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Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo www.mikivettica.over-blog.it

CAMPANIA NEWS Abusi edilizi nella Clinica Maria Rosaria di Pompei: a rischio l'autorizzazione sanitaria Il Tar dà ragione al Comune

30 Maggio 2019, 07:48am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Il Tar della Campania ha respinto la richiesta di permesso a costruire in sanatoria per gli abusi edilizi alla Clinica Maria Rosaria di Pompei. Arriva anche la decisione del Tribunale amministrativo regionale dopo il no del Comune mariano: non è stata concessa nessuna sanatoria per gli abusi edilizi compiuti in vari punti del complesso dislocato in via Colle San Bartolomeo a Pompei. Potrebbe essere a rischio l'autorizzazione per lo svolgimento dell'attività sanitaria. Infatti, nonostante l’istanza di condono sia giunta al protocollo generale del Comune di Pompei entro i termini previsti dalla legge, l'abuso edilizio, si legge nella sentenza dei giudici amministrativi, “risulta realizzato su un immobile soggetto a vincolo ambientale e non è conforme alle norme urbanistiche. Questo perché l’area è sottoposta a vincolo di inedificabilità assoluta e al cui interno è vietato qualsiasi intervento che comporti incremento dei volumi esistenti”. Per ora i legali della casa di cura di Pompei hanno deciso di opporsi lamentando l’illegittimità del provvedimento, in quanto “il Comune non ha provveduto a verificare la natura e la consistenza delle opere in questione e a opporsi alle stesse”, senza però ottenere risultati. Tuttavia, secondo il Tar, la richiesta di condono è inammissibile, esprimendosi in favore dell’operato dell’Ente che adesso riceverà dalla struttura ospedaliera il pagamento di 3mila euro per le spese processuali. LA CITTA

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CAMPANIA NEWS Sicurezza in mare: maxi operazione in tutta la regione Sotto la lente d'igrandimento le agezie di diporto turistico

30 Maggio 2019, 07:46am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Maxi operazione della Capitaneria di Porto e della Guardia di Finanza in tutta la Campania per contrastare le violazioni delle norme nautiche nelle aziende di diporto che offrono servizi turistici di noleggio occasionale. Il vasto intervento, denominato “shock wave”, ha visto impiegati numerosi uomini e mezzi della Guardia Costiera e del Reparto Aeronavale delle fiamme gialle che svolto un’intensa attività di controllo di tutte le imbarcazioni utilizzati ai fini commerciali e turistici. L’operazione ha consentito di accertare e sanzionare numerose violazioni, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza dei natanti e la tutela della legittima concorrenza. In totale sono state controllate 318 imbarcazioni e sono state elevate 42 sanzioni per un totale di oltre 18mila euro. LA CITTA

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CIOCIARIA NEWS Frosinone, automobilista si fa la barba mentre guida sull’autostrada A1: fermato e multato

30 Maggio 2019, 07:39am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

A CURA DI MICHELE PAPPACODA Multa per un automobilista fermato mentre si stava facendo la barba alla guida. A scoprirlo gli agenti della polizia stradale che lo hanno sorpreso mentre era in viaggio lungo l’autostrada A1, nel territorio della provincia di Frosinone. L’uomo è stato multato. .Un automobilista è stato sorpreso dalla polizia stradale mentre si stava facendo la barba al volante. Il bizzarro episodio che ha dell'incredibile è accaduto sull'autostrada A1, nel territorio di Frosinone. L'uomo, è stato fermato dagli agenti con il rasoio in mano, sul viso tracce di schiuma da rasatura. A seguito di ulteriori controlli, gli agenti lo hanno multato. Secondo le informazioni apprese pare che il conducente del veicolo avesse approfittato del traffico per terminare ciò che non era riuscito a fare a casa, per fretta o per dimenticanza. Forse preso da un appuntamento improvviso o essendosi riaddormentato al suono della sveglia, non ha perso l'occasione di darsi una sistemata e terminare l'opera in viaggio, mentre stava raggiungendo la sua meta. Automobilista si fa la barba al volante: multato Sempre più spesso infatti, capita di vedere alla guida per le strade di Roma ma anche in provincia, persone che infrangano le regole della sicurezza stradale, sorprese alla guida non solo con il telefonino in mano, impegnate in una conversazione, ma anche occupate in altre attività, quando invece l'attenzione esclusiva al volante è una prerogativa necessaria. Donne alle prese con il trucco, sia in attesa al semaforo che durante la marcia, bambini piccoli tenuti sulle gambe mentre si è al volante, sigarette in mano al conducente, messaggini scritti che addirittura fanno distogliere gli occhi dalla strada, canzoni da cambiare allo stereo, insomma, chi più ne ha più ne metta. Ma certo, ciò a cui hanno assistito gli agenti della polizia stradale sull'A1 a Frosinone è del tutto un episodio particolarissimo, ma sul quale, alla luce dei numeri delle vittime di incidenti stradali, c'è poco da ridere, e si spera, non venga imitato da nessuno. Alessia Rabbai fanpage.it

