IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 18/01/2010 RICERCA SU AMALFI DI MICHELE PAPPACODA VIDEO E FOTO
Io Michele Pappacoda in un giorno piovoso e di tristezza della sua vita ha fatto una ricerca su Amalfi il suo paese che non lascerà mai per qualsiasi cosa al mondo e lo pubblicherà nella sezione di positano news a lui dedicata il diario di Michele Pappacoda leggetela in tanti grazie.
Il villaggio diAmalfie stato fondato da un gruppo di Romani che, diretti aCostantinopoli, avevano fatto naufragio sulle coste pugliesi; poi, dopo aver fondato Melphi (oggiMelfi), si erano spinti verso sud per stabilirsi sullacostiera amalfitana. Amalfi era nata, tra i monti Lattari e il Tirreno, come un piccolo villaggio di pescatori.
I Bizantini, per difendersi dall’invasione deiLongobardidiAlboino, trasformarono il villaggio in fortezza (castrum). Gli Amalfitani, a ridosso della montagna che li isolava dagli agglomerati campani delgolfo di Salerno, dovettero espandere le loro attività sul mare con ilcommercio. La posizione strategica in cui sorgeva Amalfi, tra le montagne e il mare, fece acquisire al piccolo agglomerato una notevole importanza durante la lotta tra Bizantini eLongobardi.
L'influenza napoletana-bizantina non impedì agli abitanti di Amalfi di godere di una sostanziale "autonomia periferica" che andò sempre più rafforzandosi. Ciò permise un notevole sviluppo dei traffici della gente della costiera amalfitana. Essi erano, inoltre, agevolati anche dalle buone relazioni con Napoli e Bisanzio. Intorno all’836i commerci condotti da Amalfi erano in piena espansione e raggiungevano i territori dell’Italia meridionale fino alla Sicilia e quelli dell’Africa mediterranea, ormai da molto tempo sotto il dominio degli arabi.
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LA LIBERTÀ
Nell'839, sempre nel contesto della lotta fra Longobardi e Bizantini, la filobizantina Amalfi viene assalita ed espugnata dal longobardo, principe di Benevento, Sicardo, poi assassinato in una congiura di palazzo. In seguito alla tragica morte di Sicardo e la lotta per la successione al Principato di Benevento, gli amalfitani si ribellarono riuscendo a cacciare il presidio longobardo. Il primo settembre dell'839acquista l’autonomia amministrativa, anche se sussisteva una formale tutela di Bisanzio, tramite ilDucato di Napoli; ma era un principio di libertà.
Con la ripresa della politica espansionistica degliArabidel Magreb, il duca di Napoli Sergio fu costretto a costituire una lega campana a cui aderironoGaeta,SorrentoeAmalfi. Allorché i Musulmani tentarono di penetrare inRoma, attraverso ilTevere, la lega campana, spronata dal ponteficeLeone II, mobilitò la sua flotta e sconfisse gli invasori alle foci del fiume romano. Amalfi, nonostante fosse impegnata in un conflitto armato contro i musulmani, continuò ad avere rapporti commerciali, sia pure in misura ridotta, con i mercanti arabi della Sicilia, della Spagna e dell’Africa.
La vita degli abitanti di Amalfi si svolgeva essenzialmente sul mare, data la sua particolare posizione geografica, tra la costa e i monti. Alle attività legate al commercio si interessavano tutti gli abitanti, non esclusa lanobiltàche era tradizionalmente più legata alla proprietà fondiaria. La prassi commerciale era regolata secondo le norme delletavole amalfitane, una delle basi del diritto societario moderno. Lo sviluppo dei commerci favorì logicamente l’espansione degli Amalfitani verso i territori del Mediterraneo centrale e orientale dove sorsero i primi stanziamenti di mercanti che divennero coloni. È del996la sicura conoscenza di una numerosa e forte colonia al Cairo.
