Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA ANGELA CECERE Sul canone Rai "ci sono una pluralità di ipotesi di riforma allo studio". Lo ha detto il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti in audizione davanti alla Commissione di vigilanza sulla Rai. Tra le ipotesi di riforma del pagamento del canone tv ci sarebbe quella di legarlo non più al possesso di una tv ma di un'utenza telefonica, ha indicato Giorgetti. "Ormai le nuove tecnologie permettono di vedere" i programmi televisivi anche tramite smartphone e tablet. "Qualora il presupposto impositivo dovesse essere il possesso di una utenza telefonica comporterebbe di ridurre il canone pro capite. Basti pensare che oggi il canone risulta pagato da 21 milioni di utenti e le utenze telefoniche attive sono circa 107 milioni", ha spiegato. Inoltre, una delle ipotesi di riforma del canone Rai sarebbe "lo scorporare dal canone la quota destinata agli investimenti", spostandola "a carico fiscalità generale con graduale calo del canone pro capite". Le ipotesi di riforma allo studio "si differenziano anche sui tempi", ma deve "esser chiara la definizione degli oneri connessi al servizio pubblico" e ci deve essere "un'attenta revisione delle dinamiche di spesa dell'azienda", ha aggiunto Giorgetti, spiegando che sul tema ha convocato "un apposito tavolo" di lavoro. Il ministro si è poi soffermato sul panorama a livello europeo. "Oggi in Ue ci sono tre categorie di finanziamento: Paesi che si avvalgono solo del canone come la Svezia e, prima della Brexit, il Regno Unito; Paesi dove il canone è stato abolito o che non lo hanno mai avuto (la Spagna ad esempio dal 2010 finanzia l'emittente pubblica per metà con sovvenzioni statali e metà con una tassa sulle compagnie telefoniche e radiotelevisive) e ci sono i sistemi misti tra canone e pubblicità, e tra questi rientra l'Italia". Nelle risposte durante l'audizione il ministro ha poi sottolineato che nelle ipotesi di revisione del canone Rai "oggettivamente dobbiamo fare una riflessione rispetto ad un universo nuovo" legato alle nuove tecnologie e al "tipo diverso di base imponibile al quale ci riferiamo tenendo conto dell'equità, delle famiglie e degli anziani". Sulla revisione del canone Rai "nessuna" ipotesi "è perfetta", ha osservato ancora, aggiungendo con una battuta: "Io non vedo la televisione e affermerei il diritto di non pagare canone, allora". Quanto alle risorse in arrivo del canone serve il "rigido controllo nell'utilizzo improntato alla parsimonia e diligenza di un padre famiglia". E "ulteriori risorse" di finanziamento della Rai potrebbero arrivare "ricorrendo al mercato dei capitali", ha detto Giorgetti, aggiungendo che il rallentamento del contesto economico comporta la "necessità di rimodulare alcune iniziative" e in questa cornice si valuta anche "un piano immobiliare sull'intero patrimonio" con "interventi in discontinuità" con il passato. Il ministro ha spiegato che in base al consuntivo 2022 e nell'assestamento 2023 le risorse del canone Rai ammontano complessivamente a circa 1,85 miliardi.
