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25 APRILE FESTA DELLA LIBERAZIONE GIORNALINO ARTIGIANALE A CURA DI ANGELA CECERE 2°PARTE

25 Aprile 2013, 08:02am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

                    25 APRILE FESTA DELLA LIBERAZIONE

   GIORNALINO ARTIGIANALE A CURA DI ANGELA CECERE

                                       2°PARTE

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La primavera del 1944 e l'offensiva partigiana d'estate[modifica]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di val CasottoEccidio della Benedicta e Repubblica della Valsesia.

A partire dal marzo1944il comando tedesco diede il via ad un nuovo ciclo offensivo di rastrellamenti concentrato sull'Emilia, la Liguria e il Piemonte, regioni potenzialmente obiettivo di possibili sbarchi alleati; in Emilia le truppe tedesche sgominarono rapidamente i gruppi partigiani, mentre in Piemonte i combattimenti si prolungarono con esito alterno e con perdite per entrambe le parti. Le forze nazifasciste impegnate furono ingenti: due divisioniWaffen-SSetniche e una di truppe da montagna, rinforzate da reparti ucraini e mongoli; anche un battaglione di bersaglieri, reparti della "Tagliamento" e della "Muti" parteciparono ai rastrellamenti.

Le maggiori sconfitte delle formazioni partigiane si verificarono nellaval Casotto, dove gli autonomi di "Mauri" (oltre 1.200 uomini, secondo i dati tedeschi[106]) subirono dure perdite e furono dispersi a causa anche di eccessivo ottimismo e di alcuni errori tattici[107]. Le forze tedesche delkampfgruppeRohr (appartenente alla 356ª Divisione fanteria) attaccarono dal 13 marzo e accerchiarono rapidamente le bande partigiane che vennero sbaragliate completamente entro il 24 marzo[108]. Solo il comandante "Mauri" e circa 100 uomini ripiegarono in salvo sul monte Alpet. Anche inval Varaitae alla Benedicta i tedeschi ebbero rapidamente la meglio: i garibaldini della brigata Morbiducci e gli autonomi del capitano Oddino vennero sbaragliati e le colonne tedesche, che subirono perdite modeste[109], percorsero liberamente le vallate e rastrellarono ilmonte Tobbio, disgregando le deboli formazioni partigiane ecompiendo numerose rappresaglie[110].

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Partigiani garibaldiniinValsesia; in piedi al centro con il basco nero èCino Moscatelli

Nelle altre zone invece le formazioni partigiane si batterono con successo, evitando scontri frontali ed adottando tattiche di guerriglia: inval Mairai giellisti di Dalmastro e Bocca ressero bene i rastrellamenti e mantennero le loro forze, mentre nellavalle Sturai reparti di Ettore Rosa, Livio Bianco e Nuto Revelli furono duramente impegnati ma scamparono alla distruzione e continuarono a rimanere attive ed efficienti. Uguali successi ottennero contro i rastrellamenti nazifascisti anche i garibaldini di "Barbato" nellavalle Po, i giellisti nellaval Pellice, gli autonomi di Marcellin nellavalle d'Aostae i garibaldini di "Ciro" Gastone e "Cino" Moscatelli nellaValsesiache, nonostante iniziali difficoltà[111], evitarono i rastrellamenti nemici sfruttando la loro grande mobilità[112].

Dopo aver resistito alle operazioni di repressione nazifasciste di primavera, i reparti partigiani, rafforzati dall'afflusso di nuovi elementi galvanizzati dall'apparente vittoria alleata su tutti i fronti del giugno 1944 (i cosiddetti "partigiani estivi" o anche "partigiani sfollati"[113]), salirono ad oltre 50.000 combattenti, di cui 25.000 garibaldini comunisti, 15.000 giellisti e 10.000 autonomi[114]. Queste formazioni partigiane passarono a loro volta all'offensiva e nell'estate, secondo i progetti del CVL, estesero progressivamente le aree liberate all'intera fascia appenninica e alpina e alle regioni collinari. Vennero costituite quindici zone libere (le "piccole repubbliche") con un'amministrazione politica, economica e finanziaria, elezioni, polizia e difesa[115].

In Piemonte le formazioni garibaldine di "Barbato" e "Nanni", gielliste di Livio Bianco e autonome di "Mauri" liberarono le valli del Cuneese, la val Pellice e la val Chisone, la Val d'Aosta venne quasi completamente liberata dalle formazioni autonome di Marcellin, mentre nel Biellese le forze garibaldine di "Gemisto" liberarono tutte le colline circostanti la città. Nella Valsesia le Brigate Garibaldi di "Ciro" (Eraldo Gastone) e "Cino" (Vincenzo Moscatelli) organizzarono una serie di veloci incursioni, raggiunseroBorgosesiail 10 giugno ed organizzarono la"repubblica"che sarebbe durata con alterne vicende fino alla Liberazione, mentre aLanzo Torinesei garibaldini ottenero numerosi successi durante duri scontri contro reparti fascisti[116].

