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SEZ. POLITCA"Bisogna fare in fretta": l'appello di Ilaria Salis sul caso Cecilia Sala --

5 Gennaio 2025, 11:13am

Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Bisogna fare in fretta: dobbiamo riportare Cecilia a casa. Questo, in sintesi, il messaggio di Ilaria Salis in merito alla vicenda di Cecilia Sala, la giornalista dal 19 dicembre nelle carceri iraniane. La monzese - europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra – interviene sulla vicenda. Ricordando quei suoi 15 mesi di prigionia nel carcere di Budapest con l’accusa di aver partecipato nel febbraio 2023 all’aggressione di alcuni neonazisti durante la Giornata dell’Onore. I primi 35 giorni di Salis nel carcere di Budapest “Non posso fare a meno di ricordare il periodo in cui anch’io fui messa in isolamento in una prigione di un paese straniero, lontano da casa – ricorda Salis nel post sulla sua pagina Facebook -. Le condizioni degradanti e pericolose in cui è detenuta Cecilia nel carcere di Evin a Teheran sono persino peggiori di quelle che ho vissuto a Budapest, e il solo pensiero mi dà i brividi. A lei, ai suoi affetti e ai suoi colleghi va tutta la mia vicinanza”. Una detenzione che lo stesso Roberto Salis, papà di Ilaria, aveva raccontato pubblicamente durante un incontro alla biblioteca di Vimercate. Roberto Salis aveva ripercorso quei primi 35 giorni di detenzione in carcere della figlia: l’arresto, il trasferimento in commissariato “dove l’hanno lasciata in mutande, reggiseno e calzini e le hanno poi dato abiti sporchi e un paio di stivali coi tacchi a spillo. I poliziotti le dicevano ‘W il duce’. Poi è stata trasferita in cella, dove è rimasta da sola per 8 giorni senza neppure il kit per l’igiene. La volevano interrogare senza neppure la presenza di un avvocato” aveva spiegato. "Si lotta nonostante la feroce repressione" Ilaria Salis ricorda quei mesi e soprattutto il sostegno ricevuto dalle persone “indipendentemente dal fatto che condividessero o meno le mie posizioni politiche – prosegue -. È questo il modo giusto di agire: unirsi per combattere l’ingiustizia e difendere la dignità umana. Questa solidarietà non sminuisce, anzi rafforza, quella che dobbiamo a tutti i giornalisti e le persone cui viene tolta la libertà, che rischiano, e a volte pagano con la vita, per raccontare la verità. Dalla Palestina all’Iran, dalla Siria alla Turchia, fino all’Ucraina e alla Russia. Infine, è essenziale ricordare che la vicenda di Cecilia si inserisce in un contesto più ampio, quello dello straordinario movimento sociale “Donna, Vita, Libertà,” che continua a lottare con coraggio, indomito nonostante la feroce repressione”. -- MonzaToday

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