Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
CASTELLO DI CISTERNA - Due persone, un uomo e una donna, sono stati ritrovati privi di vita in un appartamento di via Passariello a Castello di Cisterna poco prima delle 15. Dalle prime informazioni si tratterebbe di un uomo e della sua convivente, Nunzio Fornaro e Nina Koltrenko, 57 anni, conviventi dal 2003.
Ancora da chiarire la dinamica. I due corpi sono stati rivenuti nella camera da letto dopo aver forzato la porta dell'abitazione.
Sul posto presenti i carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna.
CASTELLO DI CISTERNA - Due persone, un uomo e una donna, sono stati ritrovati privi di vita in un appartamento di via Passariello a Castello di Cisterna poco prima delle 15. Dalle prime informazioni si tratterebbe di un uomo e della sua convivente, Nunzio Fornaro e Nina Koltrenko, 57 anni, conviventi dal 2003.
Ancora da chiarire la dinamica. I due corpi sono stati rivenuti nella camera da letto dopo aver forzato la porta dell'abitazione.
Sul posto presenti i carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna.
La Protezione civile della Regione Campania ha emanato un avviso di allerta meteo per piogge e temporali con conseguente criticità idrogeologica di colore Giallo, a partire dalle ore 20 di stasera e fino alla stessa ora di domani. Sull'intero territorio regionale, eccezion fatta per le zone 2 (Alto Volturno e Matese) e 4 (Alta Irpinia e Sannio), si prevedono «Precipitazioni sparse, anche a carattere di rovescio o temporale, puntualmente anche intense». Sono previste anche possibili raffiche di vento nei temporali.
I fenomeni temporaleschi sono caratterizzati da una incertezza previsionale e rapidità di evoluzione. Tra i fenomeni possibili anche fulminazioni, grandinate e caduta di rami o alberi, danni alle coperture. Nel rischio idrogeologico si segnalano «ruscellamenti superficiali con possibili fenomeni di trasporto di materiale, possibili allagamenti di locali interrati e di quelli a pian terreno; scorrimento superficiale delle acque nelle sedi stradali e possibili fenomeni di rigurgito dei sistemi di smaltimento delle acque meteoriche con tracimazione e coinvolgimento delle aree urbane depresse».
In particolare sulla zona 3 (Penisola Sorrentino-Amalfitana, Monti di Sarno e Monti Picentini), tra i principali scenari di evento ed effetti al suolo si segnalano anche «possibili occasionali fenomeni franosi superficiali legati a condizioni idrogeologiche particolarmente fragili, in bacini di dimensioni limitate». La Sala operativa regionale raccomanda agli enti competenti di porre in essere tutte le misure atte a prevenire e contrastare i fenomeni attesi.
A Roma si rischia l’emergenza sanitaria per i rifiuti”. E’ l’allarme lanciato oggi da Antonio Magi e Pierluigi Bartoletti, presidente e vice presidente dell’Ordine provinciale dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Omceo) di Roma. “Occorre evitare che in breve tempo si creino nella Capitale d’Italia cumuli di immondizia in ogni strada, nei pressi di scuole, ospedali, luoghi pubblici e che un simile degrado diventi attrattivo per gli animali. Non c’è tempo da perdere”. Dimissioni pericolose “Il caos in cui versa l’Ama con le ennesime dimissioni dell’ennesimo Consiglio d’Amministrazione e la nomina di un nuovo responsabile preoccupa l’Ordine dei medici di Roma e provincia che continua a monitorare costantemente la situazione – ricordano Magi e Bartoletti -. La raccolta dei rifiuti nella Capitale d’Italia si regge, e male, su un fragilissimo equilibrio basato principalmente sulla buona volontà delle Regioni vicine ad accogliere, seppur a caro prezzo, i nostri residui. Non c’è spazio dunque per improvvisi blackout del ciclo di raccolta e smaltimento”. Come Ordine dei Medici “abbiamo e sentiamo il dovere di rivolgere un appello a tutti i soggetti che ne hanno la responsabilità affinché si siedano intorno ad un tavolo e trovino una soluzione in breve tempo L’Ordine è disponibile a fare la sua parte e incontrare i vertici dell’Ama”. Il garante dell’infanzia “Indipendentemente da una vera e propria emergenza sanitaria, vanno trovate subito soluzioni condivise per mettere al riparo le scuole e i ragazzi. Come extrema ratio, siamo