INSERITO DA ANGELA CECERE La premier Giorgia Meloni è atterrata a Washington per una 'due giorni' ricca di impegni. In agenda il bilaterale con il Presidente statunitense Joe Biden che vedrà nel primo pomeriggio, quando in Italia saranno le 21 di sera. Prima dell'incontro alla Casa Bianca, la premier raggiungerà Capitol Hill per incontrare i leader di gruppi politici del Senato e della Camera dei Rappresentanti. Cina, Ucraina, Africa, atlantismo, migrazioni, crisi dell'Indo-pacifico, accordo del grano, presidenza italiana del G7. Sono solo alcuni dei temi al centro dell'incontro che vedrà oggi, per la prima volta, la premier Meloni varcare la soglia dello studio ovale della Casa Bianca, dove ad attenderla troverà il presidente Usa Biden, che "non vede l'ora di parlarle", ha assicurato il portavoce del Consiglio nazionale di Sicurezza statunitense John Kirby alla vigilia dell'incontro. E' la prima volta alla White House per l''underdog' Meloni, ma anche la prima di una donna italiana nelle vesti di presidente del Consiglio. Che con Biden ha saputo instaurare un'intesa piena sin dal primo incontro a Bali, in Indonesia per il G20, intesa puntellata dalla posizione granitica che Meloni ha impresso al suo governo, sin dal primo giorno, sul sostegno senza se e senza ma all'Ucraina, sull'invio di armi a Kiev e sulla condanna netta dell'aggressione voluta da Vladimir Putin. Senza tentennamenti e in piena continuità con il governo Draghi, in barba ad alcuni distinguo registrati nella sua stessa maggioranza, guadagnando così la fama di un'alleata affidabile ed equilibrata agli occhi dell'amministrazione statunitense. La visita rappresenta un'occasione importante per riaffermare il forte partenariato fra Italia e Stati Uniti, per ribadire i profondi legami fra Roma e Usa, la solidità dell’alleanza transatlantica e discutere dei comuni interessi strategici, incluso l'impegno condiviso nel continuare a sostenere pienamente l'Ucraina di fronte all'aggressione della Russia, proseguendo nel lavoro "per una pace giusta e duratura", rimarcano fonti diplomatiche italiane alla vigilia dell'atteso incontro e ad appena una settimana dalla missione di pace del cardinale Matteo Zuppi con tappa negli States, inviato da Papa Bergoglio a Washington. L’incontro tra Meloni e Biden - che si colloca subito dopo la Conferenza di Roma sulla migrazione e lo sviluppo, il Vertice Fao e l’accordo Ue-Tunisia - permetterà di porre l'accento anche sull’attuale strategia italiana verso il Mediterraneo e l’Africa, sull’intreccio di sfide e opportunità securitarie, migratorie ed energetiche al centro dell’attenzione italiana e dell’Unione europea. Il tema dell'Africa, assicurano le stesse fonti ricordando la centralità del cosiddetto Piano Mattei per la premier, sarà "il filo rosso della missione" statunitense di Meloni, ma è innegabile che gli occhi siano puntati soprattutto sulla Cina e sui prossimi passi che il governo italiano dovrà compiere sulla cosiddetta 'Via della Seta'. All'indomani delle 'pressioni' di Pechino su Roma -con l'invito, recapitato sulle pagine del 'Global Times', ad evitare condizionamenti statunitensi sul futuro del Memorandum siglato dal primo governo Conte - fonti diplomatiche italiane rimarcano come la Cina, sul piano geopolitico, sia "diventata un interlocutore imprescindibile nelle relazioni internazionali" e come l’Italia intenda perseguire con Pechino "un rapporto equilibrato e di dialogo responsabile". Entro l'autunno il bivio, è infatti attesa la decisione dell'Italia sulla Belt and Road Initiative (Bri): Roma dovrà sciogliere la riserva, ovvero decidere se 'proseguire o lasciare' un patto che, se non verrà disconosciuto, si rinnoverà automaticamente. Una strada impervia per Meloni, seppur la rotta sembri ormai tracciata e la scelta di 'sganciarsi' da un accordo visto con fumo agli occhi anche dal suo predecessore, Mario Draghi, appaia quasi inevitabile. Nel briefing quotidiano con i giornalisti alla Casa Bianca, Kirby ha ribadito come la scelta sul rinnovo spetti esclusivamente Paese che ha firmato il Memorandum, "ma sempre più Stati nel mondo - ha aggiunto - vedono i rischi e, francamente, la mancanza di vantaggi in queste partnership economiche con la