Anche nell'Appennino ligure i partigiani guadagnarono molte posizioni: nella regione diImperia, aBadalucco, la divisione Garibaldi "Cascione" si batté con successo contro forze superiori; mentre nell'Appennino modenese il comandante "Armando" (Mario Ricci) organizzò laRepubblica di Montefiorino. Infine nel bellunese la Divisione Garibaldi "Nanetti", comandata da "Milo", costituì una zona libera nell'altopiano del Cansiglio[117]ed in Friuli avanzarono con successo i garibaldini della "Natisone" e della ""Friuli e i partigiani delle Osoppo che liberarono un vasto territorio lungo il Tagliamento[118].

Nel maggio del 1944 si osservo anche un'intensa attività diplomatica condotta dai giellisti delle Alpi cuneesi con laResistenza Francese. Vi furono più contatti i quali culminarono con gliIncontri di Sarettoche portarono alla firma di accordi sul piano politico e militare conclusi tra delegati del CLN del Piemonte e della pari istituzione francese.

Liberazione del centro Italia[modifica]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Resistenza romana e Eccidio delle Fosse Ardeatine.

Durante l'inverno del 1943-44 le operazioni alleate contro la munita Linea Gustav andarono incontro ad una serie di sanguinosi insuccessi: ledifese di Cassinosi dimostrarono quasi impenetrabili, mentre anche losbarco ad Anzio(gennaio 1944) non risolse la situazione a favore gli Alleati e rischiò invece di trasformarsi in un disastro[119]. In questo periodo a Roma si succedettero vive speranze di liberazione e amare delusioni. La presenza delVaticanoe delPapa Pio XII, con le sue dichiarazioni per la riconciliazione e per la salvaguardia della vita umana, incoraggiò un atteggiamento di resistenza passiva da parte della cittadinanza, mentre l'apparato repressivo nazifascista poté controllare solo con metodi violenti la situazione, schiacciare i nuclei della resistenza militare del colonnello Montezemolo, ed eseguire spietate rappresaglie contro ostaggi e prigionieri in risposta a un atteggiamento comunque non collaborativo dei cittadini e alle sporadiche ma efficaci iniziative dei GAP contro soldati tedeschi, militi e importanti esponenti fascisti repubblicani[120].

Un'ennesima offensiva alleata contro la Linea Gustav ebbe inizio l'11 maggio1944 e finalmente ebbe successo[121]; le truppe alleate sfondarono il fronte di Cassino e avanzarono ricongiungendosi con i reparti attestati nella testa di ponte di Anzio. Furono i soldati americani del generaleClarkche entrarono a Roma il4 giugno, mentre i reparti tedeschi erano impegnati ad eseguire una difficile ritirata e gli apparati repressivi nazifascisti avevano già abbandonato la capitale[122]. Roma, unica delle grandi città italiane, non insorse e attese l'arrivo delle truppe alleate[123]; le mediazioni vaticane, la debolezza della resistenza militare, la scomparsa dei nuclei gappisti, falcidiati dalla repressione, impedirono un'attiva partecipazione popolare alla liberazione della città[124]. La città aveva comunque già pagato il suo tributo di sangue, con le 597 vittime di Porta San Paolo[125], le 335 delleFosse Ardeatine, i2.091 ebrei deportati nei campi di sterminio, i 947 cittadini deportati nelrastrellamento del Quadraro, i 66martiri di Forte Bravetta, idieci fucilatiaPietralata, ledieci donne uccisepresso ilPonte dell'Industriaper aver assaltato un forno e i quattordici ex-detenuti diVia Tasso, massacrati aLa Storta, proprio il giorno della Liberazione (4 giugno1944)[126].

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Il comandante dellaDivisione Garibaldi "Arno"Aligi Barducci("Potente"), che rimase ucciso il 7 agosto durante i combattimenti per liberareFirenze

Nello stesso periodo si rafforzarono, con l'afflusso di nuovi combattenti, le formazioni partigiane inToscana. I garibaldini costituirono nella campagnasenesee delgrossetanola Divisione Garibaldi "Spartaco Lavagnini" (1000 uomini), comandata daFortunato Avanzati, e nell'areaFirenze-ArezzolaDivisione Garibaldi "Arno"(1700 uomini), guidata dal valorosoAligi Barducci, "Potente; i giellisti organizzarono le loro brigate Roselli (1200 uomini); mentre erano attive anche formazioni autonome guidate daManrico Ducceschi"Pippo" sulle montagne diPistoia, e inGarfagnanala Divisione Garibaldi "Lunense", guidata dal maggiore britannicoAnthony Oldhame con commissario politicoRoberto Battaglia. Dopo una serie di contrasti tra garibaldini e giellisti ed alcune riuscite operazioni di repressione nazifasciste, le forze della resistenza si accordarono e costituirono un comando unificato partigiano in Toscana per passare all'attacco delle forze nemiche in contemporanea con l'avanzata alleata a nord di Roma[127].

