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si potrà fumarla al bar e nei cinema e nei locali pubblici.
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Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
ESEGUITO DA KATIA ANDREOLETTI Elementi di spicco della famiglia mafiosa dei Tortoriciani. Calogero e Vincenzino Mignacca sono stati trovati in un casolare di Lentini. All’arrivo dei militari il gesto estremo.
La caccia ai boss latitanti è durata circa cinque anni. Gli investigatori erano alla ricerca dei fratelli Mignacca da quando i due avevano fatto perdere le loro tracce. E oggi il cerchio intorno a loro si è chiuso. Ma il blitz dei carabinieri del Gis in un covo nelle campagne di Lentini (Sr) dove si nascondevano i due esponenti di spicco del clan mafioso di Tortorici (Me), si è concluso nel sangue. Con l’arresto di Calogero Mignacca e il suicidio del fratello Vincenzino che si è sparato un colpo di pistola alla tempia. Erano stati entrambi condannati all’ergastolo con sentenze definitive per associazione mafiosa, omicidi, rapine, estorsioni ed altri reati. L’operazione è stata condotta dai reparti operativi del Gis di Messina e Catania, coordinati dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Messina.
Concitate le fasi del blitz dei carabinieri dei gruppi di intervento speciale, che dopo avere circondato il casolare hanno più volte intimato ai Mignacca di arrendersi prima di fare irruzione nel covo sfondando la porta di ingresso e immobilizzando Calogero che aveva una pistola. Vincenzino, che si trovava in un’altra stanza, alla vista dei militari coperti dagli scudi protettivi si è ucciso.
I due figuravano nella lista dei 30 più pericolosi latitanti in Italia. Indicati dagli inquirenti come esponenti di spicco e killer del clan dei Tortoriciani, sono stati condannati a diversi ergastoli. L’ultima sentenza era divenuta definitiva il 25 luglio 2008, quando si erano resi irreperibili. Originari di Montalbano Elicona, un paesino dei Nebrodi, inizialmente allevatori poi titolari di una impresa di materiale edile, erano stati protagonisti di un’ascesa criminale inarrestabile. I Migliacca erano stati condannati, tra l’altro, come esecutori materiali dell’uccisione di Maurizio Vincenzo Ioppolo, indicato come «esattore» delle tangenti per conto del clan dei Bontempo Scavo nella zona di Brolo. Gli investigatori avevano dato la caccia ai due latitanti sui Nebrodi, in Calabria e nel siracusano, dove oggi sono stati individuati. Gli investigatori ritengono che i ricercati possano aver avuto delle coperture da parte di pastori della zona. Oltre alle due pistole i militari hanno sequestrato nel covo altri due fucili. Il casolare, con i muri non ancora intonacati, era molto spartano; i carabinieri lo stanno perquisendo alla ricerca di elementi utili alle indagini.
«Si tratta di un altro grande successo della squadra Stato - ha affermato il ministro Alfano - che punta al controllo, in termini di sicurezza, del territorio, intensificando la lotta al crimine organizzato. Ma in questa occasione, se esprimo soddisfazione per l’arresto di uno dei due latitanti - ha aggiunto Alfano - provo profondo dispiacere per il gesto di disperazione compiuto dall’altro che, al momento dell’irruzione, si è tolto la vita». Soddisfatto anche il presidente nazionale della Fai, Federazione delle associazioni antiracket e antiusura nazionale Giuseppe Scandurra che sottolinea: «Siamo certi che questa operazione rappresenti un’importante rassicurazione per gli operatori commerciali e i cittadini dei Nebrodi e della zona tirrenica del messinese dove operavano i fratelli Mignacca».
LA STAMPA
ESEGUITO DA KATIA ANDREOLETTI In poco più di un anno aveva portato via quasi 800 mila euro dalla cassa dell’azienda pubblica di gas e acqua per la quale lavorava a Gallarate, in provincia di Varese. Ma quando ha tentato di sotterrare il bottino in una valigia in un parco di Roma - quasi una specie di Pinocchio con le monete d’oro - è stato scoperto dai carabinieri e arrestato. Protagonista della storia un cassiere di 34 anni, che nella capitale aveva dei contatti, persone forse all’oscuro del tesoro illecito che portava con sé.
L’uomo, ricercato dalla procura e dai carabinieri di Busto Arsizio e destinatario di un provvedimento di fermo per peculato, era arrivato giorni fa a Roma. In precedenza aveva cambiato parte del maltolto - incassi delle bollette degli utenti - forse in Svizzera, secondo quanto ricostruito, tanto che nella valigia sono stati trovati anche 29 chili di lingotti d’argento (valore 20 mila euro), oltre a 724 mila euro in contanti in banconote di vario taglio. I lingotti in cambio di banconote, fanno notare gli investigatori, sono un meccanismo efficace per ripulire il denaro.
I carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia Casilina, diretta dal maggiore Domenico Albanese, controllavano le mosse del cassiere da qualche giorno. Quando un cittadino, la scorsa notte, ha segnalato un movimento strano nel Parco di Tor Tre Teste, alla periferia est della città, sono intervenuti. I militari hanno trovato il 34enne con la valigia accanto a sé e la buca appena scavata e l’hanno fermato. Nell’auto dell’uomo, parcheggiata poco distante, sono stati trovati altri 3.000 euro in contanti, un Pc, un hard disk, un libretto di assegni e vari documenti. Il 34enne, celibe e incensurato, è stato portato in carcere. È accusato di essersi appropriato di ingenti somme derivanti dal pagamento delle bollette dell’azienda del Comune di Gallarate nel periodo che va dal 1 gennaio al 31 luglio del 2013. Ciò è quanto hanno accertato le indagini svolte dai carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia del comune varesino.
Il cassiere infedele probabilmente pensava di restare a Roma solo temporaneamente per poi fuggire altrove. I carabinieri stanno verificando se sia stato aiutato consapevolmente dai suoi contatti - che abitano nella zona di Tor Tre Teste - o se questi ultimi fossero all’oscuro del maxi-furto e si siano limitati a ospitarlo.
LA STAMPA
ESEGUITO DA KATIA ANDREOLETTI Una comitiva di giovani amici veronesi è stata distrutta in un incidente stradale avvenuto la notte scorsa nei pressi di Arcole (Verona). Tornavano da una serata in allegria quando all’altezza di una rotonda un’Audi A3 guidata da un 30enne risultato poi ubriaco all’alcol test è piombata sulla loro Volkswagen Golf. Un urto violentissimo, che non ha lasciato scampo a tre dei cinque amici: Enrico Boseggia, non ancora 20enne che era alla guida della Golf, Anna Koudiakov, 18 anni, e Nico Bottegal, 18 anni compiuti da un mese, sono morti pressoché all’istante, tra le lamiere. Un quarto ragazzo di 17 anni è stato portato in condizioni disperate all’ospedale Borgo Trento di Verona: nel pomeriggio però i medici hanno tolto ogni speranza ai familiari, decretandone la morte cerebrale. In condizioni gravissime è pure la quinta occupante della Golf, 16enne, fidanzata di Nico Bottegal. L’uomo che era al volante dell’Audi non si è fatto praticamente nulla. La dinamica dello schianto, avvenuto verso l’una di notte sulla strada provinciale numero 6, è al vaglio dei Carabinieri di san Bonifacio. Ma i primi risultati dei test per droga e alcol cui il 30enne dell’Audi è stato sottoposto avrebbero lasciato pochi dubbi sul suo stato: il tasso d’alcol nel sangue era quattro volte il limite di legge. Per adesso all’uomo è stata ritirata la patente, e nei suoi confronti è scattata la denuncia per omicidio colposo plurimo, e guida in stato di ebbrezza. La tragedia ha colpito in particolare il Comune di Veronella, poco distante dal luogo dell’incidente, dove vivevano due dei ragazzi deceduti, Boseggia e Bottegal. Nel comune vive anche il conducente dell’altra vettura. «Si è trasferito qui da qualche anno - ha detto il sindaco, Michele Garzon -, prima viveva ad Arcole. Non mi risulta che in passato abbia avuto guai per guida in stato di ebbrezza, qualche altro problema sì, ma non di questo genere». Il sindaco ha annunciato che il giorno dei funerali delle vittime proclamerà il lutto cittadino.
LA STAMPA
ESEGUITO DA KATIA ANDREOLETTI Tutto è cominciato lunedì scorso con una denuncia di scomparsa. Ma ora, dopo cinque giorni di indagini, i carabinieri di Grosseto sono convinti di avere a che fare con un omicidio in piena regola: Francesca Benetti, 55 anni, è stata uccisa e il suo assassino ha nascosto o distrutto il suo cadavere. Ieri mattina, dopo un interrogatorio durato una notte intera, Antonio Bilella, un agricoltore di 69 anni, custode della grande villa di proprietà della signora, è stato fermato. Lui nega tutto. Ma i sostituti Salvatore Ferraro e Marco Nassi, nel provvedimento di fermo, gli contestano, oltre all’omicidio volontario, anche i reati di occultamento e distruzione di cadavere.
