Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
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DI MORENA MOTTA Nuovo episodio di morte a causa delle esalazioni di monossido di carbonio. Un 54enne, padre di due figli, è deceduto durante il trasporto in ospedale. Il figlio 18enne, che aveva cercato di soccorrerlo rimanendo a sua volta gravemente intossicato, è invece fuori pericolo. Ricoverati in ospedale la moglie di 52 anni anche il secondo figlio di 14, che non destano preoccupazioni.
A causare le esalazioni, secondo i primi accertamenti di vigili del fuoco, sarebbe stato il malfunzionamento di una caldaia a gas.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA
Tutti l’hanno criticato, ma nessuno ha mai avuto il coraggio di toglierlo. Si tratta del semaforo di via Matteotti all’incrocio con via Colombo, via De Amicis e via San Giacomo dove è attivo un sistema di rilevazione delle infrazioni che al Comune di Bernareggio frutta all’anno un totale di più di 110mila euro.
Tutti l’hanno criticato, ma nessuno ha mai avuto il coraggio di toglierlo. Si tratta del semaforo di via Matteotti all’incrocio con via Colombo, via De Amicis e via San Giacomo dove è attivo un sistema di rilevazione delle infrazioni che al Comune di Bernareggio frutta all’anno un totale di più di 110mila euro. Una vera e propria miniera d’oro che punisce i furbetti che passano con il rosso, staccando una media di tre multe al giorno, per un totale di più di mille multe all’anno.
Ogni singola contravvenzione fa entrare nelle casse comunali circa 110 euro dei quali il 50% viene destinato direttamente al comando di polizia locale, in un fondo bloccato utilizzabile dal comandante Maurizio Zorzetto e dai suoi uomini per interventi sulla strumentistica, parco macchine e migliorie di segnaletica orizzontale e verticale. Si stima che in tredici anni di funzionamento del semaforo il Comune abbia incassato più di un milione di euro, che sarebbero potuti essere addirittura di più se il sistema fosse in funzione per tutta la durata della giornata. Il sistema è invece attivo soltanto dalle 6 del mattino alle 23, rilevando le infrazioni durante questo arco temporale.
Ad installarlo era stata nel 2003 l’allora giunta guidata dal sindaco Daniele Fumagalli. L’ex borgomastro aveva fatto sistemare il semaforo e le telecamere per regolare il delicato incrocio che nell’arco degli anni aveva fatto registrare diversi incidenti. Una mossa azzeccata, non soltanto per quanto riguarda l’aspetto economico, ma anche quello della sicurezza, perché dal 2003 ad oggi, il numero dei sinistri nella zona è sensibilmente diminuito, arrivando quasi a sparire del tutto negli ultimi anni. La miglioria dell’incrocio, come testimoniato direttamente da alcuni residenti ha migliorato anche il discorso viabilistico. «Da quando è stato installato il semaforo, l’immissione su via Matteotti è diventata più facile – spiegano alcuni abitanti di via De Amicis –. Inoltre l’uscita dalla via è diventata più sicura, perché la visibilità è veramente ridotta e il semaforo ci permette di avere più tempo e maggiore sicurezza per effettuare le manovre di svolta».
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DI MORENA MOTTA S.L., un 19enne monzese, ha sferrato una coltellata al volto a un amico 18enne, sfregiandolo. La causa una discussione banale sull'organizzazione della festa di Capodanno.
All’arrivo del personale sanitario del 118 e della Polizia, la vittima aveva un taglio, non molto profondo, dall’orecchio al naso ed era in una pozza di sangue. Ai poliziotti ha rivelato il nome del suo aggressore, nel frattempo fuggito. Gli agenti sono risaliti al 19enne che, quando sono arrivati nella sua abitazione, stava giusto chiamando il commissariato per raccontare l’accaduto. Il coltello usato per lo sfregio non è stato rinvenuto, ma in casa gli hanno trovato un paio di grammi di hashish.
Oltre che una denuncia per lesioni per futili motivi e dallo sfregio permanente al volto, è stato anche segnalato alla Prefettura come consumatore di stupefacenti. Il ragazzo ferito, trasportato all’ospedale San Gerardo, ne avrà per 15 giorni.
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DI MORENA MOTTA Lavdimir Skura, 43 anni, operaio di origini albanesi residente a Camnago di Lentate sul Seveso, è stato sottoposto a un intervento durato 13 ore durante il quale ha ricevuto da un donatore due polmoni nuovi. Per tre anni è entrato e uscito dagli ospedali e ha perso 28 chili.
