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COSTIERA AMALFITANA NEWS Minori, singolare proposta di matrimonio. Un flash mob sul lungomare

13 Ottobre 2016, 08:03am

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

COSTIERA AMALFITANA NEWS Minori, singolare proposta di matrimonio. Un flash mob sul lungomare

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Un flash mob per chiedere la mano alla sua fidanzata. E’ accaduto stasera sul lungomare di Minori, dove Paolo, un giovane originario di Ravello ha deciso di avanzare in maniera assai originale la proposta di nozze alla sua Alessia. E così, nonostante la riservatezza della ragazza, Paolo ha deciso di fare le cose in grande lasciando organizzare a Chic & Fabulous di Francesca Lucibello una proposta di matrimonio “indimenticabile”. L’originale iniziativa è andata in scena stasera dove per le vie del paese hanno risuonato le note di “Ti Porto via con me” di Jovanotti, che Paolo ha deciso di dedicare alla sua fidanzata. Paolo conobbe Alessia, i cui genitori sono originari di Minori seppur trapiantati da tempo a Mantova, nel 2006 durante le vacanze pasquali in Costiera. E il loro incontro avvenne in maniera alquanto particolare. Già, perché si materializzò di giovedì santo mentre Paolo percorreva le vie del paese indossando la tunica da battente.

Fu allora che scattò la scintilla e dopo tre anni di “amore” a distanza, Alessia decise di trasferirsi all’università di Salerno accorciando così le distanze. Dopo dieci anni da quel colpo di fulmine l’originale proposta di matrimonio con 15 persone che hanno iniziato a ballare intorno alle 18.45 sul lungomare di Minori sventolando tanti cuoricini ciascuno con una lettera dell’alfabeto. Insieme componevano la frase “L’amore conta”. E come se conta. Auguri a Paolo e Alessia.

AMALFINOTIZIE

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COSTIERA AMALFITANA NEWS Scoperta a Praiano piantagione di canapa indiana

13 Ottobre 2016, 07:54am

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

COSTIERA AMALFITANA NEWS Scoperta a Praiano piantagione di canapa indiana

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Un terrazzamento di circa 12 metri quadrati, completamente nascosto fra la fitta vegetazione, adibito a coltura di Canapa Indiana. È stato scoperto in Costiera Amalfitana nel corso della notte dai Carabinieri del nucleo operativo della Compagnia di Amalfi, durante un mirato servizio teso all’individuazione di aree rupestri utilizzate per scopi illeciti. I militari dell’Arma hanno battuto tutta l’area montuosa che dalla località marina “Praia” si sviluppa fino alla parte più alta del territorio comunale di Praiano denominata “Gravillo”.

Ed è qui che hanno scoperto un terrazzamento di circa 12 mq, completamente nascosto fra la fitta vegetazione, adibito a coltura di Canapa Indiana. Al momento del ritrovamento erano presenti 6 piante di marijuana in fiore alte dagli 80 cm fino 1 mt e mezzo, oltre ad una serie di altre piazzole già vuote per un plausibile precedente raccolto. Sul posto anche strumenti per la coltivazione e concime. I militari hanno poi scoperto un enorme sistema di irrigazione: dalla piazzola infatti partiva un tubo di gomma per l’irrigazione, dotato di timer e vari rubinetti, interrato completamente nella boscaglia che si inerpicava per circa 100 metri più su fino a giungere alle tubazioni di via Gradillo, dove in maniera illecita era stato creato un allaccio abusivo alla rete pubblica tramite il quale veniva rubata e deviata l’acqua utile alle piantagione. Il tutto, per un ingente valore, è stato sottoposto a sequestro dai militari dell’arma che stanno proseguendo le loro indagini.

AMALFINOTIZIE

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Accoltella il nuovo compagno della ex, arrestato. L'uomo ha atteso la coppia sotto casa

13 Ottobre 2016, 07:49am

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Accoltella il nuovo compagno della ex, arrestato. L'uomo ha atteso la coppia sotto casa

DI MICHELE PAPPACODA Ha atteso la sua ex sotto casa e quando è arrivata col nuovo compagno ha insultato la donna ed ha ferito con una coltellata l'uomo. Per questo un uomo di 48 anni, Giuseppe Castagnaro, è stato arrestato, e posto ai domiciliari, dagli agenti del Commissariato di Paola della Polizia di Stato. I poliziotti, nella tarda serata di ieri, erano in servizio di controllo del territorio quando la loro attenzione è stata richiamata, con fare concitato, da un uomo ed una donna. Una volta avvicinati, gli agenti si sono accorti che l'uomo aveva una ferita al fianco con copiosa fuoriuscita di sangue per cui hanno portato i due in ospedale. Successivamente, gli investigatori hanno sentito uomo e donna ed hanno ricostruito quanto era successo. I due hanno raccontato di avere trovato Castagnaro, ex convivente della donna, che li aspettava sotto casa. Gli agenti hanno poi rintracciato l'uomo nella propria abitazione dove è stato trovato anche il coltello usato per il ferimento.

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Roma, partorisce in strada, due militari dell'Esercito "ostetrici" per caso

13 Ottobre 2016, 07:46am

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Roma, partorisce in strada, due militari dell'Esercito "ostetrici" per caso

DI MICHELE PAPPACODA - Urlava e chiedeva aiuto in strada finché due militari dell'Esercito dell'operazione Strade Sicure, impegnati in servizio di vigilanza, si sono avvicinati e l'hanno aiutata a partorire. E' successo la notte scorsa a Roma, in Piazza San Bartolomeo. La pattuglia del 17° reggimento Artiglieria Controaerei stava presidiando un obiettivo sensibile sul Lungotevere, all'altezza dell'isola Tiberina. Il capo pattuglia si è adoperato per far nascere la bambina, che è venuta al mondo dopo qualche minuto dal soccorso, in perfetta salute e sotto gli occhi increduli di qualche passante. La neonata per alcuni minuti è rimasta tra le mani del militare, in attesa dell'arrivo del personale del 118, che successivamente ha provveduto a recidere il cordone ombelicale della piccola. La donna, visibilmente emozionata e felice per l'esito dell'evento, ha "benedetto" i militari, ringraziandoli di tutto. "Non so neanche io come ho fatto. Non ho neanche figli...." queste le parole dell'incredulo militare al termine dell'intervento. La bimba e la madre sono successivamente stati trasportati dal personale sanitario in buone condizioni al più vicino ospedale.

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Samsung sospende le vendite di Galaxy Note 7. Giù in Borsa Stop dopo ultimi incidenti per dispositivo che prende fuoco

11 Ottobre 2016, 08:13am

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Samsung sospende le vendite di Galaxy Note 7. Giù in Borsa Stop dopo ultimi incidenti per dispositivo che prende fuoco

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Samsung sospende la vendita del Galaxy Note7. Lo riporta la stampa americana. Il colosso sudcoreano chiede ai partner, dalle compagnie telefoniche ai rivenditori, di non vendere lo smartphone mentre vanno avanti le indagini sui recenti incidenti. Il Note7 e' stato richiamato nelle ultime settimane negli Usa dopo denunce sul fatto che il dispositivo va a fuoco. "Restiamo impegnati a lavorare diligentemente con le autorità per assumere tutte le misure necessarie a risolvere la situazione", afferma Samsung.

Le autorita' americane plaudono alla scelta di Samsung di sospendere le vendite e le sostituzioni del Galaxy Note7. ''E' la giusta mossa'' afferma Elliot Kaye, il presidente della Commissione per la sicurezza dei prodotti. Le indagini proseguono e nel frattempo i proprietari del Note7 dovrebbero spegnerlo e non usarlo.

Samsung pesante in Borsa dopo la sospensione delle vendite del Galaxy Note7: i titoli del colosso sudcoreano arrivano a perdere fino al 5%.

