MONZA E PROVINCIA NEWS STORIA DI MONZA A CURA DI MICHELE PAPPACODA
La storia di Monza inizia in epoca romana, con l'attestazione del vicus di "Modicia", anche se nel territorio monzese sono state rinvenute testimonianze di presenza umane molto anteriori. La città conobbe un periodo di particolare rilevanza politica e di intenso sviluppo artistico durante il VII secolo, quando fu capitale estiva del Regno longobardo; in seguito la città entrò nei domini del Sacro Romano Impero, pur con ampi margini di autonomia, e infine, dall'XI secolo, entrò nell'orbita di Milano. Libero comune nel XIII secolo, nel XIV Monza entrò nei domini dei Visconti di Milano, dei quali seguì la sorte passando prima sotto il controllo spagnolo e poi sotto quello asburgico, fino a diventare parte, nel 1859, del Regno di Sardegna, Regno d'Italia dal 1861.
Le origini
Urne e corredi funerari, armi, lucerne, spilloni, vasellame vario: questi ritrovamenti databili all'età del bronzo (circa II millennio a.C.) sono state scoperti nel territorio monzese sul finire del XX secolo: questi ritrovamenti, oggi conservati nei depositi dei Musei Civici, documentano la sicura presenza nella regione di comunità socialmente organizzate di probabile origine celtica.
Un popolo dell'antica Gallia, gli Insubri, valicate le Alpi, si era stabilito intorno a Mediolanum (Milano), dividendosi in numerosi villaggi. In precedenza nella zona dell'antico vicus di Monza una tribù gallo-celtica aveva già fondato un villaggio in riva al fiume Lambro, così le due popolazioni si fusero.
L'epoca romana
Nell'anno 222 a.C. i consoli romani Gneo Cornelio Scipione Calvo e Marco Claudio Marcello sottomisero i Galli Insubri. La regione tuttavia, pochi anni più tardi, si sollevò all'arrivo di Annibale (218 a.C.).
Tornata nell'orbita di Roma nei primi decenni del II secolo a.C., la Gallia Cisalpina ottenne da Giulio Cesare la cittadinanza romana nel 49 a.C. (Lex Roscia).
Le prime testimonianze del vicus romano di Monza ci vengono da due iscrizioni su stele di pietra risalenti al I secolo d.C., ritrovate l'una nella chiesa di Santa Maria in Carrobìolo, l'altra nei giardini di Villa Reale.
Il nome latino della città era probabilmente "Modicia" (come testimonia la dedica incisa su di un'ara del II secolo dedicata ad Ercole dagli Juvenes Modiciates) anche se non lo si ritrova menzionato nei documenti né di età repubblicana, né imperiale.
Della Monza romana sono rimaste varie testimonianze quali ceramiche, grezze o dipinte, di uso quotidiano, are dedicate a Giove, Ercole e Mercurio, iscrizioni, sarcofagi, lapidi sepolcrali ed epigrafi di militari, commercianti e piccoli proprietari, spesso dai nomi celtici romanizzati.
Dai ritrovamenti pare che il nucleo principale della città fosse sulla sponda destra del fiume Lambro verso il duomo, e sulla sponda sinistra verso l'odierna chiesa di S.Maurizio. Le due zone erano collegate dall'unico monumento tuttora rimasto della Monza romana: il ponte sul fiume Lambro detto "di Arena", così chiamato perché si trovava nelle vicinanze di un luogo in cui i giovani praticavano attività ginnico-sportive.
Il ponte (che fu demolito nel XIX secolo per far posto all'odierno ponte dei Leoni) era lungo 70 m e largo 4, era composto di sette archi ribassati in cotto e serizzo, uno dei quali è tuttora visibile. Da qui passava la strada che da Milano conduceva a Lecco.
Le fondazioni di un ninfeo tardo romano sono state risistemate nel giardino della cosiddetta casa dei Decumani, poco lontano dal luogo del ritrovamento avvenuto ad est della cappella del Rosario del duomo.
In una zona non molto distante poteva anche trovarsi un'area sepolcrale, poiché i relativi materiali lapidei di recinzione furono reimpiegati come pilastri della stessa casa dei Decumani.
Nella ripartizione di Augusto Modicia era inclusa nella Regio XI, il cui territorio corrispondeva all'antica Gallia Transpadana.
