "Dopo una decina di minuti, la signora ha accompagnato la piccola fuori dalla stanza. Poi io mi sono avvicinata per chiedere se potevo essere d’aiuto e ho fatto presente la nostra disponibilità a variare gli orari dei pasti, per venire incontro, come facciamo con i clienti che hanno esigenze particolari. Ma non è stato imposto nulla. Per quello sono rimasta sorpresa quando la famiglia mi ha detto che voleva andare via prima del previsto. Nel preparare il conto ho applicato la penale, perché non ci sono stati condizionamenti durante il soggiorno». L’associazione albergatori di Bibione, in ogni caso, vuol fare presente di «essere contraria alle discriminazioni di qualsiasi tipo». Sottolinea il presidente Gianni Carrer: «Come imprenditori bibionesi siamo dispiaciuti per quanto accaduto, porgiamo le nostre scuse e speriamo che la famiglia voglia ritornare nella nostra località». Il sindaco di San Michele al Tagliamento, Giorgio Vizzon, ricorda che «la gentilezza e l’ospitalità che contraddistinguono le strutture del nostro litorale devono essere ancor maggiori nei confronti delle persone diversamente abili. Per questo mi auguro che si tratti di un malinteso e che venga al più presto chiarito». L’assessore veneto al Turismo Marino Finozzi, impegnato nella stesura della nuova legge di settore, attraverso una lettera aperta ha confidato «di essersi sentito stringere il cuore e vergognato», non appena venuto a conoscenza del fatto. «Credo - ha scritto - che sia necessaria una crescita culturale importante da parte degli albergatori che ancora considerano le persone con esigenze speciali un disturbo per la vacanza dei clienti normodotati, e da parte di alcuni clienti che ancora ritengono una condizione necessaria per il proprio relax l’allontanare dai propri occhi il dolore e la sofferenza, o anche solo la diversità. E gli operatori devono sapere che la Regione del Veneto sarà al loro fianco in questa trasformazione. Perché non accadano mai più episodi come quello di Bibione, che feriscono non solo una famiglia, ma l’intera comunità di cui questa è parte».

Michele Pappacoda




Inserito da:
Michele Pappacoda

Leggi i commenti

IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 28/11/2010 IL NESPOLO. LA STORIA E LA PROVENIENZA. A CURA DI MICHELE PAPPACODA

15 Maggio 2013, 12:39pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Il Nespolo

 Il Nespolo, pianta dal frutto tipico del nostro territorio è unico, si produce prevalentemente nel comune di Calatabiano, in cui trova l'habitat ideale ed esclusivo per crescere rigoglioso, forte e produttivo. La nespola di Calatabiano è caratterizzata dal fatto di essere un prodotto di nicchia molto specifico e particolare.

Origine e Storia: Il nespolo del Giappone è originario dell'Estremo Oriente; anche oggi in Cina, lo si trova allo stato semispontaneo. L'introduzione in Giappone è molto antica, lo sviluppo industriale ha preso l’avvio nel 1868. In questo paese è molto diffuso, sia come albero da frutto, sia come pianta ornamentale. In Giappone lo conobbero i viaggiatori occidentali e da qui lo importarono in Europa. Il primo insediamento è stato introdotto nell’orto botanico di Parigi nel 1784. Il Nespolo è conosciuto in tutto il bacino del Mediterraneo dove è stato introdotto nella metà del 1800. In alcune regioni, e segnatamente in Sicilia e Spagna, la coltura riveste importanza economica. In Italia la produzione è fornita prevalentemente dalle provincie di Palermo, Catania e Siracusa.

Botanica: Il Nespolo del Giappone, coltivato a Calatabiano, appartiene all'ordine Rosales, alla famiglia delle Rosacee, sottofamiglia Pomae. Il binomio scientifico è Eriobotrya japonica Lindl. L'albero è decorativo, il tronco è eretto e non molto alto: di statura media, 5-6 metri di altezza, ma può anche superare i 10 metri, ha chioma piramidale e aspetto maestoso. Il sistema radicale, molto ramificato e con un'elevata capacità di penetrazione, si sviluppa ben oltre la proiezione della chioma, è di tipo superficiale e per questo motivo poco tollera i trattamenti dei terreni con mezzi meccanici profondi. Le foglie sono perenni, alterne, obovate o ellittico-oblunghe, coriacee, di colore verde brillante nella pagina superiore e verde pallido, vellutato nella pagina inferiore. Esse misurano fino a 24-35 cm in lunghezza e 8-10 cm in larghezza. L’albero emette pannocchie i cui fiori pentameri variano dai 50 a più di 100, piccoli, di colore bianco-crema, con 5 sepali e 5 petali, l'ovario è inferiore. Gli stami sono numerosi, più frequentemente 20, e portano polline di elevata fertilità; le specie sono autocompatibili anche se l’interscambio pollini è enormemente favorito dalle api domestiche. Questi fiori sono molto ricercati dalle api da cui si ottiene un miele molto raro con ottime qualità organolettiche che alcuni consigliano come adiuvante delle cure per malattie cardiocircolatorie. Il frutto varia molto in dimensione e peso: da poche decine di grammi a più di 100 grammi. Anche la forma non è costante e differisce a seconda delle cultivar. Il colore esterno è giallo più o meno aranciato, a volte anche con tinte molto pallide. I semi sono grossi, variabili nel numero in dipendenza della varietà e delle dimensioni del frutto, sono avvolti da una membrana di colore marrone.

