INSERITO DA ANGELA CECERE
Indagato per voto di scambio il sindaco di Alimena, Giuseppe Scrivano: avrebbe contattato boss per elezione PALERMO – Azzerato il mandamento mafioso di Bagheria. I carabinieri del Comando Provinciale di Palermo e del Ros hanno eseguito provvedimenti cautelari nei confronti di una trentina di persone accusate, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, rapine, detenzione illecita di armi da fuoco, scambio elettorale politico mafioso e traffico internazionale di stupefacenti. Nell’ambito dell’operazione sono stati sequestrati beni per oltre 30 milioni di euro. Si tratta di beni mobili, immobili e complessi aziendali tra cui locali notturni della movida palermitana, agenzie di scommesse, imprese edili e supermercati. IL MANDAMENTO - L'indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dai pm Francesca Mazzocco e Caterina Malagoli, ha disarticolato il mandamento mafioso di Bagheria, storica roccaforte di Cosa nostra. Oltre ai capi della cosca sono stati arrestati il reggente e il cassiere del mandamento e i capi delle famiglie mafiose di Villabate, Ficarazzi e Altavilla Milicia. Le indagini hanno dimostrato come ancora l'organizzazione mafiosa fosse strutturata secondo il tradizionale assetto verticistico. LA «PUNCIUTA» - Continuano ad essere usati i vecchi rituali di affiliazione: la «punciuta» e la presentazione dei nuovi affiliati ai mafiosi più anziani. In un'intercettazione ambientale, un uomo d'onore, discutendo con un altro affiliato, paragona le nuove leve a giovani cavalli da trotto, da addestrare - se necessario - anche ricorrendo alle maniere forti: ''Quando vedi che nella salita fanno le bizze... piglia e colpisci con il frustino.... sulle gambe... che loro il trotto non lo interrompono... purtroppo i cavalli giovani così sono'', dice. CLAN CONDIZIONAVA IL VOTO - Le indagini hanno inoltre messo in luce una mafia aggressiva e sempre più camaleontica che, se da una parte continua a vedere nell'imposizione del pizzo la manifestazione più visibile della sua autorità sul territorio, dall'altra è consapevole che, complice anche la crisi economica, è più che mai necessario ricorrere ad altre fonti illecite di guadagno, come, ad esempio, la gestione del gioco d'azzardo. Resta forte la capacità del clan di condizionare le dinamiche politico-elettorali locali. E' stato accertato, infatti, un patto tra alcuni mafiosi di Bagheria e un candidato alle scorse elezioni amministrative regionali che aveva ad oggetto la promessa di voti in cambio di danaro. SINDACO INDAGATO - C'è anche un candidato della Lega Nord alle ultime elezioni politiche tra gli indagati nell'operazione. Si tratta del sindaco di Alimena, piccolo centro del palermitano, Giuseppe Scrivano, al quale è stata notificata poco fa un avviso di garanzia per voto di scambio. Dall'indagine, coordinata dalla Dda di Palermo, è emerso che alle ultime elezioni regionali, dell'ottobre scorso, Scrivano, che era candidato con la Lista Musumeci, avrebbe contattato persone ritenute vicine a Cosa nostra per avere voti. Il tutto, secondo gli inquirenti, in cambio di denaro. PATTO COL CANADA SUGLI STUPEFACENTI - Dall'inchiesta, infine, condotta con la collaborazione della Royal Canadian Mounted Police, è emersa l'esistenza di un raccordo operativo nel settore degli stupefacenti tra Cosa nostra bagherese e la famiglia mafiosa italo-canadese dei Rizzuto. Documentata, inoltre, la situazione di instabilità interna alle organizzazioni canadesi, degenerata negli ultimi anni in numerosi omicidi.
CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
08.05.2013.