pronti anche a chiedere la chiusura degli istituti”. Il Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Lazio, Jacopo Marzetti, interviene dopo il nuovo allarme lanciato dall’Ordine dei medici di Roma.”Avevo già scritto a giugno – ricorda Marzetti – alla sindaca Raggi, al presidente della Regione Zingaretti e alla presidente dell’Ama chiedendo di fare in modo che si iniziasse un percorso comune per evitare che un’eventuale emergenza rifiuti creasse dei problemi al di fuori delle scuole. Raggi e Zingaretti mi spiegarono che c’era un tavolo nazionale e che la situazione era sostanzialmente sotto controllo. A settembre, puntualmente, il tema si è riproposto e io ho scritto di nuovo a tutti e tre: stavolta solo la Raggi ha dato la disponibilità ad un incontro. Nessuna risposta da Zingaretti e nemmeno dalla presidente dell’Ama che pure, a leggere i giornali, si è lamentata del fatto che la sindaca non le rispondesse da tempo… Al di là delle competenze specifiche – conclude il Garante – chiedo alle istituzioni di farsi carico del problema. I rifiuti davanti alle scuole non devono esserci, tutte le amministrazioni devono prendersi le loro responsabilità. E’ in gioco la salute dei nostri figli”. Il piano di Marino Sulla maleodorante vicenda torna a intervenire, via facebook, l’ex sindaco di Roma, Ignazio Marino con un post nel quale dice: ”Esprimo il mio pensiero non per partecipare al dibattito politico, bensì per esprimere ancora una volta la frustrazione di vedere cancellato il piano e gli investimenti per una serie di impianti che stabilimmo nel 2014-2015 e che, se non fossero stati cancellati, oggi utilizzerebbero una parte significativa delle 500.000 tonnellate/anno di rifiuti umidi della Capitale per produrre gas. Quegli impianti, chiamati biodigestori, avrebbero trasformato i rifiuti in ricchezza. Tra l’altro, come già scrissi, non si tratta di un’idea originale ma di una tecnologia utilizzata in circa 80 paesi del mondo, dall’Asia, all’Europa, agli Stati Uniti. Ad esempio solo la California ha 30 impianti di questo tipo, lo Stato di New York 13, e gli Stati Uniti nel loro insieme trasformano in biogas oltre 10.000 tonnellate/anno di rifiuti umidi”. ”Inoltre – continua Marino – esistono alcuni inceneritori di proprietà di Acea Gruppo (quindi inceneritori esistenti, non nuovi inceneritori), l’azienda di cui Roma Capitale detiene la maggioranza delle azioni, che potrebbero essere sottoposti a un rapido ammodernamento e permetterebbero di smaltire gran parte dei rifiuti che vengono inviati ad altre Regioni. La Lega all’attacco “Raggi dimostra giorno dopo giorno che di rifiuti non capisce nulla. Inaccettabile per il sindaco di una metropoli europea. Sarebbe più dignitoso ammettere l’evidenza e prenderne atto, senza aspettare il voto sulla sacrosanta mozione di sfiducia nei suoi confronti. Nel frattempo, Roma e i romani stanno affondando nel degrado e nei rifiuti. Una vergogna capitale. Il mondo intero ci ride dietro. Perché la raccolta porta a porta della differenziata a Milano si fa e a Roma no? Recuperare e riciclare i rifiuti si può. La tecnologia lo consente. Solo ciò che non è possibile riciclare va poi spedito nei termovalorizzatori per produrre energia pulita e calore. Finché Raggi penserà a come mantenere la poltrona in Campidoglio, invece di iniziare una buona volta ad applicare i fondamentali dell’economia circolare, la situazione non cambierà mai”. Cosi’ i deputati della Lega in commissione Ambiente della Camera, Elena Lucchini (capogruppo), Alessandro Manuel Benvenuto (presidente), Mirco Badole, Luigi D’Eramo, Claudia Gobbato, Ugo Parolo, Elena Raffaelli, Vania Valbusa e Sergio Vallotto. Intanto è caos Il sindaco Virginia Raggi nel mirino degli ex componenti dei Cda di Ama che nel corso degli ultimi anni hanno rassegnato le dimissioni. Quello di ieri infatti è il secondo addio in pochi mesi dei vertici dell’azienda dei rifiuti di Roma, il quinto nei tre anni di governo del primo cittadino grillino. Asseriscono che il bilancio 2017, nonostante sia stato bocciato dalla Giunta, sia regolare. Raccontano di incontri richiesti e sempre disattesi, di “mancanza di una fattiva e concreta collaborazione” denunciano che “Qualcuno punta a disastro finanziario.