Gli investigatori del reparto operativo, guidati dal tenente colonnello Francesco Tocci, avrebbero più di un motivo per sospettare di lui: Bilella avrebbe ammesso infatti di aver visto nella giornata di lunedì la padrona di casa – con cui aveva un appuntamento nella villa di proprietà della donna, a Potassa di Gavorrano, nel cuore della Maremma - ma gli orari e gli spostamenti sarebbero in contrasto con le altre testimonianze. I carabinieri hanno scoperto inoltre che il custode avrebbe tentato di disfarsi di una delle sue due Punto, contattando uno sfasciacarrozze. L’auto è stata subito sequestrata e ora sono in corso gli accertamenti della Scientifica.
Tracce e schizzi di sangue, comunque, sono stati trovati nella villa di Gavorrano. Qualcuno, però, ha tentato di rimuoverli, lavando i pavimenti. «Abbiamo fondato motivo di ritenere che la donna sia stata uccisa», ha affermato il procuratore Francesco Verusio. Francesca Benetti - che due anni e mezzo fa, dopo la morte del marito ingegnere, aveva lasciato Milano per trasferirsi in Maremma. Bella donna, sembra che Bilella avesse un’attrazione nei suoi confronti , assolutamente non corrisposta. Al di là di questo, negli ultimi tempi i rapporti erano diventati difficili: Bilella pagava un affitto esiguo per abitare in uno degli appartamenti di proprietà della villa e in cambio aveva l’incarico di tenere puliti i terreni circostanti. Ma la padrona di casa, scontenta della qualità del lavoro, avrebbe voluto mandarlo via.
Nelle ultime ore le ricerche per individuare il corpo di Francesca Benetti si sono intensificate: trenta militari, con l’aiuto di due unità cinofile, hanno battuto palmo a palmo le campagne della zona. Per ora, senza esito.
INSERITO DA CRISTIANA TACCONELLA MONTESILVANO «La Gtm non può permettersi di “giocare” sui diritti umani delle persone con disabilità». La dura presa di posizione arriva dal presidente dell'associazione Carrozzine determinate Abruzzo, Claudio Ferrante, l'indomani dell'annuncio da parte del presidente della società di trasporti, Michele Russo, dell'eliminazione degli ostacoli lungo il tracciato della filovia. «Ringrazio la commissione lavori pubblici che si sta occupando di una tematica così importante come l’accessibilità e il diritto alla mobilità dei cittadini di Montesilvano», commenta Ferrante, che da tempo si batte contro la presenza di barriere architettoniche lungo la Strada parco, «Così come è vero che a Montesilvano la classe politica ha dimostrato grande sensibilità su queste tematiche». Ma Ferrante teme che all'annuncio della Gtm possa non seguire alcuna iniziativa concreta. «Ribadisco che nessuno è contrario al passaggio del filobus», sottolinea, «ma questa strada che ospiterà il trasporto pubblico è fuori legge perché non potrà essere utilizzata da persone con disabilità né tantomeno da mamme con passeggini, anziani e bambini». A detta del presidente dell'associazione, che ricorda tutta una serie di leggi e convenzioni che la strada parco attualmente non rispetta, «eliminare qualche barriera architettonica non significa affrontare il problema, significa agire demagogicamente. La Gtm ci deve dire se eliminerà tutte le barriere architettoniche presenti, come scivoli inesistenti, marciapiedi stretti e rampe pericolose. Ci sono chilometri di barriere che non possono essere eliminate perché non ci sono gli spazi necessari». Ferrante mette in luce anche le possibili barriere che spunteranno lungo via Foscolo, nel tratto che servirà a congiungere il tracciato da viale Europa a Porto Allegro e dove attualmente non esiste nemmeno lo spazio per realizzare un marciapiede. «In questo caso», commenta Ferrante, «al danno si è aggiunta la beffa. Hanno costruito una strada di 7 chilometri di barriere architettoniche, ora verranno eliminate, purtroppo, poche barriere costruite. Ma chi paga tutto questo? A casa mia si chiama sperpero di denaro pubblico».
FONTE IL CENTRO (a.l.)