Aviazione Usa, tenere Note7 spenti e non in stiva - L'Amministrazione dell'aviazione federale (Faa) americana mette in guardia i passeggeri su uso e trasporto del Galaxy Note7, che la Samsung a ritirato dalle vendite dopo gli ultimi incidenti di combustione. "Alla luce dei recenti avvenimenti e delle preoccupazioni sollevate da Samsung sui suoi Note7, la Faa consiglia vivamente ai passeggeri di non attivare o ricaricare questi dispositivi a bordo di aerei e non stivarli in alcun bagaglio", si legge in un comunicato pubblicato dall'aviazione Usa sul suo sito web. Le restrizioni, specifica la Faa, valgono anche per i dispositivi richiamati e ripristinati. ANSA

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SEZ.DISABILITà NEWS Accessibilità e Programma d’Azione: criticità e priorità

8 Ottobre 2016, 10:25am

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

SEZ.DISABILITà NEWS Accessibilità e Programma d’Azione: criticità e priorità

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Nonostante quanto sancito nel 2013 dal primo Programma di Azione Biennale per la Promozione dei Diritti e l’Integrazione delle Persone con Disabilità, la situazione nel nostro Paese, in tema di accessibilità, barriere architettoniche e progettazione universale, è rimasta sostanzialmente ferma, in particolare dal punto di visto culturale e legislativo, confermando un quadro “antico” e assai poco in linea con la Convenzione ONU. Con questo ampio approfondimento curato da Fabrizio Mezzalana, in vista del nuovo Programma di Azione Biennale, delineiamo le varie criticità e anche alcune imprescindibili priorità

Volume pubblicatao dalla Regione Lazio nel 1990, sulle barriere architettoniche

Figura 1: la copertina di uno dei quattro volumi pubblicati dall’Assessorato all’Ambiente della Regione Lazio nel 1990, a seguito degli Studi di ricerca e sperimentazione delle barriere architettoniche

Il primo Programma di Azione Biennale per la Promozione dei Diritti e l’Integrazione delle Persone con Disabilità [DPR del 4 ottobre 2013, N.d.R.], elaborato a seguito della quarta Conferenza Nazionale sulle Politiche della Disabilità, tenutasi a Bologna nel luglio del 2013, aveva individuato tre priorità di intervento in materia di accessibilità e abbattimento delle barriere architettoniche:
° la riattivazione della Commissione di Studio Permanente, originariamente prevista dall’articolo 12 del Decreto Ministeriale 236/89;
° la revisione e l’aggiornamento dei regolamenti tecnici in attesa di un complessivo riordino e aggiornamento normativo in tema di accessibilità;
° l’adeguamento dei programmi didattici scolastici ed universitari con l’attivazione degli insegnamenti della progettazione universale e accessibilità.
Oggi, dunque, ci troviamo a dover fare un bilancio su quanto è stato attuato e a definire le priorità delle azioni in tema di accessibilità, alla luce del secondo Programma di Azione Biennale, presentato nei giorni scorsi alla Conferenza Nazionale di Firenze.
Ebbene, nei documenti preparatori di quest’ultima, il bilancio che emerge è netto e inequivocabile: «Nel biennio di riferimento del Programma Biennale tali indicazioni non hanno fatto registrare alcun avanzamento». Ovvero, in tema di accessibilità, barriere architettoniche e progettazione universale, la situazione è rimasta ferma, immobile e non c’è stato quindi alcun miglioramento, in particolare per quanto riguarda l’accessibilità architettonica.

Vale la pena ricordare a questo punto che sia quanto indicato nel primo Programma di Azione, sia quanto definito nel secondo Programma, sono le azioni che lo Stato Italiano si è impegnato e si impegnerà a intraprendere a seguito della ratifica della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (Legge 18/09). Su questo processo di individuazione delle criticità e delle conseguenti azioni per implementare i concetti di inclusione e antidiscriminazione della Convenzione, l’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità (1) predispone il rapporto dettagliato per l’Italia sulle misure adottate ai sensi dell’articolo 35 (I rapporti degli Stati Parti) della Convenzione stessa, che viene inviato alle Nazioni Unite.
L’analisi, dunque, operata dal sesto Gruppo di Lavoro dell’Osservatorio (2) ci dice chiaramente che «lo stato complessivo dell’attuazione in Italia degli articoli 9 e 21 della Convenzione (accessibilità e mobilità, accesso all’informazione e alla comunicazione) appare fragile, disorganico, poco sviluppato e soprattutto poco considerato». Si sottolinea inoltre «l’assenza di indirizzi, di supporti nonché di una politica organica promossa dal livello nazionale a quello locale» e «la scarsa conoscenza della progettazione universale da parte dei tecnici».
La progettazione universale – strumento indicato dalla Convenzione per conseguire l’accessibilità – rappresenta il punto di svolta tecnico e ancor prima culturale per il superamento del concetto di barriera architettonica, così come è presente nell’impianto normativo vigente.
Come sancito dalla Convenzione, è tramite la progettazione universale – e i cosiddetti “adattamenti ragionevoli” – che si ottiene l’accessibilità e quindi la possibilità di «assicurare alle persone con disabilità, su base di eguaglianza con gli altri, l’accesso all’ambiente fisico, ai trasporti, all’informazione e alla comunicazione, compresi i sistemi e le tecnologie di informazione e comunicazione, e ad altre attrezzature e servizi aperti o offerti al pubblico, sia nelle aree urbane che nelle aree rurali».

Normativa vigente e riferimenti tecnici
Attualmente ci troviamo ad operare in un contesto tecnico normativo obsoleto e decisamente non in linea con il concetto di non discriminazione e accessibilità contenuti nella Convenzione ONU. La normativa vigente, infatti, si basa su tre livelli di accessibilità(accessibilitàvisitabilità e adattabilità), determinati aprioristicamente su parametri teorici che si traducono in prescrizioni che consentono alla persona con disabilità un’accessibilità condizionata, limitata solo ad alcuni ambienti e non contemplano l’esigenza di progettare un luogo pienamente accessibile dove tutti possano – su base di uguaglianza – esprimere la propria autonomia.

Sperimentazione di accessibilità per un giovane adulto paraplegico in carrozzina

Figura 2: immagini della sperimentazione dove un giovane adulto paraplegico in carrozzina determina, alzando il braccio accanto a pannelli graduati, le altezze per la raggiungibilità e la manovrabilità degli impianti

Questo approccio è stato chiaramente superato dalla Convenzione, la quale si pone l’obiettivo di promuovere, proteggere e garantire il pieno e uguale godimento di tutti i diritti umani e di tutte le libertà fondamentali da parte delle persone con disabilità.
Se ci soffermiamo sulle indicazioni/prescrizioni tecniche tuttora vigenti (contenute nel già citato Decreto Ministeriale236/89), appare evidente l’enorme distanza con la realtà attuale. I minimi prescrittivi riguardanti pendenze, larghezze di porte e passaggi, raggiungibilità di terminali elettrici ecc. sono il frutto di ricerche effettuate intorno alla prima metà degli Anni Ottanta. Questi studi, come ad esempio quello effettuato dall’Assessorato ai Lavori Pubblici della Regione Lazio, in collaborazione con il Dipartimento di Disegno Industriale della Facoltà di Architettura dell’Università La Sapienza di Roma di Roma (3), di cui proponiamo la copertina nella figura 1, mostrano oggi dei limiti che non sono compatibili con l’approccio culturale e i princìpi della Convenzione e con il concetto di progettazione universale.
Innanzitutto sono focalizzati esclusivamente sulle disabilità motorie, e in particolare sulle persone in carozzina: le sperimentazioni dirette, infatti, vedono coinvolta una sola persona con disabilità motoria, un giovane adulto, maschio, paraplegico in carrozzina (figura 2). Inoltre, viene individuato un modello di sedia a ruote con misure “standard”, la «più adatta e la più usata», partendo da un’analisi di mercato dei prodotti all’epoca in commercio (figura 3).
Questi studi – comunque importanti per l’epoca – hanno prodotto quindi indicazioni per disabili “standard” e sono proprio queste a far parte del corpus normativo e regolamentale vigente. Tutto ciò mentre il resto del mondo – e anche quello del mercato degli ausili – si è mosso verso una sempre maggiore personalizzazione delle soluzioni e dei prodotti, in modo tale da rispondere alle specifiche esigenze della singola persona con disabilità.
Oggi è consolidato il concetto che la misura di una sedia a ruote dipenda innanzitutto dalle dimensioni e dalle caratteristiche della persona che la userà e poi da quale tipo di utilizzo ne farà (come per le scarpe: chi ha il piede più grande sceglierà il numero di scarpe più grande).
E ancora, enormi sono stati i miglioramenti tecnologici, ad esempio nel campo delle sedie a ruote elettroniche, con sistemi di comando altamente tecnologici, che permettono oggi un’autonoma mobilità a persone che trent’anni fa sarebbero state completamente dipendenti da un assistente, così come sono sempre più efficaci (e attenti all’estetica) gli ausili per i bambini con disabilità.