La città non era un municipio autonomo in quanto per la relativa vicinanza dipendeva dal municipio di Mediolanum; la sua importanza cominciò a manifestarsi dalla fine del III secolo anche se il luogo continuò a mantenere un carattere essenzialmente agricolo.
Nell'ultimo periodo della decadenza dell'impero, nel 402 i Goti di Alarico saccheggiarono la regione Transpadana.
Dal V all'VIII secolo
Alla disgregazione dell'impero romano Monza condivide le vicende dell'intera Italia che subisce lo stanziamento di nuovi popoli.
Dapprima gli Eruli di Odoacre, che depone l'ultimo imperatore romano (476).
Quindi gli Ostrogoti di Teodorico (493), che sceglie proprio Monza come una delle sue residenze e vi fa costruire un proprio Palatium magnum. Del palazzo di Teodorico, peraltro menzionato da Paolo Diacono nella sia Historia Langobardorum, non è rimasta traccia apparente.
Poi la guerra mossa da Giustiniano contro i Goti porta alla riconquista bizantina dell'Italia (553).
Infine l'arrivo in Italia dei Longobardi (568), guidati dal loro re Alboino: la conquista longobarda si estenderà a larga parte del territorio italiano (Langobardia Maior e Langobardia Minor) e comporterà un ruolo storicamente importante per la città di Monza (Modoetia).
I Longobardi e Teodolinda
Non si hanno notizie storiche su Monza per tutto il periodo che intercorre tra la morte di Teodorico ed il regno di Autari che invece sarà, insieme a quello del suo successore Agilulfo, molto importante politicamente per la città.
Autari, terzo re in Italia dei Longobardi, aveva sposato, nel 589, Teodolinda, principessa cattolica bavarese, figlia del duca Garibaldo e di Valdrada principessa della stirpe longobarda dei Letingi.
Morto improvvisamente Autari nel 590, Teodolinda sposò in seconde nozze il duca di Torino, Agilulfo, incoronato re d'Italia. La coppia regale stabilì a Milano la propria capitale e a Monza la residenza estiva; Teodolinda si fece allora costruire un ricco palazzo a Monza. Anche di questa residenza regale non è rimasta traccia, se non nell'iscrizione sull'Evangeliario donato dalla regina alla chiesa di San Giovanni.
Teodolinda fece anche costruire, nel 595, vicino al suo palazzo e sulla riva del fiume Lambro un oraculum, cioè un luogo di preghiera, presto ampliato e dotato di molti ornamenti d'oro e d'argento: la prima basilica di San Giovanni Battista, adiacente il Palazzo Reale. Tutto ciò secondo la testimonianza dello storico longobardoPaolo Diacono (VIII secolo), che nella sua Historia Langobardorum scrisse: «[...] Theudelinda regina basilicam costruxerat, qui locus supra Mediolanum duodecim milibus abest, [...]»[1].
Vestigia del tempio teodolindeo, quali muri del VI secolo, iscrizioni, lastre decorate a soggetto religioso si trovano tuttora a far parte dell'odierno Duomo, che forse ne comprende alcune navate. A lato dell'abside rimane anche una torre longobarda usata più tardi come campanile della Basilica e forse in origine posta a difesa dell'adiacente Palazzo Reale.
Più tardi nacque una leggenda riguardo alla costruzione dell'oraculum: secondo questa tradizione infatti Teodolinda, addormentatasi lungo la riva del Lambro durante una battuta di caccia del re e della corte longobarda, avrebbe visto in sogno una colomba, simbolo dello Spirito santo, che le avrebbe pronunciato la parola modo, ad indicare che avrebbe dovuto dedicare quel luogo a Dio. La regina a quel punto avrebbe risposto etiam, indicando la sua accondiscendenza al volere divino. Dall'unione delle due parole modo ed etiam sarebbe poi nato il nome della città: Modoetia. L'episodio è narrato, insieme ad altri della vita della regina, nel ciclo di affreschi dei fratelli Zavattari che decorano interamente le pareti della Cappella di Teodolinda nelDuomo di Monza.
Papa Gregorio Magno, grazie all'influenza della regina, sostenne la conversione al cattolicesimo del popolo longobardo, ancora in gran parte pagano o ariano. Per incoraggiare e confermare la fede del popolo il papa donò una serie di oggetti di culto, molti dei quali, carichi di valore storico ed artistico, sono ancora oggi conservati nel museo del Duomo, insieme anche a numerosi oggetti d'arte di questo popolo: tra questi l'Evangeliario di Teodolinda, che papa Gregorio Magno donò nel 603 alla regina dei Longobardi.