Dopo la caduta di Roma l'esercito tedesco del feldmaresciallo Kesselring aveva dato inizio ad una difficile ritirata di oltre 500 km per attestarsi sulle nuove posizioni appenniniche; la manovra, ostacolata dall'intervento delle formazioni partigiane, fu nuovamente costellata da violenze, repressioni ed eccidi di civili aGubbio, aCortona, aCivitella in Val di Chiana, aSan Giovanni Valdarno[128]. I partigiani si batterono validamente, liberaronoTerniil13 giugno, precedendo le truppe indiane dell'8ª Armata britannica; entrarono aSpoletoeFoligno; i garibaldini della "Lavagnini" ottennero un successo aPitiglianoe liberaronoGrossetoil15 giugno. Le operazioni continuarono in luglio in Toscana,Sienavenne liberata il3 lugliodalle truppe francesi senza l'intervento partigiano, ma la divisione Garibaldi "Arno" il 15 luglio iniziò la marcia di avvicinamento a Firenze, intercettò le retroguardie tedesche e il3 agostoraggiunseFiesolee i sobborghi della città[129].

A FirenzeAlessandro Pavolini, giunto in città il 18 giugno, cercò di organizzare la resistenza delle forze fasciste repubblicane; furono costituiti gruppi di franchi tiratori, mentre i membri dellabanda Caritàsi abbandonarono alle ultime violenze e omicidi prima di partire per il nord e riparare aPadova. Anche il segretario delPFRritornò l'8 luglioal nord, cosciente dell'imminente caduta della città[130]. La battaglia per Firenze ebbe inizio il28 lugliocon i primi scontri a sud della città tra i partigiani e retroguardie di paracadutisti tedeschi. Il comando germanico, su istruzioni di Kesselring e dello stesso Hitler, organizzò metodicamente la ritirata: al guado dell'Arno una brigata giellista venne annientata, i ponti sul fiume vennero fatti tutti saltare trannePonte Vecchio, e le forze partigiane (circa 2.800 uomini in maggioranza garibaldini della "Arno", ma anche giellisti, liberali e socialisti) rimasero divise in due parti[131].

Il4 agostoentrarono in città a sud del fiume i primi reparti garibaldini, ma i combattimenti continuarono violenti; la guarnigione tedesca rimasta a Firenze, effettuò sistematiche distruzioni e mantenne ancora il controllo della città. Il7 agostorimase ucciso Barducci "Potente", e solo la notte del 10-11 agostoi reparti tedeschi abbandonarono Firenze per risalire sulle colline nord dove si trincerarono e respinsero facilmente con gravi perdite i partigiani[132]. All'interno della città, in un clima insurrezionale, le forze partigiane eliminarono lentamente i numerosi franchi tiratori fascisti rimasti e uccisero sommariamente molti collaborazionisti, mentre il CLNT (Comitato di Liberazione Nazionale Toscano) assunse i pieni poteri in attesa dell'arrivo degli alleati che giunsero il13 agosto[133]. Tuttavia i combattimenti nella periferia nord di Firenze continuarono molto duri fino ai primi di settembre, costarono molte perdite ai partigiani e si risolsero solo con il concorso decisivo delle forze alleate[134].

Nelle settimane precedenti i tedeschi avevano abbandonato anche l'Abruzzo, dove la banda partigiana guidata da Armando Ammazzalorso entrò per prima aTeramoil 18 giugno, e leMarche, dove fin dal 13 giugno si era costituito un comando regionale partigiano. Alla fine del mese le formazioni della Resistenza iniziarono gli attacchi alle forze fasciste ed ai tedeschi in ritirata: il1 luglioi partigiani della brigata "Capuzzi" liberaronoCamerino, il14 lugliovenne raggiuntaAncona[135].