Cina". Ma le pedine sullo scacchiere vanno mosse con cura, evitando falli di reazione di Pechino che, da un'eventuale uscita dell'Italia dalla Bri, rischia soprattutto un danno di immagine, perdendo nella lista degli aderenti al Memorandum l'unico paese del G7 ad averlo sottoscritto e firmato, con il pericolo di un effetto domino su tutti gli altri paesi che hanno sposato il progetto della Nuova via della Seta. Dal 2018 - anno in cui il Memorandum venne sottoscritto dall'Italia terremotando la già fragile maggioranza gialloverde su cui reggeva il primo governo Conte - di acqua sotto i ponti ne è passata, gli equilibri geopolitici mondiali sono stati travolti, complici la pandemia prima e la guerra in Ucraina poi. La Cina è, per forza di cose, un interlocutore "imprescindibile", i rapporti commerciali -per l'Italia trainati soprattutto dal comparto farmaceutico- devono proseguire, ma evitando di 'imbrigliare' Roma in un accordo che, per certi versi, appare come una 'scatola vuota'. Seppur Meloni sia tornata di recente ad assicurare -come già durante il G7 ad Hiroshima- che Biden non avrebbe mai fatto pressioni sull'Italia affinché si sfili dalla Bri, è chiaro che quello della Cina e dei rapporti con Pechino sarà un tassello centrale nel puzzle dei tanti dossier al centro dell'incontro. Un tête-à-tête durante il quale Meloni intende chiedere anche un impegno maggiore degli States sullo scacchiere del Mediterraneo, in particolare per i paesi del Nord Africa. La missione americana di Meloni si svolge in una fase di ulteriore sviluppo della strategia dell’amministrazione Biden tesa a riaffermare la leadership internazionale degli Usa nell’affrontare le sfide globali del XXI secolo. E mentre l'Europa fatica a mettere insieme i pezzi di una risposta che sia davvero all'altezza dell'imponente Inflation Reduction Act voluto da 'Potus' per contrastare la corsa dei prezzi investendo innanzitutto sulle energie pulite e sulla lotta al cambiamento climatico. Nel colloquio con l'inquilino della Casa Bianca, incontrato da Meloni l'ultima volta una manciata di giorni fa durante il vertice Nato a Vilnius, faranno dunque capolino le principali questioni internazionali, "con la connessione ormai evidente tra le sfide poste nei diversi teatri globali, in particolare l'Euro-Atlantico, dove l’Italia è profondamente impegnata a fronteggiare l'aggressione all'Ucraina e le ripercussioni globali della guerra - rimarcano le stesse fonti diplomatiche -; l'Indo-Pacifico, ovvero l'area verso cui Roma è sempre più proiettata; e, naturalmente, il Sud globale, dove l’Italia intende garantire una forte attenzione all'Africa". Dall’amministrazione Biden, riferiscono le stesse fonti, sono del resto giunti segnali di apprezzamento per il ruolo dell'Italia su Africa e Medio Oriente. È un tema che, non a caso, Roma ha posto anche al vertice della Nato perché -viene rimarcato- rientra in un unico grande disegno: la centralità mediterranea, l’attenzione sull'Africa, la questione delle risorse allo sviluppo e dell'attenzione anche alla stabilità come elemento di sicurezza, "devono essere priorità che riguardano tutti gli alleati e i partner e che devono essere affrontate in tutte le sedi internazionali".Il prossimo anno l’Italia avrà la presidenza del G7 e le questioni del Mediterraneo, dell'Africa, delle migrazioni, dello sviluppo saranno fra i temi portanti. Meloni e Biden, nel bilaterale di oggi, ribadiranno i profondi e duraturi legami tra le rispettive Nazioni e il forte interesse a rafforzare ulteriormente il partenariato nei numerosi settori di interesse reciproco; il G7 2024 – con i Grandi del mondo che arriveranno in Puglia, meta scelta da Meloni per ospitare il summit - sarà uno dei principali dossier sul tavolo dell’incontro. Ma l'agenda della premier non prevede solo il bilaterale alla Casa Bianca, senz'altro la portata più ghiotta del menu. In mattinata, prima dell'incontro con Biden, Meloni sarà in visita al Congresso, per incontri bipartisan con i leader della House e del Senato; attese dichiarazioni congiunte con lo speaker Kevin McCarthy. Venerdì, a chiusura della missione, per ora figurano nel programma la visita al cimitero di Arlington e l'omaggio alla tomba del Milite Ignoto.