Cultivar: Le cultivar sono molto numerose, anche perché , si ricorre alla propagazione per seme non sempre seguita dall'innesto. In Giappone, in California e in Italia sono state ottenute cultivar di produttività buona e regolari, con frutti a polpa relativamente consistente e adatti, pertanto, alla commercializzazione e conservazione. Le cultivar si classificano di norma in due gruppi pomologici basati fondamentalmente sul colore e sulla consistenza della polpa dei frutti; il primo gruppo comprende le cultivar che producono frutti con polpa bianca o di colore avorio, fondente, acidula, zuccherina e, a volte, delicatamente profumata. I frutti del secondo gruppo hanno polpa colorata in giallo intenso fino al giallo-arancione scuro, più consistente e meno fondente. I frutti di questo secondo tipo si adattano meglio ai trasporti e possono essere conservati per periodi relativamente lunghi. In Italia esiste una popolazione eterogenea formatasi per l'abitudine degli agricoltori di effettuare la propagazione per seme. in alcune piccole aree della Sicilia, però, dove la coltura ha assunto carattere industriale, si sono selezionate alcune cultivar che vengono propagate per innesto. Quella che si trova maggiormente nel territorio di Calatabiano (Catania) Gigante. Ha frutti di pezzatura eccezionale fino a quasi 100 gr. per frutto, di forma allungata e di colore albicocca( giallo ambra); polpa gialla, tenera, succosa, leggermente acidula e aromatica con caratteri organolettici eccellenti, quattro semi per frutto, maturazione fra la prima decade di Aprile e gli ultimi di Maggio. Alberi di elevato vigore e abbondantemente produttivi. Elevata la resistenza dei frutti alle manipolazioni commerciali. Per quanto riguarda le notizie popolari sull’origine della cultivar specifica, sembrerebbe che la nespola di Calatabiano sia unica nel suo genere, avendo acquisito delle proprietà organolettiche specifiche e particolari in un arco temporale sufficiente a garantire la stabilità del prodotto. Si ha conoscenza che oltre quaranta anni fa, un tale Filippo Scalora seminò nel territorio di Calatabiano, un nocciolo di nespola del Giappone (Eriobotrya japonica Lindl). Grazie alle buone condizioni pedoclimatiche dei terreni di questo territorio si sviluppò un frutto di eccezionale valore commerciale, più grande, più gustoso, con più polpa, permettendo così ai produttori locali di avere una cultivar specifica del territorio da cui prendere gli innesti. Così in poco tempo questa tipologia di Nespola divenne predominante sul territorio per la sua diffusione e produzione. Ecologia: Il Nespolo è specie prettamente subtropicale, ma la sua tolleranza ai climi temperati con lunghi inverni freddi è notevole. Le piante resistono a temperature di uno o due gradi al di sotto dello zero in special modo le piante adulte. Impianto e Coltivazione: Il nespolo si trova a Calatabiano spesso in coltura promiscua dato che esiste buona compatibilità con gli Agrumi e con altre specie da frutto. Questa situazione è molto importante per l’economia locale poiché permette di recuperare quella parte di perdita economica dovuta alla gestione del nespoleto e alla raccolta del frutto che essendo delicato viene per forza maggiore effettuato completamente a mano e con manodopera specializzata. Raccolta: I frutti di norma sono molto delicati e richiedono particolari cure nelle manipolazioni; durante la raccolta è necessario trattare i frutti con delicatezza, evitando di staccarli dal peduncolo. La raccolta comincia nei primi di Aprile e finisce agli inizi di Giugno. Prodotto: Le nespole hanno una elevata percentuale di acqua, superiore all'80%, e un contenuto di zuccheri variabile dall' 8 al 14 %. La componente proteica e lipidica è molto bassa, inferiore all'1%. Gli acidi variano dallo 0.4 a circa il 2 %. Tra questi l'acido ascorbico è presente soltanto in tracce, mentre gli acidi principali sono: malico, citrico, tartarico e succinico. A Calatabiano questi frutti vengono destinati alla produzione di conserve, marmellate, gelato alla nespola, liquore nespolino e nella pasticceria. Esistono diverse varietà, assumono particolare importanza la vaniglia e il nespolone o gigante. La produzione oscilla tra le 700 e 800 tonnellate secondo l'annata. Da diversi decenni, le amministrazione comunali organizzano a Calatabiano una manifestazione, per la valorizzazione di questo frutto, “La Sagra delle Nespole”, che è giunta alla sua 25 ^ edizione, diventando così patrimonio immateriale di cultura e tradizioni delle province di Catania e di Messina. In occasione della suddetta iniziativa, grande impegno ed interesse vengono riversati verso il settore agricolo ed artigianale valorizzando non solo il prodotto agricolo (la Nespola) ma tutto ciò che caratterizza la nostra comunità, dalla storia alla cultura, dall’artigianato al folklore, dalle terrecotte al carretto siciliano. La “Sagra della Nespola” si tiene generalmente la seconda domenica del mese di maggio, antecedente la festa del nostro Santo protettore San Filippo Siriaco. La manifestazione ha anche lo scopo di far conoscere e valorizzare la nespola come prodotto fresco ed il suo utilizzo in campo alimentare, dalla famosa “Crostata alla marmellata” ad altri prodotti derivati (gelato, granite, marmellate, liquore “nespolino” etcc.) Ogni anno si ha sempre una maggiore richiesta di stand espositivi, non solo da parte dei produttori locali ma anche dai paesi limitrofi, ciò dovuto ai segnali positivi che questa manifestazione ha dato negli anni, in termini di coinvolgimento del territorio e di occasione di interscambio culturale.

CURIOSITA’: - qualche autore riferisce che il nespoloè stato introdotto in Italia all’inizio del 1800. In realtà il "brogliaccio" di fabbrica dei Romanengo (del 1780) già riporta quanto segue per la scelta dei frutti adatta a essere canditi:"Nespole del Giappone, frutto molto delicato; non sopporta lunghi viaggi e perciò è da preferirsi ….. - I frutti dell'esotico "nespolo del Giappone" simboleggiano "l'imbarazzo", forse perché, per la loro squisitezza, si rimane incerti se gustarli freschi oppure ridurli in marmellata, se farne un distillato simile all'acquavite oppure un liquore dal sapore di mandorla amara.

ETIMOLOGIA: Il nome scientifico Eriobotrya deriva dai vocaboli "erion = peloso" e "botrys = grappolo" con il preciso significato di "frutti a grappolo peloso", a indicare il particolare aspetto assunto dalle nespole quando sono ancora lontane dalla maturazione e presentano, appunto, una superficie quasi cotonosa.

USO MEDICINALE: la nespola possiede proprietà diuretiche e astringenti ed è un buon regolatore intestinale.

Michele Pappacoda




Inserito da:
Michele Pappacoda
Foto correlate


bts   btr
   
bbs   bbr
bts   btr
   
bbs   bbr
bts   btr
   
bbs   bbr

Leggi i commenti

IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 20/11/2010 LE GIORNATE DELLA VITA DI MICHELE PAPPACODA PIENA DI PROBLEMI

15 Maggio 2013, 12:37pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Le giornate della vita di Michele Pappacoda
Le giornate della vita di Michele Pappacoda

