Overblog Tutti i blog Blog migliori Lifestyle
Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU
Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo www.mikivettica.over-blog.it

IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 22/01/2010 STORIA DI MINORI RACCONTATA DA MICHELE PAPPACODA VIDEO E FOTO

15 Maggio 2013, 09:19am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Minori

 Il nome originario di Minori era "Reginna" e faceva parte di "Reginna Maior" Maiori, 
successivamente "Reginna Minor" in ragione del paese confinante di cui faceva parte.
Secondo alcuni storici Minori e Maiori furono fondate dagli Etruschi, per la ragione
dell'epitelio finale "inna", comune a molte parole etrusche. Certa è la massiccia
presenza degli antichi Romani i quali costruirono numerose ville e residenze, le quali
possono essere ammirate tuttora. Gli antichi abitanti di Minori erano disposti diversamente dal paesaggio attuale, il nucleo dell'antico insediamento si trovava nel Borgo di Forcella dove fu fondata la Chiesa di San Maffeo, attualmente Chiesa di San Matteo. Le antiche descrizioni degli abitanti di Minori esaltavano la notevole forza fisica e l'imponenza degli uomini; la bellezza straordinaria delle donne le quali potevano prestare come modelle a scultori e pittori. La particolare e protettiva posizione geografica di Minori ben presto 
fece gola ai naviganti amalfitani e a vari nobili di Scala e Ravello ed ai Dogi della
Repubblica di Amalfi, questa la ragione per cui alcuni di loro sono seppelliti all'interno del Duomo. Minori fu cantiere ed arsenale delle galere e sede vescovile dal 987. Acerrima rivale di Amalfi per i suoi prodotti e le sue industrie. Condivise ed ebbe sorte comune a tutti paesi della Costiera Amalfitana nello splendore e nella sventura, come nel 1656 la peste colpì particolarmente gli abitanti di Minori più che in altri paesi circostanti;
soccomberono 355 persone, quasi la metà della popolazione di allora, e di tutto il Clero 
non vi rimase che solo il Vescovo Leria, un canonico ed il priore di San Nicola a Forcella, praticamente la sede vescovile rimase vuota. 
Dall'undicesimo secolo Minori conobbe una nuova ripresa, le strade ben curate ed appena 
a ridosso della spiaggia faceva bella mostra una fontana con leoni e circondata da 
aiuole fiorite. In ricordo di un passato nobile, restano i muri della cosiddetta "Torre Paradiso", sede di una famiglia reale. Il vecchio Duomo di Santa Trofimena nel 1818 crollò e fu restaurato in gran parte pochi anni dopo; il Duomo è strutturato con la parte centrale ampia e luminosa a tre navate divise da pilastri che formano quattro valichi in ogni lato con
cappelle corrispondenti. Molto interessante è un pulpito in marmo del 1616. La Basilica inferiore a tre navate fu restaurata nel 1700 e presenta sull'altare un urna di alabastro contenente le spoglie di Santa Trofimena e fu realizzata da Gennaro Ragozzino. La storia dell'economia di Minori; assieme alla pesca ed all'agricoltura favorita da un buon terreno ben idratato, numerosi giardini dagli alberi di limoni ed arance fanno da cornice al paese costiero, fanno parte vario artigianato già da molti secoli, come la fabbricazione della pasta e della carta che grazie al fiume Reginnolo sostenevano gli abitanti di Minori anche nei periodi meno prosperi della Costiera Amalfitana. E sin dal XIII secolo che i tribunali e gli istituti religiosi di varie zone della Campania e Costiera si fornivano dai laboriosi Minoresi. Minori e' detta "Eden della Costiera Amalfitana" per il suo clima mite e ventilato
che rimane fresco anche nei periodi più caldi dell'estate. Attualmente Minori offre varie fabbrichette artigianali di liquori a base di agrumi e frutti di bosco; pasticcerie, le quali esportano i loro prodotti ed una fiorente industria alberghiera essendo la località molto apprezzata dai turisti di tutto il mondo.

Michele Pappacoda mjcheva@live.it





Inserito da:
Michele Pappacoda
Foto correlate


bts   btr
  Minori  
bbs   bbr
bts   btr
  Minori  
bbs   bbr
bts   btr
  Minori  
bbs   bbr
bts   btr
  Minori  
bbs   bbr
bts   btr
  Minori  
bbs   bbr
bts   btr
  Minori  
bbs   bbr

Leggi i commenti

IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 21/01/2010 LA STORIA DI VICO EQUENSE RICERCA DI MICHELE PAPPACODA VIDEO E FOTO

15 Maggio 2013, 09:11am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Vico Equense
Vico Equense

La sua origine è incerta, ma sembra probabile la presenza etrusca per alcuni ritrovamenti archeologici.
Fu occupata dai Tirreni e poi dai Sanniti fino a quando passò sotto il dominio di Roma. La città fu, in Seguito, danneggiata dal dittatore romano Lucio Cornelio Silla e, successivamente, dai terremoti del 62 e del 64 d.C. e dall'eruzione del Vesuvio del 79 d. C. 
Nella zona sono stati rinvenuti importanti resti di una necropoli pre-romana (sec. VII a.C.) mentre del periodo romano restano solo i ruderi di due grandi cisterne. Il territorio di Vico Equense fece parte del ducato di Sorrento fino all'inizio della dominazione angioina, quando divenne comune autonomo . 
Il centro moderno fu fondato da Carlo D'Angiò (1285-1309), che usava soggiornare nella zona e che trasformò il borgo in un centro urbano. Il nome Vico deriverebbe da Vici (piccoli villaggi sulle strade principali) e divenne poi Vicus Aequensis dal nome del borgo principale detto Borgo dei Cavalieri. Nel 1301 Carlo D'Angiò fece costruire qui un castello che nel '600 venne ristrutturato dal conte Girolamo Giusso da cui il nome di Castello Giusso. 