INSERITO DA ANGELA CECERE GIUGLIANO Acqua di colore ‘strano’ e maleodorante. Non è la prima volta che avviene nei pressi della foce del Lago Patria. Oggi, però, è necessario vederci chiaro. Da quando sono state riaperte le dighe che ostruivano la foce del Lago Patria, il mare si presenta, come ha segnalato un cittadino al deputato dell’alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli, di colore marrone e a tratti “verdi fluorescente” con diversa schiuma a galla che emana un odore nauseabondo. Abbiamo allertato l’Arpac sulla situazione chiedendo test approfonditi” – dichiara Borrelli assieme a Giovanni Sabatino, presidente Ente Riserve Volturno Licola Falciano- “L’unica soluzione per risolvere in maniera definitiva la questione è realizzare una mappatura completa e non fare sconti a nessuno. È necessario individuare tutti gli scarichi che provengono anche da 100 km di distanza e che seguono il corso ed i canali che poi sfociano nel lago e dal lago al mare”. “E’ un fenomeno che si ripete con ciclicità ma ora va risolto. Ho intenzione di portare la questione in Parlamento e chiedere l’intervento anche del Ministero dell’ambiente”- ha concluso il deputato.
INSERITO DA ANGELA CECERE Salerno. “Azzerare i divari e ricucire il Paese: la missione della nuova Provincia”: è questo il titolo della giornata di lavoro che - domani nella mattina di venerdì 28 luglio - vedrà riuniti nella Sala di Rappresentanza della Provincia di Salerno, Presidenti di Provincia, Sindaci e Consiglieri provinciali del Mezzogiorno, a confronto con esponenti di Governo e Parlamento sul Disegno di Legge, in discussione nella Commissione Affari Costituzionali del Senato, che riforma completamente le Province, sia rispetto alle funzioni che dovranno esercitare, sia riguardo agli organi di governo e al sistema elettorale. “La sfida che abbiamo davanti – sottolinea il Presidente di UPI Michele de Pascale - è di riuscire a costruire un modello di ente innovativo, con competenze e personale fortemente mirato agli investimenti, con l’obiettivo di contribuire nella missione di azzerare i divari territoriali”. “Mi fa molto piacere – aggiunge il Presidente della Provincia Franco Alfieri che è anche Presidente UPI Campania – ospitare proprio a Palazzo Sant’Agostino questa Assemblea in un momento così strategico. La nuova Provincia deve essere protagonista nel dibattito nazionale in cui è urgente azzerare i divari fra Nord e Sud e ricucire un Paese afflitto da disuguaglianze.” I dettagli L’evento fa parte di un ciclo di incontri sul territorio organizzati da UPI grazie al progetto Province&Comuni PON Governance 2014-2020, e sarà aperto dal Presidente della Provincia di Salerno, Franco Alfieri, Presidente UPI Campania. Dopo gli interventi di saluti del Sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli, del Prefetto di Salerno, Francesco Russo, e del Vice Presidente della Regione Campania, Fulvio Bonavitacola, si terrà una tavola rotonda coordinata da Gianni Trovati, giornalista Il Sole 24 Ore, cui prenderanno parte Antonio Iannone, Senatore FdI; Gianpiero Zinzi, Deputato Lega, Mario Occhiuto, Senatore FI, Piero De Luca, Deputato PD; che discuteranno insieme al Presidente de Pascale sullo stato di avanzamento dei lavori in Senato e sul ruolo del Parlamento nella riforma delle Province. I lavori saranno chiusi dal Sottosegretario Ministero dell’Interno con delega agli Enti locali, Wanda Ferro.
