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PRIMO PIANO ROMA Influenza, arriva il picco del virus: già 350mila a letto

14 Gennaio 2013, 13:09pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

480958 293483104104170 1332652976 nInserito da :Sotgia Marcella

ROMA - Duecentomila italiani a letto nella prima settimana dell’anno. Non sono passati neppure sei giorni e i casi di influenza sono saliti a 350mila. Ci si sta velocemente avvicinando al picco atteso per la fine di gennaio. Il clima sufficientemente mite ha fino ad oggi rallentato la diffusione dell’epidemia anche se quest’anno il numero delle persone che si sono vaccinate è più basso rispetto al passato. Le temperature un poco più alte della norma hanno fatto da barriera ma è bastata un’oscillazione del termometro per ribaltare la situazione. NEW YORK E non sono, al momento, preoccupati per l’allarme che, da giorni, è stato dichiarato negli Stati Uniti. Dopo Boston, anche a New York, è stato dichiarato lo stato di emergenza. Sono una ventina i bambini morti per le conseguenze dell’influenza. Nuove aree degli Stati Uniti si aggiungono, ogni giorno, alla lista delle zone colpite dal virus H3N2. Mancano i posti letti, ripetono gli ufficiali sanitari americani. Parlano di «un’epidemia imprevedibile». Anche l’autorità di controllo delle malattie, il Cdc di Atlanta, non nasconde la sorpresa. Il direttore Tom Frieden: «Potremmo aver raggiunto il picco, non lo sappiamo. La malattia potrebbe tornare, rafforzarsi o scemare. IL CEPPO Il virus A/H3N2 che sta mettendo in ginocchio gli Usa circola anche da noi. Insieme all’A/H1N1 (quello collegato alla cosiddetta suina comparsa nel 2009) e al B. Che, a sua volta, sta contagiando con due ceppi differenti. «Nessun paragone con l’America - insiste Aurelio Sessa presidente regionale Lombardia della Società italiana di medicina generale e medico sentinella per le rilevazioni dell’epidemia - ma sia in Italia che in Europa assistiamo ad un’importante circolazione dei virus B dell’influenza. Circa la metà dei tamponi positivi per influenza sono, appunto, positivi per la presenza del B». Gli infettivologi rassicurano: il ceppo più diffuso negli Stati Uniti, che può provocare gravi complicazioni come la polmonite, è in minoranza in Italia e in tutta Europa.

Fonte :NEWS Google

14 GENNAIO 2013

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