Il paese è costituito da numerosi borghi e frazioni che prendono origine dagli antichi casali (circa 13 presumibilmente intorno al 1300). Attraverso un'unica strada, via Raffaele Bosco, è possibile raggiungere la maggior parte di essi (S. Salvatore, Massaquano, Moiano, S. Maria del Castello, Ticciano, Preazzano, Arola, Fornacelle, Pacognano, Seiano). Passando per le strade costiere si incontrano invece Montechiaro e S. Maria del Toro. Nel loro insieme questi borghi costituiscono un percorso variegato tra dolci colline, terre coltivate, testimonianze artistiche e numerose leggende. 
Nel 1600 la storia di Vico è legata anche ai contrasti avuti con la vicina Sorrento rispetto alla quale l'esigenza di autonomia è sempre stata forte. 
Sede vescovile sin dai primi decenni del sec. VII, annoverò tra i suoi vescovi Monsignor Paolo Regio celebrato letterato del sec. XVI e Monsignor Michele Natale, vittima della rivoluzione napoletana del 1799. Con decreto del 27 giugno 1818 di Pio VII la diocesi fu soppressa e il territorio aggregato all'arcidiocesi di Sorrento.
Molti dei reperti archeologici rinvenuti recentemente nella zona equana (resti di una necropoli del VI secolo avanti Cristo) testimoniano la presenza di Etruschi, Osci e Sanniti, che si spostarono dalle piane settentrionali a sud della penisola Italica, prima dell'arrivo dei Greci. In epoca Romana, Equa (o Aequana, termine di origine etimologicamente incerta: o da "Equi", popolazione che, come attesa Silio Italico nel suo "De Bello Punico", combatte' contro i Romani nella II guerra punica; o, piu' probabilmente, dal sostantivo "aequum", cioe' superfice pianeggiante) raggiunse una notevole prosperità rispetto agli altri centri della Penisola Sorrentina.
Successivamente, fu brutalmente devastata prima dalla guerra di Silla, poi dall'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. e, infine, più volte saccheggiata da Goti e Saraceni. Con la venuta degli Angioini si chiamò ufficialmente "Vico Equense" (Vico deriverebbe da "vicus", villaggio), diventando dimora prediletta di Caro II d'Angiò, il quale si fece costruire un palazzo su uno dei colli che circondano il "villaggio". Al centro delle dispute fra Angioini e Aragonesi, Vico fu anche sede vescovile. La Repubblica Partenopea del 1799 fu salutata dai vicani con un "Te Deum" officiato dal vescovo liberale Michele Natale. Il vescovo fu poi giustiziato durante la violenta reazione borbonica. Nella Cattedrale di Vico Equense, inoltre, sono sepolti il celebre vescovo Paolo Regio (1535-1607), storico e poeta, e Gaetano Filangieri, autore della "Scienza della legislazione", morto nel Castello di Vico, a soli 36 anni, nel 1788.

Michele Pappacoda

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=Ay6k0j8GMZo
Letto: 2239 volte
Invia ad un amico Stampa articolo Crea PDF dell'articolo Bookmark and Share
21/01/2010
LA STORIA DI VICO EQUENSE RICERCA DI MICHELE PAPPACODA
Vico Equense
Vico Equense

La sua origine è incerta, ma sembra probabile la presenza etrusca per alcuni ritrovamenti archeologici.
Fu occupata dai Tirreni e poi dai Sanniti fino a quando passò sotto il dominio di Roma. La città fu, in Seguito, danneggiata dal dittatore romano Lucio Cornelio Silla e, successivamente, dai terremoti del 62 e del 64 d.C. e dall'eruzione del Vesuvio del 79 d. C. 
Nella zona sono stati rinvenuti importanti resti di una necropoli pre-romana (sec. VII a.C.) mentre del periodo romano restano solo i ruderi di due grandi cisterne. Il territorio di Vico Equense fece parte del ducato di Sorrento fino all'inizio della dominazione angioina, quando divenne comune autonomo . 
Il centro moderno fu fondato da Carlo D'Angiò (1285-1309), che usava soggiornare nella zona e che trasformò il borgo in un centro urbano. Il nome Vico deriverebbe da Vici (piccoli villaggi sulle strade principali) e divenne poi Vicus Aequensis dal nome del borgo principale detto Borgo dei Cavalieri. Nel 1301 Carlo D'Angiò fece costruire qui un castello che nel '600 venne ristrutturato dal conte Girolamo Giusso da cui il nome di Castello Giusso. 