INSERITO DA ANGELA CECERE Caserta. I Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Napoli hanno sequestrato migliaia di reperti archeologici provenienti da scavi clandestini effettuati nel territorio della Provincia di Caserta, per un giro di affari stimati in circa 3 milioni di euro una volta immessi nel "mercato" . Nel corso delle 22 perquisizioni eseguite su disposizione di questa Procura (tra la Campania, la Basilicata e la Puglia), i Carabinieri hanno trovato, fra l'altro, 95 vasi antichi giudicati di inestimabile valore; 20 reperti archeologici in marmo e 300 reperti di varia natura (vetri, bronzi, ecc.), tutti di provenienza archeologica e di interesse culturale, sottratti al patrimonio dello Stato, mediante abusivi scavi archeologici effettuati, prevalentemente, nell'area dell'alto casertano e in particolare nella zona anticamente denominata Cales. I beni archeologici sequestrati risalirebbero ad un arco temporale ricompreso tra l'VIII sec. aC e il II sec. dC Rilevante e' il quantitativo di monete archeologiche rivenute (oltre 1700), databili tra il VI sec. aC e l'VIII sec. dC (fra le quali alcune in oro e argento), ciascuna delle quali avrebbe potuto raggiungere, sul mercato illecito dei reperti archeologici, un valore che si aggira intorno ai 70-80 mila euro. Rinvenuti e sottoposti a sequestro anche numerosi strumenti da scavo e 15 metal detector utilizzati, verosimilmente, per la ricerca di monete e metalli antichi. Diverse persone sono state denunciate per i reati di ricettazione e furto di beni culturali. Nei mesi scorsi, sono stati arrestati due soggetti sorpresi ad effettuare scavi all'interno di una necropoli, mentre un terzo soggetto e' stato arrestato in flagranza, al confine con la Svizzera, per il reato di esportazione illecita di beni culturali, essendo stato trovato in possesso di un ingente quantitativo di monete archeologiche destinato a essere immesso sul mercato tramite canali di ricettazione estera, avvalendosi, in qualche caso di una nota casa d'asta. Si tratto', in quella circostanza, del primo arresto in flagranza eseguito sul territorio nazionale per il reato di cui all'art. 518-undecies cp, norma incriminatrice introdotta nel mese di marzo del 2022. Sempre nell'ambito di queste indagini coordinate dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, nel settembre del 2022,Caserta e Benevento; allo stato, lo stesso sovrintendente e' stato rinviato a giudizio ed il relativo processo si sta celebrando, in stato liberta', davanti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Le perquisizioni, eseguite presso gli immobili nella disponibilita' di quest'ultimo e presso gli uffici della Soprintendenza, consentivano di recuperare oltre 700 reperti archeologici (provento di scavi clandestini); oltre 300 beni bibliografici e archivistici (provento di furti commessi ai danni di enti pubblici e religiosi); alcuni dipinti (provento di furti); nonche' oltre 50 beni di interesse artistico in avorio; il tutto per un valore complessivo stimato attorno ai due milioni di euro
INSERITO DA ANGELA CECERE Benenveno. Papà e mamme erano tutti lì sulla banchina, in attesa di riabbracciare i loro ragazzi che tornavano da una vacanza. Sono rimasti delusi perchè il treno è ripartito di gran carriera, senza che i loro figli potessero scendere. Lo hanno fatto solo a Caserta, la prima fermata utile dopo un viaggio che si è concluso tra le polemiche. Colpa di un episodio che ha turbato il clima di tranquillità che ieri sera si respirava alla stazione ferroviaria di Benevento. Secondo la ricostruzione di uno dei genitori di otto minorenni di rientro da Gallipoli, erano trascorsi circa dieci minuti dopo le 21 quando un Frecciargento si è fermato lungo i binari per consentire la discesa dei passeggeri. Forse per impedire che a bordo salissero due – tre cittadini stranieri che probabilmente erano privi di biglietto, le porte si sono immediatamente chiuse ed il convoglio ha ripreso la sua marcia. Facile immaginare lo stupore che si sarà stampato sui volti di quanti stavano aspettando, e di coloro che credevano finalmente di essere arrivati. Manco per sogno. Immediate ed inevitabili le reazioni: c'è chi ha chiamato il 112 ed è stato invitato a sporgere denuncia, e chi invece ha cercato una spiegazione a quanto era accaduto interpellando alcuni addetti, sentendosi rispondere che, a parere del capotreno, i ragazzi non sarebbero stati solleciti nell'abbandonare la carrozza sulla quale si trovavano. Di certo c'è il disagio provocato, che ha costretto gli interessati, saltata la possibilità di una navetta, a raggiungere Caserta, dove gli otto giovani hanno finalmente toccato nuovamente il suolo... campano.
