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PUGLIA CALABRIA NEWS BARI «Presenza ingombrante» Il boss Parisi trasferito a Melfi

18 Gennaio 2013, 14:51pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/media/foto/2013/01/18/savinuccio--180x140.jpg?v=20130118095248

 

378476 2965150531479 1343120727 33169004 728182695 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Da Bari poteva continuare a dare ordini al suo clan Intanto la Procura chiede di nuovo il carcere duro BARI - È stato ritenuto una presenza ingombrante anche in carcere. Il boss Savino Parisi è stato portato via dal penitenziario di Bari, dove era recluso dallo scorso dicembre con l’accusa di estorsione, ed è stato trasferito a Melfi. Nonostante fosse stato messo in una cella «singola», proprio per evitare contatti con altri detenuti, i rischi sono stati valutati troppo elevati sia dall’amministrazione penitenziaria che dalla stessa Procura di Bari, che avrebbe già presentato una nuova richiesta di 41bis, il carcere duro. C’era il pericolo che il capo mafia del rione Japigia, anche attraverso i suoi affiliati detenuti nel carcere di Bari, potesse continuare a dare ordini all’esterno, oppure ricevere informazioni. Senza contare che nel sovraffollato penitenziario pugliese sono presenti decine di pregiudicati del clan rivale degli Strisciuglio e questo comportava maggiori rischi e la necessità di aumentare le misure di sicurezza. Ecco i motivi che hanno portato al trasferimento del boss a Melfi, lontano da Bari. In attesa che venga presa la decisione sulla richiesta di 41bis: se Parisi dovesse essere sottoposto nuovamente al carcere duro verrebbe spostato in un istituto penitenziario di massima sicurezza. Il boss era tornato in libertà lo scorso dicembre, una settimana prima di Natale. Aveva rimesso piede a casa, nel suo feudo al quartiere Japigia, dopo tre anni di carcere di cui uno trascorso in regime restrittivo. Era detenuto in attesa del giudizio di primo grado del processo scaturito dall’operazione «Domino», ma nel frattempo i termini per la custodia cautelare erano scaduti e la Procura non aveva nemmeno chiesto al Tribunale la sospensione. La sua presenza in città aveva messo in allarme gli investigatori, però la libertà è durata tre giorni: i carabinieri lo hanno nuovamente arrestato, il 21 dicembre scorso, accusandolo di una estorsione ai danni di due commercianti di Triggiano, con l’aggravante di aver favorito un’associazione mafiosa. La pm della Dda, Patrizia Rautiis aveva motivato il provvedimento di urgenza con il «pericolo di fuga». La vicenda che ha portato al nuovo arresto per il capo dei capi risale al marzo del 2009, Parisi era da qualche giorno tornato in libertà e, secondo gli inquirenti, sarebbe subito intervenuto per gestire alcuni affari illeciti. In particolare, avrebbe ordinato ad alcuni suoi affiliati di porre fine alle richieste estorsive che, da diversi mesi, stavano tartassando due imprenditori di Triggiano. Due commercianti che, ormai, erano stati ridotti sul lastrico dalle pressanti e continue pretese di danaro. Dopo l’intervento del boss, la morsa nei confronti degli imprenditori sotto torchio sarebbe stata allentata. In cambio le vittime dei soprusi avrebbero consegnato al boss diversi gioielli, come ultima dazione per cancellare definitivamente il debito. Dopo l’interrogatorio di garanzia, il gip Michele Parisi non confermò il fermo, però emise un nuovo provvedimento di custodia cautelare motivandolo con il pericolo che il capo clan potesse reiterare il reato.

FONTE CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

18 GENNAIO 2013

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