La mattina mi sveglio alle ore 7 e sento il suono della campana di Vettica di Amalfi con il rintocco delle ore 7. Mi alzo, mi vesto, vado in bagno a lavarmi e mi prendo un caffè, poi chiedo a mia mamma di chiamare mio cognato Franco per farmi scendere giù perchè io purtroppo non posso camminare e ci vuole qualcuno che mi scenda giù per prendere la macchina, ma qui purtroppo devo dire che devo piangere e urlare per far sì che mio cognato mi aiuti, ma nonostante le mie urla Franco non viene ad aiutarmi. Allora mia sorella Maria, moglie di Franco, e mia madre anziana con dolori da reumatismi mi prendono braccia a braccia e mi scendono giù per raggiungere la macchina (adattata per la mia disabilità). Una volta giù mia madre mi aiuta a mettermi in macchina e apre il cancello per farmi uscire con la macchina. Una volta uscivo da solo ma ora mi fa compagnia mia mamma. Una volta usciti con la macchina faccio il mio solito giro mattutino, arrivo fino a Maiori, giro vicino al ristorante Nettuno, poi mi fermo dal Tabacchino di Raffaele sul Lungomare vicino al Bar Eldorado e compro il giornale Metropolis. Poi arrivato a Minori mi fermo dal MiniMarket di Silvia Miccio, una volta a Minori al negozio le lascio la nota con la spesa e vado a girare con la macchina sopra Minori vicino alla Madonnina della Santissima Trofimena e quando scendo prendo la spesa (e qui ho da precisare che sia Silvia che Ivana mi aiutano a mettere la spesa in macchina). Poi a seconda delle giornate mi fermo anche dalla pescheria di Andrea sempre a Minori, oppure dal macellaio Pasquale Di Lieto e la frutta dal fruttivendolo Michele. Devo dire anche da quando faccio spesa a Minori che sono tutte brave persone e mi aiutano sempre con la spesa. Fatto questo torno a casa, ritorno e incomincia di nuovo la storia per chi mi deve aiutare a salire sopra e incomincio ad innervosirmi e ad urlare, allora mia mamma deve trovare qualcuno di buona volontà che fermando la propria macchina mi aiuti a salire sopra, poi il mio paese è una strada di passaggio e non è come Amalfi centro che c'è gente che cammina a piedi a cui poter chiedere aiuto. Poi devo ancora dire che una volta sopra vengo anche importunato da mio cognato il quale minacciandomi mi chiede soldi, 10 euro al giorno senza che mi dia un aiuto. Ma continuiamo a parlare della mia giornata. Arrivato sopra vado nella mia stanza, accendo il computer e incomincio a scrivere notizie e pezzi per il Positanonews, diretto dall'amico Michele Cinque e questo per me è l'unico passatempo per non pensare. A mezzogiorno preciso anche se presto inzio a mangiare, alle 13 finisco di mangiare e ritorno al pc per controllare gli articoli di Positanonews e tutto il resto, facebook e i miei blog e resto vicino al computer fino alle ore 8.30 di sera, poi lo spengo stanco. Accendo la televisione e vedo un Posto al Sole mentre mia madre mi prepara la zuppetta di latte e dopo vado a dormire. Questa è la mia giornata, senza amici, senza qualcuno che mi faccia compagnia, faccio una vita da schifo e sono continuamente maltrattato da mio cognato. A volte dico che vivo a fare, è meglio farla finita ma poi dico è meglio vivere anche se da schifo. L'unico mio amico è il computer e ringrazio Eva e Raffaele per aver messo il computer. Concludo dicendo che non auguro a nessuno la vita che sto vivendo in questa casa e dico solo una cosa "Speriamo Bene".

Michele Pappacoda 




Inserito da:
Michele Pappacoda

Leggi i commenti

IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 16/11/2010 LA VISITA DI MICHELE PAPPACODA A PERDIFUMO CILENTO DAL SUO AMICO GIOVANNI FARZATI

15 Maggio 2013, 12:35pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Perdifumo
Perdifumo

 Ieri 15 novembre ho trascorso un giorno diverso da tutti gli altri, particolarmente diverso è stato per me a causa della mia malattia che mi permette raramente di uscire di casa perché costretto su di una sedia a rotelle. Ieri sono stato finalmente in visita in un paese del Cilento, ne sentivo sempre solo parlare ma ieri finalmente ci sono stato. Sono stato a Perdifumo, paese del mio amico giornalista e reporter Giovanni Farzati, conosciuto sul social network Facebook. Già un giorno prima avevo contattato sia via email che via telefonica il mio amico Giovanni facendogli presente della mia visita, lui felicissimo mi ha subito detto che mi avrebbe aspettato all'uscita di Agropoli sud per accompagnarmi al suo paese, e così è stato. Mi sono svegliato alle 6.30 del mattino ed alle ore 7.40 ho telefonato a mia sorella Eva ed al suo fidanzato Raffaele dicendogli di svegliarsi e di venirmi a prendere sotto casa con la loro macchina. A questa visita avevo invitato anche un'altra fanciulla di nome Ida, amica di mia sorella Eva, e le abbiamo dato appuntamento a Maiori alle 8.30, dato che Eva e Raffaele mi venivano a prendere sotto casa alle 8.15. Arrivati sotto casa Raffaele ed Eva mi hanno aiutato a caricare la sedia a rotelle sulla macchina e Raffaele mi ha aiutato a scendere giù in braccio, ci siamo messi in macchina e siamo partiti. Ad Amalfi c'è stata una piccola sosta perché io ho chiesto a Raffaele di andare in pasticceria a comprare un pensiero per Giovanni e siccome la costiera e rinomata per i limoni abbiamo pensato ad un bottiglia di limoncello. Mentre Raffaele andava in pasticceria sul telefono di mia sorella Eva è arrivata la telefonata di Ida, la quale chiedeva dove eravamo ed Eva le rispondeva che eravamo ad Amalfi e la pregava di aspettarci. Arrivati a Maiori Ida non c'era ancora e quindi abbiamo atteso un poco, poi all'improvviso abbiamo visto Ida che si affrettava correndo per arrivare, è salita in macchina e siamo ripartiti. Arrivati a Salerno, siccome c'era traffico, abbiamo attraversato il centro cittadino e la zona industriale di Salerno, siamo poi entrati in autostrada e l'abbiamo percorsa fino all'uscita di Battipaglia. Nel frattempo, siccome Raffaele doveva fare benzina e le fanciulle dovevano andare in bagno ci siamo fermati, abbiamo fatto prima benzina (che io ho offerto a Raffaele) e poi sono andati al bar, chi per andare in bagno e chi per prendere qualcosa. Mentre loro erano nel bar io ho telefonato a Giovanni dicendo che ero a Battipaglia e lui ha detto che ci voleva ancora tempo e che mi aspettava all'uscita di Agropoli sud. Raffaele, Eva e Ida sono intanto usciti dal bar e siamo ripartiti, in macchina Ida mi ha offerto un dolcetto. Durante il percorso mi ha telefonato di nuovo Giovanni chiedendomi dove eravamo arrivati e io gli ho risposto che eravamo a metà strada. Dopo tante peripezie alle 10.15 siamo arrivati all'uscita di Agropoli sud. Una volta arrivati io subito notato una Fiat Punto metalizzata ed ho pensato che fosse quella di Giovanni, ma lui non riuscivo a vederlo perchè si era messo dall'altra parte della strada; quindi noi siamo andati un po più avanti, poi Raffaele ha fatto marcia indietro e Giovanni, avvicinandosi alla macchina, ci ha salutato e ci ha chiesto di seguirlo perchè ci avrebbe fatto strada verso il suo paese Perdifumo. Dopo un lungo tragitto fatto di strade di montagna a volte senza muretto e nelle quale mia sorella Eva ha avuto anche un po' di paura, siamo arrivati a Perdifumo. Giovanni ci ha offerto al bar dei caffe e qualche dolcetto ed abbiamo parlato un po', sia di giornalismo che di noi per fare conoscenza. Poi Giovanni ci ha chiesto quali erano i nostri progetti per la giornata ed io ho detto che ero venuto apposta per trovare lui ed allora ci ha invitato a mangiare a casa sua. Usciti dal bar abbiamo fatto un giro per il piccolo paese Perdifumo, di appena 100 abitanti, e poi ci ha condotti a casa sua. Una volta arrivati ci ha fatto conoscere sua moglie Annamaria, una persona molto ospitale e cordiale verso il prossimo, e mentre la signora Annamaria preparava da mangiare l'amico Giovanni dal suo balcone ci faceva vedere con il binocolo la costiera e dall'altro lato della costa la Costiera Amalfitana. Nel frattempo Raffaele, esperto tecnico dei computer, dava un occhiata al pc di Giovanni. Una volta pronto la signora Annamaria ci ha chiamato per mangiare. La signora Annamaria tanto gentilmente ha preparato per noi due squisite pietanze, il primo piatto pasta col cavolfiore e poi anche pennette al sugo con l'olio di produzione propria, mentre per secondo piatto salsiccia e melenzane del luogo, sempre di produzione propria, il tutto accompagnato dal buon pane e dal buon vino sempre di produzione propria. Abbiamo gustato quindi un buon pranzo ed abbiamo parlato di tante cose, sia in ambito giornalistico che non, visto che Giovanni Farzati è un ottimo cronista e reporter. Verso le 3.30-4.00 ci siamo salutati e siamo ripartiti alla volta della costiera amalfitana. Durante il ritorno ho offerto ad Ida delle mozzarelle di bufala. Ritornati ha Salerno ho chiesto a Raffaele se andavamo alla galleria mediterranea e lui mi ha accompagnato, abbiamo comprato qualcosa sia io che le due ragazze e siamo poi ritornati in costiera. Per me è stata una giornata indimenticabile e, come ho scritto all'inizio di questo pezzo, un giorno diverso dagli altri.