Teodolinda morì nel 627 e venne sepolta nell'Oraculum. Nel 1308 i suoi resti furono trasferiti in un sarcofago nella Cappella a lei dedicata.
Dopo Teodolinda la Chiesa monzese andò assumendo un'importanza spirituale e temporale sempre maggiore. A suo capo fu posto un "Diacono custode" (che successivamente, nell'anno879, divenne "Arciprete"). In questo periodo la Basilica monzese e le sue terre furono prima soggette a "Principi", cioè a feudatari inviati dai re longobardi residenti a Pavia.
Più tardi l'Arciprete di Monza giunse ad associare il potere temporale a quello spirituale.
Nell'anno 774 i Longobardi di Desiderio sono sconfitti dai Franchi di Carlo Magno che riceve la Corona Ferrea nel 775.
IX secolo
Nell'843 l'Impero carolingio viene diviso in tre regni: Monza fa parte del Regno d'Italia, assegnato a Lotario I.
Negli stessi anni Monza diviene possesso del conte franco Ugo di Tours.
X secolo
Il Glossario di Monza risale probabilmente ai primi decenni del X secolo.
Con Berengario (850-924), duca del Friuli, divenuto re d'Italia e poi, nel 915, anche imperatore del Sacro Romano Impero, Monza torna nuovamente ad assumere l'importanza perduta dopo la morte della regina Teodolinda.
Berengario, incoronatovi imperatore con la Corona Ferrea, sceglie Monza come Sede imperiale e dalla città emana molti decreti per il governo dell'impero stesso. Vi fa anche costruire uncastrum fortificato contro le incursioni degli Ungari.
Sotto il suo regno Monza poté godere di una certa indipendenza: disponeva infatti di un proprio sistema di pesi e di misure; poteva anche confiscare beni e contrassegnare gli atti notarili con proprie segnature.
Berengario I fu molto generoso con Monza donando numerose opere al suo Duomo, tra cui la famosa Croce, e concedendo ampi benefici ai suoi 32 canonici ed alle altre chiese. In particolare il dominio della chiesa monzese divenne consistente ed il suo Arciprete venne a riunire i ruoli di capo della Basilica e di Signore con potere politico.
Monza città fortificata ospitò, nel 980, Ottone II proveniente dalla Germania . Nell'anno 1000 suo figlio Ottone III divenne protettore di Monza e di tutti i suoi possedimenti: Bulciago, Cremella,Lurago, Locate e Garlate.
La potenza economica della città ed il suo prestigio come sede di incoronazione affermatosi nel corso del X secolo andrà consolidandosi nei due secoli successivi, suscitando la rivalità di Milano che cercherà con varie e alterne vicende di sottometterla.
XI secolo[modifica | modifica wikitesto]
Nel 1018, Ariberto d'Intimiano (970-1045), Signore di Monza, viene consacrato vescovo di Milano: così la città perde la propria autonomia rispetto alla potente e troppo vicina Milano. Sono gli anni che vedono le lotte tra Ariberto e l'imperatore Corrado II. Alla sua morte, Ariberto lascia importanti donazioni alla Basilica e al clero monzese.
Non si hanno documenti certi per ricostruire storicamente l'origine del Comune di Monza. La maggior parte degli studiosi propende per collocarla alla fine dell'XI secolo, o all'inizio di quello successivo, come reazione al forte potere politico esercitato dall'Arciprete sulla città.
XII Secolo
Si stima che la città di Monza contasse circa settemila abitanti. L'agricoltura ne costituiva l'attività prevalente, anche se l'artigianato iniziava a crescervi d'importanza.
Nel 1128, a Monza nella chiesa di San Michele, Corrado III di Svevia, della famiglia degli Hohenstaufen, viene incoronato Re d'Italia dall'arcivescovo di Milano Anselmo Pusterla. Non si sa con certezza quale fu la corona usata in questa cerimonia poiché ne esistevano tre: quella di Teodolinda, la Corona Ferrea e quella di Agilulfo. Però le prime due si ritengono poco adatte per una incoronazione per le loro dimensioni, troppo piccole; rimarrebbe la corona di Agilulfo, che viene fatta risalire non all'epoca longobarda, ma al secolo XI e che oggi non è più a Monza perché è stata fusa a Parigi dove fu portata da Napoleone alla fine del XVIII secolo.
Nel terzo decennio del secolo nasce a Monza San Gerardo dei Tintori, fondatore di un ospedale.