Dipendente di un’impresa edile come muratore, è entrato a contatto anche con l’amianto, forse proprio questo ha segnato i suoi polmoni. All’ospedale di Seregno l’esame della spirometria dimostra che qualcosa non va, ma la biopsia dava esito negativo. Lavdimir continua però a stare male e viene ricoverato a Vimercate. Era un continuo entrare e uscire dagli ospedali senza capire cosa avesse, sino a quando nell’ottobre del 2015 è arrivata la diagnosi: alveolite estrinseca.
A dieci giorni dall’inserimento della lista dei trapianti all’ospedale “San Matteo” di Pavia, il 20 maggio del 2016 arrivano due polmoni per Lavdimir. Il 43enne lascia il nosocomio di Pavia solo a settembre, ma ce l’ha fatta e ora si sta riprendendo. Un bel regalo di Natale per Lavdimir, che sogna di tornare a lavorare e di riavere una vita normale.
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DI MORENA MOTTA 21 persone sono state giudicate colpevoli in primo grado di appartenere alla ’ndrangheta brianzola. Le accuse: associazione di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale degli stupefacenti e violazioni in materia di armi.
Gli arresti dell’operazione “Crociata” erano scattati a febbraio dopo la firma delle ordinanze di custodia del Gip, dopo la richiesta dei pm M. Tatangelo e A. Dolci, della Direzione distrettuale antimafia di Milano. I Carabinieri di Monza hanno condotto le indagini sulla cosca di Mariano Comense, di cui è stato ritenuto capo Salvatore Muscatello di 82 anni.
Il figlio Domenico è stato condannato a 10 anni di reclusione per associazione mafiosa; il nipote Ludovico Muscatello alla stessa pena per associazione mafiosa e traffico di stupefacenti. Gli altri imputati sono stati condannati a vario titolo a pene tra gli 8 e i 6 anni.
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INSERITO DA MORENA MOTTA « Lombardia è la regione a più alto rischio attentati»: così l’assessore regionale lombarda Simone Bordonali citando i risultati di un’indagine Demoskopika. A metà agosto le autorità regionali certificano, con una serie di dichiarazioni molto precise, l’allerta terrorismo che lampeggia da anni sul territorio. Anche la Brianza, da questo punto di vista, è stata teatro di alcuni clamorosi fatti di cronaca e ha pagato un alto tributo di sangue a seguito degli attentati dell’Isis compiuti in varie parti del mondo.
Agosto 2010
La caserma dei carabinieri di Giussano, il centro commerciale Carrefour, il parcheggio del Bar Mistral, lungo la Valassina, a Seregno. Solo alcuni dei presunti obiettivi, civili o militari, che secondo gli uomini della Digos erano nel mirino di Rachid Ilhami e Abdelkader Ghafir, i due operai marocchini di Giussano espulsi dall’Italia più di 6 anni fa. L’incontro tra i due è avvenuto al centro culturale Pace di Macherio che era tenuto sotto osservazione da parte dell’antiterrorismo, per il timore di infiltrazioni da parte di elementi estremisti della comunità pakistana di Desio.
Giuseppina Biella
Marzo 2015 - Meda
La terza vittima brianzola del terrore era originaria di Desio ma risiedeva da tempo a Meda. Giuseppina Biella era una pensionata di 70 anni, ed era sbarcata a Tunisi mentre si trovava in crociera sulla Costa Fascinosa. Era in vacanza con il marito con il viaggio della Costa. Era molto nota a Meda per aver gestito per diversi anni una salumeria in centro. A Desio la famiglia è altrettanto conosciuta. La donna è la sorella dell’ex assessore al bilancio Luciano Biella oltre che la zia della segretaria del sindaco Roberto Corti.
Novembre 2015 – Vimercate
Kamel Ben Hamida, 38 anni, sposato ad una donna italiana dalla quale ha avuto 2 figli e residente a Vimercate anche se viveva in alloggi tra Carnate e Usmate Velate, è il tunisino espulso dall’Italia su provvedimento dell’allora ministro dell’Interno Angelino Alfano in quanto sarebbe stato vicino all’Isis e avrebbe addirittura meditato un attentato. In possesso di un regolare permesso di soggiorno rilasciato dal commissariato di Monza e già noto per reati comuni, fino alla seconda metà degli anni Novanta aveva frequentato assiduamente la moschea milanese di viale Jenner dove sarebbe stato in stretto contatto con l’ala radicale del centro stesso. Poi si era trasferito in Brianza dove aveva frequentato il centro islamico monzese di via Ghilini. Per poco: anche a Monza la comunità musulmana l’aveva allontanato perché il 38enne, oltre a perorare la causa dell’Isis (sarebbe stato in contatto con «foreign fighters» in Siria) avrebbe più volte manifestato odio per l’Italia e dell’Occidente.