Il paese è costituito da numerosi borghi e frazioni che prendono origine dagli antichi casali (circa 13 presumibilmente intorno al 1300). Attraverso un'unica strada, via Raffaele Bosco, è possibile raggiungere la maggior parte di essi (S. Salvatore, Massaquano, Moiano, S. Maria del Castello, Ticciano, Preazzano, Arola, Fornacelle, Pacognano, Seiano). Passando per le strade costiere si incontrano invece Montechiaro e S. Maria del Toro. Nel loro insieme questi borghi costituiscono un percorso variegato tra dolci colline, terre coltivate, testimonianze artistiche e numerose leggende. 
Nel 1600 la storia di Vico è legata anche ai contrasti avuti con la vicina Sorrento rispetto alla quale l'esigenza di autonomia è sempre stata forte. 
Sede vescovile sin dai primi decenni del sec. VII, annoverò tra i suoi vescovi Monsignor Paolo Regio celebrato letterato del sec. XVI e Monsignor Michele Natale, vittima della rivoluzione napoletana del 1799. Con decreto del 27 giugno 1818 di Pio VII la diocesi fu soppressa e il territorio aggregato all'arcidiocesi di Sorrento.
Molti dei reperti archeologici rinvenuti recentemente nella zona equana (resti di una necropoli del VI secolo avanti Cristo) testimoniano la presenza di Etruschi, Osci e Sanniti, che si spostarono dalle piane settentrionali a sud della penisola Italica, prima dell'arrivo dei Greci. In epoca Romana, Equa (o Aequana, termine di origine etimologicamente incerta: o da "Equi", popolazione che, come attesa Silio Italico nel suo "De Bello Punico", combatte' contro i Romani nella II guerra punica; o, piu' probabilmente, dal sostantivo "aequum", cioe' superfice pianeggiante) raggiunse una notevole prosperità rispetto agli altri centri della Penisola Sorrentina.
Successivamente, fu brutalmente devastata prima dalla guerra di Silla, poi dall'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. e, infine, più volte saccheggiata da Goti e Saraceni. Con la venuta degli Angioini si chiamò ufficialmente "Vico Equense" (Vico deriverebbe da "vicus", villaggio), diventando dimora prediletta di Caro II d'Angiò, il quale si fece costruire un palazzo su uno dei colli che circondano il "villaggio". Al centro delle dispute fra Angioini e Aragonesi, Vico fu anche sede vescovile. La Repubblica Partenopea del 1799 fu salutata dai vicani con un "Te Deum" officiato dal vescovo liberale Michele Natale. Il vescovo fu poi giustiziato durante la violenta reazione borbonica. Nella Cattedrale di Vico Equense, inoltre, sono sepolti il celebre vescovo Paolo Regio (1535-1607), storico e poeta, e Gaetano Filangieri, autore della "Scienza della legislazione", morto nel Castello di Vico, a soli 36 anni, nel 1788.

Michele Pappacoda


 



Inserito da:
Michele Pappacoda

Invia ad un amico
Invia
Stampa articolo
Stampa
Crea PDF dell\'articolo
PDF
Visualizza tutti i commenti 0 commenti presenti in totale Inserisci un commento
 



Foto correlate


bts   btr
  Vico Equense  
bbs   bbr
bts   btr
  Vico Equense  
bbs   bbr
bts   btr
  Vico Equense  
bbs   bbr
bts   btr
  Vico Equense  
bbs   bbr
bts   btr
  Vico Equense  
bbs   bbr

bts   btr
  Vico Equense  
bbs



Inserito da:
Michele Pappacoda

Leggi i commenti

IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 21/01/2010 LA STORIA DI POSITANO DI MICHELE PAPPACODA VIDEO E FOTO

15 Maggio 2013, 09:06am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Positano
Positano

l territorio conserva tracce di frequentazioni dal Paleolitico. La leggenda vuole Positano fondata da Poseidone, il dio del mare Nettuno, per amore della ninfa Pasitea da lui amata. Certo è che i Fenici e Greci, nei loro viaggi verso occidente, posero piede in questa contrada allora forse abitata da Oschi o Piceni. I Romani costruirono nei pressi della spiaggia Grande una ricca villa patrizia, ora sepolta dai giardini e dalla Chiesa dell’Assunta. Con la caduta dell’Impero Romano Positano entrò a far parte della Repubblica di Amalfi, prima Repubblica marinara, e attraversò un periodo floridissimo grazie al commercio marittimo con gli altri paesi del Mediterraneo.

Con la conquista normanna nella seconda metà dell’XI secolo iniziò un periodo di decadenza. Purtroppo seguirono ancora periodi tristi, specie con la dominazione angioina ed aragonese che vide più volte il paese esposto alla offese prima dei pirati saraceni e poi di quelli turchi. Per difendersi dalle continue incursioni piratesche, i Positanesi eressero a propria difesa tre torri di guardia che ancora oggi fanno bella mostra di sé a Fornillo, alla Trasita ed alla Sponda ed altre all’interno dell’abitato. Nel 1492 Positano fu feudo di Giovanni Miroballo e, in seguito, dei Mastrogiudice e dei Cossa: in questo periodo devastarono il territorio, mentre carestie, pestilenze e frequenti maremoti, provocarono una drastica diminuzione della popolazione. Nei secoli XVI e XVII le solide e veloci navi di Positano trafficarono col Medio Oriente portando spezie, sete e legni preziosi. In questo periodo vennero costruite le caratteristiche case barocche, che ancor oggi si vedono arroccate sul monte, con i loro terrazzini protesi sul mare.