Vecchi ausili

Figura 3: le carrozzine prese in esame dalla sperimentazione citata in precedenza (quella condotta su un giovane adulto con paraplegia), attraverso una ricerca di mercato sugli ausili dell’epoca (primi Anni Ottanta), ovvero su sedie a ruote che appaiono antiche e obsolete, se paragonate a quelle odierne

Tutta questa diversità (solo nel campo delle disabilità motorie), che trova oggi spazio e ricerca, accessibilità e autonomia, non è conosciuta né contemplata dagli strumenti normativi vigenti.
Un esempio su tutti: con i regolamenti vigenti, il bagno accessibile ha dimensioni e spazi di manovra “standard”, a prescindere che si trovi in una scuola elementare (dove forse potrà andare bene per il maestro su sedia a ruote, ma non certamente per lo studente con disabilità) o in una stazione ferroviaria.

Da ultimo, ma non ultimo, mentre per le persone con disabilità motoria i minimi prescrittivi nei regolamenti vigenti sono ormai vecchi e superati, per quelle con altri tipi di disabilità non esistono proprio indicazioni per la realizzazione di spazi ed edifici accessibili adatti alle loro esigenze: ad esempio, sono trascurabili e ridotte a poco più che un accenno le indicazioni per il superamento delle barriere percettive per le persone con disabilità visiva, del tutto assenti i riferimenti tecnici per l’accessibilità per le persone con disabilità uditiva (figura 4), per non parlare delle persone con disabilità intellettive e relazionali per le quali esistono diversi studi che mettono in relazione le loro risposte funzionali e relazionali con le caratteristiche dell’ambiente che le circonda.

Contributi per l’abbattimento delle barriere negli edifici esistenti
È nel campo dei contributi per l’abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici esistenti che, purtroppo, si registrano addirittura dei passi indietro rispetto agli anni passati.
La Legge 13/89 (Disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati) aveva previsto che la persona con disabilità potesse richiedere contributi a fondo perduto per realizzare opere finalizzate all’eliminazione delle barriere architettoniche nell’abitazione ove ha «stabile dimora». E tuttavia, oltre ai continuiproblemi di finanziamento (complicati dalla sovrapposizione di competenze Stato-Regioni), molti sono stati anche i problemi interpretativi, soprattutto da parte dei Comuni con i quali il cittadino con disabilità è entrato in contatto per presentare la richiesta e ottenere l’erogazione del contributo.

Convegno FIADDA "Mi riguarda, c'è una persona sorda", Roma, 1-4 settembre 2016

Figura 4: una foto scattata durante il convegno intitolato Mi riguarda, c’è una persona sorda, organizzato a Roma, dal 1° al 4 settembre 2016, dalla FIADDA (Famiglie Italiane Associate per la Difesa dei Diritti degli Audiolesi). Vi si notano diversi giovani in platea con disabilità uditive sui quali sono visibili apparecchi acustici e impianti cocleari.

La Commissione di Studio Permanente (4), in particolare dalla fine del 2009 all’estate del 2012, aveva preso in esame molti quesiti inoltrati dai Comuni italiani, elaborando pareri di indirizzo sull’interpretazione normativa, che chiarivano diversi aspetti sulle modalità di richiesta e di ottenimento dei contributi. Ad esempio, si era chiarito che la persona con disabilità che non avesse ancora la residenza nell’abitazione nella quale realizzare le opere di abbattimento delle barriere architettoniche – caso classico di chi acquista una nuova casa e deve rimuovere le barriere per poterci andare a vivere – potesse inoltrare la domanda e che questa venisse accettata dal Comune il quale avrebbe avuto la possibilità di verificare l’«effettiva e stabile dimora» prima di erogare il contributo.
Allo stesso modo la Commissione aveva chiarito che – visti i tempi molto lunghi tra la richiesta e l’ottenimento del contributo (5) (si veda anche la figura 5) – anche gli eredi di persone con disabilità che ne avessero fatto richiesta e che fossero decedute prima dell’ottenimento del contributo potessero beneficiarne. I pareri emessi erano stati poi pubblicati su una pagina apposita del sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e messi a disposizione dei cittadini e delle istituzioni locali.
Questo lavoro di analisi dei quesiti inviati dai Comuni ha consentito in quegli anni di dare un’interpretazione ragionevole e coerente in tutto il territorio nazionale, superando le discrasie derivanti da interpretazioni parziali e locali.
Nel 2012, però, pur non comportando costi, la Commissione è stata sciolta (dal Governo Monti), insieme ad altre centinaia di Commissioni Ministeriali. Da quel momento è stata anche cancellata la pagina web con quei pareri e – chiaramente – non c’è più un punto di riferimento istituzionale per orientare gli Enti Locali nell’interpretazione delle norme vigenti.
Pur chiarendo che la Commissione non aveva un potere vincolante, ma di orientamento, il suo ruolo di punto di riferimento nel raccogliere i dubbi interpretativi degli Enti Locali risultava determinante da un lato per dare un’interpretazione aggiornata e più legata alle condizioni attuali delle persona con disabilità e dall’altro per elaborare proposte di aggiornamento e di modifica normativa (compito questo attribuito ad essa, come accennato in precedenza, già dall’articolo 12 del Decreto Ministeriale 236/89).
In questa totale assenza di un organismo ufficiale e autorevole di riferimento su una materia così complessa, accade che ad esempio vengano respinte le domande per la richiesta dei contributi per tutti quelli che non abbiano la «stabile dimora» nell’appartamento nel quale, se non rimuovono le barriere, non possono andarci a vivere.
Dietro questi rifiuti come “non avente titolo”, non è difficile riconoscere un’idea vecchia, discriminante e ghettizzante della persona con disabilità che possiamo concepire come rinchiuso e confinato nella propria abitazione o in un istituto (e in questi casi gli si riconosce il diritto di accedere al contributo pubblico…), ma a cui la Legge sembra quasi non riconoscere la possibilità di essere un cittadino come gli altri che possa addirittura comprarsi una nuova casa e andarci ad abitare. Magari anche da solo! Altro che pieno ed uguale godimento dei diritti della Convenzione!

Accessibilità e istruzione
Altro tema dolente è il rapporto tra disabilità e il mondo della scuola e dell’università. Ancora oggi, infatti, sono pochissime le università dove, nelle facoltà tecniche, si trattino sia pure limitatamente temi specifici sulla progettazione universale e l’accessibilità. E nelle scuole tecniche superiori la situazione è la stessa.
Le sporadiche esperienze di professori e insegnanti che affrontano il tema dell’accessibilità avviene sempre in un contesto marginale, di iniziative personali mosse da passione e interessamento diretto, a volte sopportato e più spesso osteggiato dall’istituzione scolastica  nel suo complesso.

Schermata dal sito del Comune di Roma

Figura 5: schermata del sito del Comune di Roma sullo stato dei finanziamenti dei contributi ex Legge 13/89: vi si legge che nel 2013 stati accreditati i fondi per liquidare le domande presentate tra il 2006 ed il 2007…

Negli anni scorsi ci sono stati alcuni Disegni di Legge che si sono mossi in tal senso, ma che, per vari motivi, non sono approdati a nulla di buono.
La critica che viene mossa a coloro che richiedono che la progettazione universale sia parte integrante del curriculum scolastico di un tecnico è sempre la stessa: tutti vorrebbero che gli argomenti che stanno loro a cuore venissero insegnati nelle scuole e nelle università. Occorre però tenere sempre presente che l’accessibilità impatta con il corpo e la vita di milioni di persone, che la mancanza di vera accessibilità ha costi economici e sociali enormi, che la progettazione universale può essere un’importante opportunità individuale e collettivae – soprattutto – che la ratifica della Convenzione ONU significa avere scelto consapevolmente di affrontare questo tema in termini di diritti umani.
In sostanza, la costruzione e la diffusione di un sapere efficace e condiviso non può non passare attraverso il coinvolgimento delle Istituzioni preposte all’educazione.

