INSERITO DA PAOLA TRECCINE TREVISO - Un piano diabolico. Studiato nei minimi dettagli e che solo adesso, a tragedia avvenuta, emerge in tutta la sua perfida completezza. Matteo Rossi voleva una pistola. Voleva acquistarla regolarmente, senza ricorrere a sotterfugi che, molto probabilmente, non era in grado di utilizzare. E ha studiato a tavolino il modo più veloce e rapido per ottenerla.
Matteo a fine gennaio comincia a focalizzare il suo obiettivo. Sa che per ottenere il possesso di un'arma da fuoco occorrono permessi, autorizzazioni. La procedura è lunga e difficoltosa. Scarta quindi l'idea di richiedere un porto d'armi: è necessaria una domanda formale in Prefettura. E dopo aver subìto la ramanzina dai carabinieri di Montebelluna, allertati da un’esasperata Denise, preferisce evitare complicazioni.
Sceglie quindi di richiedere il permesso per il possesso di un'arma da tiro sportivo. È un'autorizzazione che viene rilasciata dalla questura a chi frequenta i poligoni. Matteo però non si rivolge alla questura di Treviso, ma punta al commissariato di Jesolo. Perché? Semplice: i suoi impegni di lavoro si concentrano soprattutto nel veneziano e lungo il litorale. Nulla di particolarmente anomalo. A quanto pare dichiara anche un domicilio nello Jesolano. Al commissariato non trovano nulla da eccepire: in casi come questi funzionano da semplice sportello dove presentare la domanda e tutta la documentazione richiesta. Poi la pratica viene inviata alla Questura di Venezia che rilascia il permesso.
Prima però c'è un passaggio cruciale. Da Venezia chiamano la stazione dei carabinieri di Pederobbaper verificare se ci sono pendenze in corso. Ma dalla banca dati non risulta nulla. Matteo è pulito. Il diabolico meccanismo si sarebbe potuto interrompere solo se a suo carico fosse spuntata una denuncia. Ma Denise, ai carabinieri di Montebelluna, aveva preferito solo segnalarlo. Questo l'errore, purtroppo, fatale. «Il consiglio è di denunciare sempre - ricorda il prefetto Aldo Adinolfi, molto colpito dalla tragedia - solo così le forze dell'ordine possono muoversi. Poi le denunce hanno un loro corso, che può essere positivo o meno. Ma, soprattutto, nei casi di stalking, si può intervenire solo per querela di parte».
DI PAOLA CALIA IL GAZZETTINO.IT