Combattimenti dietro la Linea Gotica[modifica]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Repubblica di MontefiorinoLinea Gotica e Strage di Marzabotto.
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Un soldato tedesco controlla i documenti di un civile italiano

Le violente battaglie tra le formazioni partigiane e i reparti tedeschi e fascisti dell'estate 1944 nel nord Italia derivarono in parte dalla situazione strategica generale sul fronte italiano; dopo il crollo dellalinea Gustave laliberazione di RomaeFirenzeil generaleAlexander, comandante del 15º Gruppo d'armate alleato che operava in Italia, sperò di ottenere una vittoria decisiva e quindi, pressato in questo senso anche dal Primo ministro britannicoChurchill, per la prima volta sollecitò un'intensificazione dell'attività partigiana nelle retrovie del fronte tedesco per disorganizzarne la ritirata e minarne la sicurezza. Queste istruzioni vennero fornite direttamente l'11 agostodal generale Alexander al generale Raffaele Cadorna, nel momento della partenza di quest'ultimo per assumere al nord il comando delCorpo Volontari della Libertà. In realtà il comando del CVL, insicuro della situazione e non edotto dei progetti strategici precisi alleati, preparò i primi piani insurrezionali ma invitò alla massima prudenza le formazioni partigiane[136].

La ritirata delle forze tedesche verso la Linea Gotica fu costellata da spietate operazioni di repressione e rappresaglia contro nuclei di partigiani (brigate"Stella Rossa"nel bolognese e "Gino Mosconi" nelle Apuane) e soprattutto contro i civili allo scopo di rendere sicure le vie di comunicazione e di intimidire le popolazioni terrorizzandone lo spirito di rivolta. Dopo l'operazione "Wallenstein" condotta con scarso successo dal 30 giugno nella zona montuosa traParmaeLa Spezia, a giugno e luglio lungo la strada Roma-Firenze ed in particolare in agosto aSant'Anna di Stazzemaed a settembre aMarzabotto(ad opera dei reparti del maggiore delle SSWalter Reder) reparti della Wehrmacht e delle Waffen-SS con la collaborazione dei fascisti repubblicani si macchiarono, durante gli aspri scontri contro i partigiani della Brigata "Stella Rossa"[137]guidati del comandante "Lupo" (Mario Musolesi, che rimase ucciso negli scontri), di numerose atrocità contro le popolazioni che costarono la vita ad oltre 2.000 civili[138].

Mentre proseguiva la tragica ritirata del grosso dell'esercito tedesco verso nord, fin da luglio era in corso labattaglia di Montefiorino, dove la Divisione garibaldina Modena, guidata dal prudente e capace comandanteMario Ricci"Armando", aveva costituito con i suoi 5.000 uomini una vasta regione libera, estesa daPievepelago, aSerramazzoni, daLigonchioaCarpineti, alle spalle delle posizioni tedesche. Gli alleati rinforzarono notevolmente questa regione libera con lanci di armi ed equipaggiamenti ed i partigiani organizzarono solide posizioni che riuscirono in un primo tempo a fermare l'attacco di deboli unità Waffen-SS aPiandelagotti. Dopo vane trattative tra partigiani e tedeschi, sfruttate dal comando del generale Messerle per rinforzare le sue forze, alla fine di agosto oltre 8.000 soldati tedeschi, con contingenti di sostegno fascisti, attaccarono con artiglieria e autoblindo la regione di Montefiorino da tre direzioni[139].

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A destra nella foto il comandante militare dellarepubblica di MontefiorinoMario Ricci "Armando"
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Mario Musolesi, "Lupo", il comandante dellaBrigata Partigiana Stella Rossa, ucciso durante gli scontri nell'area diMarzabottodel settembre 1944.

A partire dal 30 luglio i tedeschi avanzarono lungo ilSecchia, con impiego di cannoni e lanciafiamme, alcune cittadine vennero bombardate ed incendiate e ci furono rappresaglie sui civili; sul fiume i partigiani si batterono bene; nella direzione diToanoebbe un ruolo importante un reparto di partigiani sovietici ex prigionieri. La sera del 31 luglio "Armando" diede ordine di sganciarsi e ritornare alla guerriglia, altri combattimenti durarono fino al1 agostoaMonchio, con perdite per la resistenza, e al Passo delle Radici dove i partigiani guadagnarono tempo per favorire la ritirata. Fino al 12 agosto i reparti partigiani continuarono imboscate ed incursioni per ostacolare la marcia dei tedeschi. I nazifascisti riuscirono alla fine, con la perdita di circa 500 morti e feriti, a disgregare la repubblica di Montefiorino ma la gran parte della Divisione garibaldina Modena rimase intatta, pur avendo perso 250 uomini[140], ed avrebbe presto attraversato le linee entrando direttamente nello schieramento alleato.