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA FONTE IL VESCOVADO DI RAVELLO Una giornata di quelle che non si dimenticano. Mercoledì 30 ottobre lo staff dell'Hotel Sirenuse di Positano ha incontrato Papa Francesco durante l'udienza settimanale. L'iniziativa è stata di Antonio Sersale, proprietario della struttura turistica, che ha deciso di recarsi dal Santo Papa con tutti i suoi dipendenti. Ogni anno, al termine della stagione estiva, si è soliti organizzare piccoli momenti di festa comune: quest'anno la scelta, con grande entusiasmo da parte di tutti, è ricaduta proprio su un viaggio a Roma per vivere un contatto diretto con il Papa che sta cambiando la Chiesa. In dono per Bergoglio un bellissimo piatto raffigurante la Madonna e Positano, per suggellare la bellissima esperienza e l'amicizia nata durante l'incontro. Nella foto c'è anche l'amalfitano Gennaro Anastasio che accompagna il Papa per i viaggi in aereo durante i suoi spostamenti e che si è impegnato per organizzare il tutto.
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA FONTE ARTICOLO E VIDEO IL VESCOVADO DI RAVELLO Si è conclusa con la vittoria giapponese la prima sfida internazionale di pirotecnica che ha visto a confronto, a Ravello, la tradizione partenopea e quella nipponica. Serata gradevole quella di ieri sera in piazza Vescovado gremita di persone provenienti da ogni parte della costiera e della provincia per assistere allo spettacolo. Cultori della pirotecnica ma anche semplici appassionarti e curiosi, assiepati lungo le strade di Scala, da Campidoglio al centro, da cui si poteva apprezzare in pieno "la prova del fuoco". E' la ditta Ipon, dei fratelli Benito ed Enrico Pagano di Ottaviano, ad aprire le danze e lanciare i pezzi migliori del repertorio: tutto in tre minuti, come da regolamento, con colpi innovativi da brivido. Spacchi, stutate, farfalle e bombe piene dai colori armoniosamente abbinati (GUARDA VIDEO IN BASSO). E poi quel salice piangente, capace di conquistare tutta la skyline. Sorprendenti i pirotecnici Kitahara che si sono distinti per la balistica perfetta (c'era da immaginarselo), le pregevoli coreografie, le precise geometrie policrome e gli spacchi dolci tipici del Sol Levante. I loro colpi sono stati prodotti nei giorni scorsi presso la polveriera Ipon di Ottaviano. Alla fine i voti della giuria composta dal sindaco Paolo Vuilleumier, dai professori Lorenzo Imperato e Luigi Buonocore, sommati - con precisi criteri - a quelli della giuria popolare composta da 100 elementi, hanno decretato la vittoria nipponica, per buona pace di tutti, compreso il professore Imperato, non del tutto d'accordo sul responso finale (VIDEO). Tutta la gara, comprese le interviste alla giuria popolare, sarà ripresa dalle telecamere della tv nipponica "Asahi" che riproporrà l'evento il 1° gennaio prossimo in Giappone nel corso del programma "Japan Pride".
FONTE IL VESCOVADO DI RAVELLO
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA A partire da oggi 9 novembre, il Canile Municipale di Nocera Inferiore sarà dotato di una attrezzata sala operatoria che potrà essere utilizzata dagli ospiti interni alla struttura. La creazione della sala operatoria all’interno della struttura, che ospita circa cinquecento cani, contribuirà ad alleviare la fatica dei volontari che con la loro costante presenza contribuiscono alla cura degli amici a quattro zampe e in assenza della sala operatoria costretti con propri mezzi a trasportare, quando necessario, in altre strutture, gli animali che necessitavano di interventi chirurgici. Si potranno così evitare anche i traumi subiti negli spostamenti dagli animali sottoposti ad interventi. Sarà presente per l’Amministrazione Comunale il Primo Cittadino, Avv. Manlio Torquato, da sempre, come è noto, sensibile alle problematiche degli amici a quattro zampe, anche per ringraziare quanti tra volontari e privati cittadini hanno contribuito all’opera.
Fonte Nocera News.it
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Questa sera nel Palazzo di città è stato raggiunto l’accordo tra il partito Fratelli d’Italia, il movimento Responsabili per Cava, il gruppo di Unione Popolare a cui hanno aderito i consiglieri Polichetti e Gerardo Baldi. I particolari dell’accordo stesso saranno resi pubblici domani mattina, venerdì 8 novembre, alle ore 12, durante la conferenza stampa di presentazione della nuova giunta. Questi i nomi della nuova giunta: Marcello Murolo, Carmine Salsano (anche vicesindaco), Vincenzo Lamberti, (confermati); Tania Lazzerotti (nome nuovo). Dalla precedente giunta escono: Vincenzo Passa, Fortunato Palumbo, Giovanni Del Vecchio e Teresa Sorrentino. CAVAREPORTER