INSERITO DA ANGELA CECERE Al pronto soccorso del Moscati di Avellino, già sotto organico, vanno via altri sei medici. L'organico di un reparto del Dea di secondo livello, fondamentale per i cittadini della provincia, manca di dieci medici Avellino. Pronto soccorso del Moscati di Avellino allo stremo, i medici scrivono al 118 e chiedono di distribuire in altri ospedali i pazienti. Il reparto di soccorso di emergenza è allo stremo, con personale ridotto e disagi costanti. Lunghe ore di attesa per gli utenti in arrivo in codici arancioni e verdi per un reparto che, tra malori dovuti al caldo e ferie da smaltire del personale, si trova alle prese con una emergenza cronica, che impone l'adozione di soluzioni ad horas. I sindacati di categoria chiedono provvedimenti urgenti. I numeri degli accessi sono e restano alti, ma il personale è poco e far fronte alle emergenze diventa sempre più difficile. Attese per ore per gli utenti L'utenza è inferocita per attese lunghissime che si vivono nelle sale d'attesa del pronto soccorso del Moscati di Avellino. "Il sistema sanitario regionale, x quanto riguarda l'ambito dell'emergenza urgenza, è già crollato. Dai dati in nostro possesso il Presidente De Luca, ad oggi, non sa come tenere aperti 6 PS dea di II livello. Già nei mesi scorsi, precisamente il 16 febbraio, in una audizione in V commissione, le varie organizzazioni sindacali del comparto e della Dirigenza, compreso la nostra, denunciarono una situazione prossima al collasso. In quella sede non presenzio' alcun Dirigente del dipartimento della salute regionale. Sono trascorsi 5 mesi da allora e cosa si è fatto? " Così Romina Iannuzzi e Michele Rosapane del Nursind. "Siamo ancora l'unica regione d'Italia a non aver recepito le linee di indirizzo nazionali sui pronto soccorso, abbiamo un dca del 2018 sulla riorganizzazione della rete Ospedaliera che è rimasto inapplicato, posti letto per acuti che mancano negli ospedali nonostante siano previsti dagli atti aziendali. In questo contesto catastrofico comprendiamo la fuga dei medici urgentisti dal PS del Moscati. Ora che non si riescono a reclutare neanche più i gettonisti come si terranno aperti i PS? Ci preoccupa la chiusura della medicina d'urgenza poiché senza interventi correttivi si rischia di aggravare ancor di più il Boarding in PS. Ad agosto si rischia il collasso Con agosto alle porte la situazione rischia di peggiorare ulteriormente, bisogna che la Direzione adotti degli interventi organizzativi urgenti. Ad esempio l'Area Boarding dove sostano attualmente i pazienti in attesa di ricovero andrebbe collocata esternamente al PS e dovrebbe essere gestita da Dirigenti Medici con specializzazione affine alla medicina d'urgenza. Questa sarebbe la prima cosa da fare con urgenza. Ripetiamo quello che abbiamo sostenuto il 16 febbraio scorso in V Commissione, senza programmazione e organizzazione si rischia di non poter garantire più le cure ai cittadini campani." Concludono i sindacati. Ciampi: reparto in crisi costante Sullo sfondo l'attacco del componente della commissione sanità del M5S Vincenzo Ciampi che dice: "Al pronto soccorso del Moscati di Avellino, già sotto organico, vanno via altri sei medici. L'organico di un reparto del Dea di secondo livello, fondamentale per i cittadini della provincia, manca di dieci medici rispetto alle linee guida del ministero della Salute che indicano il numero minimo in 24 unità. Mancano i medici La stampa parla di sei medici complessivi che hanno lasciato o stanno per lasciare il reparto e di continue proteste degli infermieri che contestano la gestione degli accessi all'emergenza. In un periodo di crisi come l'attuale, dovuto all'emergenza caldo, viene meno un essenziale punto di riferimento per le fasce più deboli della popolazione". Cos', in una nota, il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Vincenzo Ciampi. "La crisi di sistema è colpa di chi governa la sanità in Campania da 8 anni. Pochi posti letto disponibili e incapacità di mantenere gli standard minimi di personale previsti dal ministero sono il segno distintivo dei manager scelti dal governatore - sottolinea - Gli stessi che hanno risposto 'obbedisco' alla decisione di De Luca di chiudere il pronto soccorso di Solofra, chiusura che scontiamo con il caos attuale. Tutto ciò non mi stupisce: del resto, per liste d'attesa e livelli essenziali delle prestazioni, la Campania è tra le ultime regioni del Paese. Cosa ci possiamo attendere da De Luca?".