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SALERNO E PROVINCIA NEWS S’abbassa i pantaloni alla fermata del bus a Salerno, esibizionista in cella Gli atti osceni davanti ad un gruppo di ragazzine e bambini

30 Maggio 2019, 07:31am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA SALERNO - Si spoglia nudo davanti ad alcune studentesse minorenni, vicino alla fermata dei bus a via Vinciprova e finisce in carcere. Martedì scorso, un 55enne salernitano senza fissa dimora e che spesso frequenta la zona a ridosso del centro, è stato arrestato per atti osceni in luogo pubblico da una pattuglia del Radiomobile dei carabinieri, agli ordini del tenente Bartolo Taglietti e del maresciallo Antonio Prete. L’uomo, già noto per altre vicende giudiziarie, era in via Vinciprova poco dopo le 13. All’improvviso si è avvicinato al capolinea degli autobus dove partono numerose linee urbane e extraurbane e per questo affollato di italiani e turisti. In quel momento, in particolare, alle pensiline c’erano anche alcune ragazze molto giovani, tra cui anche minorenni. Il 55enne si è abbassato i pantaloni, ha mostrato i genitali per poi simulare una masturbazione. Una scena che ha mandato nel panico molte persone che si trovavano in zona, tra cui anche diversi bambini. In tanti si sono allontanati impauriti per timore che potesse usare violenza contro qualcuno, altri sono rimasti bloccati senza sapere cosa fare. Alcune ragazze, invece, hanno chiamato il numero di emergenza 112 e una pattuglia della sezione Radiomobile dell’Arma è arrivata in pochissimo tempo tanto da sorprendere l’esibizionista ancora all’opera. (s.d.n.) LA CITTA

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COSTIERA AMALFITANA NEWS ”BALLE” DELLE FERRIERE N. 1.

30 Maggio 2019, 07:18am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

COSTIERA AMALFITANA NEWS ”BALLE” DELLE FERRIERE N. 1.
COSTIERA AMALFITANA NEWS ”BALLE” DELLE FERRIERE N. 1.
COSTIERA AMALFITANA NEWS ”BALLE” DELLE FERRIERE N. 1.
COSTIERA AMALFITANA NEWS ”BALLE” DELLE FERRIERE N. 1.
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COSTIERA AMALFITANA NEWS ”BALLE” DELLE FERRIERE N. 1.
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COSTIERA AMALFITANA NEWS ”BALLE” DELLE FERRIERE N. 1.
COSTIERA AMALFITANA NEWS ”BALLE” DELLE FERRIERE N. 1.
COSTIERA AMALFITANA NEWS ”BALLE” DELLE FERRIERE N. 1.
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COSTIERA AMALFITANA NEWS ”BALLE” DELLE FERRIERE N. 1.