Nel 1135 Corrado III deve cedere il proprio regno a Lotario III (secondo un'altra numerazione, Lotario II). Nello stesso anno papa Innocenzo II prende la Chiesa di Monza sotto la protezione apostolica e ne conferma i beni e i privilegi.
L'anno successivo Lotario garantisce al clero monzese l'indipendenza da Milano: Monza riacquista così la propria autonomia che non è solamente limitata al governo feudale di terre e di beni, ma è estesa anche al potere spirituale: infatti, mentre è negata ad altri, all'arciprete di Monza è confermata la facoltà di ordinare i chierici della propria chiesa (anno 1150); naturalmente tale autonomia non fu mai assoluta, non potendosi svincolare completamente dall'autorità del vescovo di Milano.
Amizo de Modoetia è Console nell'anno 1141.
Federico I Barbarossa succede allo zio Corrado III di Svevia ed è due volte nella città di Monza: nel 1158 e nel 1163. In questo periodo la città torna ad assumere grande importanza e riacquista la propria indipendenza da Milano, città fortemente ostile all'imperatore.
Federico dichiara Monza di sua proprietà e le concede anche la "curraria" (cioè il diritto di riscuotere la dogana sulle strade), diritto solitamente concesso solo alle città di "sede regia".
Nel periodo delle lotte contro Milano e le altre città della Lega, Monza è soprattutto un centro amministrativo per il Barbarossa.
L'indipendenza monzese dura fino al 1185 quando il Barbarossa, conclusa con la Lega la pace di Costanza, deve abbandonare la città al predominio di Milano che la sottomette nuovamente e si appropria del Tesoro del Duomo.
Nel 1185 Enrico VI, figlio del Barbarossa, è incoronato re a Monza, in occasione delle sue nozze con Costanza d'Altavilla, erede del Regno Normanno.
Rogerius de Modoetia è ricordato come Console nell'anno 1187.
XIII secolo
Il Comune di Monza trova il suo simbolo distintivo nell'Arengario. Il palazzo civico destinato a contrapporsi idealmente al Duomo, centro del potere religioso viene costruito alla fine del Duecento.
Agli anni dell'età comunale risale anche il primo stemma della città di Monza: uno scudo azzurro nel quale campeggia una Luna crescente di colore rosso, con un bianco semicerchio al mento. Se ne trova una rappresentazione nel Codice degli Statuti del Comune di Monza nella Biblioteca capitolare del Duomo.
Altro luogo tipico duecentesco è il cosiddetto Pratum magnum, grande area aperta destinata a mercato (corrisponde all'odierna piazza Trento e Trieste).
Già all'inizio del XII secolo Monza era un luogo fortificato; con il libero Comune era venuta a cambiare la stessa struttura medioevale della città. Infatti, all'attività agricola si affiancava la lavorazione artigianale dei panni e, in grandi cascine fuori dalle mura, si sviluppava la lavorazione delle lane.
In questo periodo il Comune è nuovamente legato, per le scelte politiche, a quello di Milano che nel 1221 sostiene Monza, il cui podestà era statoscomunicato dall'arcivescovo di Milano Enrico da Settala.
Nel 1242, per aiutare i milanesi che erano in lotta contro Federico II, l'Arciprete di Monza Alberico da Oreno acconsente ad impegnare i tesori della città; purtroppo al momento della loro restituzione è mancante un calice d'oro massiccio detto magno. Per sostenere una seconda guerra contro Federico II, i milanesi chiedono in prestito un calice d'oro monzese; per la sua restituzione è necessario far ricorso alla scomunica che venne comminata nel 1254: il calice viene restituito, ma mancante di diciassette gemme, come risulta da un inventario del 1275.
Ormai Monza è sempre più legata alle vicende di Milano e deve condividerne le vicende ed i nemici: nel 1255 la città viene saccheggiata dai Ghibellini e nel 1259 Ezzelino da Romano cerca d'impadronirsi del castello di Monza, ma ne viene respinto mentre il borgo è messo a ferro e fuoco.
Era comunque destino che il tesoro della basilica passasse ancora di mano in mano come pegno a garanzia dei prestiti ricevuti: nel1273 è presso gli Umiliati di Sant'Agata (attuale chiesa del Carrobiolo) in Monza e nel 1311 viene impegnato presso alcuni banchieri che per sicurezza lo trasferiscono ad Avignone. Tra i membri della delegazione era anche Martino Aliprandi, residente a Milano, ma appartenente alla importante famiglia di Monza. Solo nel 1319 il tesoro verrà restituito a Monza grazie a Matteo I Visconti, già Vicario imperiale e Signore di Milano.