Accessibilità e partecipazione
Tra gli obblighi generali contenuti nella Convenzione ONU che gli Stati si impegnano ad attuare, c’è anche il coinvolgimento attivo delle persone con disabilità attraverso le loro organizzazioni rappresentative: «Articolo 4. Obblighi generali. […] 3. Nell’elaborazione e nell’attuazione della legislazione e delle politiche da adottare per attuare la presente Convenzione, così come negli altri processi decisionali relativi a questioni concernenti le persone con disabilità, gli Stati Parti operano in stretta consultazione e coinvolgono attivamente le persone con disabilità, compresi i minori con disabilità, attraverso le loro organizzazioni rappresentative […]».
Questo concetto di partecipazione attiva è un tema a lungo promosso (6), che nel 2003diventò lo slogan dell’Anno Europeo delle Persone con Disabilità: Niente su di noi, senza di Noi. La filosofia di base che sta dietro a tale motto è che nessuno meglio di chi vive una certa condizione è capace di descriverla e di esprimere bisogni e necessità ad essa correlati.
Ma non solo. Niente su di noi senza di Noi, infatti, è un metodo e un contenuto nel cammino della promozione dei diritti: la società inclusiva si può realizzare solo coinvolgendo le persone escluse nelle decisioni che le riguardano, proprio come sancito dall’articolo 4, comma 3 della Convenzione. Una partecipazione attiva e responsabile che non deve essere limitata allo scambio di informazioni o all’accettazione di decisioni già prese da altri, mapresente e operante in ogni fase del processo, tale da consentire alle persone con disabilità e alle loro organizzazioni di contribuire alla pianificazione, applicazione, supervisione e valutazione di tutte le attività.
In questo modo le persone con disabilità affermano con forza di ritenersi “esperti di se stessi”, di non avere bisogno di tutori legali, politici, tecnici o esperti esterni ai quali delegare le questioni che riguardano la propria esistenza.
A ben vedere questo concetto di partecipazione ha un fondamento anche tecnico: se guardiamo infatti anche al recente passato – accanto a un sostanziale disinteresse delle Istituzioni deputate alla ricerca scientifica e tecnologica – è stato proprio grazie all’attività delle Associazioni che sono stati compiuti grande miglioramenti e passi avanti nel campo degli ausili, delle tecniche riabilitative, delle tecnologie assistive, delle soluzioni per l’accessibilità e l’autonomia. Si è creato così un sapere tecnico e una capacità di approccio al tema dell’inclusione delle persone con disabilità che risulta oggettivamente non riscontrabile altrove.
Tutti gli interlocutori politici, istituzionali, tecnici e professionali devono sapere chiaramente che le persone con disabilità e le loro Associazioni sono mature e in grado di garantire opzioni tecniche dello spessore necessario ad affrontare le questioni più complesse. Questo significa possedere conoscenza, esperienza e competenza non riscontrabile altrove: il beneficio della modalità partecipativa si estende quindi anche alla possibilità di sviluppare e accrescere conoscenze e competenze nei diversi settori tecnici e sociali.

Realizzazione grafica dedicata all'Universal Design

Realizzazione grafica dedicata all’“Universal Design” (“progettazione universale”), accompagnata dal testo “Making design accessibile to everyone in society”, ovvero “Rendere la progettazione nella società accessibile a tutti”

Dal 2003 questo concetto è stato assorbito dagli interlocutori istituzionali che hanno cominciato a costruire forme di partecipazione di concerto con le Associazioni, prevedendo all’interno del concetto generale di stakeholder[“portatori d’interesse”, N.d.R.] la presenza di referenti privilegiati, portatori di competenze ed esperienze non presenti altrove: esempio concreto è lo stesso Osservatorio stesso, la composizione del Comitato Tecnico Scientifico e quella dei diversi Gruppi di Lavoro di esso.
A questo processo si è affiancato negli anni un cammino di maggiore consapevolezza delle Associazioni di persone con disabilità, di responsabilizzazione rispetto alle diverse disabilità al loro interno e di capacità di interlocuzione e di sintesi delle necessità e delle soluzioni proposte.

A questo punto va detto che negli ultimi anni questo riconoscimento di competenze e questo approccio di partecipazione attiva e consapevole sembra subire qualche preoccupante indebolimento. Sono sempre più numerosi – sia a livello locale che nazionale – esempi di partecipazione che si limitano all’adozione dello strumento della “partecipazione on-line”. Va detto anche che il ricorso alla consultazione online non è di per sé negativo, se inteso come strumento di un processo più strutturato basato sul reciproco riconoscimento e sulla condivisione dell’obiettivo comune dell’effettiva inclusione. E in tal senso esistono anche dellebuone prassi nelle quali la consultazione online ha effettivamente arricchito e rafforzato il confronto, la partecipazione e la qualità dei contenuti. Ma ciò, purtroppo, non sempre accade, perdendo così queste potenzialità.
Un gruppo di esperti, ad esempio, elabora un documento tecnico che poi viene caricato su una pagina web per un periodo di tempo limitato, durante il quale il cittadino può esprimere la propria opinione, proporre modifiche o integrazioni scrivendo una mail. Chiusa la fase di consultazione pubblica, il gruppo di esperti (secondo modalità che spesso non è dato sapere) accoglierà le modifiche che riterrà opportune prima di licenziare il testo.
Cosa non va in questo processo?
Il concetto di “uno vale uno” può portare a delle storture e criticità significative:
° tutti i cittadini possono partecipare a definire misure che riguardano solo una parte di essi e questo appare particolarmente pericoloso a fronte di una società che ancora oggi è alla ricerca del pieno riconoscimento dei diritti delle persone con disabilità (e per questo decide di ratificare la Convenzione ONU, impegnandosi nell’applicarla);
° l’approccio iniziale (ad esempio nella stesura del documento tecnico) viene comunque affidato ad un “esperto” che può non avere le appropriate competenze e produrre già nelle primissime fasi del processo un documento che poi risulta difficile da migliorare con dei semplici emendamenti;
° spesso il gruppo di esperti contatta informalmente persone con disabilità in modo non strutturato e in base a criteri estemporanei (la conoscenza diretta, la disponibilità personale in un dato momento ecc.): la capacità di queste persone di parlare per sé e per gli altri, magari con esigenze diverse da quelle proprie, non è chiaramente riscontrabile in alcun modo;
° con questa modalità si perde l’opportunità di scambio – su base di reciproco riconoscimento – di competenze e approcci che nei gruppi di lavoro più strutturati e paritari rappresentano il vero valore aggiunto del processo di partecipazione.
Se prevalgono queste storture, si perde l’opportunità di scambio – su base di reciproco riconoscimento – di competenze e approcci che nei gruppi di lavoro più strutturati e paritari rappresentano il vero valore aggiunto del processo di partecipazione.
In sintesi, non va confuso lo strumento della consultazione online – che è appunto uno strumento – con la partecipazione attiva, che rimane al tempo stesso un principio e un criterio.

In conclusione: alcune imprescindibili priorità
Come detto inizialmente, i problemi di implementazione dei princìpi di accessibilità della Convenzione presenti nel primo Programma di Azione non sono stati affrontati in questi anni.
Il giudizio negativo espresso dal Gruppo di Lavoro dell’Osservatorio impone dunque di definire le priorità di intervento per il prossimo biennio e di richiederne con urgenza la loro applicazione, nella consapevolezza che sarà un percorso non facile, da incardinare però su alcuni punti chiave imprescindibili. Limitandoci qui ai temi della progettazione universale e all’accessibilità di spazi ed edifici occorre innanzi tutto:
1. elaborare una strategia nazionale sul tema dell’accessibilità, che dovrà prevedere l’ammodernamento complessivo della normativa di riferimento in materia di accessibilità e barriere architettoniche e senso-percettive;
2. ricostituire un organismo paritetico che, sul modello della Commissione già prevista dal Decreto Ministeriale 236/89, sia in grado di interloquire con i diversi livelli di gestione e soggetti interessati, attuando un necessario coordinamento interistituzionale, di promuovere e coordinare le iniziative di adeguamento normativo e tecnico, fornendo azioni di supporto e di orientamento alle amministrazioni pubbliche e ai privati per l’attuazione della normativa, anche attraverso l’elaborazione di linee guida tecniche;
3. implementare lo studio della tecnica e della tecnologia atte a realizzare la progettazione universale e l’accessibilità nei programmi didattici delle scuole secondarie di secondo grado a indirizzo tecnico e nell’àmbito degli insegnamenti impartiti presso le università;
4. definire e applicare metodi e processi di partecipazione chiari, strutturati ed efficaci con le persone con disabilità, attraverso le loro Associazioni.
Queste priorità dovranno costituire gli assi portanti sui quali basare le azioni specifiche di tipo legislativo, amministrativo (programmatorio ed operativo) da attuare.