di Michele Pappacoda Valle delle Ferriere Amalfi Gennaro Pisacane scrive sul suo profilo facebook. Sono tornato nella mia amata Valle per constatare di persona se, a fronte dei 5€ riscossi dal Comune di Scala, ci fosse un miglioramento delle condizioni di fruibilità del sito. Questa è la situazione riscontrata il giorno lunedì 27.5 tra le 9:30 e le 13. 1) Chiuso l’ufficio informativo di Pontone. Quindi nessuna informazione in un giorno in cui sarebbe stato assolutamente necessario per quanto dirò appresso. 2) Lungo il percorso una segnaletica approssimativa, recante il logo “Scala”, segnala in modo confuso quali sono i sentieri della zona. In particolare: e’ assurdo che i tempi dei nuovi segnali non siano stati coordinati con quelli preesistenti, per cui procedendo in direzione Amalfi, si trova un primo segnale che la indica a 50 minuti di distanza e, subito dopo, un altro che la indica ad 1h15; e, poco dopo, si trovano addirittura 2 segnali, distanti 10 metri l’uno dall’altro, che la indicano uno a 45 minuti e l’altro 1h15. Inoltre, il segnale nei pressi del Rudere della Ferriera reca la numerazione 325a, che non corrisponde a quella reale generando una pericolosa confusione nei camminatori. 3) Giunto all’ingresso della Ferriera ed ormai rassegnato al pagamento del biglietto, chi trovo? NESSUNO! Il cancello della vergogna chiuso anche questa volta che volevo pagare! Mannaggia! Io ed i miei amici settentrionali la prendiamo un po’ a ridere. I tedeschi incontrati per strada erano sicuramente più nervosi, soprattutto perché anche loro avevano trovato chiuso il punto informativo ad inizio sentiero. 4) Cosa ancor più grave, un botanico mi segnala la presenza nei pressi della Riserva di una pianta infestante che, a suo dire, in pochi anni distruggerà tutta la biodiversità del sito, se non eradicata urgentemente (daro’ i dettagli a chi me lo chiederà). Ebbene, questo primo resoconto dello stato delle cose in Valle (cui seguiranno diversi aggiornamenti) dimostra che fino ad ora sono state raccontate solo balle a giustificazione dell’introduzione del biglietto. La documentazione fotografica servirà a fugare ogni dubbio. Perciò: via il biglietto dalla Riserva Naturale di Valle delle Ferriere!

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Maiori tombino rotto al porto

30 Maggio 2019, 07:12am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

Maiori tombino rotto al porto
Maiori tombino rotto al porto

di Michele Pappacoda Maiori sul porto tombino rotto pericoloso per chi passeggia potrebbe inciampare farsi male anche perchè la base rotta e tutta arruginita . Necessita di manutenzione e riparazione per l'incolumità dei passanti.

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COSTIERA AMALFITANA NEWS MAIORI SPAZZATURA SUL LUNGOMARE AMENDOLA

30 Maggio 2019, 07:08am

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COSTIERA AMALFITANA NEWS MAIORI SPAZZATURA SUL LUNGOMARE AMENDOLA

di Michele Pappacoda Maiori sul Lungomare Amendola stamattina 29.05.2018 cumulo di spazzatura non raccolto dal camion appena passato sul lungomare è una vergogna in un paese turistico come Maiori. La foto allegata dice tutto. Cittadini Meditate!!!!

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SALERNO E PROVINCIA NEWS SS.19 DELLE CALBRIE BATTIPAGLIA EBOLI ABBANDONATA A SE STESSA

29 Maggio 2019, 18:34pm

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Risultati immagini per SS19 DELLE CALABRIE

La strada SS.19 delle Calabrie Battipaglia - Eboli abbandonata a se stessa cumuli di spazzatura e erbacce alte in ambo i lati della strada senza manutenzione e controllo, a perte la ppuzza proveniente dagli incenitori ma qui non si ci può fare nulla ci troviamo vicino alla zona industriale di Eboli dove vi sono gli inceneritori della spazzatura. Ma la cosa principale e la manutenzione e il controllo della strada affinchè sia pulita agli occhi di chi la percorre.

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SEZ.VARIE NEWS Storia di Piersanti Mattarella

28 Maggio 2019, 19:51pm

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

a cura di Michele Pappacoda

Piersanti  Mattarella (Castellammare del Golfo, 24 maggio 1935  Palermo, 6 gennaio 1980) è stato un politico italiano, assassinato da Cosa nostra durante il mandato di presidente della Regione Siciliana[1]. Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Secondogenito di Bernardo Mattarella[2], uomo politico della Democrazia Cristiana, ebbe come padrino di battesimo Pietro Mignosi, con cui il padre aveva un rapporto profondo.[2] Nel 1941 nacque il fratello minore Sergio, 12º Presidente della Repubblica Italiana.