Ringrazio particolarmente il signor Giovanni Farzati per la sua ospitalità e generosità, ma non posso esimermi nel ringraziare il fidanzato di mia sorrella il quale è sempre disponibile nell'accompagnarmi ed aiutarmi in tutti i modi possibili ed immaginabili, mia sorella Eva e l'amica Ida. Senza di voi, senza la vostra compagnia ed il vostro aiuto questa bella giornata non poteva esserci. Grazie e spero che ce ne saranno ancora di queste passeggiate.


Michele Pappacoda




Inserito da:
Michele Pappacoda

Visualizza tutti i commenti 2 commenti presenti in totale Inserisci un commento


Ultimi 2 commenti inseriti
 16/11/2010 20:31  inserito da Barbara pappacoda

si sente dalle tue parole che è stata una bellissima giornata, complimenti fratellone...t.v.b.Leggi tutto
 16/11/2010 20:22  inserito da Michele

Email di Giovanni Farzati.Michele, grazie delle belle parole, una giornata che tu hai descritto in modo chiaro. Mi fa piacere che grazie a me, una tua bella esperienza in terra cilentana..buono il limoncello!! Anche Perdifumo ringrazia, i p...erdifumesi, pochi ma tutti connessi, hanno letto e commentato soddisfatti. ciao a presto.. saluti a tutti, il tecnico computer in testa..Leggi tutto
Visualizza tutti i commenti 2 commenti presenti in totale Inserisci un commento
 

Leggi i commenti

IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 05\ 02\ 2011 LA GIOCONDA? NON ERA UNA DONNA MA IL BELLO E GIOVANE AMANTE DI LEONARDO La Gioconda? Non era una donna ma il bello e giovane amante di Leonardo

15 Maggio 2013, 12:26pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

La Gioconda? Non era una donna ma il bello e giovane amante di Leonardo
La Gioconda? Non era una donna ma il bello e giovane amante di Leonardo

 

Secondo una ricerca del Comitato Nazionale per la valorizzazione dei Beni storici culturali e ambientali le sembianze della figura ritratta dal grande pittore sarebbero di Leonardo Salai, con il quale Leonardo da Vinci visse per venti anni.

La Gioconda non e' il ritratto di una donna. Secondo i piu' recenti studi del Comitato Nazionale per la valorizzazione dei Beni storici culturali e ambientali, effettuati sul dipinto di Leonardo da Vinci le sembianze della figura ritratta dal grande pittore sarebbero di Leonardo Salai, con il quale Leonardo da Vinci visse per venti anni. 'Il Salai aveva rapporti ambigui con Leonardo. Le sue sembianze sono molto femminili e riconducibili ad altri quadri del pittore che presentano tratti molto somiglianti a quelli della Gioconda''. Spiega Silvano Vinceti, presidente del Comitato a conclusione della ricerca avviata sul quadro a dicembre, quando rese noto che negli occhi della Gioconda si nascondevano alcuni simboli: si tratta di una S, una L ed un 72. ''Riteniamo che la Gioconda sia la sintesi fra tre momenti importanti nella vita di Leonardo da Vinci - aggiunge Vinceti - la S la riconduciamo al Salai, la L invece pensiamo che possa essere riferita a Lisa Gherardini che ispiro' Leonardo all'inizio del ritratto. I numeri 7 e 2, sia visti singolarmente che in coppia, evocano moltissimi significati della tradizione cabalistica, ebraica e cristiana''. La tesi secondo la quale la Gioconda sarebbe il ritratto del Salai, troverebbe riscontro nella comparazione della figura con altri dipinti di Leonardo come ''Angelo incarnato'', ''Monna Vanna'' (o Monna Nuda), ''San Giovanni Battista'' una tra le ultime opere fatte dal Leonardo, oggi al Louvre, dove e' ritratto senza alcun dubbio, il giovane, bello e sensuale Leonardo Salai. ''La Gioconda - prosegue il presidente - e' il testamento di Leonardo che nel quadro ha voluto trasmettere il pensiero di tutta la sua vita, l'armonia raggiunta. Questo spiega il perche' la Gioconda appare sorridente solo nella sua ultima versione. A dimostrare appunto l'equilibrio raggiunto dal grande genio''. Infatti, secondo uno studio effettuato nel 1954 del Louvre, risulta che sotto l'attuale espressione della Gioconda ce ne sarebbe un'altra, diversa dall'ultima, cupa e malinconica successivamente corretta.




Inserito da:
Michele Pappacoda

Leggi i commenti

IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 30\ 01\ 2011MAMME AL CENTRO ANNUNCIANO:CHE BELLO: ARRIVANO LE STRISCE ROSA A PIANO DI SORRENTO!!!!!!

15 Maggio 2013, 12:23pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it


Mamme al Centro annunciano:CHE BELLO: ARRIVANO LE STRISCE ROSA A PIANO DI SORRENTO!!!!!!!
Mamme al Centro annunciano:CHE BELLO: ARRIVANO LE STRISCE ROSA A PIANO DI SORRENTO!!!!!!!