Architetto, consulente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap).

Note:
(1) 
L’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità, istituito dalla Legge 18/09, ha funzioni consultive e di supporto tecnico-scientifico per l’elaborazione delle politiche nazionali in materia di disabilità, con la finalità di fare evolvere e migliorare l’informazione sulla disabilità nel nostro Paese e, nel contempo, di fornire un contributo al miglioramento del livello di efficacia e di adeguatezza delle politiche. In particolare, l’Osservatorio opera in ordine: alla promozione dell’attuazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità;, siglata a New York il 13 dicembre 2006; alla predisposizione di un Programma di Azione Biennale per la Promozione dei Diritti e l’Integrazione delle Persone con Disabilità, in attuazione della legislazione nazionale e internazionale; alla promozione della raccolta di dati statistici e della realizzazione di studi e ricerche sul tema; alla predisposizione della relazione sullo stato di attuazione delle politiche sulla disabilità.
L’Osservatorio è presieduto dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, o dal Sottosegretario delegato. Si avvale del supporto di una Segreteria Tecnica, costituita nell’àmbito delle ordinarie risorse umane e strumentali della Direzione Generale per l’Inclusione e le Politiche Sociali del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Ha funzioni consultive e di supporto tecnico-scientifico per l’elaborazione delle politiche nazionali in materia di disabilità.
Nell’àmbito dell’Osservatorio, inoltre, è istituito un Comitato Tecnico Scientifico con finalità di analisi e di indirizzo scientifico e vi operano Gruppi di Lavoro, con il compito di approfondire particolari tematiche.
Il Regolamento dell’Osservatorio è stato disciplinato con il Decreto Ministeriale 167/10. L’organismo si è dotato di un proprio Regolamento Interno, approvato il 16 dicembre 2010.

(2) Al fine di approfondire particolari tematiche, l’Osservatorio ha costituito, al proprio interno, aree tematiche che coprono tutti i principali àmbiti di riferimento indicati dalla Convenzione ONU. Qui il riferimento è al Gruppo 6 (L’accessibilità (informazione mobilità, servizi) nella prospettiva dell’Universal Design).

(3) Studio di ricerca e sperimentazione affidato ad Istituti Universitari nell’àmbito del programma di interventi disposti dall’articolo 10 della Legge Regionale del Lazio 1/82. Lo studio è stato affidato – nelle sue articolazioni – tramite le seguenti Deliberazioni della Giunta Regionale del Lazio: 1370/82, 1371/82, 8090/83, 9116/84 e 1329/85. Le ricerche sono state pubblicate dall’Assessorato all’Ambiente della Regione Lazio in quattro volumi nel 1990, dopo la pubblicazione del Decreto Ministeriale 236/89.

(4) Già istituita in attuazione dell’articolo 12 del Decreto Ministeriale 236/89 e riattivata con Decreto n. B3/1/792 del 15 ottobre 2004 del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze e con quello del Lavoro e delle Politiche Sociali. La Commissione è stata ricostituita su base paritetica tra lo Stato e le Regioni e Province Autonome e ne facevano parte rappresentanti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici (3), del Ministero dell’Economia e delle Finanze (1), del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (1), della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome (5), con la partecipazione – in qualità di esperti – dei rappresentanti delle maggiori Associazioni di categorie interessate (FISH-Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap e FAND-Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità). La Commissione è stata sciolta dal Governo Monti nel 2012 insieme ad altre Commissioni Ministeriali.

(5) Ad oggi – preso come esempio il Comune di Roma – le informazioni ufficiali sulla liquidazione dei contributi sono aggiornate al mese di aprile del 2013, quando sono state liquidate un totale di 26 richieste presentate tra gli anni 2004 e 2006, per un totale di 158.450,94 euro.

(6) Si veda in «Superando.it»: Giampiero Griffo, Fu il primo a dire al mondo “Niente su di Noi senza di Noi, 22 gennaio 2016.

Per ulteriori approfondimenti e documentazione: f.mezzalana@gmail.com.

di Fabrizio Mezzalana SUPERANDO

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SEZ.DISABILITà NEWS “Giocattoli di cura” per i bimbi a rischio di paralisi cerebrale

8 Ottobre 2016, 10:22am

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

SEZ.DISABILITà NEWS “Giocattoli di cura” per i bimbi a rischio di paralisi cerebrale

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA È una grande speranza, per un futuro migliore dei bimbi con paralisi cerebrale, il progetto “CareToy” (letteralmente “Giocattolo per la cura”), avviato in corrispondenza della Giornata Mondiale per la Paralisi Cerebrale del 5 ottobre, da parte della Fondazione Stella Maris di Calambrone (Pisa), in collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna e la Neonatologia dell’Università di Pisa. Si tratta di una “palestrina intelligente”, composta di giocattoli sensorizzati e controllati a distanza, che potrà consentire di curare a casa bambini molto piccoli, a rischio appunto di paralisi cerebrale

Sperimentazione con "CareToy"

Sperimentazione con “CareToy”

La paralisi cerebrale è ladisabilità fisica più frequente tra i bambini, dovuta a una lesione cerebrale avvenuta prima della nascita o subito dopo. Questa condizione ne ostacola i movimenti per tutta la vita. I numeri sono eloquenti: nei Paesi più sviluppati essa colpisce circa un bambino ogni 500 nati e in quelli in Via di Sviluppo più del doppio. In Italia sono 2.000 i nuovi casi di paralisi cerebrale diagnosticati ogni anno (un bambino che nasce ogni otto ore) e nel mondo si stima che le persone affette siano circa 17 milioni (più di 90.000 nel nostro Paese).
Chi ne è colpito, in sintesi, ha difficoltà a camminare, nei casi più gravi si muove in carrozzina, ha un uso difficoltoso delle mani e presenta problemi quali il doloredeficit di linguaggiointellettiviepilessia. Il costo di questa patologia in termini di qualità della vita è altissimo, così come elevatissimo è il costo sociale per l’assistenza. Il conto economico, inoltre, in termini di mancata produttività, è astronomico. Si calcola infatti un costo per le cure di circa 40.000 euro all’anno per persona e, sempre per persona e per anno, includendo tutti i costi diretti e indiretti, circa 100.000 euro. Sempre approssimativamente, si può dire che i due terzi di questi costi siano a carico della famiglia e un terzo a carico dello Stato. Per queste persone, dunque, c’è moltissimo da fare in termini sanitari, educativi, sociali.

Per tutto ciò esiste la Giornata Mondiale per la Paralisi Cerebrale, fissata quest’anno per il 5 ottobre e basata sul motto We are here (“Noi siamo qui”), evento che ha visto impegnati più di cinquanta Paesi, con l’obiettivo di promuovere la consapevolezza pubblica, i diritti civili delle persone colpite da paralisi cerebrale, la loro qualità della vita, l’educazione e la possibilità di offrire un contributo alla vita sociale, oltre a iniziative per arrivare a diagnosi e terapie sempre più precoci.
In questo evento si è inserito nei giorni scorsi anche CareToy, progetto di ricerca rivolto aibambini molto piccoli a rischio di paralisi cerebrale. «Se il cervello di un bambino viene stimolato nel modo giusto nei primi mesi di vita – spiega a tal proposito Giovanni Cioni, ordinario di Neuropsichiatria Infantile all’Università di Pisa, direttore scientifico della Fondazione Stella Maris di Calambrone (Pisa) e responsabile di CareToy – quando cioè il cervello stesso è più plastico, grazie a neurormoni e ad altri fattori, esso può “ripararsi” eridurre o cancellare i danni prodotti da una lesione, una di quelle che inducono lo sviluppo delle paralisi cerebrali infantili. Ma la stimolazione deve essere precoce, e quindi avvenire a partire dalle prime settimane di vita, attiva (e non passiva), piacevole (come un gioco), intensiva (molti minuti al giorno), deve coinvolgere la famiglia e pertanto va fatta a casa nell’ambiente del bambino. Deve essere infine continuamente monitorata da parte degli specialisti. Fare tutto questo è molto difficile e quindi purtroppo non viene quasi mai fatto!».
Sulla base dunque di questi obiettivi, la Fondazione Stella Maris, insieme alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, ha inventato e sperimentato il citato sistema CareToy(letteralmente “giocattolo per la cura”), vera e propria “palestrina intelligente” con moltissimi giocattoli sensorizzati simili in tutto a quelli con cui i bambini piccoli giocano quando sono in culla o in box.