Nel ‘700 vi fu un periodo di floridezza come testimoniano le numerose ville tardo barocche edificate lungo il versante orientale. L’Unità d’Italia costrinse molti Positanesi, come tanti altri meridionali, ad emigrare oltre Atlantico dove la fortuna arrise a qualcuno di loro. Durante la prima guerra mondiale, Positano pagò un altissimo tributo di sangue. Nel paese si rifugiavano grandi artisti e letterati russi e tedeschi che, con le loro opere, fecero conoscere questo angolo di paradiso al mondo intero. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, pittori, registi, scrittori, ammaliati dalla magica atmosfera, attratti dalla sensuale bellezza di Positano, sedotti dallo stile di vita dei pescatori, ristrutturano casupole, conventi, costruiscono ville, creano rifugi dorati. Esplode la famosa moda Positano: stravagante, variopinta, di fattezza esotica

l territorio conserva tracce di frequentazioni dal Paleolitico. La leggenda vuole Positano fondata da Poseidone, il dio del mare Nettuno, per amore della ninfa Pasitea da lui amata. Certo è che i Fenici e Greci, nei loro viaggi verso occidente, posero piede in questa contrada allora forse abitata da Oschi o Piceni. I Romani costruirono nei pressi della spiaggia Grande una ricca villa patrizia, ora sepolta dai giardini e dalla Chiesa dell’Assunta. Con la caduta dell’Impero Romano Positano entrò a far parte della Repubblica di Amalfi, prima Repubblica marinara, e attraversò un periodo floridissimo grazie al commercio marittimo con gli altri paesi del Mediterraneo.

Con la conquista normanna nella seconda metà dell’XI secolo iniziò un periodo di decadenza. Purtroppo seguirono ancora periodi tristi, specie con la dominazione angioina ed aragonese che vide più volte il paese esposto alla offese prima dei pirati saraceni e poi di quelli turchi. Per difendersi dalle continue incursioni piratesche, i Positanesi eressero a propria difesa tre torri di guardia che ancora oggi fanno bella mostra di sé a Fornillo, alla Trasita ed alla Sponda ed altre all’interno dell’abitato. Nel 1492 Positano fu feudo di Giovanni Miroballo e, in seguito, dei Mastrogiudice e dei Cossa: in questo periodo devastarono il territorio, mentre carestie, pestilenze e frequenti maremoti, provocarono una drastica diminuzione della popolazione. Nei secoli XVI e XVII le solide e veloci navi di Positano trafficarono col Medio Oriente portando spezie, sete e legni preziosi. In questo periodo vennero costruite le caratteristiche case barocche, che ancor oggi si vedono arroccate sul monte, con i loro terrazzini protesi sul mare.

Nel ‘700 vi fu un periodo di floridezza come testimoniano le numerose ville tardo barocche edificate lungo il versante orientale. L’Unità d’Italia costrinse molti Positanesi, come tanti altri meridionali, ad emigrare oltre Atlantico dove la fortuna arrise a qualcuno di loro. Durante la prima guerra mondiale, Positano pagò un altissimo tributo di sangue. Nel paese si rifugiavano grandi artisti e letterati russi e tedeschi che, con le loro opere, fecero conoscere questo angolo di paradiso al mondo intero. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, pittori, registi, scrittori, ammaliati dalla magica atmosfera, attratti dalla sensuale bellezza di Positano, sedotti dallo stile di vita dei pescatori, ristrutturano casupole, conventi, costruiscono ville, creano rifugi dorati. Esplode la famosa moda Positano: stravagante, variopinta, di fattezza esotica.

Michele Pappacoda                       mjcheva@live.it

Foto correlate


bts   btr
  Positano  
bbs   bbr
bts   btr
  Positano  
bbs   bbr
bts   btr
  Positano  
bbs   bbr
bts   btr
  Positano  
bbs   bbr
bts   btr
  Positano  
bbs  

bbr

 

Inserito da:

Michele Pappacoda

Leggi i commenti

IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 19/01/2010 TEMA DI MCHELE PAPPACODA SULL´AMICIZIA

15 Maggio 2013, 09:04am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Questo è un tema che ho fatto io sull'importanza degli amici leggetelo e scrivete un commento grazie Michelle Pappacoda

 

 "Parla dell'importanza degli amici,e a quanto sopratutto durante il periodo dell'adolescienza,e in certi momenti della vita la presenza degli amici possa aiutare a superare dei momenti difficili".

Gli amici per me rappresentano la mia più grande forza,il mio grande sostegno,la mia ancora di salvezza.Sono sempre stati importanti,non riesco a pensare quanto possa essere pitta e un pò vuota la vita senza gli amici.
Di solito noi definiamo "amici" tutte le persone con le quali abbiamo dei rapporti,che possa essere un saluto,una chiacchera,un abbraccio.Ma non è così,io sono del parere che gli amici siano quelle persone speciali,che è difficile da trovare,e quando si trovano bisogna tenersele ben strette.Sono quelle persone alla quali puoi raccontare tutto,ogni cosa,senza vergogna o paura di essere giudicato,alle quali puoi aprire il tuo cuore,che di te sanno tutto,conoscono tutti i tuoi pregi e i tuoi difetti,ma ti accettano così,per qullo che sei.Sono quelli che hanno piacere a stare con te,con i quali condividi interessi,ma che non necessariamente debbano pensarla al tuo stesso modo.Tante per capirsi non servono le parole,basta uno sguardo,che ti può rendere felice o che in un attimo ti può annientare.
Un rapporto di una così grande fiducia è basato sulla sincerità,sulla fiducia,e sul rispetto reciproco.
Si possono avere tanti amici con i quali si può avre un grande rapporto di amicizia,ma gli amici quelli veri,quelli che rimarronno sempre si possono contare sulla punta delle dita.
Spesso inserirsi in un gruppo non è semplice,io fortunatamente pe via del mio carattere molto solare e espansivo non ho mai avuto problemi a rapportarmi con gli altri,ma in tanti non hanno questa fortuna.
Io ho avuto una grande fortuna,aver incontrato una ragazza così diversa da me ma allo stesso tempo così uguale,è la mia migliore amica,mi è sempre stata vicino sopratutto nei momenti veramente difficili della mia vita,lei senza dirmi una parola mi ha guardato e mi ha abbracciato,abbiamo capito tutto e l'ho sentita vicina.
E così...gli amici sono tutto,senza loro la vita cosa sarebbe.