 Come già a Salerno e in altre citta sono state impiantate le cosiddette strisce rosa cioè quella delimitazione di tratto stradale riservato alle donne in stato di gravidanza. Queste strisce come quelle dei diversamente abili non vengono mai rispettate come a Salerno che vi è stata grande polemica perchè venivano scambiate per il parcheggi di altri tipi di categorie sia per mancanza di in formazione e sia per la prepotenza e  la male educazione, ma lasciando stare le polemiche anche a Piano di Sorrento arrivano le strisce rosa, e l'associazione Mamme al Centro come per le sue innumerevoli iniziative a il piacere di annunciarvi questa bella iniziativa che ha intrapreso il comune di Piano di Sorrento ciè l'istituzione delle strisce rosa. Care Mamme siamo cosi`entusiaste di sapere ,tramite alcuni giornali locali ,che alcuni comuni si stanno attivando per le strisce rosa…d`altro canto la nostra Associazione e`nata ( Maggio 2010) per sensibilizzare enti e comuni in merito ad alcune problematiche,inerenti alla mamma ed al bambino, come la strisce Rosa (come molte di voi ricorderete) e siamo felicissime di notare come in seguito alle nostra proposta di installare le strisce rosa (anche tramite il positanonews ed altri giornali come il mattino, metropolis,il giornale di napoli , Agora`,donna e mamma io e il mio bambino ) qualcosa si stia muovento:Sembra,infatti,che il comune di piano di sorrento ( come gia`nel mese di giugno ci aveva fatto sapere tramie un incontro,con le mamme, tenutosi al consultorio con l`assessore alle pari oppotunita`ed il direttore del positanonews Michele Cinque voglia destinare alcune zone (delimitate da strisce rosa) alla sosta gratuita per mamme in attesa e con bambini fino ad un limite massimo d`eta (sembra fino a 24 mesi) le interessate potranno fare richiesta agli idonei sportelli del comune..Le Prime strisce partiranno al piu`presto davanti alla farmacia Irolla (infatti la farmacista Rita Irolla di recente aveva fatto anche lei una richiesta, al comune,per ottenere le strisce rosa…almeno nello spazio di sosta di fronte alla farmacia!). La notizia ci riempie di gioia ed entusiasmo nel notare che sempre piu`comuni sono sensibili e vicini alle problematiche della Mamme e della famiglie! Facciamo i nostri migliori complimenti e auguri agli assessori che si stanno attivando affinche`le strisce Rosa possano essere una realta`a breve…Buon Lavoro!

Michele Pappacoda




Inserito da:
Michele Pappacoda

Leggi i commenti

IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 28\ 01\ 2011 DIATRIBA NOTTURNA SULLA LEGGENDA DEI "GIORNI DELLA MERLA":

15 Maggio 2013, 12:20pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Diatriba notturna sulla leggenda dei "giorni della merla":
Diatriba notturna sulla leggenda dei "giorni della merla":

Ci sono numerose strorie... indi per cui, avevamo entrambi ragione:

 

IL MERLO BEFFATO

Durante un qualsiasi mese di Gennaio, quando ancora durava 28 giorni, un Merlo sopravvisse al rigido freddo invernale e giungendo indenne alla fine del mese pensò di aver superato le asperità di Gennaio: così uscì baldanzoso dal nido cantando: "Più non ti curo Domine, che uscito son dal verno!".

Gennaio si risentì talmente tanto, permaloso com'era, che si allungò prendendo in prestito tre giorni a Febbraio e scatenando bufere di neve.

Il Merlo si rifugiò allora in un camino dove restò al riparo per quei tre giorni. Quando ne uscì era nero nero e così rimasero tutti i merli e le merle del mondo.

 

LA BIANCA MERLA

Ai tempi in cui Gennaio aveva 28 giorni ed i merli erano bianchi, una Merla coi suoi piccoli veniva continuamente strapazzata dal freddo che il mese sadicamente le mandava addosso ogni volta che lei tentava di uscire dal nido per procacciarsi del cibo. Stanca di questo trattamento un inverno la Merla fece sufficienti provviste per giungere alla fine del mese. Proprio in quell'ultimo giorno, pensando di aver ingannato il gelo l'uccello uscì dal suo nido a cantar vittoria.

Gennaio permaloso per vendicarsi prese in prestito tre giorni a Febbraio e sferzò gelo e neve tanto che la Merla ed i suoi piccoli per salvarsi dovettero rifugiarsi in un caldo comignolo. Quando ne uscirono erano neri di fuliggine, ma per la gratitudine di essere salvi rimasero neri per ogni generazione futura.

 

MERLO E MERLA

Una coppia di merli soffrivano la fame a causa del freddo Gennaio, il maschio vedendo la sua compagna giunta allo stremo delle forze decise di uscirre dal nido in cerca di cibo.

La ricerca nel freddo del mese fu così dura che tornò dopo tre giorni ma la Merla, per stare al caldo, si era rifugiata nella canna di un camino. Quando il merlo la incontrò vide solo un uccello nero nero e non la riconobbe: così ripartì per cercarla. Lei morì di fame e di stenti.

 

MERLO E MERLA: GIOVANI SPOSI

Merlo e Merla sono due giovani sposi che, sposandosi come di tradizione nel paese della sposa che si trovava oltre il Po, sono costretti ad attraversare il fiume per giungere di ritorno nella loro casa.

Dopo aver atteso ben tre giorni dai parenti in attesa che le condizioni climatiche migliorassero e visto che non vi era nessun cenno di miglioramento, decisero di attraversare a piedi il fiume che, dato il gran freddo, era ghiacciato.

Purtroppo Merlo nell'attraversamento del fiume, morì poiché la lastra di ghiaccio non resse il suo peso. Merla pianse così tanto di dolore che il suo lamento si sente ancora oggi lungo le acque del Po nelle notti di fine Gennaio.

Ancora oggi, in ricordo di questo triste episodio, le giovani in età da marito si recano sulle rive del fiume nei tre giorni della Merla per ballare e cantare una canzone propiziatoria il cui ritornello dice: «E di sera e di mattina la sua Merla poverina piange il Merlo e piangerà».

 

MERLO E MERLA AL BALLO

Merlo e Merla erano due giovani allegri che amavano andare a ballare nelle serate invernali. In una di queste, per guadagnare tempo, decisero di attraversare il fiume. Ma la lastra di ghiaccio che ricopriva il Po non resse il loro peso e si ruppe.

Caddero così nelle acque gelide dove perirono. Unica testimone della loro morte fu una merla che per tre giorni, gli ultimi di gennaio, cinguettò sui passanti per chiedere aiuto.

Al terzo giorno il sole sciolse il ghiaccio ed il fiume restituì i cadaveri dei due ragazzi e sul quel luogo sbocciarono splendidi fiori.

 

MERLA: LA FANCIULLA SBADATA

Merla era una fanciulla bella e semplice ma con la passione della danza. Così nelle lunghe notti d'inverno adorava andare a ballare nelle cascine dove si suonava per passare la lunga stagione invernale.

