NEWS ITALIA E DAL MONDO Carte e bancomat, l'obbligo di Pos cambia ancora: «Da 30 a 60 euro». Stretta sull'e-commerce
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INSERITO DA ANGELA CECERE L'obbligo di accettare i pagamenti digitali con carta e bancomat, senza incorrere in sanzioni, sale da 30 a 60 euro. È l'ultimo ritocco che spunta nella bozza della manovra circolata in questi giorni in una seconda versione non ancora definitiva. Tra una bozza e l'altra l'importo è di fatto raddoppiato e la norma è stata molto sfoltita, ponendo semplicemente la soglia dei 60 euro dove la legislazione vigente fissava l'obbligo di accettazione da parte di esercenti, artigiani e professionisti per qualsiasi importo. L'avvio delle multe per i commercianti privi di Pos era stato anticipato a giugno scorso dal decreto Pnrr varato dal governo Draghi per rispettare uno degli obiettivi del Piano. In base alla nuova norma le sanzioni esistenti non scompariranno, ma saranno limitate agli acquisti più consistenti. Per i piccoli importi, artigiani e esercenti potranno invece rifiutare le carte senza alcuna conseguenza. Stretta sull'e-commerce La misura, destinata a favorire il piccolo commercio, si affianca alla stretta che arriverà invece sull'e-commerce. Per i soggetti passivi Iva che facilitano le vendite nei confronti di un cessionario non soggetto passivo sarà previsto l'obbligo di trasmettere all'Agenzia delle Entrate i dati relativi ai fornitori e alle operazioni effettuate. In caso di mancata trasmissione si verrà considerati responsabili in solido per l'assorbimento dell'Iva. Le vendite per corrispondenza vengono inoltre eliminate da quelle per le quali l'emissione della fattura non è obbligatoria se non richiesta dal cliente. Sempre in tema di commercio, spunta anche l'ultima novità per mettere freno al fenomeno degli 'apri e chiudi' accusati da Giorgia Meloni di concorrenza sleale. Per la riapertura di una partita Iva ormai chiusa sarà infatti richiesta una fideiussione di 50mila euro. In dettaglio, l'articolo prevede che, di fronte a possibili illeciti, l'Agenzia delle entrate possa effettuare «specifiche analisi del rischio connesso al rilascio di nuove partite Iva, ad esito delle quali l'ufficio invita il contribuente a presentarsi in ufficio» per esibire la documentazione necessaria e per dimostrare, «sulla base di documentazione idonea, l'assenza dei profili di rischio individuati».In caso di mancata presentazione in ufficio del contribuente, «ovvero di esito negativo dei riscontri operati sui documenti eventualmente esibiti, l'ufficio emana provvedimento di cessazione della partita Iva». «La partita Iva - si conclude nel testo - può essere successivamente richiesta dal medesimo soggetto, solo previo rilascio di polizza fideiussoria o fideiussione bancaria per la durata di tre anni dalla data del rilascio e per un importo non inferiore a 50mila euro».
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Questo provvedimento, così come adottato, appare chiaramente iniquo ed ingiusto oltre che sbagliato, in quanto, mette tutti i cittadini sullo stesso piano. Il provvedimento, non fa distinzione tra imprese e famiglie che hanno avuto centinaia di migliaia di euro di danni e quelli che non subito danno alcuno. Pur comprendendo che l’ente non naviga in acque sicure dal punto di vista finanziario, avrebbe potuto avere un attenzione maggiore per tutti coloro che hanno subito danni. A noi parrebbe giusto esonerare dal pagamento della terza rata tari e dell’intero dovuto come tari per il 2023 per i soli danneggiati e non anche per coloro che non hanno subito danni. L’unica misura possibile che l’ente avrebbe potuto adottare, seppure di poco lenitiva rispetto ai danni patiti dalle imprese e dalle famiglie, non si è avuto il coraggio di adottarla. Ciò dimostra la lontananza dalla comunità, l’assenza di empatia, di conoscenza del territorio e dei problemi ad esso connessi! Aveva ragione l’ex sindaco Coppola quando in una recente intervista segnalava l’assenza del sindaco dalle strade della città fra la gente a portare e far sentire forte la sua vicinanza.

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