TOSCANA NEWS SIENA Acquisto di Antonveneta, sospetti di tangenti
INSERITO DA ANGELA CECERE
Monte dei Paschi, nuove ipotesi investigative: forse altri indagati. Strana procedura per pagare gli spagnoli di Santander SIENA. Nuovi filoni dell’inchiesta sull’acquisizione di Banca Antonveneta da parte del Monte dei Paschi sarebbero già all’attenzione dei pm della procura di Siena che dal 9 maggio scorso, giorno del blitz della Guardia di finanza a Rocca Salimbeni, non hanno mai smesso di analizzare gli scatoloni di carte sequestrate. Secondo quanto si è appreso ieri, gli inquirenti avrebbero chiesto anche la registrazione integrale dell’assemblea straordinaria della banca svoltasi venerdì. Materiale dal quale gli stessi inquirenti vogliono verificare se possano emergere nuovi spunti d’indagine, magari dall’intervento di qualche socio: sul palco, nelle 7 ore di assemblea, se ne sono alternati 40. Alle carte già in mano agli uomini della Guardia di finanza si sarebbero aggiunte quelle arrivate da Milano, dove la procura aveva aperto un’inchiesta sui derivati, ed in particolare sull’operazione Alexandria (quella sottoscritta dall’ex presidente Giuseppe Mussari con la banca giapponese Nomura), trasferita poi per competenza proprio nella città del Palio. E altre persone potrebbero essere già state iscritte nel registro degli indagati, oltre alle 5 già note per Antonveneta: l’ex dg Antonio Vigni, i tre ex componenti del collegio sindacale del Monte, e Mussari (quest’ultimo mai confermato ufficialmente, ma neppure mai smentito). L'ARTICOLO Mps, c'è l'ok ai Monti-bond Sotto la lente di ingrandimento dei pm Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso, che anche ieri erano tutti a lavoro in procura ma, come sempre, chiusi a riccio, ci sarebbero i premi di produzione assegnati ad alcuni ex manager della banca. All’acquisizione di Antonveneta potrebbe essere legata l’ipotesi che qualcuno ha formulato di una possibile tangente, anche se non è chiaro il percorso sul quale i pm stanno lavorando. Dalla banca i magistrati hanno avuto piena collaborazione: Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, rispettivamente presidente e amministratore delegato del Monte, fin dal maggio scorso hanno aperto tutti i cassetti, anche quelli che, e venerdì lo hanno fatto capire chiaramente, erano rimasti chiusi nella passata gestione. Talmente chiusi che, come spiega una fonte (confermando quanto dichiarato anche nei giorni scorsi dalla stessa banca), mai le operazioni riguardanti Alexandria sono “passate” dal tavolo del vecchio Cda presieduto da Mussari. Uno dei consiglieri, a quanto risulta, avrebbe già ricontrollato tutti i verbali, uno ad uno, dei consigli tenuti a Rocca Salimbeni dal 2009 al marzo 2012. Secondo quanto riporta il sito Linkiesta.it, però, a Mussari nell’autunno 2010 gli ispettori di Bankitalia consegnarono i risultati di un’ispezione e nel verbale vengono contestati al Monte «profili di rischio non adeguatamente controllati» con riferimento alle operazioni in pronti contro termine e swap su Btp, per complessivi 5 miliardi di euro, stipulate con la Nomura e Deutsche Bank. Uno dei capisaldi dell’inchiesta della procura. L’ipotesi investigativa che porterebbe a tangenti parte da un surplus di due miliardi nell’acquisizione di Antonveneta di cui gli inquirenti sarebbero venuti a conoscenza. A mettere sul chi vive sarebbe la modalità di pagamento al Banco Santander, istituto spagnolo, che cede Antonveneta nel 2007 per 9 miliardi, sette pagati direttamente agli spagnoli da Mps, e due pagati da Mps su un conto londinese di Santander. Strana operazione dicono al palazzo di giustizia, sulla quale ora si cerca di fare chiarezza. Soprattutto per capire quei due miliardi dove sono finiti.
FONTE IL TIRRENO
27 GENNAIO 2013
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