Per un errore di interpretazione di un testo latino, che riferiva invece che l'invenzione della bussola era attribuita dallo storicoFlavio Biondoagli Amalfitani, il filologo Giambattista Pio sostenne che la bussola fosse stata inventata dall'amalfitanoFlavio Gioia. Nel testo in questione (Amalphi in Campania veteri magnetis usus inventus a Flavio traditur), tuttavia, non bisogna intendere Flavio come l'inventore della bussola, ma solo come colui che ha riportato la notizia: appunto Flavio Biondo[1]. Tuttavia pare che proprio i navigatori amalfitani siano stati tra i primi ad usare quello strumento, ed il nome corretto del probabile inventore della bussola sarebbe Giovanni Gioia[2]. In realtà già da tempo la bussola era stata importata dall'oriente e marinai del mediterraneo già la utilizzavano; Gioia avrebbe solo perfezionato lo strumento rendendolo più stabile.
LA CRISI[MODIFICA]
Nella seconda metà del secolo XI il piccolo Ducato di Amalfi venne a trovarsi in seria difficoltà, all’interno di un contesto che vedeva alternarsi le lotte tra i capi normanni, gli imperatori d’Oriente e d’Occidente e la Chiesa di Roma, con continui rivolgimenti nei principati campani.La comunità amalfitana decise di rinunciare alla propria indipendenza chiedendo la protezione diRoberto il Guiscardo. Nell’ottobre del1126, durante il governo di Guglielmo, terzo duca di Puglia, i maggiorenti amalfitani, che godevano di larga autonomia amministrativa, conclusero un accordo riguardante i commerci con laRepubblica di Pisa. Questo trattato rispondeva ai rapporti amichevoli esistenti da diversi decenni tra le due città marinare per la complementarietà dei loro interessi di mercato.
Il ponteficeInnocenzo II(anche se preoccupato per la crisi scismatica provocata dall’antipapaAnacleto II) e il nuovo imperatore Lotario II, iniziarono una guerra controRuggero II di Sicilia, nella quale intervennero diversi principati nonché le Repubbliche di Pisa e di Genova. Quando la guerra si diffuse anche in Campania, i Pisani che con Napoli e con altre città della regione (tra cui la stessa Amalfi) avevano stretto rapporti di affari, raccolsero l’invito del pontefice per un diretto intervento. Il 4 agosto 1135 attaccarono la non più libera città di Amalfi, ritenendo che la convenzione del 1126 non fosse più valida per la soggezione ai rivali Normanni. Saccheggiate le navi alla fonda nel porto e quasi distrutto l’abitato, i Pisani furono attaccati dall’esercito di Ruggero II, proveniente daAversaattraverso le montagne. Si verificarono diversi scontri nei quali, soprattutto lungo lacostiera amalfitana, si impegnarono le milizie pisane, ma al guerra terminò favorevolmente per Ruggero II, il quale ottenne nel luglio del1139riconoscimento dalla Chiesa e dall’Impero della piena giurisdizione su tutta l’Italia meridionale e Amalfi era caduta per sempre sotto la sua dominazione.
La libertà di Amalfi non ritornò mai più. La decadenza politica di Amalfi non significò, però, la fine delle colonie d’oltremare e del commercio che rimase attivo anche nei secoli che seguirono, nonostante gli attacchi continui. A prolungare la crisi ci fu poi nel 1343 un devastantemaremotoche le diede il definitivo colpo di grazia: non tanto perché gran parte della città fu distrutta, ma poiché gliarsenali(nei quali si costruivano legaleegrazie alle quali Amalfi era stata padrona dei mari) vennero irrimediabilmente danneggiati e resi, di fatto, inservibili.
Le frazioni di Amalfi sono 5 ed io abito a Vettica di Amalfi che dista da Amalfi solo 3km ed e facile da raggiungere
- Lone
- Pastena
- Pogerola
- Tovere :
- Vettica
- Si allega alla presente ricerca un video fatto da me e delle foto.
- Michele Pappacoda mjcheva@live.it
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Inserito da:
Michele Pappacoda
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