Le forze alleate sferrarono l'attacco allaLinea Goticatra il25 agostoed il10 settembree i reparti partigiani schierati nelle immediate retrovie del fronte tedesco entrarono quindi in azione; sul versante orientale i garibaldini della8ª Brigata Garibaldicontribuirono alla liberazione diForlì, nel modenese i partigiani si ricongiunsero con gli angloamericani, mentre nella regione a sud diBolognasi verificarono aspri scontri. Il28 settembresulMonte Battagliai partigiani della36ª Brigata Garibaldiconquistarono le posizioni e respinsero i tedeschi fino all'arrivo degli americani, mentre aCa' di Guzzole Waffen-SS superarono la disperata resistenza dei garibaldini della 62ª Brigata ed uccisero tutti i partigiani rimasti isolati[141].

Guerra in montagna nell'estate 1944[modifica]
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A destra nella fotoMaggiorino Marcellin"Bluter", capo delle formazioni autonome dellaval Chisone

Mentre erano in corso i combattimenti lungo l'Appennino, da agosto si combatteva nellaval Chisone, tra le aspre montagne delSestriereuna dura battaglia tra i reparti autonomi collegati a "Giustizia e Libertà"[142]del sergente degli Alpini Maggiorino Marcellin "Bluter" e numerose formazioni tedesche e fasciste (una divisione granatieri tedesca, un battaglione della "Nembo", bersaglieri, SS italiane, un battaglione OP). Si trattò delle più lunga e combattuta battaglia della Resistenza[143]; dopo una fase di preparazione i tedeschi iniziarono l'offensiva lungo la val di Susa, i partigiani di Marcellin avevano un armamento pesante con mortai da 81 e dieci cannoni da montagna e si batterono con tutti i mezzi. I tedeschi impiegarono carri armati eStukasmentre gli autonomi ebbero l'appoggio anche di aerei britannici decollati dallaCorsica. Nonostante i contrattacchi di sostegno a fondovalle dei garibaldini di "Barbato" e dei giellisti di Antonio Prearo, i nazifascisti continuarono i rastrellamenti, costellati da esecuzioni sommarie. Il6 agostoMarcellin decise di sganciare i suoi uomini a piccoli gruppi; inval Tronceai partigiani furono accerchiati ma rifiutarono la resa e, dopo grandi difficoltà, alla fine di agosto trovarono scampo in Francia da dove dopo poche settimane, non scoraggiati, fecero ritorno in val Chisone per riorganizzare la resistenza[144].

Il17 agostoera cominciata una nuova battaglia nellavalle Sturatra le colonne tedesche della 90ª Panzergrenadier Division in marcia verso ilcolle della Maddalenaper soccorrere alcune divisioni schierate sul versante francese delle Alpi e minacciate dallosbarco alleato in Provenza, e i giellisti della 1ª Divisione alpina guidati da Livio Bianco e Nuto Revelli. Inizialmente i partigiani furono messi in grave difficoltà dall'arrivo a sorpresa dei granatieri tedeschi, gli sbarramenti vennero travolti, si verificò il caos tra la popolazione e solo il19 agostoRevelli riuscì a riprendere il controllo della situazione ed a organizzare la difesa. Nei giorni seguenti i partigiani misero a segno alcune riuscite imboscate e rallentarono la marcia dei tedeschi prima di ripiegare in quota[145]. Fino al23 agostogli uomini di Revelli continuarono a infastidire ed a infliggere perdite al nemico prima di sganciarsi e sconfinare in Francia per lavalle Tinea. In questa regione i giellisti combatterono ancora fino al10 settembree vennero quindi aggregati ai reparti francesi che li costrinsero a rimanere in zona per cinque mesi prima di autorizzarli a rientrare in Italia[146].

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Partigiani garibaldini armati: l'uomo a sinistra ha un mitraSten, quello a destra unaMAB 38

Un'ultima serie di combattimenti ebbero luogo tra il22 agostoe il1 settembrenellaval Trebbia; i reparti della Repubblica di Salò svolsero questa volta la parte principale nell'azione con oltre 8.000 uomini impegnati delle Divisioni "Monterosa", "San Marco" e "Littorio" contro i 3.500 partigiani della Divisione garibaldina Cichero e della Divisione giellista Piacenza, coordinate dal comandante "Miro" (nome di battaglia dello slovenoAntonio Ukmar)[147]. Il23 agostoebbe inizio l'attacco in forze da ogni direzione dei reparti fascisti divisi in nove colonne provenienti dall'Emilia, dal Piemonte e dalla Liguria. Sul versante ligure i garibaldini di "Virgola" (capo della Cichero) respinsero gli attacchi, mentre in altre zone si verificarono cedimenti. Nello scontro diBadaluccoi garibaldini della Divisione F.Cascione inflissero perdite alle colonne nemiche[148]; aNovi Liguree aVarzisi batterono con valore i reparti dell'"Americano" e di "Peter"; infine le colonne nazifasciste si spinsero sull'Antolae occuparonoTorriglia, la capitale partigiana. Nonostante questi successi in realtà il rastrellamento non aveva distrutto le forze della Resistenza che ripresero subito la loro attività: nell'Oltrepò Pavesei partigiani della "Crespi" e della "Capettini" occuparono Varzi e catturarono un gruppo di alpini della "Monterosa"[149], mentre i reparti liguri riorganizzarono le loro forze e studiarono nuove tattiche per sfuggire al nemico. Infine anche il Veneto venne investito dalla repressione nazifascista: dal11 agostoi garibaldini della "Garemi" dovettero battersi duramente inval Posina, sopraSchio; il sacrificio di un gruppo partigiano, guidato da "il marinaio" (Bruno Viola), permise al grosso di disperdersi e di evitare i massicci e violenti rastrellamenti tedeschi[150].