Abderrahim Moutaharrik
Aprile 2016 - Seregno
Sarebbe stato tra i protagonisti alla “Notte dei campioni” di Seregno, sabato 14 maggio 2016. Invece Abderrahim Moutaharrik, cittadino italiano di origini marocchine, campione di pugilato in Svizzera, è stato arrestato Lecco nell’operazione congiunta tra Ros-Digos contro il terrorismo jihadista. «Per questi nemici lo giuro: se riesco prima a mettere in salvo la mia famiglia, giuro sarò io il primo ad attaccare questa Italia crociata. Voglio essere il primo, con la volontà di Dio, la attacco nel Vaticano»: è questo il file audio, a dir poco inquietante, intercettato dalla Digos e dai Ros che era stato inviato via whatsapp da Abderrahim Moutharrik a Mohamed Koraichi, 31 anni, nato in Marocco e che era residente a Bulciago. Quest’ultimo è fuggito nel febbraio del 2015 con la moglie, Alice Brignoli, 39 anni, originaria di Erba, e che oggi si trova con i tre figli piccoli nei territori controllati dall’Isis, in Siria o in Iraq. Nelle intercettazioni degli inquirenti figurano diversi file audio preregistrati che i due si scambiavano: Koraichi incitava il pugile a colpire e Moutaharrik sembra sempre più deciso, chiedendo in cambio una sola cosa nell’intercettazione del 25 marzo: «L’unica richiesta che ti faccio è la mia famiglia: tu sai, voglio che i miei figli crescano un po’ nel Paese del califfato dell’Islam».
Aprile 2016 - Carate Brianza
La storia di Abderrahim Maoutaharrik è strettamente legata a quella di Fabienne Schirru, mamma di Alice Brignoli, 39 anni, destinataria di un’ordinanza di custodia cautelare perché accusata di svolgere, insieme al marito, «opera di radicalizzazione/addestramento nei confronti dei figli minori». Alice Brignoli si sarebbe anche messa in contatto con la madre Fabienne, casa a Inverigo ma attività a Carate, «cercando in modo insistente di convincerla a convertirsi all’Islam ed a raggiungerla nei territori dell’Is».
Claudio Cappelli
Luglio 2016 - Vedano al Lambro
Tra le vittime dell’attentato a Dacca, in Bangladesh, c’è anche un brianzolo, Claudio Cappelli, 45 anni, residente a Vedano al Lambro, imprenditore, da oltre 5 anni impegnato in Bangladesh con una sua impresa operante nel settore tessile, che produceva t-shirt, abbigliamento e biancheria. Un commando armato di pistole e machete ha assaltato un locale ( l’Holey Artisan Bakery, un caffé-pasticceria nel quartiere di Gulshan, frequentato dai diplomatici, stranieri e middle-class locale) pieno di turisti stranieri, sequestrandone una ventina fino al massacro finale durante un blitz dell’esercito per liberare gli ostaggi.
Mario Casati
Luglio 2016 - Besana in Brianza
Mario Casati è un’altra vittima brianzola del terrorismo di matrice islamica. Il novantenne originario di Besana in Brianza è morto nell’attentato del 14 luglio 2016 sulla Promenade des Anglais a Nizza. Si trovava in compagnia di un’amica, Maria Grazia Ascoli: i due erano insieme ad Angelo D’Agostino, 71 anni e alla moglie Gianna Muset, 68 anni, una coppia di Voghera (Pavia). Ttutti e quattro, giovedì sera, si trovavano a Nizza sulla Promenade des Anglais al momento dell’attentato terroristico che ha provocato 84 morti e un centinaio di feriti.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Porte sbarrate in stazione la notte per evitare l’ingresso a senzatetto, sbandati, ubriachi e individui potenzialmente pericolosi: la proposta, emersa al tavolo convocato dalla Prefettura per cercare una soluzione a quello che da mesi è uno dei problemi più sentiti dai cittadini, piace sia alle forze dell’ordine sia agli amministratori locali.
Porte sbarrate in stazione la notte per evitare l’ingresso a senzatetto, sbandati, ubriachi e individui potenzialmente pericolosi: la proposta, emersa al tavolo convocato dalla Prefettura per cercare una soluzione a quello che da mesi è uno dei problemi più sentiti dai cittadini, piace sia alle forze dell’ordine sia agli amministratori locali.
