PRIMO PIANO TREVISO Matteo ha lasciato un biglietto per dire addio: «Scusate, senza lei non vivo più»
INSERITO DA PAOLA TRECCINE TREVISO - «La mia vita non ha più senso. Perdonatemi ma non ce la faccio più. Vi voglio bene e vi chiedo scusa per il mio gesto, ma non posso più vivere senza di lei». Questo il contenuto di una lettera scritta ieri pomeriggio e lasciata nella sua abitazione di piazza Oberkochen a Montebelluna da Matteo Rossi, prima di mettere in atto il suo folle piano: uccidere l'ex fidanzata, Denise Morello, impiegata 23enne, e poi togliersi a sua volta la vita. Non traspare da queste parole la chiara volontà di uccidere Denise ma, dicono gli investigatori, l'intenzione di mettere in atto un «gesto di autolesionismo», il suicidio appunto, culminato poi in un abbraccio mortale a colpi di pistola.
Matteo Rossi passa la giornata di martedì cercando di far trasparire calma e sicurezza di fronte a tutte le persone che incontra. Uscito di casa nel pomeriggio, il 37enne reca nel bar Bertolini, proprio sotto casa sua. Qui si trattiene a lungo, chiacchierando amabilmente e dissimulando la propria agitazione interiore. Rifiuta l'invito di un amico per uno spritz dicendo di dover passare dal commercialista e poi di avere una partita di calcetto. Si accorda per una cena a base di risotto con altri tre amici per la sera seguente (tra cui il barista Matteo), dà appuntamento (poi disdetto) a un'amica per un aperitivo a Castelfranco. Una sorta di strategia per ingannare chi gli ruota attorno e da qualche mese lo vede diverso, cupo, triste, ma ancora non immagina cosa sta per accadere. Qualche minuto prima delle 19 Matteo Rossi va incontro al suo destino: sale sulla sua Audi bianca e quindi scende nel parcheggio interrato dell'Interspar di Montebelluna.
Sa dove Denise parcheggia la sua Lancia Y. Sa che a breve scenderà dal terzo piano dello stabile, sede dell'ufficio di commercialisti in cui lavora. Posteggia l’Audi in modo che lei non possa vederla. Il 38enne ha già la pistola carica in tasca. Si apposta dietro un muro, a due passi dalla porta da cui la 23enne è solita uscire.
Alle 19.05, la tragedia si compie. Il parcheggio è deserto e improvvisamente, dalle scale, Matteo sente la voce di Denise che saluta un'amica. La ragazza ha solo il tempo di salire nella sua vettura e sedersi al posto di guida. In quel momento, alle sue spalle, spunta Matteo. Denise si volta, vede la pistola. È impietrita, ma riesce a urlare «Non farlo, non farlo». Invece viene freddata con un colpo quasi a bruciapelo, appena sotto l'orecchio. Tempo due secondi e Matteo Rossi rivolge l’arma contro se stesso uccidendosi con un altro colpo, stavolta alla tempia. Il suo cadavere viene trovato riverso a terra, con l'arma ancora fra le dita. Nessuna telecamera ha filmato la tragedia, né esistono testimonianze che permettano di delineare un quadro più preciso di questo. I carabinieri di Montebelluna del capitano Eleonora Spadati, ieri hanno sentito amici, familiari e parenti di Matteo e Denise e nei prossimi giorni esamineranno i telefoni cellulari delle vittime per verificare se negli ultimi scambi di sms c’era già la traccia di quello che poteva accadere.
DI NICOLA CENDRON IL GAZZETTINO.IT
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