Michele Pappacoda  mjcheva@live.it




Inserito da:
Michele Pappacoda

Leggi i commenti

IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 18/01/2010 RICERCA SU AMALFI DI MICHELE PAPPACODA VIDEO E FOTO

15 Maggio 2013, 09:01am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Stemma di Amalfi
Stemma di Amalfi

Io Michele Pappacoda in un giorno piovoso e di tristezza della sua vita ha fatto una ricerca su Amalfi il suo paese che non lascerà mai per qualsiasi cosa al mondo e lo pubblicherà nella sezione di positano news a lui dedicata il diario di Michele Pappacoda leggetela in tanti grazie.

 Il villaggio diAmalfie stato fondato da un gruppo di Romani che, diretti aCostantinopoli, avevano fatto naufragio sulle coste pugliesi; poi, dopo aver fondato Melphi (oggiMelfi), si erano spinti verso sud per stabilirsi sullacostiera amalfitana. Amalfi era nata, tra i monti Lattari e il Tirreno, come un piccolo villaggio di pescatori.

I Bizantini, per difendersi dall’invasione deiLongobardidiAlboino, trasformarono il villaggio in fortezza (castrum). Gli Amalfitani, a ridosso della montagna che li isolava dagli agglomerati campani delgolfo di Salerno, dovettero espandere le loro attività sul mare con ilcommercio. La posizione strategica in cui sorgeva Amalfi, tra le montagne e il mare, fece acquisire al piccolo agglomerato una notevole importanza durante la lotta tra Bizantini eLongobardi.

L'influenza napoletana-bizantina non impedì agli abitanti di Amalfi di godere di una sostanziale "autonomia periferica" che andò sempre più rafforzandosi. Ciò permise un notevole sviluppo dei traffici della gente della costiera amalfitana. Essi erano, inoltre, agevolati anche dalle buone relazioni con Napoli e Bisanzio. Intorno all’836i commerci condotti da Amalfi erano in piena espansione e raggiungevano i territori dell’Italia meridionale fino alla Sicilia e quelli dell’Africa mediterranea, ormai da molto tempo sotto il dominio degli arabi.

 

 

LA LIBERTÀ

L'Italia attorno al 1000, il piccolo territorio di Amalfi è colorato in giallo brillante.

Nell'839, sempre nel contesto della lotta fra Longobardi e Bizantini, la filobizantina Amalfi viene assalita ed espugnata dal longobardo, principe di Benevento, Sicardo, poi assassinato in una congiura di palazzo. In seguito alla tragica morte di Sicardo e la lotta per la successione al Principato di Benevento, gli amalfitani si ribellarono riuscendo a cacciare il presidio longobardo. Il primo settembre dell'839acquista l’autonomia amministrativa, anche se sussisteva una formale tutela di Bisanzio, tramite ilDucato di Napoli; ma era un principio di libertà.

Con la ripresa della politica espansionistica degliArabidel Magreb, il duca di Napoli Sergio fu costretto a costituire una lega campana a cui aderironoGaeta,SorrentoeAmalfi. Allorché i Musulmani tentarono di penetrare inRoma, attraverso ilTevere, la lega campana, spronata dal ponteficeLeone II, mobilitò la sua flotta e sconfisse gli invasori alle foci del fiume romano. Amalfi, nonostante fosse impegnata in un conflitto armato contro i musulmani, continuò ad avere rapporti commerciali, sia pure in misura ridotta, con i mercanti arabi della Sicilia, della Spagna e dell’Africa.

La vita degli abitanti di Amalfi si svolgeva essenzialmente sul mare, data la sua particolare posizione geografica, tra la costa e i monti. Alle attività legate al commercio si interessavano tutti gli abitanti, non esclusa lanobiltàche era tradizionalmente più legata alla proprietà fondiaria. La prassi commerciale era regolata secondo le norme delletavole amalfitane, una delle basi del diritto societario moderno. Lo sviluppo dei commerci favorì logicamente l’espansione degli Amalfitani verso i territori del Mediterraneo centrale e orientale dove sorsero i primi stanziamenti di mercanti che divennero coloni. È del996la sicura conoscenza di una numerosa e forte colonia al Cairo.

Per un errore di interpretazione di un testo latino, che riferiva invece che l'invenzione della bussola era attribuita dallo storicoFlavio Biondoagli Amalfitani, il filologo Giambattista Pio sostenne che la bussola fosse stata inventata dall'amalfitanoFlavio Gioia. Nel testo in questione (Amalphi in Campania veteri magnetis usus inventus a Flavio traditur), tuttavia, non bisogna intendere Flavio come l'inventore della bussola, ma solo come colui che ha riportato la notizia: appunto Flavio Biondo[1]. Tuttavia pare che proprio i navigatori amalfitani siano stati tra i primi ad usare quello strumento, ed il nome corretto del probabile inventore della bussola sarebbe Giovanni Gioia[2]. In realtà già da tempo la bussola era stata importata dall'oriente e marinai del mediterraneo già la utilizzavano; Gioia avrebbe solo perfezionato lo strumento rendendolo più stabile.