«Il valore aggiunto di questa “palestrina” e dei suoi giochi – sottolinea Paolo Dario, direttore dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Sant’Anna di Pisa – sta nella tecnologia che racchiudono. La sfida che abbiamo raccolto era quella di utilizzare componenti high-tech altamente innovativi e di integrarli all’interno di un sistema rivolto ad una tipologia di utenza molto delicata. Grande attenzione è stata posta quindi sull’usabilità e l’accettabilità del sistema, mettendo sempre al centro durante le fasi di progettazione il genitore e il suo bambino. Siamo molto contenti della possibilità di estendere la nostra ricerca anche ai bambini con lesione e dimostrare quanto CareToy possa adattarsi ai bisogni dei piccoli pazienti».
Sono oltre duemila, in CareToy, i sensori che monitorano i parametri della postura e della manipolazione fondamentale per lo sviluppo dei bambini. Questi dati vengono trasmessi attraverso la rete al centro clinico, dove medici e terapisti seguono il loro andamento, sostenendo le attività di gioco più adeguate al loro sviluppo, che i genitori potranno svolgere quotidianamente con il bambino. In questo modo, a casa e semplicemente giocando con i genitori, sarà possibile per i bambini nati con dei problemi contribuire ad allontanare il rischio di sviluppo nel tempo di disturbi neurologici, o quantomeno ridurne la gravità.
La “palestrina”, nel corso di un progetto europeo triennale appena concluso, è stata sperimentata in cinquanta bambini nati fortemente prematuri a Pisa e a Copenaghen, e grazie all’uso a casa per un mese – un uso sempre monitorato via internet dagli specialisti – essi hanno dimostrato uno sviluppo più rapido nella capacità di muoversi e di vedere, e i loro genitori sono risultati più tranquilli e meno ansiosi.
Forti di questi risultati, due anni fa la Fondazione Stella Maris – insieme alla Scuola Superiore Sant’Anna e alla Neonatologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Pisa – ha presentato un nuovo progetto per sperimentare CareToy in un gruppo di bambini con lesioni cerebrali gravi. In questo caso CareToy verrà utilizzato dalle famiglie a casa per otto settimane nei primi mesi di vita, verificando poi a 12 mesi di vita se lo sviluppo motorio in questi bimbi – tutti purtroppo destinati a sviluppare una paralisi cerebrale – sarà migliore e, quindi, con migliori speranze per il loro futuro.
Per il bando del Ministero della Salute, che prevedeva 74 milioni di euro totali di finanziamento, sono stati presentati da Università, Ospedali ed Enti di ricerca italiani quasi tremila progetti, sottoposti a un processo di valutazione coordinato dal Ministero stesso, attraverso oltre tredicimila revisori internazionali, facenti parti di avanzati Centri di ricerca nel mondo. Solo duecentoventi progetti sono stati ammessi al finanziamento e tra questiCareToy è risultato il primo della sua categoria.

Il nuovo progetto, dunque, rivolto, come detto, a bimbi con lesioni cerebrali gravi, è partito proprio in questi giorni e durerà tre anni. «Si spera di utilizzare il sistema CareToy – si augura Cioni – non solo per i neonati che nasceranno a Pisa con lesioni cerebrali, ma anche per quelli che nasceranno presso la Neonatologia dell’Ospedale Meyer di Firenze».
Nel dettaglio, il primo anno sarà dedicato alla revisione tecnologica della “palestrina” a cura dei bioingegneri del Sant’Anna e prima dell’estate 2017 ci sarà la consegna e la sperimentazione dello studio con le famiglie.
Una grande speranza, quindi, frutto della ricerca pisana, del rapporto fra tre istituzioni di eccellenza, tra medici e bioingegneri, per assicurare un miglior futuro ai bambini con paralisi cerebrale. (R.R. e S.B.)

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SEZ.DISABILITà NEWS Politiche di genere che (finalmente) includano le donne con disabilità

8 Ottobre 2016, 10:17am

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

SEZ.DISABILITà NEWS Politiche di genere che (finalmente) includano le donne con disabilità

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Studiare a fondo, creare le condizioni necessarie e produrre risultati – culturali, scientifici, tecnologici e anche legislativi – che portino a politiche di genere ove siano incluse anche le donne con disabilità: nasce per questo l’importante progetto scientifico quadriennale, denominato “RISEWISE” (“RISE Women with Disabilities in Social Engagement”, ovvero “Portare le donne con disabilità verso l’inclusione sociale”), che è stato presentato dall’Università di Genova e che annovera tra i propri partner anche la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap)

«Saranno le donne con disabilità le protagoniste di questo progetto»: è quanto emerso con chiarezza durante il meeting romano di presentazione del progettoRISEWISE (“RISE Women with Disabilities in Social Engagement”, ovvero “Portare le donne con disabilità verso l’inclusione sociale”) e la cornice nella quale esso si svilupperà sarà la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità in una lettura di genere.

Avevamo nelle scorse settimane proposto un ampio e dettagliato approfondimento suRISEWISE (di cui suggeriamo senz’altro la consultazione), importante progetto scientifico quadriennale promosso dall’Università di Genova, nato per affrontare ogni aspetto della disabilità attraverso un approccio olistico interdisciplinare. I vari àmbiti coinvolti, infatti, saranno la sociologia, la psicologia, l’informatica, il diritto, l’ingegneria e la politica, con riferimento al quadro normativo esistente e al sostegno delle attuali tecnologie assistive. E l’obiettivo sarà segnatamente anche quello di influenzare la politica pubblica verso le donne e le donne con disabilità. «Questa – ha spiegato la responsabile scientifica Cinzia Leone – è un’iniziativa all’avanguardia, per quanto riguarda donne, ricerca e disabilità, un’occasione importante per l’Università e anche per la sottoscritta, di fare ricerca e aiutare in un campo dove c’è tanto bisogno e molto disinteresse. Le donne e i ricercatori coinvolti nell’attività di studio, anche uomini, faranno visite presso le Università e le Piccole e Medie Imprese che parteciperanno al progetto tra Italia, Austria, Svezia, Spagna, Turchia e Portogallo, implementando buone prassi e apportando possibili migliorie per la loro vita sociale, lavorativa e familiare. Tutto quanto sopra attraverso lo scambio di periodi medio-lunghi di visite presso i partner coinvolti nell’iniziativa».

«È assai significativo – commenta Silvia Cutrera, presidente dell’AVI Roma (Agenzia per la Vita Indipendente), che ha partecipato alla presentazione di RISEWISE che l’inizio di questo progetto sia stato di poco successivo alle Osservazioni Conclusive al primoRapporto Ufficiale dell’Italia, prodotte dal Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, in riferimento all’attuazione dei princìpi e delle disposizioni contenute nellaConvenzione ONU, e alle tante preoccupazioni contenute in quelle Osservazioni, rispetto alle discriminazioni multiple cui sono sottoposte le donne con disabilità. Come noto, infatti, la Convenzione riserva un’attenzione speciale alle donne con disabilità e l’articolo 6 di essa (Donne con disabilità) riconosce che le multidiscriminazioni subite dalle donne con disabilitàne impediscono l’uguaglianza, ovvero quello che dovrebbe essere un principio fondamentale dei diritti umani. Numerosi altri articoli della Convenzione, inoltre, sono strettamente correlati al sesto, con uno spirito trasversale che è quello di rimuovere gli ostacoli che impediscono la parità di accesso delle donne con disabilità all’istruzione, all’occupazione, alla partecipazione politica e sociale, alla giustizia e all’assistenza sanitaria (compreso ciò che concerne la salute sessuale e riproduttiva), oltreché alla libertà di scelta su come, dove e con chi vivere». Insieme a Giampiero Griffo di DPI (Disabled Peoples’ International) – che sta fornendo un prezioso apporto a questa iniziativa – Cutrera rappresentava per l’occasione la FISH(Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), che in quanto partner del progettoparteciperà attivamente alle varie fasi di esso, analizzando le barriere esistenti negli altri Paesi partner, condividendo le proprie competenze e metodi di inclusione, studiando la condizione di disabilità delle donne attraverso una serie di interviste e infine elaborando i risultati che potranno essere utili per indirizzare politiche di genere in cui anche le donne con disabilità siano incluse.