Monza rimane coinvolta nelle lotte tra i Della Torre ed i Visconti. È presidiata da soldatesche milanesi nel 1275. Dopo la decisiva vittoria viscontea nella Battaglia di Desio del 1277 è occupata dalle truppe dell'Arcivescovo Ottone Visconti e del marchese Guglielmo di Monferrato (1278); l'anno successivo la città venne dichiarata possesso del podestà e del popolo milanese.
Dal XIV al XVI Secolo, i Visconti e gli Sforza
L'anno 1300, primo Giubileo nella storia della Cristianità, vede l'inizio dei lavori di ricostruzione del Duomo, promossi da Matteo Visconti.
Il nuovo imperatore Arrigo VII, nel 1311, non trova a Monza la Corona ferrea (alienata dai Torriani) e si fa confezionare un'apposita corona per essere incoronato re dei Romani. Nel 1312 Monza aderisce alla fazione ghibellina.
Enrico Aliprandi, membro dell'eminente famiglia monzese, aderisce alla fazione dei Torriani, arruola molti soldati al suo comando e viene acclamato Signore di Monza dal popolo nel 1322.[2] Nello stesso 1322 Luchino Visconti e Francesco da Garbagnate fanno demolire la cinta muraria di Monza per impedirle di difendersi dagli attacchi provenienti dalla parte di Milano.
Nel 1325 Galeazzo I, conquistata la città dopo un lungo assedio, pone mano a nuove grandi opere di difesa: la biforcazione del fiume Lambro (il Lambretto) e la costruzione di un castello, il terzo, in Monza. La prima costruzione consisteva in una torre alta quarantadue metri, che divenne luogo terribile di prigionia (la prigione dei Forni). Il Castello di Monza venne successivamente ampliato, tanto che si dovette abbattere una chiesa (Santa Maria d'Ingino), e furono costruite altre due torri in riva al fiume Lambro.
Nel 1327 proprio lo stesso Galeazzo I viene rinchiuso nei Forni di Monza per ordine dell'Imperatore Ludovico il Bavaro e ne verrà liberato l'anno successivo.
Nell'aprile del 1329 Pinalla Aliprandi, con un manipolo di cavalieri viscontei, riconquista Monza, occupata dalle truppe di Ludovico IV il Bavaro, giovandosi anche dell'aiuto portogli dal fratello Martino e, nel maggio dello stesso anno, respinge un tentativo dello stesso imperatore di impadronirsi della città[3].
Azzone Visconti concede che Monza sia nuovamente cinta di mura: i lavori hanno inizio nel 1333 e si protraggono fino al 1381.
Martino Aliprandi è Podestà di Monza dal 1334 al 1336, ove cura la costruzione delle mura e la fortificazione della rocca[4]. Con la costruzione delle nuove mura alle tre antiche porte della città se ne aggiungono altre, per un totale di sette, fortificate e munite di ponti levatoi: la porta Nuova (verso Milano), la Carnaia (sempre verso Milano), la porta di San Biagio, quella delCarrobiolo, di Lecco, de Gradi e di Lodi.
Nell'anno 1354 il papa Innocenzo VI proclama l'indiscusso diritto di Monza di imporre in Duomo la Corona d'Italia, la Corona del Ferro.
Nel 1380 Gian Galeazzo Visconti dona il Castello di Monza alla moglie Caterina che poi vi morirà nel 1404, imprigionatavi dal figlio Giovanni Maria. Un'epidemia di peste si diffonde nel 1402.
Nel 1407 Estorre Visconti è proclamato Signore di Monza e vi fa coniare una propria monetazione; alla morte di Giovanni Maria Visconti (1412) è acclamato Duca di Milano, contendendo così la successione a Filippo Maria Visconti, ma deve poi riparare nel Castello di Monza dove viene assediato: colpito ad una gamba da una pietra lanciata da una macchina d'assedio, muore per gli esiti della frattura il 7 gennaio 1413. La resistenza continua per opera di una donna, Valentina Visconti, eroica figlia di Barnabò e moglie di Giovanni Aliprandi. Soltanto il 1º maggio 1413, agli estremi dei viveri e delle forza acconsentì a capitolare nelle mani del capitano ducale che dirigeva l'assedio, Francesco Bussone detto il Carmagnola[5].