Crebbe con istruzione religiosa, studiando a Roma al San Leone Magno, dei Fratelli maristi. Dopo l'attività nell'Azione Cattolica (associazione in cui ricoprì anche incarichi nazionali[3]), si dedicò alla carriera politica nella Democrazia Cristianaavendo fra i suoi ispiratori Giorgio La Pira e avvicinandosi alla corrente politica di Aldo Moro. Divenne assistente ordinario di diritto privato all'Università di Palermo.

Aveva due figli: Maria e Bernardo, quest'ultimo deputato all'Assemblea regionale siciliana dal 2008.[4]

Attività politica[modifica | modifica wikitesto]

Consigliere comunale a Palermo[modifica | modifica wikitesto]

Nel novembre del 1964 si candida nella lista DC alle elezioni comunali di Palermo ottenendo più di undicimila preferenze (quarto dopo Salvo Lima, Vito Ciancimino e Giuseppe Cerami)[5] e divenendo consigliere comunale di Palermo nel pieno dello scandalo del Sacco di Palermo.

Deputato regionale[modifica | modifica wikitesto]

Alle elezioni regionali del 1967 fu eletto deputato all'Assemblea regionale siciliana, nel collegio di Palermo con più di trentaquattromila preferenze, nonostante molti dubitassero delle sue possibilità visto che negli stessi anni il padre Bernardo stava venendo coinvolto in un acceso scontro giudiziario con il sociologo Danilo Dolci che lo aveva accusato di collusioni mafiose.

Durante i quattro anni successivi fece parte della Commissione Legislativa regionale, della Giunta per il Regolamento e della Giunta per il Bilancio venendo nominato, cosa inusuale per un deputato di prima nomina, relatore della legge sul bilancio di previsione della regione per l'anno 1970. Fu inoltre membro della Commissione speciale incaricata di riformare la burocrazia regionale, divenendo relatore della legge di riforma.[5]

Sulle pagine del giornale Sicilia Domani, nel giugno 1970, Piersanti denunciò diverse criticità dell'Assemblea regionale. Il primo punto riguardava le pratiche clientelari dei consiglieri regionali con una prassi che denominò "provincializzazione" dell'attività della Regione: i deputati regionali, troppo legati al territorio dove venivano eletti, risultavano incapaci di perseguire una linea politica organica per tutta la Sicilia in quanto troppo impegnati nel cercare di ottenere leggi e provvedimenti di spesa a favore dei propri collegi. A questo Mattarella cercava di porre rimedio proponendo una riforma elettorale con collegi più ampi di quelli provinciali. Il secondo punto critico riguardava l'eccessivo numero di incarichi in Assemblea e Giunta regionale che riducevano l'efficacia dell'azione di governo: per questo Mattarella proponeva una soluzione con il taglio degli assessorati da dodici ad otto e delle commissioni legislative da sette a cinque, chiedendo di prevedere per l'ufficio di presidenza la nomina di due soli vice, un segretario e un questore. Mattarella chiedeva inoltre l'introduzione di criteri di rotazione degli incarichi a cui fossero posti anche dei limiti temporali. Terzo punto debole della regione riguardava la scelta degli assessori regionali, al tempo eletti dall'ARS in una votazione differente da quella del presidente di Regione, generando così un sistema che favoriva gli accordi sottobanco. Per il politico di Castellamare occorreva dunque che fosse il presidente a nominare la giunta, così da poter attingere anche a esterni, lasciando all'Assemblea un unico voto di fiducia da dare a tutta la giunta.[5]

In quegli stessi anni Piersanti Mattarella si fa largo nella DC provinciale e regionale, grazie al sostegno di Aldo Moro e della sua corrente, favorendo l'elezione di Giuseppe D'Angelo alla segreteria regionale del partito. L'azione moralizzatrice di D'Angelo farà approvare al congresso regionale due ordini del giorno: il primo in merito al contrasto degli esattori privati dei tributi pubblici (i potenti cugini Salvo in primis) e il secondo riguardante un impegno più duro contro la mafia.[5]

Sempre in questo periodo Mattarella contribuisce a fondare l'Asael (Associazione siciliana amministratori enti locali).