A Roma era presente anche Gianni Vercelli del DIBRIS (Dipartimento di Informatica, Bioingegneria, Robotica e Ingegneria dei Sistemi) dell’Università di Genova, che ha voluto sottolineare come «il valore aggiunto di RISEWISE sia quello di avere un gruppo di Centri di Ricerca, Associazioni e Università che lavoreranno insieme nei prossimi anni, non solo per testare e provare le tecnologie abilitanti, le cosiddette Assistive Technologies, su persone che ne necessitano, come nel caso specifico le donne con disabilità, ma anche per vedere come poter favorire attraverso le ICT [“Information and Communication Technologies”, ovvero “Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione”, N.d.R.], il ricollocamento lavorativo, l’engagement [il “coinvolgimento”, N.d.R.] e quanto sostanzialmente sia necessario per tornare alla “normalità”. Ciò che è sicuramente fondamentale è che tramite questo progetto sarà possibile per i ricercatori e gli end-user [“utilizzatori finali”, N.d.R.], avere dei periodi di confronto, a livello europeo, su scenari e con tecnologie che altrimenti a livello locale sarebbe stato molto difficile poter conseguire».

Cristina Candito, infine, della Facoltà di Architettura dell’Ateneo genovese, ha spiegato come sia avvenuto il suo coinvolgimento nell’iniziativa: «I miei argomenti di ricerca – ha dichiarato – riguardano in generale la rappresentazione scientifica dello spazio nel piano (geometria proiettiva e descrittiva) nei suoi aspetti storici (disegni e immagini per la rappresentazione dell’architettura e storia della rappresentazione), con riguardo alle metodologie tradizionali e alle innovazioni digitali. In occasione di un PRIN (Progetto di Rilevante Interesse Nazionale) cui ho partecipato sulle Architetture Prospettiche, ho avuto modo di acquisire e impiegare della strumentazione (fotografica e informatica) per la realizzazione di foto sferiche effettuate allo scopo di studiare le relazioni tra spazio reale e illusorio. Sotto questo stimolo, dunque, ho cercato di individuare un’applicazione di questi stessi strumenti anche per la fruizione di luoghi di lavoro e di interesse artistico da parte delle persone con disabilità, in linea con alcune tendenze dell’impiego di elaborati grafici interattivi e immersivi per la diffusione della conoscenza dei beni culturali». (Stefano Borgato)

SUPERANDO.IT

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SEZ.DISABILITà NEWS Sindrome di Down: tu come mi vedi?

8 Ottobre 2016, 10:14am

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

SEZ.DISABILITà NEWS Sindrome di Down: tu come mi vedi?

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA «Il primo problema della mancata inclusione delle persone con sindrome di Down sta nel muro innalzato dai presunti “normodotati”, a partire dagli stereotipi che banalizzano fenomeni fisici e intellettivi»: lo dichiara Sergio Silvestre, presidente del CoorDown, il Coordinamento delle Associazioni di Persone con Sindrome di Down, che promuove ogni anno, la seconda domenica di ottobre, la Giornata Nazionale delle Persone con Sindrome di Down. Questa volta l’evento sarà il 9 ottobre, dedicato al tema “Tu come mi vedi?”, e centrerà l’attenzione anche su tante belle storie di autonomia realizzata

Elena e Spartaco sono una coppia di persone con sindrome di Down, che ha concretizzato il sogno di vivere insieme, grazie al progetto di autonomia abitativa Casa al Sole, curato a Pordenone dalla Fondazione Down FVG

La piena inclusione delle persone con sindrome di Down passa anche dallo sguardo degli altri, dai pregiudizi della società e dalle possibilità che vengono loro offerte: su questi temi si incentrerà la prossima Giornata Nazionale delle Persone con Sindrome di Down, promossa dal CoorDown(Coordinamento Nazionale Associazioni delle Persone con Sindrome di Down) e in programma per domenica 9 ottobre. Tale evento, lo ricordiamo, si celebra in tutta Italia ogni seconda domenica di ottobre, da oltre dodici anni, con l’obiettivo di promuovere una cultura della diversità, abbattere i pregiudizi, difendere i diritti delle persone con sindrome di Down e favorirne l’autonomia e la piena inclusione nel contesto sociale nel quale vivono. Con la campagna di quest’anno – il cui slogan è appunto Tu come mi vedi? – tutti potranno sostenere una migliore qualità della vita delle persone con sindrome di Down e contribuire a un futuro che riservi loro le possibilità di chiunque altro, a scuola, nel lavoro e nello sport. Il 9 ottobre, dunque, sarà possibile recarsi in una delle oltre duecento piazze in tutta Italia, in prossimità di chiese e centri commerciali, dove i volontari e le famiglie delle Associazioni aderenti al CoorDown offriranno un messaggio di cioccolato, realizzato con cacao proveniente dal commercio equo e solidale, in cambio di un contributo. In alcune città, per altro, la campagna di raccolta fondi inizierà già da sabato 8 e proseguirà anche nei giorni successivi. I fondi raccolti saranno utilizzati per finanziare i progetti di autonomia organizzati sul territorio e dedicati a giovani e adulti con sindrome di Down.

«Il primo problema della mancata inclusione delle persone con sindrome di Down – spiegaSergio Silvestre, presidente di CoorDown – sta nel muro innalzato dai presunti “normodotati”, a partire dagli stereotipi che banalizzano fenomeni fisici e intellettivi. I ragazzi e gli adulti con disabilità intellettiva hanno bisogno di persone intorno a loro agili e attive nell’accogliere e sviluppare il loro mondo interiore, coscienti che spesso le apparenze sono fuorvianti. Guardando all’esperienza di ciascuno, non possiamo non riconoscere che nessuno di noi è totalmente indipendente e autosufficiente e che tutti hanno limiti e capacità espressive e operative differenti. È proprio per questo motivo che i luoghi comuni in cui vengono spesso imprigionate le persone con disabilità rappresentano un grande limitealla realizzazione del loro progetto di vita attiva». Ecco dunque che la Giornata Nazionale 2016 è dedicata proprio a tutti quei ragazzi e a quegli adulti con sindrome di Down che – grazie al fondamentale supporto delle famiglie e della comunità nella quale vivono – riescono a realizzare, ciascuno secondo le proprie possibilità, una personale dimensione di autonomia e a condurre così una vita piena e ricca di significato. È il caso ad esempio del giovanissimo Francesco, persona con una forma a mosaico di sindrome di Down, diplomatosi nell’estate scorsa con 82/100 all’Istituto Professionale per i Servizi Alberghieri e Ristorazione di Vittorio Veneto (Treviso) e che ha da poco superato l’esame per il conseguimento della patente B; oppure di Alice, Gabriele, Simone e di tutti gli altri ragazzi che lavorano ormai stabilmente nel Bar “21 grammi” di Brescia; e ancora, diFrancesco, Gragor, Martina, Andrea e Laura, assunti a tempo indeterminato al Milleluci Café di Firenze; di Sara che lavora nello store Apple di Piazza della Repubblica a Firenze (su una popolazione in Italia di circa 25.000 adulti con sindrome di Down, si stima che solo il 12-13% eserciti un’attività lavorativa); e infine, l’esempio di Spartaco e Elena, una coppia che ha concretizzato il sogno di vivere insieme grazie al progetto di autonomia abitativaCasa al Sole, curato a Pordenone dalla Fondazione Down FVG. (F.D.C.V.)