Oggi il 27enne Francesco Pisacane, da Agerola, è entrato per la prima volta come docente presso il Liceo “Marini-Gioia” di Amalfi, lo stesso che non tantissimi anni fa lo ha visto tra i banchi come studente. Un’emozione doppia per Francesco, quella per l’inizio di questa nuova esperienza e quella nel trovarsi nelle stesse aule dove ha trascorso gran parte della sua adolescenza. Nel 2016 Francesco Pisacane si è laureato con il massimo dei voti in Matematica presso l’Università “Federico II” di Napoli dove sta concludendo il percorso del dottorato. Quella per l’insegnamento è la grande passione di Francesco che da tempo si dedica ad aiutare i giovani universitari con lezioni di sostegno. Già reduce da un’esperienza di supplenza lo scorso anno a Pagani, anche ad Amalfi avrà una cattedra da supplente per tutto l’anno ma il suo sogno è, ovviamente, quello di un ruolo fisso. E già si sta preparando per partecipare al concorso previsto per l’assunzione di 24.000 insegnanti. E noi gli auguriamo di realizzare il suo sogno e diventare presto un insegnante di ruolo.
Niente lombo, né prosciutto e nemmeno mortadella. L’arcivescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi, prossimo cardinale, per la festa del patrono lancia il «tortellino dell’accoglienza» al pollo, buono da mangiare anche per chi non può — per questioni religiose — avvicinarsi alla carne di maiale. Ad annunciarlo sono proprio le sfogline, chiamate a realizzarlo venerdì prossimo in piazza Maggiore davanti a San Petronio. «In questa variante — spiega la presidente dell’associazione omonima Paola Lazzari Pallotti che ha messo a punto la ricetta — lo potranno gustare tutti, sia chi non mangia il maiale per motivi religiosi come la persona più anziana che preferisce stare leggera».
«Il tortellino dell’accoglienza»
Il ripieno dell’integrazione sarà composto da carne di pollo, ricotta, parmigiano e uova. Quello originale, depositato in Camera di Commercio, racchiude invece al suo interno un misto di carni di maiale (lombo, prosciutto e mortadella) con parmigiano reggiano, uova e noce moscata. Entrambi saranno raccolti nella sfoglia all’uovo tirata rigorosamente a mano sulla piazza principale della città emiliana.
Perplessità
Qualche perplessità, l’idea dell’arcivescovo l’ha però scatenata tra i puristi della tradizione bolognese. Tra questi si segnala anche monsignor Ernesto Vecchi, grande appassionato di cucina. «Non giudico l’iniziativa, ma il tortellino se lo trucchi lo uccidi: servono gli ingredienti classici, tutti, a partire dalla mortadella, se no non è più il tortellino ma un’altra cosa». Con la cucina, sotto le Due Torri non si scherza. Quando nacque in città il Festival del tortellino, furono in tanti a urlare all’eresia gastronomica. I ristoranti coinvolti reinterpretavano il piatto più caro ai bolognesi «addirittura» con il pesce o senza carne. Con il tempo la scelta è stata (quasi) digerita. E il festival, di cui domenica prossima è in programma l’ottava edizione, è sempre un successo di pubblico e di gusto.
Pro e contro
Uno degli chef più rappresentativi della manifestazione, Mario Ferrara delloScacco Matto, plaude l’iniziativa della Chiesa bolognese. «Il cibo è un linguaggio universale — fa presente —, intorno a un piatto di tortellini ci si mette d’accordo tutti. Nei rapporti umani si chiama integrazione, diventa arricchimento in cucina. Ben venga il diverso». Dal fornoAtti, un pilastro della tradizione in città, la titolare Anna Maria non nasconde le proprie resistenze. «I tortellini sono fatti in un certo modo. Se la ricetta cambia, non sono più tortellini», attacca. «Se i motivi della scelta sono religiosi, si poteva, per non tradire la tradizione puntare su un’altra nostra pasta ripiena, ossia il tortellone con ricotta, prezzemolo e parmigiano».