LA CRISI[MODIFICA]

Nella seconda metà del secolo XI il piccolo Ducato di Amalfi venne a trovarsi in seria difficoltà, all’interno di un contesto che vedeva alternarsi le lotte tra i capi normanni, gli imperatori d’Oriente e d’Occidente e la Chiesa di Roma, con continui rivolgimenti nei principati campani.La comunità amalfitana decise di rinunciare alla propria indipendenza chiedendo la protezione diRoberto il Guiscardo. Nell’ottobre del1126, durante il governo di Guglielmo, terzo duca di Puglia, i maggiorenti amalfitani, che godevano di larga autonomia amministrativa, conclusero un accordo riguardante i commerci con laRepubblica di Pisa. Questo trattato rispondeva ai rapporti amichevoli esistenti da diversi decenni tra le due città marinare per la complementarietà dei loro interessi di mercato.

Il ponteficeInnocenzo II(anche se preoccupato per la crisi scismatica provocata dall’antipapaAnacleto II) e il nuovo imperatore Lotario II, iniziarono una guerra controRuggero II di Sicilia, nella quale intervennero diversi principati nonché le Repubbliche di Pisa e di Genova. Quando la guerra si diffuse anche in Campania, i Pisani che con Napoli e con altre città della regione (tra cui la stessa Amalfi) avevano stretto rapporti di affari, raccolsero l’invito del pontefice per un diretto intervento. Il 4 agosto 1135 attaccarono la non più libera città di Amalfi, ritenendo che la convenzione del 1126 non fosse più valida per la soggezione ai rivali Normanni. Saccheggiate le navi alla fonda nel porto e quasi distrutto l’abitato, i Pisani furono attaccati dall’esercito di Ruggero II, proveniente daAversaattraverso le montagne. Si verificarono diversi scontri nei quali, soprattutto lungo lacostiera amalfitana, si impegnarono le milizie pisane, ma al guerra terminò favorevolmente per Ruggero II, il quale ottenne nel luglio del1139riconoscimento dalla Chiesa e dall’Impero della piena giurisdizione su tutta l’Italia meridionale e Amalfi era caduta per sempre sotto la sua dominazione.

La libertà di Amalfi non ritornò mai più. La decadenza politica di Amalfi non significò, però, la fine delle colonie d’oltremare e del commercio che rimase attivo anche nei secoli che seguirono, nonostante gli attacchi continui. A prolungare la crisi ci fu poi nel 1343 un devastantemaremotoche le diede il definitivo colpo di grazia: non tanto perché gran parte della città fu distrutta, ma poiché gliarsenali(nei quali si costruivano legaleegrazie alle quali Amalfi era stata padrona dei mari) vennero irrimediabilmente danneggiati e resi, di fatto, inservibili.

Le frazioni di Amalfi sono 5 ed io abito a Vettica di Amalfi che dista da Amalfi solo 3km ed e facile da raggiungere

  • Lone
  • Pastena
  • Pogerola
  • Tovere :
  • Vettica
  • Si allega alla presente ricerca un video fatto da me e delle foto.
  • Michele Pappacoda      mjcheva@live.it



Inserito da:
Michele Pappacoda

Leggi i commenti

IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 18/01/2010 AMALFI SOSPENSIONE SERVIZIO SCOLABUS

15 Maggio 2013, 08:59am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

scuolabus
scuolabus

Dal giorno 14 gennaio 2010 è stato sospeso il servizio scuolabus per le frazioni di amalfi . Pogerola, Vettica Tovere Lone e Pastena. Questa situazione sta creando notevoli disagi sia per le famiglie che devono accompagnare e andare a riprendere i propri figli all'uscita della scuola e sia per i bambini piccoli che si devono svegliare più preto a mattina per raggiungere in orario la scuola e in particolare per i bambini più piccoli delle prime e seconde elementari e per non dire che siamo in pieno inverno freddo pioggia e vento. questo servizio da quando si è appreso e anche come dice l'autista dello scuolabus è dovuto al non funzionamento della porta di uscita del veicolo. E quindi tutte le famiglie chiedono al comune diAmalfi l'entrata in funzione al più presto del servizio scuolabus per le frazioni di Amalfi onde evitare ssia disagi ai bambini che alle famiglie specialmente in questo periodo invernale.

Michele Pappacoda    mjcheva@live.it

Il servizio è stato ripristinato si trattava di un piccolo guasto come ci ha informato il sindaco Antonio De Luca che ringraziamo. Precisiamo che l'articolo di Pappacoda era un fatto vero e documentato. Un lavoro prezioso per la nostra testata.

QUESTO ARTICOLO LO SI TROVA NELLA SEZIONE NEWS COSTIERA AMALFITANA

Ecco i commenti :

Io ho fatto un articolo vero non me lo sono inventato e faccio presente all'illusrtissimo Sindaco  che a mio nipote a scuola A pogerola sotto la pioggia e il vento lo ho accompagnato visto che c'era un guasto come afferma per quei tre giorni poteva mettere un servizio sostitutivo .Tanto per rispondere al signor Sindaco.

 16/01/2010 11:18   inserito daantonio de luca

Non e' stato soppresso nessun servizio di scuolabus . Si e' verificato solo un problema ( come capita a tutte le auto ) che e' stato risolto . Lunedi' riprendera' regolarmente il servizio

 15/01/2010 16:41   inserito daAndrea Camera

pare che il caro sindaco de luca  abbia iniziato la campagna elettorale con il piede giusto in favore dell'opposizione...