Assessore regionale[modifica | modifica wikitesto]

Mattarella verrà rieletto per due legislature (1971, con più di quarantamila preferenze, e 1976, con quasi sessantamila preferenze). Dal 1971 al 1978 è assessore regionale alla Presidenza con delega al Bilancio nelle diverse giunte presiedute da Mario Fasino, Vincenzo Giummarra e Angelo Bonfiglio.

L'azione di Mattarella come assessore al Bilancio è subito incisiva: nel 1971 vengono approvati otto rendiconti arretrati e negli anni successivi presenta e fa votare entro i termini di legge i bilanci di previsione evitando la prassi consolidata del ricorso all'esercizio provvisorio. Nella primavera del 1975 su suo impulso viene approvato a larghissima maggioranza, con i voti del PCI, il Piano regionale d'interventi per gli anni 1975-1980 (legge regionale n. 18 del 12 maggio 1975), primo tentativo di programmazione a lungo termine delle risorse regionali.[6]

Presidente della Regione Siciliana[modifica | modifica wikitesto]
 
Piersanti Mattarella (a destra) in compagnia del presidente della Repubblica Sandro Pertini

Fu eletto dall'Ars presidente della Regione Siciliana il 9 febbraio 1978 con 77 voti su 100, il risultato più alto della storia dell'Assemblea[7], alla guida di una coalizione di centro-sinistra con l'appoggio esterno del Partito Comunista Italiano[8].

Il suo staff comprende, tra gli altri, Maria Grazia Trizzino come capo di gabinetto, prima donna a ricoprire questo incarico, Rino La Placa, capo della segreteria e futuro deputato regionale, e Leoluca Orlando, successivamente sindaco di Palermo, come consigliere giuridico.

La presidenza di Mattarella si distingue per l'azione riformatrice portata avanti in regione.[7]All'inizio di aprile viene riformato il governo regionale accentuando la collegialità dell'azione della giunta dando la possibilità al presidente di avocare a sé decisioni spettanti ai singoli assessori e allargando le materie da sottoporre all'intero governo, razionalizzando le competenze degli assessorati, la previsione di tempi certi e rapidi per la pubblicazione degli atti approvati dall'Ars e nuovi criteri molto più severi per la nomina dei dirigenti pubblici. In ottobre viene creato il Comitato della programmazione, che unisce deputati regionali ed esperti della società civile, e rappresenta una nuova misura di razionalizzazione politico-amministrativa. Altri importanti risultati raggiunti in quell'anno furono il piano d'emergenza per la mobilitazione di risorse per l'occupazione, provvedimenti contro la disoccupazione, l'attuazione di un radicale decentramento a favore dei comuni, il piano di rifinanziamento degli asili nido e la legge sul settore agricolo e sui consultori familiari. Altri importanti provvedimenti furono la legge urbanistica (legge regionale n. 71 del 1978) che riduceva drasticamente gli indici di edificabilità dei terreni agricoli e portava sulle spalle dei costruttori alcuni degli oneri per le opere di urbanizzazione prima a carico degli enti pubblici rappresentando un duro colpo per speculatori e costruttori abusivi; e la legge sugli appalti che favoriva trasparenza e imparzialità nella pubblica amministrazione, riformando anche il sistema di collaudo delle opere pubbliche affidato precedentemente sempre alle solite persone. Sotto quest'ultimo aspetto Mattarella avvalendosi dei poteri ispettivi del presidente della regione ordina inchieste sui beneficiari dei contributi regionali, sugli assessorati e sui comuni più grandi portando alla luce illeciti e abusi.

Nel 1979 dopo una breve crisi politica dovuta al Partito Comunista, formò un secondo governo.[9] Il programma di riforme continuò con l'attuazione del Piano di sviluppo per la Sicilia frutto del Comitato della programmazione, il nuovo piano di ammodernamento agricolo, l'istituzione delle unità sanitarie locali e una riforma degli enti economici siciliani (Esa, Ast, Crias, Ircac, Istituto Vitevino ed Eas) che introduceva criteri di efficienza e trasparenza oltre che norme che prevedono incompatibilità e limiti di durata degli incarichi dirigenziali.