È disponibile un approfondimento riguardante alcune storie di autonomia prese ad esempio dal CoorDown per la Giornata Nazionale 2016. L’hashtag ufficiale della stessa è#GNPD2016. Per essere sempre aggiornati sul calendario delle varie iniziative, basta accedere al sito del CoorDown, dove in questi giorni verranno via via segnalati tutti gli appuntamenti in programma, tra convegni, mostre e spettacoli teatrali e naturalmente tutte le piazze d’Italia coinvolte. Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@coordown.it (Federico De Cesare Viola).

Il CoorDown Il Coordinamento Nazionale Associazioni delle Persone con Sindrome di Down nasce nel 2003, in occasione della prima Giornata Nazionale delle Persone con Sindrome di Down, e rappresenta oggi l’organismo ufficiale di confronto con tutte le Istituzioni, per quanto riguarda le problematiche e i diritti delle persone con la sindrome di Down. Esso ha lo scopo di attivare azioni di comunicazione sociale, per far conoscere le potenzialità e tutelare i diritti delle persone con sindrome di Down, favorirne l’integrazione nella scuola, nel lavoro e nello sport, condividere esperienze tra le singole Associazioni, individuare e mettere in atto strategie comuni rispetto a problemi politici condivisi. Le Associazioni aderenti al Coordinamento sono attualmente settantadue e ognuna mantiene la sua autonomia in relazione alle proprie attività e alla propria azione politica, avendo cura di non creare conflitto tra la propria azione e quella condivisa con il Coordinamento. L’azienda Deichmann Calzature rinnova ormai da sette anni il suo sostegno concreto al CoorDown, anche attraverso un progetto di integrazione nel mondo del lavoro, grazie al quale ragazzi e ragazze con sindrome di Down possono avere la preziosa opportunità di svolgere tirocini lavorativi o essere collocati in maniera stabile presso l’azienda. Così avviene, ad esempio, nelle filiali di Mestre e Cinisello Balsamo (Milano). Da ultimo, ma non certo ultimo, va ricordato che il CoorDown crede da sempre e investe nella comunicazione di qualità. Negli ultimi anni, in collaborazione con l’agenzia di pubblicità Saatchi & Saatchi, ha realizzato campagne innovative [delle quali si è di volta in volta puntualmente occupato anche «Superando.it», N.d.R.], che hanno ricevuto i più ambìti riconoscimenti. Gli ultimi cinque progetti, promossi in occasione della Giornata Mondiale sulla Sindrome di Down del 21 marzo, sono stati premiati con un totale di venti Leoni, di cui nove d’Oro, al Festival Internazionale della Creatività di Cannes, il più importante appuntamento sulla pubblicità. Nel marzo di quest’anno è stata lanciata la campagna internazionale How Do You See Me?, che ha avuto per protagoniste la giovane AnnaRose Rubright e la star di Hollywood Olivia Wilde. (tutte le campagne sono visibili nel sito di CoorDown o inYouTube). (F.D.C.V.)

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SEZ.DISABILITà NEWS Turismo accessibile: il primo Forum Regionale della Sardegna

8 Ottobre 2016, 10:10am

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

SEZ.DISABILITà NEWS Turismo accessibile: il primo Forum Regionale della Sardegna

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Organizzazioni pubbliche e private hanno lavorato insieme ad alcune Associazioni di volontariato e di categoria, per proporre l’8 ottobre ad Olbia “Disabilità e Turismo”, Primo Forum Regionale sul Turismo Accessibile in Sardegna, evento che, dipanandosi tra sociale ed economia, fotograferà le attuali condizioni del turismo accessibile nell’Isola, proponendo anche una serie di progetti in divenire e tenendo ben presente che turismo accessibile non vuol dire “solo” pari opportunità per le persone con esigenze speciali, ma può essere anche un volano economico di particolare rilevanza

L’immagine scelta per illustrare la locandina del Forum di Olbia dell’8 ottobre

«Un evento che per la prima volta ha visto in Sardegna il lavoro sinergico diorganizzazioni pubbliche e privatesu un tema che si dipana tra sociale ed economia. Il tutto per avere l’opportunità di fotografare le attuali condizioni del turismo accessibilenell’Isola e di proporre progetti per il futuro che saranno monitorati e verificati nelle prossime edizioni del Forum. Non quindi un’iniziativa fine a se stessa, ma un percorso “in progress” che guarda al futuro di una fetta di turismo isolano dalle grandi opportunità economiche e sociali». Non si può che condividere la presentazione di Disabilità e Turismo, Primo Forum Regionale sul Turismo Accessibile in Sardegna, in programma per l’8 ottobre a Olbia(Aula Magna Robert F. Engle dell’Aeroporto Costa Smeralda, ore 9-13.30), sia guardando alle componenti coinvolte nell’organizzazione (l’Associazione sensibilMente-Tutela ed Integrazione Persone Autistiche; Confcommercio Nord Sardegna; il Polo di Olbia dell’Università di Sassari; GEASAR-Ente Gestore dell’Aeroporto Olbia Costa Smeralda; Federalberghi; ENAC-Ente Nazionale per l’Aviazione Civile; in collaborazione con l’ABC-Associazione Bambini Cerebrolesi; Meridiana; Village for all-V4A®; Eleva System; ASPO-Trasporti Pubblici Urbani Olbia), sia la qualità dei relatori regionali e nazionali che interverranno all’incontro.

Approfondendo quindi un elemento cui i promotori dell’iniziativa intendono dare particolare rilievo, «il turismo accessibile – viene spiegato nella presentazione – non significa solo pari opportunità, ovvero dare la possibilità alle persone con disabilità di essere turisti come tutti gli altri, ma è anche volano economico di particolare rilevanza. Esso, infatti, riguarda in Italia circa il 17% delle famiglie (10 milioni di persone), cosicché curare le esigenze del turismo con necessità diverse svilupperebbe un mercato stimato in 28 miliardi di euro con un impatto sul Prodotto Interno Lordo di 12 miliardi di euro». Come poi già accennato, al Forum di Olbia non si parlerà solo di mercato del turismo in ottica di accessibilità e fruibilità, ma anche di opportunità lavorative nel comparto turistico per le persone con disabilità, con un focus specificamente orientato sulla produttività e sull’inclusione sociale, che permetterà di accostare la visione partecipativa della disabilità al contesto sociale tramite appunto l’inserimento lavorativo. Un approfondimento, infine, riguarderà l’accessibilità aeroportuale e quella dei trasporti pubblici urbani.

Aperta dai saluti di Francesco Morandi, assessore della Regione Sardegna al Turismo, all’Artigianato e al Commercio, di Settimo Nizzi, sindaco di Olbia e di Marco Balata, assessore al Turismo del Comune di Olbia, l’incontro – moderato da Marco Espa, presidente nazionale dell’ABC e componente della Giunta Nazionale FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) – sarà aperto da Roberto Vitali, fondatore e presidente di Village for all (V4A®), la nota rete che conferisce il marchio internazionale dell’ospitalità accessibile (Il mercato del turismo accessibile e il suo possibile sviluppo), seguito da Giacomo Del Chiappa, docente dell’Università di Sassari (Lo sviluppo del turismo accessibile in Sardegna: minacce, opportunità e azioni), da Carlo Giacobini, direttore editoriale di «Superando.it» e responsabile del Servizio HandyLex.org (Il turismo come occasione di inclusione, tra turismo e buone prassi) e da Paolo Manca, presidente di Federalberghi Sardegna (Accessibilità strutture ricettive in Sardegna e progettualità futura). Sarà poi la volta della presentazione di una serie di progetti, da parte di Nadia Orsinidell’ENAC (I diritti delle persone con disabilità e a mobilità ridotta nel trasporto aereo.ProgettoAutismo, in viaggio attraverso l’aeroporto”), Nicola Deplano, responsabile della progettazione e manutenzione di GEASAR (Accessibilità dell’Aeroporto di Olbia per le persone con disabilità), Antonio Deiana di Deimur.it (Illustrazione App ipovedenti), Nadia Spano della Società ASPO, Veronica Asara, presidente dell’Associazione sensibilMente (Progetti di inserimento lavorativo nel comparto turistico per persone con disabilità) ePasquale Ambrosio, imprenditore e presidente di Concommercio Olbia (Resoconto dell’ inserimento lavorativo di un ragazzo nello spettro autistico). (S.B.)

SUPERANDO

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