La festa
La scelta del tortellino alternativo e accogliente divide. A unire ci penserà, come sempre, Don Matteo, che con il suo omonimo della fiction condivide la passione per la bicicletta e con papa Francesco l’attenzione per l’altro. «Bologna», ha detto una volta l’arcivescovo Zuppi, «ha sempre avuto una grande capacità di adottare l’altro. Si diventa bolognesi facilmente!». E non c’è niente di meglio di un piatto di tortellini per festeggiare.
Niente lombo, né prosciutto e nemmeno mortadella. L’arcivescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi, prossimo cardinale, per la festa del patrono lancia il «tortellino dell’accoglienza» al pollo, buono da mangiare anche per chi non può — per questioni religiose — avvicinarsi alla carne di maiale. Ad annunciarlo sono proprio le sfogline, chiamate a realizzarlo venerdì prossimo in piazza Maggiore davanti a San Petronio. «In questa variante — spiega la presidente dell’associazione omonima Paola Lazzari Pallotti che ha messo a punto la ricetta — lo potranno gustare tutti, sia chi non mangia il maiale per motivi religiosi come la persona più anziana che preferisce stare leggera».
«Il tortellino dell’accoglienza»
Il ripieno dell’integrazione sarà composto da carne di pollo, ricotta, parmigiano e uova. Quello originale, depositato in Camera di Commercio, racchiude invece al suo interno un misto di carni di maiale (lombo, prosciutto e mortadella) con parmigiano reggiano, uova e noce moscata. Entrambi saranno raccolti nella sfoglia all’uovo tirata rigorosamente a mano sulla piazza principale della città emiliana.
Perplessità
Qualche perplessità, l’idea dell’arcivescovo l’ha però scatenata tra i puristi della tradizione bolognese. Tra questi si segnala anche monsignor Ernesto Vecchi, grande appassionato di cucina. «Non giudico l’iniziativa, ma il tortellino se lo trucchi lo uccidi: servono gli ingredienti classici, tutti, a partire dalla mortadella, se no non è più il tortellino ma un’altra cosa». Con la cucina, sotto le Due Torri non si scherza. Quando nacque in città il Festival del tortellino, furono in tanti a urlare all’eresia gastronomica. I ristoranti coinvolti reinterpretavano il piatto più caro ai bolognesi «addirittura» con il pesce o senza carne. Con il tempo la scelta è stata (quasi) digerita. E il festival, di cui domenica prossima è in programma l’ottava edizione, è sempre un successo di pubblico e di gusto.
Pro e contro
Uno degli chef più rappresentativi della manifestazione, Mario Ferrara delloScacco Matto, plaude l’iniziativa della Chiesa bolognese. «Il cibo è un linguaggio universale — fa presente —, intorno a un piatto di tortellini ci si mette d’accordo tutti. Nei rapporti umani si chiama integrazione, diventa arricchimento in cucina. Ben venga il diverso». Dal fornoAtti, un pilastro della tradizione in città, la titolare Anna Maria non nasconde le proprie resistenze. «I tortellini sono fatti in un certo modo. Se la ricetta cambia, non sono più tortellini», attacca. «Se i motivi della scelta sono religiosi, si poteva, per non tradire la tradizione puntare su un’altra nostra pasta ripiena, ossia il tortellone con ricotta, prezzemolo e parmigiano».
La festa
La scelta del tortellino alternativo e accogliente divide. A unire ci penserà, come sempre, Don Matteo, che con il suo omonimo della fiction condivide la passione per la bicicletta e con papa Francesco l’attenzione per l’altro. «Bologna», ha detto una volta l’arcivescovo Zuppi, «ha sempre avuto una grande capacità di adottare l’altro. Si diventa bolognesi facilmente!». E non c’è niente di meglio di un piatto di tortellini per festeggiare.