 
Il presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella in visita a Catenanuova, accolto dal sindaco Mario Mazzaglia e dal vescovo di Nicosia Salvatore Di Salvo - 23 settembre 1979
Lotta alla mafia[modifica | modifica wikitesto]

Poco dopo l'omicidio di Peppino Impastato, conduttore radiofonico candidato sindaco a Cinisi per Democrazia Proletaria, avvenuto per ordine di Tano Badalamenti, Mattarella si recò nella città per la campagna elettorale comunale pronunciando un durissimo discorso contro Cosa nostra che stupì gli stessi sostenitori di Impastato.

Rappresentò una chiara scelta di campo il suo atteggiamento alla Conferenza regionale dell'agricoltura, tenuta a Villa Igiea la prima settimana di febbraio del 1979.

Il deputato Pio La Torre, presente in quanto responsabile nazionale dell'ufficio agrario del Partito Comunista Italiano (sarebbe divenuto dopo qualche mese segretario regionale dello stesso partito) attaccò con furore l'Assessorato dell'agricoltura, denunciandolo come centro della corruzione regionale e additando lo stesso assessore come colluso alla delinquenza regionale. Mentre tutti attendevano che il presidente della Regione difendesse vigorosamente il proprio assessore, Giuseppe Aleppo, Mattarella riconobbe pienamente la necessità di correttezza e legalità nella gestione dei contributi agricoli regionali.

Sfidando il clima imposto, un solo periodico, Terra e Vita, pubblicò il resoconto, sottolineando come fosse generale lo sconcerto e come fosse comune la percezione che quel giorno, a Palermo, si fosse aperto un confronto che non avrebbe potuto non conoscere eventi drammatici. Un senatore comunista e il presidente democristiano della regione si erano, di fatto, esposti alle pesanti reazioni della mafia.[10] Il mese successivo comunque Mattarella confermò Aleppo alla guida dell'assessorato[11].

Il Procuratore Gian Carlo Caselli, in un'intervista a Repubblica del 12 agosto 1997, ha affermato: “Piersanti Mattarella un democristiano onesto e coraggioso ucciso proprio perché onesto e coraggioso”.

Il Procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, nel libro Per non morire di mafia, ha scritto che Piersanti Mattarella «stava provando a realizzare un nuovo progetto politico-amministrativo, un'autentica rivoluzione. La sua politica di radicale moralizzazione della vita pubblica, secondo lo slogan che la Sicilia doveva mostrarsi 'con le carte in regola', aveva turbato il sistema degli appalti pubblici con gesti clamorosi, mai attuati nell'isola»[12].

Assassinio[modifica | modifica wikitesto]

La domenica del 6 gennaio 1980, in Via della Libertà a Palermo, non appena entrato in una Fiat 132 insieme con la moglie, i due figli e la suocera per andare a messa, si avvicinò un sicario al finestrino e lo freddò a colpi di pistola.

In seguito alla sua morte, il vice presidente, il socialista Gaetano Giuliano, guidò la giunta regionale fino al termine della legislatura, avvenuta cinque mesi dopo. Nel luogo dove è avvenuto l'omicidio è stata posta una targa in suo ricordo.

Inizialmente fu considerato un attentato terroristico, poiché subito dopo il delitto arrivarono rivendicazioni da parte di un sedicente gruppo neo-fascista[13]. Pur nel disorientamento del momento, il delitto apparve anomalo per le sue modalità, portando il giorno stesso lo scrittore Leonardo Sciascia ad alludere a "confortevoli ipotesi" che avrebbero potuto ricondurre l'omicidio alla mafia siciliana[14].