 

 15/01/2010 14:42   inserito daPOLITICAalSERVIZIOdelCITTADINO

!!!!????? un meccanico che la aggiusti con urgenza proprio non si trova??????




Inserito da:
Michele Pappacoda

Leggi i commenti

IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 18/01/2010 AMALFI ALL´UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE MANCA ANCORA IL CANCELLIERE. UNA SOLA IMPIEGATA REGGE L´UFFICIO

15 Maggio 2013, 08:56am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

ufficio giudice di pace
ufficio giudice di pace

11/01/2010

Amalfi All´Ufficio del Giudice di Pace manca ancora il Cancelliere. Una sola impiegata regge l'ufficio. Un ufficio che ha le pendenze di tutta lacostieraamalfitana, Amalfi, Praiano, Positano, Ravello, Atrani, Minori, Maiori, Cetara. Tutte le attività di questo ufficio gravano su di un solo impiegato, Assunta Cavaliere, e venendo a mancare lei l'ufficio potrebbe non andare avanti neanche per l'ordinario, intanto le attività procedono con enorme rilento e danni per l'utenza a causa della mancanza del Cancelliere.

La situazione di quest'ufficio va avanti già da diversi anni dopo numerose segnalazioni al Ministro Grazia e Giustizia, al sig Presidente Corte di Appello diSalernoai sigg.ri Presidenti Sezione Civile e Penale del tribunale di Salerno, al sig. coordinatore Ufficio Giudice di Pace,al sig. presidente Tar Campania Sezione di Salerno , al presidente Consiglio NazionaleOrdineAvvocati, e le numerose proteste e successive astensioni dalle udienze civili e penali perpretate in questi anni dagli avvocati del foro di Salerno sezione distaccata tribunale di Amalfi inerente alla carenza della figura professionale di Cancelliere c/o Ufficio Giudice di Pace di Amalfi. Premesso che in riferimento alla ormai cronica carenza presso l'Ufficio del Giudice di Pace di Amalfi della figura professionale del Cancelliere come già segnalata in tutte le sedi opportune da ormai tre anni e la conseguente impossibilità per un solo funzionario a svolgere in predetto ufficio il normale svolgimento di tutti gli adempimenti amministrativi necessari per il funzionamento a pieno ritmo , e che le reiterate segnalazioni provenienti dallo stesso Giudice di Pace avv. Walter Albora non hanno sortito alcun effetto in quanto la situazione degli uffici è rimasta inalterata ed anzi ha subito un'aggravamento dall'impossibilità dell'operatore applicato di procedere alle attività loro assegnate.

Si chiede ancora una volta agli enti preposti visto che siamo già all'inizio del 2010 di voler assegnare all'Ufficio del Giudice di Pace di Amalfi  un cancelliere per rendere più fluidi gli adempimenti amministrativi di predetto ufficio.

Michele Pappacoda       mjcheva@live.it

questi i commenti all articolo. 

QUESTO ARTICOLO LO SI TROVA NELLA SEZIONE NEWS COSTIERA AMALFITANA

7 commenti presenti Inserisci un commento
 17/01/2010 00:29   inserito da 

caro michele hai capito male, volevo solo rispondere alle lamentele del giudice di pace, capito....

 16/01/2010 15:53   inserito daMIchele

In risposta ad un commento qui si cerca di aiutare una povera impiegata non si facciano commenti non inerenti alla questione per quanto riguarda il tuo verbale mica e colpa dell'impiegato prima di fare commenti inutili leggete e riflettete su quello che scrivete. l'articolo parla di mancanza di cancelliere e non di altro CAPITO!!!!!!!  Michele Pappacoda

 15/01/2010 23:25   inserito da

mi raccomando di non sudare molto, altrimenti potreste prendere il raffreddore. per un semplice ricorso ad un verbale il giudice di pace ha fatto in modo di far durare il calvario circa tre anni. finale della favola vinco la causa, ma ognuno si paga le sue spese legali. per un verbale di euro 40.00 sono costretto a pagare euro 300.00 di avvocato, a meno che non voler intentare un'altra causa contro l'ente per risarcimento danni. assurdo.

 13/01/2010 10:17   inserito daMichele Pappacoda

Non è possibile che tutte le pratiche dell'ufficio del giudice di pace devono essere svolte da una sola impiegata la sig. Assunta Cavaliere che fino adesso sta sudando sette camice per mandare avanti centinaia di pratiche diamoci una mossa a mandare il cancelliere ormai sono anni di lotte e proteste dalla sede distaccata di Amalfi .

Michele Pappacoda

 12/01/2010 21:37   inserito dahjfj

ma di che vi lamneentate, qual'è il problema?

ora Silvio approva il processo breve e tutto si risolve, e poi in televisone lo dicono sempre che sono i magistrati fannulloni.

