INSERITO DA TITOLARE Prefabbricati dismessi dal dopo terremoto e mai bonificati causa di patologie tumorali, l'azione legale dei residenti. Di amianto si muore. La famiglia Meo invece da tre decenni convive con l’eternit sotto casa, in pieno centro, a Volturara Irpina. La bidonville che fa tremare i polsi, e da qualche lustro non fa dormire sonni tranquilli al vicinato, è una polveriera spettrale di prefabbricati dismessi e mai bonificati in via Piano Freddane. Attorno ai due container dalle pareti di amianto che facevano parte di un villaggio provvisorio tirato su qualche settimana dopo il sisma dell’80 ci sono ratti che scorrazzano e rifiuti comunque pericolosi. Ogni giorno la famiglia Meo apre le finestre di casa e si affaccia su un panorama indecente e degradato. In tutto il paese della piana del Dragone ci sono ancora una decina di prefabbricati realizzati con il fibrocemento, abitati fino a due o tre anni fa da famiglie locali, in attesa di essere smantellati definitivamente. Nel frattempo però chi ha vissuto in quelle scatole micidiali, gelide d’inverno e bollenti d’estate, ma soprattutto letali per via dell’alta pericolosità del materiale impiegato nella realizzazione, si è ammalato di cancro. Qualcuno è già morto, altri sono in cura e sperano di salvarsi. «Anche qui da noi i casi di patologie tumorali scatenate dall’amianto sono all’ordine del giorno - spiega la signora Clelia Sorece, che da anni si batte insieme alla figlia Carmela Meo per la rimozione e l’avvio della bonifica dell’area dove sorgeva il villaggio dei prefabbricati adesso ridotti a due sarcofaghi infausti-, eppure nessuna amministrazione ad oggi ha preso provvedimenti adeguati e tempestivi per smantellare questi maledetti mostri pieni di eternit, e rimuovere i cumuli che sono stati in parte tolti e mai più rimossi». Due giorni fa, dopo aver trascorso settimane e settimane in attesa di risposte e aver speso diversi anni a sollecitare i sindaci di turno sulla rognosa questione, la signora Clelia, accompagnata sempre dalla giovane figlia, è andata in caserma e ha sporto denuncia per disastro ambientale. Il sindaco, Marino Sarno, ha però promesso, e lo ha fatto già suo tempo, che la bonifica di quei prefabbricati fatiscenti è prevista e una ditta specializzata proprio nella rimozione dell'’eternit dovrebbe intervenire a stretto giro. «In effetti - incalza sempre la signora Clelia, portavoce del malcontento di un quartiere intero - sono mesi, anni, che veniamo presi in giro con questo ritornello che i lavori di bonifica dipendono da una ditta specializzata ma ci sembra tanto uno scaricabarile di responsabilità. Noi comunque siamo stanchi di questa situazione degradante e pericolosa per la salute pubblica. La nostra è una battaglia di buon senso e civiltà». La coppia di container di via Piano Freddane, a due passi dal centro storico di Volturara, è diventata pure ricettacolo di immondizia: chiunque si sente autorizzato ad abbandonare lì dentro di tutto, e all’esterno poi, come se non bastasse, sbucano altri cumuli di rifiuti nocivi. Clelia non riesce a girare lo sguardo dall’altra parte e fare finta di nulla. D’altronde è impossibile non vedere tutta quella sporcizia che aumenta giorno dopo giorno sotto i propri occhi e provoca brutti pensieri e cattivi presagi. E la signora Meo ne sa qualcosa. Pochi anni fa il figlio è stato colpito da una meningite fulminante: è vivo per miracolo. Clelia e sua figlia Carmela hanno tanta fede ma non hanno più fiducia in un intervento provvidenziale dell’amministrazione.
di Barbara Ciarcia IL MATTINO.IT