Le indagini[modifica | modifica wikitesto]

Le indagini giudiziarie procedettero con difficoltà e lentezza, anche se una chiara linea interpretativa del delitto si rileva negli atti giudiziari che portarono la Procura di Palermo a quella corposa requisitoria[15] sui "delitti politici" siciliani (le uccisioni di Michele Reina, segretario provinciale della Democrazia Cristiana, dello stesso Mattarella, di Pio La Torre e del suo autista Rosario Di Salvo) che, depositata il 9 marzo 1991, costituì l'ultimo atto investigativo di Giovanni Falcone[16]. Questi, che la sottoscrisse nella qualità di procuratore aggiunto, puntava fermamente sulla colpevolezza dei terroristi di estrema destraGiuseppe Valerio Fioravanti e Gilberto Cavallini, membri dei NAR, quali esecutori materiali del delitto, in un contesto di cooperazione tra movimenti eversivi e Cosa Nostra[17]. Nell'ipotesi accusatoria di Falcone e della Procura della Repubblica Fioravanti, di cui risultava accertata la presenza a Palermo nei giorni del delitto, avrebbe goduto dell'appoggio di esponenti dell'estrema destra palermitana quali Francesco Mangiameli, dirigente siciliano di Terza posizione poi ucciso dallo stesso Fioravanti il 9 settembre del 1980, e Gabriele De Francisci, militante del FUAN, che avrebbe messo a disposizione un appartamento nei pressi dell'abitazione della vittima.

Solo dopo la morte di Falcone nella strage di Capaci, l'uccisione di Mattarella venne indicata esclusivamente come delitto di mafia dai collaboratori di giustizia Tommaso Buscetta e Gaspare Mutolo[18]. Nel 1993 Buscetta, in particolare, dichiarò in un nuovo interrogatorio che «Bontate e i suoi alleati non erano favorevoli all'uccisione di Mattarella, ma non potevano dire a Riina(o alla maggioranza che Riina era riuscito a formare) che non si doveva ammazzarlo [...] In ogni caso [...] fu certamente un omicidio voluto dalla "Commissione"»[19].

A ordinare la sua uccisione fu Cosa nostra perché Mattarella voleva portare avanti un'opera di modernizzazione dell'amministrazione regionale e per questo aveva incominciato a contrastare l'ex sindaco Vito Ciancimino per un suo rientro nel partito con incarichi direttivi[20]; Ciancimino infatti era il referente politico dei Corleonesi[21]. Per queste ragioni, alla fine del 1979 Mattarella aveva deciso di chiedere al segretario nazionale del partito, Benigno Zaccagnini, il commissariamento del Comitato Provinciale di Palermo della Democrazia Cristiana, perché aveva visto «ritornare con forte influenza Ciancimino», il quale aveva siglato un patto di collaborazione con la corrente andreottiana, in particolare con l'onorevole Salvo Lima[22].

Francesco Cossiga ha sostenuto che la mafia volle la morte di Piersanti Mattarella perché questi non era disponibile a concederle contropartite per quell'appoggio elettorale che essa aveva concesso alla DC proprio su richiesta del padre della vittima, Bernardo. Questi infatti, grazie alla moglie "appartenente a famiglia non mafiosa ma rispettata dalla mafia", aveva potuto avvicinare Cosa Nostra nel trapanese e dissuaderla dal votare per le sinistre.[23].

L'agente segreto francese Pierre de Villemarest, appaiandosi alle ricordate impressioni di Sciascia, ha suggerito che mafia e P2, quest'ultima presumibilmente tramite l'eversione di destra, abbiano collaborato sin dal 1970 per sorvegliare e poi uccidere Mattarella per conto del KGB, in quanto il politico siciliano sosteneva il compromesso storico per snaturare il PCI e sottrarlo all'influenza sovietica.[24]

Il processo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1995 vennero condannati all'ergastolo i mandanti dell'omicidio Mattarella: i boss mafiosi Salvatore Riina, Michele Greco, Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Francesco Madonia e Nenè Geraci[25]. Durante il processo, la moglie di Mattarella, testimone oculare, dichiarò inoltre di riconoscere l'esecutore materiale dell'omicidio nella persona di Giuseppe Valerio Fioravanti[26], che tuttavia sarà assolto per questo crimine poiché la testimonianza della signora Mattarella e le altre testimonianze contro di lui (quella del fratello Cristiano Fioravanti[27] e del criminale comune pluriomicida Angelo Izzo) non furono ritenute abbastanza attendibili.[26][28][29] Gli esecutori materiali non sono mai stati individuati con certezza, anche se il pentito Francesco Marino Mannoia sostenne che a uccidere Mattarella furono Salvatore Federico, Francesco Davì, Santo Inzerillo e Antonino Rotolo.