Una di queste sere per recarsi ad un ballo, Merla attraversò di corsa una lastra di ghiaccio che copriva il Po. Il ghiaccio non resse il peso e la giovane fanciulla cadde nell'acqua scomparendo.

I suoi amici la cercarono per tre giorni, gli ultimi di Gennaio, senza mai più trovarla.

 

IL DUCA DI GONZAGA O NAPOLEONE?

Uno dei duchi Gonzaga (ma che in alcune versioni è Napoleone) doveva attraversare il Po.

Volendo fare un riposino avvertì il suo servo, alla guida del carro, di avvisarlo quando sarebbero giunti al fiume.

Il servo, arrivato sulle sponde del Po, vide che il freddo intenso degli ultimi giorni ne aveva ghiacciato le acque. Pensando di fare cosa gradita al duca incitò la sua cavalla, chiamata la Merla, a passare col carro sulla lastra ghiacciata.

Siccome la traversata sul ghiaccio sarebbe stata agevole, non ritenne necessario svegliare il suo padrone.

Quando il Gonzaga si svegliò il servo gli disse trionfante che "la Mèrla l'ha passà al Po" (La Merla ha passato il Po).

Il duca montò su tutte le furie perché il servo non aveva obbedito ai suoi ordini e arrivato a destinazione lo fece impiccare.

http://www.strie.it/ruota_marca_giornidellaMerla.html

 di  Anna Frangar Non Flectar




Inserito da:
Michele Pappacoda

Leggi i commenti

IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 28\ 01\ 2011 LA STORIA DEI GIORNI DELLA MERLA I GIORNI PIÙ FREDDI DELL´ANNO 29 30 31 GENNAIO DI MICHELE PAPPACODA I VIDEO

15 Maggio 2013, 12:04pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 

La storia dei giorni della merla i giorni più freddi dell´anno 29 30 31 Gennaio di Michele Pappacoda

QUESTA E LA PRIMA STORIA SUI GIORNI DELLA MERLA CIOE' I GIORNI PIU' FREDDI DI TUTTO L'ANNO. LEGGETE

Un tempo tutti i merli avevano le penne bianche con il becco e le zampe di un bel colore rosso ciliegia. Verso la fine di gennaio (che allora aveva solo 28 giorni), alle prime luci dell’alba, il merlo, la merla e il merlino uscirono dal pagliaio per andare a fare il nido nel bosco. Lungo la strada incontrarono il vecchio gennaio che se ne andava e il merlo, scherzando, gli disse che oramai non faceva più paura a nessuno. Allora il vecchione, che era molto permaloso, decise di fermarsi nel bosco e il giorno dopo, il 29, fece tanto freddo che il merlino, per non restare congelato, dovette rifugiarsi in un camino. Il giorno seguente fece ancora più freddo e anche la merla fu costretta a ripararsi nel camino. Il merlo pensò di averla fatta franca, visto che gennaio non aveva più giorni disponibili, ma il vecchio dispettoso se ne fece prestare uno da febbraio, e così il 31 il freddo divenne addirittura insopportabile e anche il merlo, per salvare la pelle, dovette raggiungere al caldo la merla con il suo merlino. In febbraio, quando i tre merli uscirono dal camino, le loro penne, un tempo bianche come una stella, erano tutte coperte di fuliggine e nere come la notte e il becco e le zampe, da rossi che erano, restarono per sempre gialli come una fetta di polenta.

Sono detti I GIORNI DELLA MERLA gli ultimi tre giorni di gennaio, notoriamente i più freddi e ghignosi dell’anno. Fin dalla notte dei tempi, in occasione del passaggio dall’inverno alla primavera, gli abitanti della vecchia Europa usavano accendere dei falò, per danzarci intorno e saltarci sopra. La funzione rituale dell’accensione dei fuochi è quella di suscitare ed alimentare la forza del nuovo sole nascente, di salutare il ritorno della bella stagione e la rinascita della natura, così come è anche quella di esorcizzare tutto ciò che angoscia l’individuo e la comunità. I GIORNI DELLA MERLA raccontano la storia di un uccello che troppo spavaldamente annuncia l’arrivo della primavera e di un inverno che troppo cocciutamente non vuole decidersi ad andare via. I merli (insieme con i passerotti e i pettirossi) sono gli abitanti più comuni dell’inverno romagnolo. Il loro saltellare per aie e fossi alla ricerca di semi e vermiciattoli è uno spettacolo a tutti ben noto. Ed anche il loro bel canto (specialmente quello della femmina durante il periodo della cova) potrebbe essere scambiato per una risata di scherno. Niente di più facile, quindi, che un permalosone come l’inverno romagnolo abbia potuto strologare una così stupefacente vendetta. I GIORNI DELLA MERLA sono un frammento di poesia che ci mette in comunicazione con le feste del fuoco della vecchia Europa pagana. Bisognerebbe ricordarsi di ricordare che una parte di noi è ancora lì.

LE ALTRE STORIELLE SUI GIORNI DELLA MERLA

La leggenda dei tre giorni della merla si perde nell'onda del tempo.

I cosiddetti giorni della merla sono, secondo la tradizione, gli ultimi tre giorni di gennaio, ovvero il 29, 30 e 31; sono considerati i giorni più freddi dell'inverno.
Il nome deriverebbe da una leggenda secondo la quale, per ripararsi dal gran freddo, una merla e i suoi pulcini, in origine bianchi, si rifugiarono dentro un comignolo, dal quale emersero il 1º febbraio, tutti neri a causa della fuliggine. Da quel giorno tutti i merli furono neri.
Secondo una versione più elaborata della leggenda una merla, con uno splendido candido piumaggio, era regolarmente strapazzata da Gennaio, mese freddo e ombroso, che si divertiva ad aspettare che la merla uscisse dal nido in cerca di cibo, per gettare sulla terra freddo e gelo. Stanca delle continue persecuzioni la merla un anno decise di fare provviste sufficienti per un mese, e si rinchiuse nella sua tana, al riparo, per tutto il mese di Gennaio, che allora aveva solo 28 giorni. L'ultimo giorno del mese, la merla pensando di aver ingannato il cattivo Gennaio, uscì dal nascondiglio e si mise a cantare per sbeffeggiarlo. Gennaio si risentì talmente tanto che chiese in prestito tre giorni a Febbraio e si scatenò con bufere di neve, vento, gelo, pioggia. La merla si rifugiò alla chetichella in un camino, e lì restò al riparo per tre giorni. Quando la merla uscì, era sì, salva, ma il suo bel piumaggio si era annerito a causa del fumo e così rimase per sempre con le piume nere.
Come in tutte le leggende si nasconde un fondo di verità, anche in questa versione possiamo trovarne un po', infatti nel calendario romano il mese di gennaio aveva solo 29 giorni, che probabilmente con il passare degli anni e del tramandarsi oralmente si tramutarono in 31.
Per quanto la leggenda parli di una merla, nella realtà questi uccelli presentano un forte dimorfismo sessuale nella livrea, che è bruna - becco incluso - nelle femmine, mentre è nera brillante - con becco giallo-arancione - nel maschio.