Ancora aggressioni negli ospedali di Napoli. Secondo quanto rende noto il direttore generale dell’Asl Napoli 1 Centro Ciro Verdoliva, personale sanitario è stato picchiato sia all’ospedale dei Pellegrini che all’Ospedale San Giovanni Bosco.”Non facciamo neanche in tempo a manifestare la nostra solidarietà ai medici aggrediti o minacciati che ci vediamo costretti a comunicare nuovi atti di violenza. Ormai gli operatori della sanità sono come pungiball, e anche chi è deputato a mantenere l’ordine viene picchiato. Serve un intervento legislativo urgente”, dice Verdoliva. All’ospedale dei Pellegrini vittima una guardia giurata colpita al braccio da un paziente armato della sua stessa stampella; è stato ritenuto guaribile in 7 giorni. Violenza anche all’Ospedale San Giovanni Bosco, dove un paziente ha colpito al volto l’infermiera con dei pugni; indagano i carabinieri. Ferito anche il vigilantes intervenuto in difesa dell’infermiere
di Michele Pappacoda Ieri mattina alle ore sette è venuto a mancare improvvisamente Antonio di Guida marito di mia cugina Maria. L’ho conosciuto nelle poche volte che mi ha dato una mano e mi accompagnò anche a Sorrento quando venne la mia fidanzata Morena che posso dire era una persona fatta a modo suo ma una brava persona. Sentite condoglianze da me Michele Pappacoda mia mamma Lucia dalla mia famiglia e dalla mia fidanzata Morena. I funerali si sono svolti alle ore 16.00 nella chiesa di San Michele Arcangelo in Vettica di Amalfi e la salma e stata tumulata nel cimitero di Vettica. La redazione del Giornale Vettica di Amalfi Online si stringe al dolore che ha colpito la famiglia di Maria Pappacoda porgendo le nostre più sentite condoglianze
Agerola, Costa d’Amalfi . “Fior di latte e Provolone del Monaco” senza latte del territorio? Il post virale di Vincenzo Apuzzo. Si discute sui social network e così nel paese che si affaccia sulla Costiera amalfitana, la Svizzera della Campania, cuore della Gastronomia dei Monti Lattari, qualcuno esprime il suo disappunto. Infatti molto latte verrebbe da fuori, dalla Germania, ma non solo. La riflessione è abbastanza dura, anche se riteniamo che non si possa generalizzare e non tutti sono così.
“Tutti siamo cresciuti avendo un sogno nel cassetto. Il mio era quello di avere un’azienda agricola ad Agerola, tanto da iscrivermi ad un’università per capire come svolgere al meglio il mio lavoro. In questi giorni ho sentito parlare molto delle tradizioni e dei prodotti tipici. Sapete cosa penso? È tutta una messa in scena. Girando per Agerola le mucche che si vedono si possono contare sulle dita delle mani. E vorremmo parlare di Fior di Latte e Provolone del Monaco? Ma per favore! Lo stesso prodotto di Agerola si può produrre ovunque, non c’è differenza, dato che le materie prime vengono tutte da fuori paese. Lo stesso vale per l’agricoltura: ormai è rimasto solo qualcuno che coltiva qualcosa per sé, i restanti non fanno altro che arrecare danno inquinando la terra e le falde acquifere. Basta vedere il numero di malati di tumore, in percentuale superiore a quello di città. Tutto questo mi va bene, io sono tra i tanti che non gode di alcun beneficio dal turismo presente ad Agerola, non mi lamento per questo. Però sentire che ad Agerola ci sono “fiumi di latte bianco e spumeggiante” mi fa ridere da una parte e piangere da un’altra. Se penso al mio passato, sento parlare di prodotti tipici e vedo piante di pera pennata che stanno appassendo senza che nessuno cerchi di capire se si può fare qualcosa. Lo stesso vale per le noci ed i castagni: tutto abbandonato a parte qualche appassionato. Mi fermo perché potrei scrivere per ore. Vorrei dire a certe persone: “MA FATEMI IL PIACERE”. Quando sono stato costretto a vendere gli animali ho detto che era venuto il mio turno, poi sarebbe toccato ai caseifici e ai macellai perché non si può imbrogliare all’infinito!”