 12/01/2010 20:05   inserito daeerrr

conca dei marini non esiste

 12/01/2010 11:48   inserito daAssunta Cavaliere

grazie Michele per quest'articolo ke hai pubblicato, sei stato tempestivo e molto bravo nella descrizione dei punti salienti. Hai visto? non potevo sbagliarmi ke potresti essere un bravo giornalista. Purtroppo questa situazione si protrae da tempo e non so più come andare avanti da sola. Grazie ancora




Inserito da:
Michele Pappacoda

Leggi i commenti

IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 18/01/2010 AMALFI INIZIATI I LAVORI PER LA MESSA IN SICUREZZA COSTONE ROCCIOSO NELLA TORRE DI VETTICA DI AMALFI

15 Maggio 2013, 08:53am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

frana torre vettica
frana torre vettica

Amalfi stamattina sono iniziati i lavori per la messa in sicurezza del costone roccioso in Via Pimenio Vescovo sulla ex SS 366 di Agerola nella torre di Vettica di Amalfi dove il giorno 7 gennaio 2010 dopo le violenti pioggie si stacco un masso cadendo sulla sede stradale e dove i vigili transennarrono la corsia nord per precauzione.

così stamattina alcuni rocciatori arrampicandolsi hanno iniziato a mettere in sicurezza il costone roccioso facendo cadere gli altri massi staccatesi dalla roccia e successivamente sarebbero caduti sulla strada e successivamente srà apposta un rete per il contenimento di massi. (mjcheva@live.it)

Michele Pappacoda

Questo e il commento e il ringraziamento al mio articolo da una pesana di Vettica Di Amalfi al mio articolo Ines Anastasioche ora vive a Londra

Ciao Michele
 
Come stai? Spesso leggo il sito di positanonews, per notizie, avvenimenti, lettere ed eccetera dalla Costiera. Stamattina ho letto il tuo articolo sulla  piccola frana sulla s.s. vicino alla Torre di Vettica, mi ha fatto molto piacere di leggere un articolo che riquarda il mio piccolo  paese natio, scritto da un ragazzo di Vettica in gamba come te, ed ho preso da li` il tuo indirizzo email, spero che non ti dispiace.
 
Vorrei scriverti altro ma non sono sicura che tu sei Michele, il figlio della buona anima di Giacomo, come penso che tu sia, e mi farebbe piacere saperlo. Tanti saluti e tanti auguri per il nuovo anno, da      
Ines          la figlia di Raffaele Anastasio detto Figuriamoci
QUESTO ARTICOLO LO SI TROVA NELLA SEZIONE NEWS COSTIERA AMALFITANA 



Inserito da:
Michele Pappacoda

Leggi i commenti

IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 18/01/2010 POESIA E CANZONE DI MICHELE PAPPACODA VIDEO

15 Maggio 2013, 08:48am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Michele_2.jpgPoesia di Michele Pappacoda in dialetto Napoletano e qui di sotto nel video potete ascoltare un mia canzone napoletana tu ca nu piangi ascoltate e bella.

“SALE UN CANTO”

 

SALE UN CANTO SU NEL CELO

LENTO SE NE VA LONTANO

PACE PORTERA’

COME L’ARIA SI RESPIRA

COME IL VENTO CHE SI INSINUA

L’ODIO SCACCERA’

ERA UNA NOTTE STELLATA

QUANDO LUI ARRIVO’ DA NOI

PICCOLO FIORE LEGGERO

IL MONDO LUI CAMBIO’ PERCHE’

L’AMORE CI DONO’

SALE UN CANTO SU NEL CELO

LENTO SE NE VA LONTANO

PACE PORTERA’

COME L’ARIA SI RESPIRA

COME IL VENTO CHE SI INSINUA

L’ODIO SCACCERA’

LA PACE PORTERA’

                    Michele

Michele_2-copia-1.jpg

newMichele.jpg




Inserito da:
Michele Pappacoda


Leggi i commenti

IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA GLI ALTRI HOBBY DI MICHELE PAPPACODA DA VETTICA DI AMALFI 18.01.2010

15 Maggio 2013, 08:42am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Disegni di Michele Pappacoda
Disegni di Michele Pappacoda

Come appunto gia scrivevo l'altra volta, i miei hobby sono disegnare e scrivere .Il disegno nell'ultimo periodo l'ho trascurato, ma tengo a precisare che ho fatto dei bei lavori sia a Pasqua, Natale, San Michele e le feste forti dell'anno e anche cartelloni per la mia parrocchia, e il mio parroco Don Angelo Mansi mi ha sempre lodato ed è stato sempre contento.E  i miei lavori sono stati apprezzati anche ai compleanni e feste in genere. Colgo l'occasione per dire a tutti voi che se interessano i miei disegni gliene posso fare disegni per feste compleanni onomastici e anche per bambini piccoli io li faccio gratuiti e sarò felice se me ne chiedete. Scrivo poi frasi sull'amicizia e sull'amore,poesie e qui di sotto in un video potete ascoltare alcune di queste. Qui di sotto vi scrivo qualche frase e qualche poesia, spero che a qualcuno piacciano. Poi ripeto se a qualcuno interessano i miei disegni li posso fare gratuitamente per feste di compleanno onomastici e feste in genere vi ringrazio anticipatamente, Per adesso vi saluto Michele.

Frase sull'amicizia: I veri amici amano condividere i momenti preziosi che la vitariserva loro come le piccole cose dell'esistenza per cui vale la pena di vivere ogni giorno.

Poesia:Farò della mia anima uno scrigno
per la tua anima,
del mio cuore una dimora
per la tua bellezza,
del mio petto un sepolcro
per le tue pene. 
Ti amerò come le praterie amano la primavera,
e vivrò in te la vita di un fiore
sotto i raggi del sole.
Canterò il tuo nome come la valle
canta l'eco delle campane;
ascolterò il linguaggio della tua anima
come la spiaggia ascolta
la storia delle onde.

Un amico è uno che sa tutto di te e nonostante questo gli piaci.

Tutti vogliono avere un amico, nessuno si occupa di essere un amico.

Queste sono alcune frasi scritte da me sull'amicizia.

Michele Pappacoda




Inserito da:
Michele Pappacoda

18-01-2010

Leggi i commenti