29 30 31 GENNAIO i giorni della merla e la candelora retaggio del tempo che fu (di Vittoria Inverni)
Gli ultimi tre giorni di gennaio, 29-30-31, sono tradizionalmente considerati i giorni più freddi dell’inverno. Secondo la leggenda, sono chiamati della merla perché, per ripararsi dal gran freddo, una merla si rifugiò con i suoi merlottini in un comignolo, e ne emersero il primo febbraio tutti neri. E neri furono i merli da quel momento, perché prima erano bianchi. Ma perché sono i giorni più freddi dell’inverno? A prescindere che non tutti gli anni sono o saranno stati i più freddi, che siano tra i più gelidi deve avere un fondo di verità se ne è nata una leggenda, che ha sempre per protagonista un merlo. Gennaio aveva ventotto giorni ed era il mese più freddo dell’anno. Giunto al ventottesimo giorno, un merlo, rallegrato, gridò al cielo: “Più non ti curo Domine, che uscito son dal verno”. Gennaio vendicò la bestemmia facendosi prestare tre giorni da febbraio e rendendoli ancora più gelidi.Febbraio fa parte del periodo oscuro del calendario dei popoli indo-europei, periodo senza nome prima che fossero creati i due nuovi mesi, gennaio e febbraio. Il suo nome, Febrarius, in latino significa purificare. Macrobio ricorda che Numa lo aveva dedicato al dio Februus e stabilito che durante questo mese si celebrassero riti funebri agli dèi Mani. Nelle feste, che cadevano nella seconda quindicina di gennaio, era ricordata anche Iunio Februata, Giunone Purificata che si ricordava nelle Calende di febbraio come Iuno Sospita, Giunone Salvatrice.Nel VII secolo la Chiesa Romana adattò al 2 febbraio una festa che già era celebrata in Oriente fin dal IV secolo, ovvero la presentazione al tempio del Signore. La presentazione del neonato al tempio, e la conseguente purificazione della madre, dovevano avvenire quaranta giorni dopo il parto e, poiché il giorno della nascita era stato fissato, per convenzione, al 25 dicembre, ecco coincidere perfettamente la purificazione della Vergine con la festa pagana di Giunone purificata. Nel tempo, la Purificazione della Vergine aveva preso il sopravvento sulla presentazione al tempio di Gesù, l’ultima riforma liturgica ha riportato al festa del Figliolo. Ma è rimasta l’usanza di chiamare questo giorno Candelora, Candelaia in Toscana e Ceriola, Siriola, Zariola in altre regioni, perché vi si benedicono le candele che saranno distribuite ai fedeli. Perché candele benedette in questo giorno particolare e non in altri? Perché durante i festeggiamenti a Giunone Purificata e Giunone Salvatrice i fedeli correvano per la città portando fiaccole accese. E nel VII secolo si svolgeva già a Roma, in occasione della festa cristiana, una processione notturna con ceri accesi. I fedeli giungevano a Sant’Adriano da ogni parrocchia della città e insieme confluivano tutti verso Santa Maria Maggiore. La benedizione delle candele è un’usanza successiva alla processione, ed è documentata a Roma tra la fine del IX e l’inizio del X secolo, probabilmente introdotta dal clero francogermanico. Venivano accese con un cero in una cerimonia simile a quella della veglia pasquale, mentre ora sono semplicemente benedette. Secondo la tradizione, i ceri benedetti erano conservati in casa dai fedeli e venivano accesi, per placare l’ira divina, durante i violenti temporali, aspettando una persona che non tornava, o che si pensava fosse in grave pericolo, assistendo un moribondo, durante le epidemie o i parti difficili. E Giunone era detta anche Lucina, dea della luce, protettrice tra l’altro delle partorienti.Ai nostri giorni, febbraio ha perduto la sua connotazione di mese dedicato alla purificazione e ai morti, poiché il mese dei morti è stato spostato a novembre, nel quale inizia l’Avvento, periodo dal carattere purificatorio e di attesa della nascita di Cristo.


LA FAVOLA E LE STORIELLE
Tanto, tanto tempo fa a Milano ci fu un inverno molto rigido.La neve scendeva dal cielo e copriva tutta la città, le strade, i giardini.Sotto la grondaia di un palazzo in Porta Nuova c'era un nido di una famigliola di merli, che a quel tempo avevano le piume bianche come la neve.
C'era la mamma merla, il papà merlo e tre piccoli uccellini, nati dopo l'estate.La famigliola soffriva il freddo e stentava a trovare qualche briciola di pane per sfamarsi, perché le poche briciole che cadevano in terra dalle tavole degli uomini venivano subito ricoperte dalla neve che scendeva dal cielo.Dopo qualche giorno il papà merlo prese una decisione e disse alla moglie:"Qui non si trova nulla da mangiare, se continua così moriremo tutti di fame e di freddo. Ho un'idea, ti aiuterò a spostare il nido sul tetto del palazzo, a fianco a quel camino così mentre aspettate il mio ritorno non avrete freddo. Io parto e vado a cercare il cibo dove la neve non è ancora arrivata".E così fu fatto: il nido fu messo vicino al camino e il papà partì. La mamma e i piccoli uccellini stavano tutto il giorno nel nido scaldandosi tra loro e anche grazie al fumo che usciva tutto il giorno dal camino.Dopo tre giorni il papà tornò a casa e quasi non riuscì più a riconoscere la sua famiglia! Il fumo nero che usciva dal camino aveva colorato di nero tutte le piume degli uccellini!Per fortuna da quel giorno l'inverno divenne meno rigido e i merli riuscirono a trovare cibo sufficiente per arrivare alla primavera. Da quel giorno però tutti i merli nascono con le piume nere e per ricordare la famigliola di merli bianchi divenuti neri gli ultimi tre giorni del mese di gennaio sono detti: i tre giorni della merla.

Una storiella che ha infinite varianti da posto a posto. Una cosa é però in comune a tutti: la data. I tre ultimi giorni di gennaio, considerati appunto i più freddi nonché una specie di cartina di tornasole, dato che in base a come si presenta il tempo gli esperti sanno trarre indicazioni per come sarà il clima dell'anno.Non conta che qualche metereologo si sia affannato a dimostrare che non tutti gli anni é così, che anzi le medie dicono che c'é qualche altro giorno più freddo. La tradizione non si é spenta.
O meglio, la tradizione non si era spenta.

