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CAMPANIA NEWS Caserta, l’indagine Aci-Istat: meno incidenti ma il pericolo diventa la città

6 Novembre 2015, 12:30pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

CAMPANIA NEWS Caserta, l’indagine Aci-Istat: meno incidenti ma il pericolo diventa la città
CAMPANIA NEWS Caserta, l’indagine Aci-Istat: meno incidenti ma il pericolo diventa la città

INSERITO DA ANGELA CECERE CASERTA - Sempre più distratti alla guida, sempre meno assicurati e con il rischio crescente di rimanere vittima di un incidente in città. È l’immagine dell’automobilista medio casertano che emerge dai dati appena pubblicati in una ricerca nazionale Aci-Istat relativa al 2014. E se diminuisce il numero di morti tra il 2013 e l’anno scorso (da 50 a 41) così come quello degli incidenti complessivi (da 1.359 a 1.331), continuano invece a crescere i sinistri registrati in città, che arrivano al 66,1% del totale. Più incidenti e più decessi proprio nel tessuto urbano, dato poco confortante che allinea Caserta (1,3 morti ogni 100 incidenti) alle città più grandi. Nella poco invidiabile classifica guida Messina, maglia nera con un indice di 1,6, mentre Bari risulta la più virtuosa (0,3) seguita da Milano (0,4). Molto probabile, poi, che chi vi tamponi sia stato distratto dallo smartphone, ancor di più da quando la tastiera è stata sostituita dal touch screen. Sono infatti cresciute di un terzo, nel giro di un solo anno, le specifiche infrazioni rilevate da polizia stradale e vigili urbani (oltre 81mila nel 2014 nei soli comuni capoluogo).

Passando dalle città alle province, lo scenario cambia e anche Caserta rientra nella media nazionale, cedendo il passo, nel confronto regionale. Peggio di Caserta fanno, infatti, Benevento e Avellino, che superano Terra di Lavoro. Si passa dall’indice di ben 4,6% del Sannio al 3,1% dell’Irpinia. Appaiate Caserta e Salerno (3%) che distanziano la provincia di Napoli, ferma all’1,9%. Su questi dati incidono molto i sinistri su strade extraurbane.

Stando ai dati assoluti, il numero di morti in Campania è calato dell’8,3% tra il 2010 e il 2014 (da 254 a 233, con segni positivi solo nelle province di Salerno e Benevento) ma resta l’incremento della pericolosità dei centri urbani. Ad allarmare - su scala nazionale - è proprio il dato del +5,4% di morti in città, che rende negativo (-0,6%) quello complessivo, a fronte di una flessione del 2,5% dei sinistri e del 2,7% dei feriti.

In media, nel 2014, ogni giorno si sono verificati 485 incidenti, sono morte 9 persone e ferite 688. Il costo degli incidenti ha inciso per ben 18 miliardi, ma l’Italia risulta in media rispetto all’obiettivo Ue di dimezzare il numero dei morti entro il 2020. Sotto questo aspetto, rispetto ai valori 2010, si posiziona nella media dei 28 Stati membri (-17,8% tra il 2014 e il 2010 in Italia e -18% media Ue allargata ai 28 Stati). Torna a crescere il numero delle vittime tra i pedoni (578 morti, +4,9% rispetto al 2013) e i ciclisti (273 morti, +8,8% rispetto al 2013), mentre prosegue il calo della mortalità sulle moto (-4,3% rispetto al 2013). La fascia di età più a rischio resta quella dei giovani tra 20 e 24 anni (268 vittime), ma aumentano i decessi tra gli over 75 (+11,1%) e i bambini tra 0 e14 anni (+12,7% ).

«I dati dimostrano l’urgenza di garantire l’utilizzo di almeno il 50% dei proventi delle multe – sottolinea il presidente dell’Aci, Angelo Sticchi Damiani – per favorire la mobilità e la sicurezza stradale, soprattutto in ambito urbano con attraversamenti pedonali moderni e visibili, percorsi ciclabili protetti, rotatorie efficaci a scongiurare i pericolosi urti laterali. Anche le sanzioni devono essere finalizzate alla prevenzione: gli autovelox nascosti sono inutili e i cartelli che ne annunciano la presenza, poi non riscontrata dai conducenti, sono addirittura dannosi. Su questo presenteremo una proposta legislativa sistemica già nella prossima Conferenza del Traffico e della Circolazione, in programma a Roma il 18 novembre».

«È sempre più importante disporre di dati di elevata qualità e non di resoconti parziali o aneddotici - precisa il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva -. La strategia vincente per raggiungere questo obiettivo è stata attivare un modello aperto di coordinamento, con la regia dell’Istat, tra Stato, Regioni ed Enti locali».

IL MATTINO

06.11.2015 12.30

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