«Al momento si tratta solo di una ipotesi – spiega l’assessore alla Sicurezza Paolo Confalonieri – che condividiamo: la stazione potrebbe rimanere chiusa dalla 1 alle 5 dato che in quella fascia oraria non ferma alcun treno. Soluzioni simili, che evitano il formarsi di bivacchi, sono già state adottate in altre città».
Il suggerimento che pare mettere d’accordo tutti, aggiunge, sarà valutato dalla Prefettura. «Per noi – prosegue l’amministratore – sarebbe già importante evitare certe presenze: vedremo cosa verrà deciso nelle prossime settimane».
Dagli uffici di via Prina, però, non confermano che si stia esplorando anche questa strada nel tentativo di limitare il rischio che lo scalo e gli ingressi che danno su via Arosio e piazza Castello rimangano terra di nessuno, in preda a bande di giovani violenti che, come capitato in più occasioni, terrorizzano pendolari e passanti.
La situazione dentro e fuori la struttura, ha garantito lunedì Confalonieri in consiglio comunale, sta migliorando.
«Chi dormiva all’interno – ha affermato sollecitato dai rappresentanti dei diversi schieramenti – ha trovato una sistemazione differente. Il muro che ha chiuso lo spazio libero verso piazza Castello sta dando buoni risultati così come i nuovi fari, molto potenti, installati da 100Stazioni per illuminare l’area verso il Binario 7».
Le luci che rischiarano la zona destinata alle fermate degli autobus dove si sono verificati alcuni brutti episodi, di fatto, scoraggiano l’afflusso di malintenzionati, piccoli spacciatori o individui alla ricerca di sostanze stupefacenti e tutelano i passeggeri.
La molteplicità di competenze delle forze dell’ordine all’interno e all’esterno dello scalo non aiuta, però, ad affrontare alla radice i problemi benché da alcuni mesi i diversi comandi stiano tentando di coordinare le loro azioni.
«Il presidio della struttura – ha precisato l’assessore – è elevato e coinvolge tutte le forze. Su quel che accade all’interno devono intervenire gli agenti Polfer, sul lato verso il teatro è spesso presente la Polizia di Stato mentre gli uomini della locale stazionano di frequente in via Arosio».
Monica Bonalumi IL CITTADINO DI MONZA
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INSERITO DA MORENA MOTTA 450 milioni di euro. È la somma che Regione Lombardia vuole mettere a disposizione per Pedemontana: un fondo ventennale che coprirebbe i debiti con le banche e che è stato inserito nel bilancio triennale provvisorio del 2017. A partire dal 2025, se i pedaggi saranno inferiori alle stime, come i primi piani del traffico sembrano dimostrare (emblematico quello presentato in primavera dallo studio Meta, ndr), le banche creditrici potrebbero contare sul fondo regionale: 22,5 milioni di euro annui.
Una soluzione che non è piaciuta agli ambientalisti, e che si è subito attirata le critiche dell’opposizione. «L’emendamento presentato da Lega nord serve a mantenere in piedi un progetto fallimentare e dannoso per i nostri territori: si vogliono socializzare le perdite e privatizzare i guadagni – protesta la senatrice Pd Lucrezia Ricchiuti -. Verrebbero accantonati centinaia di milioni di euro dei lombardi nell’arco di vent’anni sulla base di un piano economico e finanziario palesemente poco sostenibile nel tentativo di invogliare le banche a investire nel progetto. Così a rischiare sarebbe ancora e solo il pubblico». Critico anche Enrico Brambilla, capogruppo Pd in Regione, che ha inoltre chiesto di chiarire dal punto di vista legislativo l’emendamento presentato dall’assessore Massimo Garavaglia, che introdurrebbe una deroga a una legge nazionale per poter attribuire un compenso agli amministratori di società pubbliche o partecipate, anche se già in pensione. Come Antonio Di Pietro, presidente del Cda di Pedemontana.
«A Roma è stato proprio il Pd, insieme alla Lega nord a consentire alla Lombardia, con un emendamento alla legge di bilancio, di tenere a tempo indeterminato Asam, la holding che controlla Serravalle e Pedemontana, spalancando così la strada alle garanzie regionali per Pedemontana – attacca Gianmarco Corbetta, consigliere regionale M5S -. La credibilità di Brambilla vale come il due di picche e il fatto che apra bocca su questa partita per criticare la garanzia regionale fa veramente ridere». Il M5S ha inoltre depositato un emendamento al bilancio per chiedere di utilizzare i fondi garanzia di Pedemontana per sostenere le Pmi: «È ora di finirla con un finanziamento pubblico che finisce solo a opere inutili, devastanti e antistoriche – conclude Corbetta -. Dobbiamo investire sulle Pmi, sul trasposto pubblico e sulla rete stradale esistente».