INSERITO DA ANGELA CECERE Il blitz Napoli. Quartiere Secondigliano. La strada è spesso citata dalla cronaca nera partenopea e nazionale ed è via vanella grassi. I Carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Napoli setacciano la zona e insieme ai militari della compagnia stella vengono effettuate diverse perquisizioni domiciliari e nelle aree comuni. L’operazione a largo raggio è forte ed invasiva con la preziosa collaborazione dei vigili del fuoco che hanno il compito di distruggere e abbattere qualsiasi ostacolo per la ricerca di armi. Siamo in un appartamento completamente disabitato ma ciò che salta agli occhi dei Carabinieri è una recente “ristrutturazione” eseguita su una parete con evidenti segni di stucco: bisogna abbatterla. Nell’intercapedine un vuoto di grosse dimensioni con all’interno un borsone che i militari recuperano e aprono. Al suo interno una mitraglietta calibro 9x19 di fabbricazione argentina con matricola abrasa, 1 pistola mauser semiautomatica calibro 7,65 con matricola abrasa e 1 revolver smith&wesson calibro 28, anche questa con matricola abrasa. Armi ma anche munizioni: 57 le cartucce di vario calibro rinvenute nel borsone. Le armi solitamente utilizzate della criminalità organizzata, perfettamente funzionanti, sono state analizzate e sottoposte ad accertamenti dattiloscopici, biologici e balistici per verificare il loro eventuale utilizzo in fatti di sangue o altri delitti. Le indagini proseguono
INSERITO DA ANGELA CECERE Napoli. Sequestrato un quintale di frutta, in vendita in strada ed esposta all'inquinamento. Il blitz della polizia municipale di Napoli è scattato in via Baku (angolo via Ghisleri): nel mirino un venditore ambulante, che è stato multato. La merce sequestrata è stata distrutta. Altri controlli hanno invece interessato l'area mercatale della Pignasecca: gli agenti, in collaborazione con il personale Asl ed il commissariato Montecalvario, hanno passato al setaccio 20 attività commerciali. Elevate 15 contravvenzioni per carenza di autorizzazioni amministrative e 10 diffide per prescrizioni sanitarie. Un'attività è stata immediata sospesa per gravi irregolarità. Complessivamente, sono stati sequestrati 200 chili di frutta a 150 di prodotti ittici.
INSERITO DA ANGELA CECERE Caldo record, notti tropicali, temporali devastanti. I giorni del clima estremo sembrano essere alle spalle e le previsioni meteo parlano di un ritorno a una normale estate mediterranea sull'Italia. L'anticiclone africano oltre ad aver portato caldo eccezionale e temperature record al Sud ha anche accentuato i contrasti termici e favorito i fenomeni violenti epocali che hanno colpito il Nord. Ma ora l'incubo africano è finito e al suo posto arriva l'anticiclone delle Azzorre. Meno caldo, meno contrasti termici e di conseguenza eventuali fenomeni "normali" per il nostro settore. Ci accompagnerà per qualche giorno e porterà tempo stabile su gran parte d'Italia con temperature temporaneamente in linea col periodo. I temporali L'unica insidia sarà costituita da infiltrazioni di matrice atlantica che scorreranno lungo il suo bordo settentrionale. Saranno proprio queste correnti umide a portare dei piovaschi e dei temporali su alcune zone del Nord ma niente paura, non saranno temporali estremi come quelli dei giorni scorsi. Vediamo allora come andrà il tempo fino al weekend secondo le previsioni degli esperti di 3BMeteo.