Le battaglie dell'estate 1944 si conclusero quindi con una serie di successi tattici per le forze nazifasciste, ma, nonostante il mancato concorso alleato a causa del fallimento complessivo dell'offensiva sulla Linea Gotica, i reparti partigiani mostrarono efficienza e combattività, riuscendo a evitare la distruzione e impegnando forti contingenti nemici: otto divisioni tedesche (di cui quattro in Piemonte) e circa 90.000 soldati della RSI[151].

Le repubbliche partigiane[modifica]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Repubbliche partigiane.

Nell'estate 1944, sempre nel clima ottimistico creato dai segni di un crollo tedesco in Italia di fronte all'offensiva alleata, il comando partigiano decise l'ambizioso progetto di creare delle vere "Repubbliche partigiane" o "Zone libere" in alcuni territori montani e collinari dell'Italia Settentrionale, lungo l'arco delleAlpie dell'Appennino Settentrionale, liberati dall'occupazionenazi-fascista[152]. Questi progetti, che prevedevano la costituzione di strutture di governo amministrative e programmi economici e sociali concreti, ampliavano le precedenti esperienze spontanee dellaRepubblica di Maschito, nelVultureinBasilicata, dellaRepubblica del Cornioloe delle cosiddette "piccole repubbliche" che, create nella primavera 1944, avevano subito in luglio e agosto i duri rastrellamenti tedeschi[153].

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Alfredo Di Dio, comandante della Divisione "Valtoce", caduto durante la difesa dellaRepubblica dell'Ossola

Le tre "grandi repubbliche", precedute dall'esperienza dellarepubblica di Montefiorinonell'Appennino modenese, si costituirono tra l'agosto e il novembre 1944 inval d'Ossola, inCarniae nell'Alto Monferrato; soprattutto larepubblica dell'Ossolaassunse grande importanza, per la sua numerosa popolazione (oltre 80.000 abitanti), la sua ricchezza economica ed anche per l'importanza strategica[154]. Confinante con laSvizzera, la repubblica attirò anche l'attenzione dei comandi e dei servizi alleati guidati dall'americanoAllen Dullese dal britannicoJohn McCafferyche ipotizzarono, in contemporanea con la ripresa dell'offensiva alleata sulla Linea Gotica in direzione diRiminie delpasso del Giogo, di rafforzare l'enclaveattraverso il confine elvetico ed anche con l'impiego dell'aeroporto diDomodossola[155].

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I comandanti partigiani"Mauri"(a sinistra) e"Nord"(al centro), capi delle formazioni autonome nellarepubblica di Alba

La liberazione dell'Ossola, difesa da forze scarse ed in parte demoralizzate, fu rapida: il 26 agosto i garibaldini della brigata Redi attaccarono e occuparonoBacenoe nei giorni seguenti una serie di presidi fascisti vennero abbandonati o si arresero, mentre ai primi di settembre le valli alte vennero completamente occupate dalle reparti di Arca eFilippo Frassatidella Brigata garibaldina Piave. L'8 settembre i partigiani delle Fiamme Verdi della Divisione "Valtoce" diAlfredo Di Dioe quelli della Divisione autonoma "Valdossola" diDionigi Supertidiedero inizio all'offensiva dalla bassa valle: aPiedimulerai reparti della Brigata Nera di Carrara caddero in un'imboscata mentre gli altri reparti tedeschi e fascisti ripiegarono verso Domodossola. Dopo trattative tra il presidio tedesco e i partigiani, le forze nazi-fasciste abbandonarono la città e i partigiani entrarono nella capitale dell'Ossola accolti festosamente dalla popolazione. Venne subito costituita una giunta politico-amministrativa presieduta dal socialistaEttore Tibaldi, arrivato daLugano, con i comunisti Concetto Marchesi, Giancarlo Pajetta,Umberto Terracini, i socialisti Santi, Vigorelli, Mario eCorrado Bonfantinied il democristianoPiero Malvestiti[156].

