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PUGLIA CALABRIA NEWS BARI Bruzzone: «Un caso unico con troppe anomalie»

8 Maggio 2013, 10:02am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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553987 4875306964196 493515398 nINSERITO DA ANGELA CECERE

I dubbi della criminologa: dall’arma scomparsa alla decisione di uccidersi gettandosi in piscina BARI - Una grave forma depressiva rimasta latente. Se dovesse essere confermata l’ipotesi dell’omicidio-suicidio, potrebbe essere questa la causa che ha portato il 55enne farmacista, Michele Piccolo, a sterminare la propria famiglia e a togliersi la vita gettandosi in piscina. A provare a decifrare la tragedia di Sannicandro di Bari è Roberta Bruzzone, psicologa forense, criminologa e presidente dell’accademia internazionale delle scienze forensi. Bruzzone ha seguito alcuni dei più importanti casi di cronaca nera avvenuti in Italia negli ultimi anni, è stata anche consulente di Michele Misseri nella prima fase dell’inchiesta sull’omicidio di Sara Scazzi. Che idea si è fatta della tragedia di Sannicandro? «Per avere un quadro completo bisogna attendere i risultati delle autopsie e degli esami tossicologici». Procura e carabinieri sembrano convinti della ipotesi omicidio-suicidio compiuto dal capo famiglia. «È assolutamente plausibile che sia andata così, dalle informazioni a disposizione tutto fa pensare ad un caso di omicidio-suicidio. Però ci sono delle anomalie». Qual è l’elemento che proprio non torna? «Innanzitutto la pistola. Che fine ha fatto l’arma che sarebbe stata utilizzata? Non è un dettaglio da poco, se si trovasse la pistola tutto sarebbe più chiaro. E poi perché si è disfatto di quest’arma? Non è usuale, ma potrebbero esserci diverse spiegazioni: ad esempio, potrebbe essersi inceppata e quindi se n’è disfatto, oppure potrebbe aver finito i proiettili, una eventualità che non aveva preventivato». Ricorda altre vicende che possano assomigliare a quello di Sannicandro? «Per le modalità no, a memoria credo che in Italia sia un caso unico, un quadro particolare». Apparentemente pare che la famiglia Piccolo non avesse alcun problema, né economico né di vita coniugale, tantomeno di salute. Cosa può, quindi, spingere un uomo a sterminare la sua famiglia, senza che ci fosse stato alcun segnale di malessere? «Questi delitti solitamente vengono compiuti da soggetti gravemente depressi e paranoidi, una forma di depressione molto forte, ma che non si manifesta all’esterno. Probabilmente nessuno si è accorto di nulla, o forse piccolissimi segnali sono stati sottovalutati. Uccidere i familiari più stretti, per queste persone, significa sottrarli alla sofferenza, tutelarli». Dopo aver ucciso le due donne, ha atteso per 2-3 ore il figlio in casa e l’ha assassinato. Dopodiché è uscito per consegnare alcuni medicinali ad un cliente. Non è anomalo per un uomo che si sta per togliere la vita? «No. Per tutto il tempo ha mantenuto grande determinazione e lucidità, nel complesso quadro di un suicida ci sta che prima di terminare il percorso terreno decida di svolgere tutte le attività che si era prefissato, di portare a termine ogni impegno che aveva preso». Perché uccidersi annegandosi, anziché usare la pistola? «Questa è un’anomalia, in effetti ha scelto una via molto strana e complessa da mettere in atto. Auto annegarsi è più difficile che spararsi, però l’atteggiamento è coerente con le altre azioni, anche in questo caso dimostra determinazione e lucidità. E poi, magari, aveva terminato i proiettili o la pistola si era inceppata».

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

08.05.2013.

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