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CAMPANIA NEWS Scontri a Napoli: caccia ai registi, black bloc con le molotov. La Digos cerca i responsabili. Dura la reazione del sindacato di polizia Coisp, "siamo stanchi di scendere in piazza a fare da bersaglio dei delinquenti"

7 Aprile 2016, 14:27pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA 07/04/2016 - Cani sciolti o i soliti noti, cioè i professionisti della guerriglia metropolitana? Chi ha animato la frangia più estrema del corteo dei manifestanti che ieri ha tenuto sotto scacco un’intera città arrivando al culmine della tensione sfociata nel lancio di lacrimogeni e nel getto degli idranti sul lungomare cittadino? È l’interrogativo dal quale muovono le indagini della Questura e dei carabinieri sugli scontri che hanno trasformato via Caracciolo in un’arena gladiatoria. Fatti gravi che, pur non avendo fortunatamente causato vittime o feriti, hanno causato pur sempre conseguenze deprecabili: 14 agenti delle forze dell’ordine medicati per contusioni varie e lo scempio di una delle strade che pur sempre resta uno dei biglietti da visita della città. Partiamo dalla fine. Dal bilancio di una giornata da dimenticare, soprattutto per chi l’ha vissuta da incolpevole spettatore. Il corteo dei manifestanti, composto da un migliaio di persone, ha paralizzato il traffico veicolare per ore tenendo in ostaggio migliaia di napoletani. Pur senza alcuna autorizzazione preventiva, gli organizzatori hanno potuto deviare come meglio credevano il percorso partito da piazza Dante; e lo hanno fatto utilizzando una tecnica sopraffina: zigzagando cioè e spaziando in lungo e in largo, così di volta in volta bloccando la circolazione lungo via Toledo, via Medina, piazza della Borsa, e poi ancora via De Pretis, via Marina, via Acton, via Caracciolo.

 

Un testa a testa continuo con le forze dell’ordine, coordinate dalla Questura. Trattative continue on the road nel tentativo di contemperare le esigenze di chi intendeva manifestare con quelle di un’intera collettività, quella dei napoletani intrappolati nel serpentone di lamiere delle auto inchiodate alla strada dai continui blocchi stradali. Qui va fatta subito una precisazione: la stragrande maggioranza del corteo che protestava contro l’arrivo in città del presidente del Consiglio Matteo Renzi - impegnato nel presiedere in Prefettura un vertice sulla cabina di regia per la bonifica di Bagnoli - era composta da giovani e meno giovani che intendevano esercitare un sacrosanto diritto: quello a manifestare. E dunque bando alle facili colpevolizzazioni. Tantissime le sigle della galassia dei manifestanti: dai movimenti dei disoccupati ai comitati studenteschi, dai sindacati di base alle sigle dell’antagonismo, dai centri sociali ai Carc e così via. Tutti confluiti in quel cuore pulsante del «no» alle politiche del governo sulla bonifica dell’ex polo industriale della zona occidentale della città che è la sigla «Bagnoli Libera». E tuttavia anche questa volta le cose non sono andate come sarebbero dovute andare, qualcosa non ha funzionato e - alla fine - la situazione è sfuggita di mano. Così si è arrivati al faccia a faccia con le forze dell’ordine su quel lungomare trasformato in un set western, in qualcosa di molto simile a un mezzogiorno di fuoco posticipato dalle lancette dell’orologio alle 14 di un mercoledì da dimenticare.

 

Adesso la Digos cerca i responsabili, o meglio gli istigatori di quegli scontri. Già, perché un punto appare chiaro: chi ha tentato di avanzare oltre la linea rossa sfondando i cordoni di protezione delle forze dell’ordine posizionate in piazza Vittoria sapeva di andare incontro ad una reazione di polizia, carabinieri e finanza. Eppure una qualche raffinata regia ha fatto sì che il corteo unitario con le sue bandiere, i suoi slogan, le maschere del premier, i canti e la voglia di far sentire la propria voce si sia improvvisamente frammentato, articolandosi in tre segmenti. Uno di questi - animato da giovani incappucciati e vestiti di nero - si è improvvisamente volatilizzato mentre transitava nei vicoli dei Quartieri spagnoli per poi ricomparire lungo i Gradoni di Chiaia e, dopo avere costeggiato la Villa Comunale, posizionarsi nei pressi della Colonna spezzata, in piazza Vittoria. Forse l’obiettivo di questo centinaio di persone restava quello di avvicinare la sede del «Mattino», dove Renzi era atteso per una diretta in streaming. O forse no. Sta di fatto che, nonostante i reiterati inviti ad arretrare e ad abbandonare quella posizione c’è stato chi ha fatto scoccare la scintilla che ha dato fuoco alle polveri.