Le altre due "grandi repubbliche" partigiane vennero organizzate lentamente nell'estate e autunno 1944; inCarniala giunta si stabilì adAmpezzoil 26 settembre, mentre la difesa della zona libera, abitata da 78.000 persone, rimase divisa tra la Divisione garibaldina "Friuli-Natisone" e la Divisione Osoppo che non costituirono un comando unificato soprattutto a causa della decisione del ista Italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Partito_Comunista_Italiano">Partito Comunista Italianodi trasferire sotto comando operativo jugoslavo le sue forze, provocando le vive proteste osovane[157]. L'Alto Monferrato venne invece organizzato ufficialmente solo il5 novembredalle forze partigiane delle divisioni Garibaldi di Giambattista Reggio e "Ulisse" (Davide Lajolo) e dalla divisione autonoma di "Tino", dipendente dal gruppo di "Mauri", nel frattempo attestato a difesa dellarepubblica di Alba[158]. I cospicui e ben armati reparti autonomi del 1º Gruppo Divisioni Alpine guidate da "Mauri" (Enrico Martini)[159]e "Nord" (Piero Balbo), affiancati da formazioni partigiane garibaldine della Divisione "Langhe", dopo essere entrate adAlbail 10 ottobre, costituirono posizioni difensive lungo ilTanaroe respinsero inviti alla trattativa da parte dei nazifascisti[160].

Offensive e rastrellamenti nazifascisti[modifica]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Repubblica dell'Ossola e Repubblica partigiana di Alba.
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Partigiani in azione durante la difesa dellarepubblica dell'Ossola

Alla fine di ottobre 1944 i tentativi alleati di superare le difese tedesche sullalinea Goticaed irrompere nellapianura Padanaebbero termine con un insuccesso strategico complessivo, provocando un inatteso prolungamento della guerra in Italia e aggravando gravemente la situazione delle forze partigiane combattenti nei territori occupati che durante l'estate, in previsione della vittoria alleata, erano passate all'offensiva allargando notevolmente il territorio controllato e costituendo numerose "zone libere"[161]. Fin dal 1 ottobre ilfeldmarescialloKesselringfu infatti in grado di diramare i primi ordini alle sue forze per organizzare un'operazione coordinata di repressione e rastrellamento sistematico per schiacciare finalmente i partigiani, rioccupare le "zone libere" e intimorire con metodi di lotta aggressivi la popolazione apparentemente favorevole alla resistenza[162]. Già in settembre le forze nazifasciste erano passate all'offensiva antipartigiana attaccando le forze della resistenza asserragliate in difesa sulmonte Grappain posizioni statiche: supportati da artiglieria ed armi pesanti i tedeschi attaccarono i partigiani distruggendo la brigata "Italia libera" e disperdendo con perdite i reparti garibaldini e delle Matteotti. Entro la fine del mese i nazifascisti completarono il rastrellamento sul Grappa costellato di rappresaglie, devastazioni e violenze sui civili[163].

Dopo questo primo successo Kesselring sferrò quindi il grande rastrellamento globale su tutte le posizioni partigiane con l'impiego di sei divisioni tedesche, quattro della Repubblica di Salò e le varie milizie di partito; gli attacchi iniziarono simultaneamente contro le "repubbliche" della Carnia e dell'Ossola. L'attacco alla repubblica dell'Ossola, la più importante delle zone libere partigiane, ebbe inizio il9 ottobree venne condotto da circa 13.000 uomini in grande maggioranza fascisti repubblicani, affiancati solo da un piccolo gruppo di tedeschi. L'offensiva, favorita da una netta superiorità numerica e di mezzi, ebbe subito successo: i nazifascisti penetrarono nella repubblica attraverso la valle Cannobina, mentre a Domodossola si diffuse il panico e la confusione[164].

Ebbe quindi inizio l'esodo della popolazione verso il confine svizzero per evitare le rappresaglie, mentre lo stesso comandante della Divisione "Valtoce", Alfredo Di Dio, venne ucciso in un'imboscata. Dopo un'aspra resistenza il 13 ottobre da parte di reparti della "Valtoce" e della "Valdossola", i fascisti raggiunsero e occuparono Domodossola il14 ottobreentrando in una città deserta, mentre 35.000 civili fuggivano verso nord. Gli ultimi scontri si ebbero il 19 ottobre, mentre i reparti nazifascisti devastavano il territorio e i capi politici dell'Ossola fuggivano in Svizzera. I resti delle forze partigiane si frammentarono in tre gruppi: Superti si diresse in val Divedro, i garibaldini della "Redi" in parte ripiegarono in val Formazza e in parte riuscirono, al comando di "Livio" (Paolo Scarponi) e del "colonnello Delli Torri" (Giuseppe Curreno), a raggiungere ai primi di novembre la Valsesia dove confluirono nelle formazioni di Moscatelli[165]

