SARDEGNA E CORSICA NEWS CORSICA LA STORIA DELLA CORSICA
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INSERITO DA MIKI PAPPACODA La storia della Corsica, in cui l'insediamento umano è testimoniato almeno dal X millennio a.C., si collega per alcuni tratti a quella della Sardegna, con la quale ebbe in più epoche punti di contatto, e dopo aver subito numerose dominazioni (come quella genovese) fa parte, dal XVIII secolo in avanti, a quella della Francia continentale.[1] Nella storia della Corsica geografia ed orografia hanno avuto conseguenze più spiccate che altrove. La grande isola mediterranea è una sorta di "montagna in mezzo al mare", attraversata com'è, da nord-ovest a sud-est, da un notevole sistema di catene montuose le cui cime superano spesso i 2500 metri. Tali cime culminano nei 2706 metri del Monte Cinto, la cui vetta - spesso innevata anche d'estate - dista solo 28 km dal mare, a ponente, illustrando così assai bene lo sviluppo verticale più che orizzontale di questa terra. Questo sistema montuoso ha da sempre diviso la Corsica in due parti: quella a Nord-Est (oggi Haute-Corse), detta storicamente Banda di dentro, Di qua dai monti o Cismonte (avendo come riferimento l'Italia), e quella a Sud-Ovest (oggi Corse-du-Sud), detta Banda di fuori, Di là dai monti o Pumonte. I passi che attraversano le montagne - molti dei quali sono situati oltre i 1000 metri - erano bloccati anche per settimane dalle nevicate, venendo così a costituire, assieme ai monti, più una barriera che un vero collegamento tra le due sub-regioni. Ancora, le ripide vallate, spesso prive di collegamenti tra loro anche nell'ambito della stessa Banda, tracciano una ragnatela a compartimenti stagni nell'entroterra còrso. Se da un lato queste caratteristiche del terreno hanno reso lungo e difficile il compito agli invasori, rendendone lenta la penetrazione ed abituando i còrsi a fare di guerra e guerriglia il proprio pane quotidiano per secoli, dall'altro hanno contribuito decisivamente a tenere sempre relativamente bassa la densità della popolazione ed a separare i còrsi tra loro. Lungo il versante rivolto all'Italia è presente una lunga cimosa litoranea, potenzialmente fertile ma facilmente soggetta all'impaludamento e, in passato, alla malaria che per lunghi secoli ha reso pressoché impossibile l'insediamento umano in tutta la piana d'Aleria. Il Capo Corso e l'area di Bastia hanno inoltre subìto una maggiore influenza dalla Penisola, sia sul piano politico-sociale, sia su quello linguistico, mentre la parte sud-occidentale ha mantenuto un'originalità più spiccata (ma goduto di un minore progresso politico, almeno sino all'attuale periodo francese, nonostante la maggiore disponibilità di buoni approdi); ad ogni modo il radicamento della popolazione nelle vallate montane - tutte le maggiori città sul mare sono state fondate o sviluppate dagli invasori - ha generato e diffuso ovunque una tendenza al particolarismo, a volte spinta sino a sfociare in una sorta di anarchismo la cui conseguenza forse più drammatica fu il diffondersi e l'affermarsi, per secoli, della piaga della vendetta (simile alla disamistade diffusa nella vicina Sardegna ed alla faida nell'Italia meridionale e in Sicilia) quale sistema sommario di giustizia, e del diffuso fenomeno del banditismo.
WIKIPENDIA
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Lo fa con una conferenza stampa convocata dal presidente Nello Musumeci che segna uno "strappo" rispetto alle indicazioni del Governo nazionale. La prima novità è rappresentata dalla decisione di vaccinare in massa la popolazione delle isole minori per renderle "covid free" prima dell'avvio della stagione turistica. La seconda riguarda il via libera alle prenotazioni, già a partire da domani, per i siciliani dai 50 anni in su. "Abbiamo chiesto al commissario Figliuolo, con due lettere, la possibilità di ammettere al vaccino anche queste persone - dice Musumeci - ci è stato risposto che non è possibile, e che può essere consentito solo quando avremo messo al sicuro gli ultra 80enni ma è chiaro che non abbiamo poteri sanzionatori o coercitivi, per convincere i riottosi. Spero che il generale voglia comprendere che da parte nostra non c'è alcuna volontà di essere disobbedienti ma avvertiamo tutti il peso della responsabilità della specifica condizione epidemiologica dell'isola, anche di carattere sociale". Il governatore spiega che in questo momento ci sono in Sicilia 250mila dosi di AstraZeneca chiuse nei frigoriferi e al momento inutilizzate a causa della "ingiustificata psicosi che si è creata, a fronte di 5 o 6 decessi la cui connessione con il vaccino comunque è stata esclusa". Inevitabile dunque la scelta di cambiare strategia: "Basta con i vaccini tenuti, mesi e mesi, nei frigoriferi - sbotta Musumeci - dobbiamo andare avanti, vaccinare quanta più gente possibile, abbiamo aspettato abbastanza e nessuno può accusarci di non avere rivolto attenzione alle fasce fragili". L'obiettivo dichiarato è quello di imprimere una decisa accelerazione alla campagna in Sicilia dove fino ad oggi è stato immunizzato, cioè ha ricevuto sia la prima che la seconda dose del vaccino, solo il 10% della popolazione. Una battaglia sulla quale Musumeci ha già chiesto il sostegno dei farmacisti e e dei medici di base, dai quali tuttavia "mi aspetto di più". Intanto torna sotto quota mille il numero dei nuovi contagi nell'isola e, sopratutto cala in misura considerevole il tasso rispetto al numero dei tamponi. Oggi sono 902 i nuovi positivi su 32.557 tamponi processati, con una incidenza del 2,8%, leggermente al di sotto della media nazionale. La Regione è quarta per numero di contagi giornalieri. Le vittime sono state 25 e portano il totale a 5.468. Il numero degli attuali positivi è di 24.823 con decremento di 132 casi dovuto agli oltre mille guariti. In calo anche il numero dei pazienti Covid ricoverati in ospedale: 1.312, 26 in meno, dei quali 160 nelle terapie intensive, lo stesso numero di ieri. E anche la distribuzione territoriale registra una novità con un calo deciso dei nuovi casi in provincia di Palermo (246) che viene superata da Catania con 361. (ANSA)./image%2F1394276%2F20210505%2Fob_ee08b7_whatsapp-image-2021-05-05-at-09-17-52.jpeg)
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