 

SINDACATO DI POLIZIA COISP: Siamo stanchi di andare in strada a fare da bersaglio a certi delinquenti per quattro spiccioli per poi finire , come sempre, alla sbarra di squallidi processi mediatici. 
La visita del Presidente del Consiglio Renzi in città per la formulazione di accordi nella zona di Bagnoli ha risvegliato gli animi di molti manifestanti che, in coincidenza con detto arrivo, hanno creato pesanti disordini e serie problematiche all’Ordine Pubblico cittadino provocando scontri nei quali 14 poliziotti hanno riportato contusioni e ferite guaribili in circa 10 giorni salvo complicazioni. Questa parvenza di democrazia che si propone al popolo con la movimentazione del leader parlamentare ha il potere di creare dissidi in ogni dove al punto che, nonostante la previsione tattica delle Forze dell’Ordine le stesse, pur risultando più forti alla fine degli scontri, riportano danni e feriti da bagarre facilmente evitabili con una logistica funzionale certamente da migliorare. “Se questa deve essere la conseguenza di ogni spostamento del Presidente del Consiglio – dichiara Giulio Catuogno, Segretario Generale Provinciale del sindacato indipendente di Polizia Coisp - sarebbe raccomandabile che continuasse a star seduto nella sua comoda poltrona romana, evitandoci il gioco al massacro per la misera cifra di € 1500 al mese ed un contratto bloccato da ben sei anni. Siamo solidali con i colleghi contusi e con le loro famiglie che – dice ancora Catuogno - ogni giorno salutano i propri cari coscienti di poter tornare a casa, quando si è fortunati, con teste fasciate e punti di sutura per un’attività che, per spirito di corpo e di giubba, si continua a svolgere con serietà e passione. E’ davvero encomiabile – continua Giulio Catuogno – che esistano ancora poliziotti, professionalmente preparati che, per grande abnegazione personale, sono pronti alla difesa dello Stato, mentre quest’ultimo relega il Comparto Sicurezza nell’angolo delle problematiche da non dover risolvere. Molte delle bagarre che si verificano nel quotidiano – prosegue Catuogno – potrebbero essere facilmente evitate con l’uso di mezzi di difesa certamente più idonei, come spray al peperoncino e taser ma, purtroppo, siamo così stanchi di doverli richiedere quasi come un’elemosina che, ci verrebbe quasi voglia di comprarli e consegnarli noi ad ogni collega che lavora in strada”. Gli fa eco anche il Segretario Generale Regionale Giuseppe Raimondi che esprime la vicinanza ai colleghi feriti e commenta così i gravi incidente verificatisi oggi a Bagnoli : Questi episodi non si abbiano più a verificare e che ben presto vi sia la piena accettazione che la popolazione mal accoglie le chiacchiere che dall’alto ci vengono a raccontare lasciando i fatti lontano un miglio dalla pratica e dal territorio stanco di subire. Ormai non c’è più una sola manifestazione di piazza che non rappresenti un vero e proprio covo dove puntualmente si annidano violenti che scendono in strada con il solo intento di attentare alle regole del vivere civile ed ovviamente alla vita degli Appartenenti alle Forze dell’Ordine che le difendono. L’ennesimo scempio di Bagnoli, con tanti feriti fra i colleghi mandati al solito patibolo che ormai sono i servizi d’ordine, è solo l’ultima inutile conferma di quanto certe severe disposizioni servano per tutelare i malcapitati Agenti destinati a fronteggiare i soliti delinquenti, altro che avallare certi vergognosi comportamenti criminali con il solito sciatto atteggiamento che tutto giustifica e tutto consente. Qui è della nostra salute che si sta parlando, e sinceramente non è più possibile pretendere che ci facciamo massacrare in silenzio. Siamo stanchi di andare in strada a fare da bersaglio a certi delinquenti per quattro spiccioli per poi finire , come sempre, alla sbarra di squallidi processi mediatici”.

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