Il2 novembreebbe inizio l'attacco nazifascista, rafforzato con le forze del'intera 34ª divisione tedesca, alla repubblica di Alba; dopo l'inatteso passaggio da parte nemica del Tanaro sull'unico ponte rimasto, i partigiani si trovarono in difficoltà e "Mauri" abbandonò Alba, ripiegando opportunamente sulle colline, dove gli autonomi e i garibaldini combatterono con efficacia ed abilità. Ben riforniti di armi dai lanci aerei alleati, i partigiani di "Mauri" (Martini) e "Nord" (Balbo), guidati da ufficiali effettivi, condussero per oltre un mese una serie di scontri nei vari abitati collinari, resistendo alle superiori forze nemiche fino al20 dicembre, perdendo oltre 100 morti e 100 feriti ma infliggendo dure perdite ai tedeschi e rallentandone l'avanzata[166]. Dopo i duri scontri nelle Langhe le forze tedesche e fasciste furono rafforzate e riorganizzate, e il 2 dicembre sferrarono l'attacco nell'Alto Monferrato; le forze partigiane in questa "repubblica", guidate da "Ulisse" (Davide Lajolo) e "Augusto" (Francesco Scotti), avevano ottenuto due successi aBrunoil 20 ottobre e aBergamascoil 4 novembre, ma, di fronte alla potenza delle forze nemiche decisero questa volta di rinunciare alla lotta frontale e passare alla fase di sganciamento. I garibaldini di "Ulisse" evitarono la distruzione ma le truppe nazifasciste ripresero il controllo del territorio e nelle settimane seguenti estesero le loro operazioni su tutte le vallate alpine dove i partigiani si batterono accanitamente in condizioni meteorologiche proibitive[167].

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Davide Lajolo"Ulisse", comandante garibaldino della Repubblica dell'Alto Monferrato

La più violenta, sanguinosa e prolungata offensiva nazifascista si diresse dal27 settembrecontro la repubblica dellaCarniae coinvolse oltre 40.000 soldati tedeschi, fascisti repubblicani e un insieme di reparti etnici, croati, georgiani, francesi collaborazionisti e cosacchi del Don e del Kuban[168]. L'attacco venne sferrato inizialmente lungo il corso dell'IsonzoaFaedis, difesa dai garibaldini della Divisione Natisone e dalle Divisioni Osoppo. I partigiani si batterono validamente, ma dopo poche ore il 28 settembre dovette essere dato ordine di sganciamento di fronte alla potenza di fuoco nemica. La manovra venne intercettata e i tedeschi inflissero pesanti perdite agli osovani e ai garibaldini, tutta la zona libera ad ovest delTagliamentovenne rastrellata, con gravi devastazioni, incendi di villaggi, deportazioni e rappresaglie[169].

La seconda fase dell'offensiva nazifascista inFriuliebbe inizio tra il 2 e l'8 ottobre(operazione "Waldlaufer"[170]) sia a nord del Tagliamento sia nell'ansa del fiume. la brigata "Carnia" venne decimata mentre nella zonaFrisarco-Redonai tedeschi vennero sorpresi dal fuoco dei partigiani e dovettero ripiegare. Dopo una sosta gli attacchi ripresero il27 novembree le truppe da montagna tedesche effettuarono una manovra d'aggiramento attraverso laClautana, mentre le Waffen-SS attaccarono i garibaldini e i battaglioni della Decima MAS "Barbarigo" e "Valanga" puntarono su Redona. Oltre 30.000 nazifascisti respinsero lentamente i 5.000 partigiani osovani e garibaldini che, guidati da "Ninci" (Lino Zocchi) e "Andrea" (Mario Lizzero) ripiegarono su un terreno di montagna impervio e quasi disabitato, e sferrarono contrattacchi in cui si distinsero anche gli ex prigionieri sovietici del "battaglione Stalin"[171]. Infine il7 dicembreil comandante delle Osoppo, "Verdi" (Candido Grassi) diede ordine di sganciamento e i superstiti attraversarono le linee nemiche per trovare riparo in pianura. La "repubblica della Carnia" era finita; le perdite furono pesanti per entrambe le parti, le devastazioni provocate dai rastrellamenti ingenti e le rappresaglie e deportazioni da parte particolarmente dei reparti cosacchi furono numerose, mentre nascosti nelle grotte delle montagne più disagiate rimasero piccoli nuclei di partigiani[172].

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