La peste ritorna a colpire nel 1424.
Giacomo Castiglioni è Governatore di Monza dal 1427 al 1436.
Sul finire della Signoria viscontea la bottega dei fratelli Zavattari porta a termine nel Duomo di Monza l'affresco delle Storie di Teodolinda (1440-1446).
La signoria dei Visconti continua su Monza fino alla morte dell'ultimo Duca, Filippo Maria (1447); ad essa succede, con le vicende del Ducato di Milano, quella di Francesco I Sforza al quale Monza si arrende nel 1449.
Dal XVI al XVII secolo, gli spagnoli
Nel 1500 il re di Francia Luigi XII, sconfitto e fatto prigioniero Ludovico il Moro, occupa il Ducato di Milano e Monza ne segue le vicende.
Sconfitti i francesi dalla Lega Santa, tra il 1512 e il 1515, Massimiliano Sforza è nuovamente Duca. Ma dopo la battaglia di Marignano (1515) Francesco I s'impossessa del Ducato di Milano estromettendone lo Sforza.
Nel 1522 il generale Lautrec occupa il castello monzese nel quale convengono altri condottieri italiani.
Con la battaglia di Pavia (1525) i francesi sono sconfitti dalle forze imperiali di Carlo V, e a Francesco II Sforza è restituito il Ducato di Milano. In Italia la potenza della Spagna è ormai predominante.
A seguito di un'epidemia di peste il Duca Francesco II si rifugia nel castello di Monza fino a quando anche la città non è raggiunta dal morbo.
Nel 1526 Monza sostiene un nuovo assedio. Antonio de Leyva, governatore di Milano e comandante supremo delle truppe imperiali, nel 1527, saccheggia la città. Nello stesso anno lo scoppio di una mina provoca la semidistruzione del Castello di Monza.
Antonio De Leyva diviene Signore di Monza nel 1529. Egli si dedica al governo regolando affari ecclesiastici, controllando imposte e dazi e facendo chiudere alcune porte (di Lecco, di Lodi e di Cesare).
Nel 1530 Carlo V, dopo il Congresso di Bologna (1529-1530), viene incoronato con la Corona Ferrea.
Francesco II Sforza muore senza eredi nel 1535, si apre quindi la questione della successione al trono del Ducato milanese.
Tra il 1537 ed il 1557 il feudo è governato da Luigi de Leyva.
Alla famiglia de Leyva appartiene Marianna o Suor Virginia, personaggio storico a cui si ispira il Manzoni per la figura della Monaca di Monza.
Nel 1576 si verifica un'epidemia di peste, la famosa peste di San Carlo, che ha termine nel 1577 dopo aver provocato la morte di numerose persone: viene eretta laCrocetta nella piazza del Duomo per celebrarvi la messa all'aperto ed evitare il contagio.
Due anni dopo san Carlo Borromeo, unificando il rito in tutta la diocesi, impone anche a Monza quello ambrosiano. I Monzesi, che per gli antichi legami con il patriarcato di Aquileia officiavano da secoli un rito romano misto quello patriarchino-aquileiense, si ribellano appellandosi a papa Gregorio XIII. Questi, forse per evitare che i monzesi esasperassero la situazione ai quei tempi di conflitto religioso con il nascente protestantesimo, revoca il provvedimento del cardinale di Milano: dal 24 giugno1578 a Monza ritorna il rito romano.
Il 1630 vede infuriare ancora il morbo della peste (ricordata ne I Promessi Sposi) che provoca una profonda crisi demografica ed economica.
Nel 1648 Monza ed il suo territorio divengono proprietà dei Durini, famiglia di ricchi banchieri milanesi che vi fanno erigere vari edifici.
Il Ducato di Milano, e quindi Monza, rimangono soggetti alla corona spagnola fino all'inizio del XVIII secolo. Indubbia è stata la decadenza economica della regione (e in generale di tutta Italia), soprattutto nel XVII secolo.
XVIII secolo, gli Asburgo d'Austria
Alla fine della guerra di successione spagnola (1713), il Ducato di Milano viene assegnato alla casa degli Asburgo d'Austria. Questo periodo storico corrisponde ad una stagione di rinascita della città, con un notevole sviluppo dell'agricoltura e dell'artigianato.
Vengono costruite le prime ville storiche monzesi. L'imperatrice Maria Teresa fa edificare per il figlio
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