NEWS ITALIA E DEL MONDO LOMBARDIA Lapidi spaccate e vetri al cimitero dei bambini
ESEGUITO DA KATIA ANDREOLETTI Il dolore di una mamma: «Che città è diventata questa se non si cura dei piccoli?» San Giovannino: alberi non potati, buche sui tumuli e tombe abbandonate
PAVIA. Il campo 12 del cimitero monumentale di Pavia quasi non si vede, pochi ne conoscono l’esistenza e nessuno vorrebbe avere un motivo per frequentarlo. È l’area che contiene le spoglie dei neonati, dei bambini nati morti o morti dopo pochi giorni, settimane o mesi di vita, magari passati al policlinico San Matteo in attesa di un miracolo che non arriva. Chi entra al cimitero di San Giovannino dall’ingresso principale lo trova sulla destra, appena prima della chiesetta intorno alla quale, a fine Settecento, venne costruito il camposanto fuori dalle mura della città. Ed anche entrare è difficile, bisogna scostare qualche ramo. Chi cerca un po’ di pace tra le siepi si ritrova poi tra lapidi rotte, piante non potate, buchi nel terreno e vetri scartati da qualche altra cappella e abbandonati lì, senza rispetto. Scaricati a pochi passi da tombe piccolissime di neonati che oggi avrebbero fino a trent’anni: alcune sono adornate da foto, fiori, sassolini bianchi, giocattoli. C’è un ciuccio legato a una croce di legno, dei cavallini, tanti angeli, l’Uomo Ragno sdraiato sulla pietra e un piccolo Winnie the Pooh sulla nuda terra. Ma la terra cede, ci sono dei buchi in corrispondenza dei tumuli, e alcune lapidi sono rotte, illeggibili, i bordi squassati. A segnalare la situazione, dopo vari tentativi fatti con la direzione del cimitero, è una mamma di una bambina sepoltà lì da 7 anni. «Ci vado tutte le settimane – racconta Giovanna Torre – tranne in quella delle festività dei defunti, in cui silenzio e raccoglimento pagano il prezzo alla tradizione, giusta, della visita di tutti ai propri cari. Sono 7 anni che, in occasione di ogni esumazione fatta per permettere il seppellimento di un nuovo bimbo (il ciclo è di circa trent’anni), vedo che i vecchi ceppi funerari, a mo’ di discarica, vengono accatastati in prossimità del cipresso sotto il quale riposano mia figlia e tanti altri bambini. All’inizio facevo presente la cosa in direzione, poi ha prevalso lo sconforto di una situazione che ciclicamente si riproponeva comunque. Da questa primavera ai ceppi si è aggiunta una tomba e a fine agosto, ho provveduto a fotografare il cipresso-discarica. Poi ho lasciato perdere, fiduciosa del fatto che dopo le vacanze la pulizia sarebbe stata fatta. Settembre è arrivato e nulla è cambiato. Ho continuato ad aspettare, sperando nella festività dei defunti: negli altri anni c’era l’usanza di mettere da parte dei servizi cimiteriali almeno un fiore di stoffa alle tombe dei bimbi “anonimi”, vuoi che non avrebbero provveduto per lo meno alla pulizia?». Ma ieri la situazione era immutata. «Stavolta non è sconforto, ma dolore – spiega –. La situazione non è migliorata, ma addirittura peggiorata, con lapidi rotte e vetri abbandonati. Non sono animata da spirito polemico, perché una mamma va al campo 12 per trovare un po’ di pace nel cuore, non stimoli per ulteriori conflitti. Ma che città è, che civiltà è, quella che non rispetta i suoi figli più piccoli e innocenti?».
DI ANNA GHEZZI LA PROVINCIA PAVESSE
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