2^ storiella......
Gli ultimi tre giorni di gennaio, il 29, 30 e 31, capitò a Milano un inverno molto rigido. La neve aveva steso un candido tappeto su tutte le strade e i tetti della città. I protagonisti di questa storia sono un merlo, una merla e i loro tre figlioletti.....
Erano venuti in città sul finire dell'estate e avevano sistemato il loro rifugio su un alto albero nel cortile di un palazzo situato in Porta Nuova. Poi, per l'inverno, avevano trovato casa sotto una gronda al riparo dalla neve che in quell'anno era particolarmente abbondante.Il gelo rendeva difficile trovare le provvigioni per sfamarsi; il merlo volava da mattina a sera in cerca di becchime per la sua famiglia e perlustrava invano tutti i giardini, i cortili e i balconi dei dintorni. La neve copriva ogni briciola. Un giorno il merlo decise di volare ai confini di quella nevicata, per trovare un rifugio più mite per la sua famiglia. Intanto continuava a nevicare. La merla, per proteggere i merlottini intirizziti dal freddo, spostò il nido su un tetto vicino, dove fumava un comignolo da cui proveniva un po’ di tepore.Tre giorni durò il freddo. E tre giorni stette via il merlo. Quando tornò indietro, quasi non riconosceva più la consorte e i figlioletti erano diventati tutti neri per il fumo che emanava il camino. Nel primo dì di febbraio comparve finalmente un pallido sole e uscirono tutti dal nido invernale; anche il capofamiglia si era scurito a contatto con la fuliggine.Da allora i merli nacquero tutti neri; i merli bianchi diventarono un'eccezione di favola.

3^ storiella......
I tre giorni della merla, il 29, 30 e 31, una tradizione che viene da lontano e che vuole che siano i tre giorni più freddi dell'inverno.
Tanto freddi che una merla, che allora aveva le piume bianche, intirizzita, ma al tempo stesso preoccupata per i suoi figlioletti, non trovò di meglio che andare a posarsi su un camino. Ci stette tre giorni, perché il gelo impediva persino di volare. Poi arrivò fortunatamente febbraio. Pallido fin che si vuole ma il sole riuscì a ridare vita e speranza. Merla e figlioletti poterono stirarsi, riaprire le ali e volare. I tre giorni sul camino però avevano prodotto una profonda trasformazione nel piumaggio, divenuto nero per la fuliggine, nero senza rimedio.Da allora i merli nacquero tutti neri.

4^ storiella......
I tre giorni della merla sono considerati i giorni più freddi dell'anno.Se sono freddi, la Primavera sarà bella, se sono caldi la Primavera arriverà tardi....
Una volta i merli erano bianchi.Un giorno per il troppo freddo uno entrò in un camino per scaldarsi e ne uscì dopo tre giorni tutto nero per la fuliggine.Due merli dalle candide piume, maschio e femmina , si ripararono per il freddo in un camino. Non avendo nulla da mangiare il maschio decise di uscire per cercare qualcosa. Dopo tre giorni tornò e trovando un uccello nero come il carbone, non riconobbe la sua merla e tornò indietro per cercarla. La merla, annerita per la fuliggine, nel frattempo morì di fame.

5^ storiella......
Il merlo e la merla si sposano alla fine di gennaio, al paese della sposa, oltre il Po. Dovrebbero riattraversarlo per tornare nella loro casa, ma si è fatto tardi e si fermano per due giorni presso dei parenti. La temperatura si abbassa molto. Merlo è costretto ad attraversare il Po ghiacciato, ma muore. Merla piange ed il suo lamento si sente ancora lungo il Po, nelle notti di fine gennaio.

6^ storiella......

Secondo la tradizione popolare gli ultimi tre giorni di gennaio coincidono con i tre giorni più freddi dell'inverno.Tanto che perfino la Merla, che un tempo aveva il piumaggio bianco, per riscaldarsi andò a ripararsi in un camino.Il suo manto divenne grigio per la fuliggine e da allora rimase di tale colore.

Michele Pappacoda                        mjcheva@live.it




Inserito da:
Michele Pappacoda


Leggi i commenti

IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 27\ 01\ 2011 PIANO DI SORRENTO. VISITA ALL´ASSOCIAZIONE MAMME AL CENTRO DELLA REDAZIONE DI POSITANONEWS. VIDEO

15 Maggio 2013, 11:58am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Piano Di Sorrento. Visita all'Associazione Mamme al Centro della Redazione di Positanonews
Piano Di Sorrento. Visita all'Associazione Mamme al Centro della Redazione di Positanonews

Piano Di Sorrento. Ieri in mattinata in rappresentanza della redazione di Positanonews si è recato all'Associazione Mamme al Centro il collaboratore Michele Pappacoda, in occasione dell'innaugurazione di un laboratorio sul Carnevale a cui erano state invitatte tutte le mamme. Detta innaugurazione non si è potuta svolgere causa maltempo e fredd. Comunque a questo appuntamento non poteva mancare Positanonews il giornale online della costiera amalfitana e penisola sorrentina il più visto in Campania. Sono intervenuti la signora Roberta D'Esposito presidente, e la signora Maria Rosaria Pontecorvo Collaboratrice. La Presidente Roberta D'Esposito nel suo intervento ha evidenziato l'importanza di questa Associazione no profit sull'intera aerea della penisola soreentina e al di fuori. Quest'associazione ha continuato ha come obbiettivo quello di aiutare tutte le mamme nei problemi quotidiani che in una famiglia possono esserci. Le iscrizioni a questa associazione no profit (denominata Mamme al Centro) possono essere effettuate anche durante i seminari, i corsi e gli incontri. I vostri figli possono venire con voi perchè verranno sempre intrattenuti mentre voi seguite un corso. Le iscrizioni sono aperte a tutti (anche a persone di altri comuni). L'Associazione Mamme al Centro promuove luoghi di incontri per genitori e li aiuta mediante il supporto di esperti a gestire le varie problematiche inerenti al bambino e all'adolescente. Nessun iscritoo ha l'obbligo di donare ore del proprio tempo all'Associazione se non lo ritiene opportuno. Le mamme iscritte risparmiano tanto perchè ricevono una card che offre la possibilità di usufruire di numerosi sconti presso punti vendita convenzionati, centri sportivi stabilimenti balneari agriturismi e gruppi medici Specialisti. Il Nostro Motto:" Venite con noi vi divertite e fate divertire i vostri figli". Il consultorio Vita è Amore è aperto a tutti e ci potete trovare a Piano di Sorrento adiacente chiesa Sacramentini ( Piazza Cota) alle spalle del Comune. In conclusione della visita di Positanonews tramite il collaborratore Michele Pappacoda che afferma che ha avuto un'ottima impressione su questa Associazione Mamme al centro che volontariamente senza pretendere nulla in cambio e a volte perdendo anche del loro tempo e che attraverso esperti e collaboratori si occupano delle tante problematiche della vita familiare e invita tanti ad iscriversi a quest'Associazione no profit e a partecipare ai vari laboratori che l'associazione mette a disposizione.

Michele Pappacoda




Inserito da:
Michele Pappacoda


Leggi i commenti

<< < 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 > >>