Di Giulia Santambrogiohttp://www.mbnews.it/2016/12/pedemontana-450-milioni-dalla-regione-opposizione-pioggia-di-critiche/
Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino
INSERITO DA MORENA MOTTA Oltre 50 mila metri quadrati di superficie, 400 negozi e 600 posto per auto e furgoni. E’ stato inaugurato oggi alle 10 ad Agrate Brianza, il nuovo Centro Ingrosso Cina. La struttura, a ridosso della tangenziale Est e unica per dimensioni, è stata realizzata per decongestionare l’area commerciale di via Paolo Sarpi a Milano, offrendo un punto d’appoggio più comodo ai fornitori, ma Chen Wen Xu, l’imprenditore cinese residente a Brescia che l’ha realizzato col sostegno di Mps Capital Service e Unicredit, non nasconde la volontà di diventare un polo di riferimento per tutto il Nord Italia.
Alla cerimonia svoltasi nell’ampio parcheggio creato attorno al centro, hanno partecipato il sindaco di Agrate Branza, Ezio Colombo, il vice presidente di Regione Lombardia, Fabrizio Sala, e altre autorità. Il centro ha iniziato ufficialmente l’attività, ma non tutti i negozi sono aperti. Quelli già in grado di ricevere clienti sono un centinaio dei quali tre italiani. “La viabilità di Milano e dell’hinterland è molto congestionata – ha spiegato Giuseppe Chiappani, direttore della struttura -. I tempi di percorrenza sono sempre più lunghi e i parcheggi impossibili da trovare. Vogliamo essere d’aiuto a tutti quelli che trovano difficoltà a entrare in città con le merci”. Fra febbraio e marzo le operazioni di allestimento dovrebbero essere completate.
Il megastore, unico per dimensioni in Europa, è stato realizzato sull’ex area Uquifa, lungo la Sp121 fra Agrate e Carugate. La zona è delicata sotto un profilo viabilistico, ma a breve dovrebbe essere completata una nuova rotonda per evitare congestionanti. L’apertura del centro ha avuto importanti ricadute anche per la comunità locale. In oneri di urbanizzazione, l’amministrazione Agratase del sindaco Colombo ha incassato quasi 13 milioni di euro, compreso i cinque che Sandro (il nome italiano Chen) sta investendo sulla realizzazione per la realizzazione della nuova scuola dell’infanzia di via Don Gnocchi, che sostituirà l’asilo di via Garibaldi.
Secondo i dati di Camera di commercio, i rapporti commerciali fra Italia e Cina stanno lievitando significativamente: nel 2015 l’import fatto registrare un +13% per un valore complessivo di 5 miliardi di lire. Il prossimo maggio, il vice presidente Sala ha in programma in viaggio istituzionale proprio in Cina. “E’ un partner commerciale importante per le aziende lombarde, e noi vogliamo aumentare l’interscambio tra i nostri paesi favorendo l’internazionalizzazione, oggi abbiamo conosciuto gli imprenditori della comunita’ cinese con il medesimo piacere con cui vengono accolti i nostri imprenditori lombardi in Cina”.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Appartamento in fiamme a Caponago in via Don Villa. Erano circa le ore 16.30 di questo pomeriggio, lunedì 28 novembre, quando i Vigili del Fuoco di Monza hanno ricevuto la chiamata.
L’incendio è divampato in un appartamento al piano terra, ma il fumo ha subito avvolto tutto il palazzodi tre piani in una nube grigia e ben visibile anche da lontano.
Rapido l’intervento del Vigili del Fuoco di Monza che si sono precipitati sul posto portando in salvo un bambino rimasto intrappolato sul balcone del terzo piano. Tutti gli altri condomini si erano riversati per strada allertati dal fumo. Per spegnere le fiamme ci sono volute parecchie ore, ma alle ore 20.30 i pompieri erano di rientro.
Sul posto anche l’autopompa di Vimercate, i mezzi di Gorgonzola e quelli di supporto da Milano. Le Forze dell’Ordine indagano ora sulle cause dell’incendio che non ha causato feriti, ma solo tanto spavento.