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SALERNO E PROVINCIA NEWS «Malati e terrorizzati, non avevamo scelta». Le testimonianze choc dei pazienti

7 Aprile 2016, 14:30pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SALERNO. «Mio fratello aveva una massa tumorale alla testa. Fu Brigante a dirci che doveva essere operato. Poi però i giorni passavano e della data dell’intervento non si sapeva niente. Il medico ci diceva che la lista d’attesa era lunga, che dovevamo aspettare, oppure firmare per le dimissioni e andarcene. Finché non ci convocò nella sua stanza, e ci prospettò la possibilità di pagare». È uno dei casi finiti nell’inchiesta sulle tangenti al “Ruggi”, una delle testimonianze drammatiche raccolte dai carabinieri nel corso di un’indagine iniziata nell’aprile del 2015 e sfociata l’altro ieri nell’arresto del primario di Neurochirurgia Luciano Brigante, del collega toscano Gaetano Liberti e della caposala Anna Rita Iannicelli, oltre che nella sospensione dal lavoro del direttore del dipartimento di Neuroscienze, Renato Saponiero. Angelo D.G. (poi deceduto) era stato ricoverato nel reparto di via San Leonardo dopo una crisi epilettica, lì il primario aveva diagnosticato il tumore e lì fu operato, il 30 aprile del 2014, con una craniotomia frontale. Prima dell’intervento, però, la famiglia aveva dovuto mettere mano alla tasca. «Brigante ci chiese 2mila euro – ha continuato la sorella nella sua deposizione agli inquirenti – Disse che ci faceva un favore, perché per quel tipo di interventi ci volevano di norma 6 mila euro, e aggiunse che i soldi non erano per lui ma per chi lo avrebbe assistito in sala operatoria, che quel giorno non era in servizio. Noi pagammo. In famiglia avevamo già avuti dei lutti, facemmo una colletta tra noi e consegnammo i soldi in una busta chiusa nella sua stanza».

 

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Il copione si ripete nelle altre testimonianze: la gravità della malattia, l’attesa in reparto e quell’aut aut («aspettate o andatevene) fino alla richiesta di denaro per scavalcare gli altri pazienti in lista. V.S è stata operata da Brigante alla spina dorsale, nel gennaio del 2014: «Avevo dolori fortissimi, non riuscivo più a muovere una gamba. Andai nel suo studio ad Avellino, mi visitò è disse che dovevo essere ricoverata subito, che l’operazione era urgentissima». Appena entrata in ospedale, arrivò la richiesta di soldi: «Se avessi pagato potevo essere operata da lui in due giorni, altrimenti avrei dovuto attendere almeno una settimana, forse di più. Soffrivo moltissimo, avevo paura, chiamai mio marito e gli dissi di procurare i soldi. Sapevamo che era ingiusto, ma mettemmo i 2mila euro in una busta e pagammo».

 

R.C. in ospedale c’era arrivato d’urgenza nel dicembre del 2013, per un grave incidente stradale. «Il dottore Brigante ci disse che l’intervento era urgente – ha spiegato la moglie ai carabinieri – per evitare il rischio imminente di una tetraparesi che avrebbe avuto importanti ripercussioni respiratorie». Eppure il tempo passava e l’operazione non veniva calendarizzata. Fino a metà febbraio: «Ci chiese 1.500 euro, per scavalcare gli altri in lista d’attesa ed essere operati da lui. Io avevo paura, temevo che aspettare ancora avrebbe provocato a mio marito danni irreversibili. Pagammo in contanti, e dopo tre giorni fu eseguito l’intervento». Altre volte, quando in sala operatoria c’era Takanori Fukushima, la tangente veniva pagata con bonifico sul conto di una fondazione americana gestita dal luminare giapponese. Su quel conto ha versato 5mila dollari O.V., operata al “Ruggi” per un neuronima: «Fu Brigante – ha spiegato – a invitarmi disporre la donazione. Io stavo male, ero preoccupatissima, non chiesi neppure spiegazioni». LA CITTA DI SALERNO 

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