Secondo il collaboratore di giustizia Francesco Marino Mannoia, oggetto di diverse valutazioni nel corso del processo Andreotti perché ritenuto in primo grado non attendibile ma in secondo grado - confermato dalla Cassazione - attendibile[30], Giulio Andreotti era consapevole dell'insofferenza di Cosa Nostra per la condotta di Mattarella, ma non avvertì né l'interessato né la magistratura,[31] pur avendo partecipato ad almeno due incontri con capi mafiosi aventi ad oggetto proprio le azioni politiche di Piersanti Mattarella. Mannoia dichiarò :

«Attraverso Lima del nuovo atteggiamento di Mattarella fu informato anche Giulio Andreotti, che scese a Palermo e si incontrò con Bontate Stefano, i cugini Salvo, Lima, Nicoletti, Fiore Gaetano e altri. Ho appreso di questo incontro dallo stesso Bontate Stefano, il quale me ne parlò poco tempo dopo, in periodo tra la primavera e l'estate 1979... Egli mi disse solo che tutti quanti si erano lamentati con Andreotti del comportamento di Mattarella, e aggiunse poi: "Staremo a vedere". Alcuni mesi dopo fu deciso l'omicidio Mattarella[32]»

In seguito, al termine di un lungo iter giudiziario terminato nel 2004, venne emessa una sentenza per cui all'epoca (più precisamente fino alla primavera del 1980) Giulio Andreotti aveva rapporti stabili con la mafia. L'omicidio Mattarella è in effetti un punto critico del processo Andreotti. I due presunti incontri tra il Presidente democristiano e Bontate sarebbero avvenuti solo per i problemi creati alla mafia dal segretario della DC siciliana. Di quello summenzionato Mannoia ha dato una testimonianza di seconda mano ma ha indicato la data, mentre di uno successivo al delitto, in cui si sarebbe consumata la rottura tra Andreotti e la Cupola, Mannoia sarebbe stato testimone oculare ma non sapeva dare indicazione temporale. Per questo la difesa di Andreotti poté per il primo incontro dimostrare che il suo assistito era altrove e per il secondo no. Il primo grado di giudizio ritenne insufficiente la testimonianza di Mannoia e decisiva la smentita della difesa, onde dedurre che nessuno dei due incontri fosse mai accaduto. Il secondo grado capovolse la sentenza ritenendo Mannoia credibile e affermando che egli aveva solo ricordato una data sbagliata, per cui considerò i due meeting realmente avvenuti. La Cassazione confermò questa sentenza non avendo essa difetti formali da correggere.[33][34][35]

Nella sentenza della Corte di Assise del 12 aprile 1995 n. 9/95, che ha giudicato gli imputati per l'assassinio di Piersanti Mattarella, è scritto che «l'istruttoria e il dibattimento hanno dimostrato che l'azione di Piersanti Mattarella voleva bloccare proprio quel perverso circuito (tra mafia e pubblica amministrazione) incidendo così pesantemente proprio su questi illeciti interessi» e si aggiunge che da anni aveva «caratterizzato in modo non equivoco la sua azione per una Sicilia con le carte in regola»

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SEZ. RICETTE Totani Ripieni alla Napoletana: la Super Buona Ricetta di Pesce

28 Maggio 2019, 19:12pm

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

A CURA DI MICHELE PAPPACODA 

Ingredienti per 4 persone

4 totani di 200 g ciascuno
200 g di mollica di pane
2 uova
50 g di uvetta sultanina
50 g di pinoli
500 g di pomodori pelati
parmigiano
olio extravergine di oliva
prezzemolo
2 spicchi d’aglio
sale q.b.

Preparazione

Prima di tutto, pulite i totani.

Separate bene i tentacoli, che andranno poi soffritti in una casseruola con aglio e olio.

Aggiungete ai tentacoli un pò di pomodoro e fate cuocere lentamente.

Una volta cotti i tentacoli fate raffreddare e poi tagliateli a pezzi piccoli.

Fate quindi un impasto con mollica di pane bagnata e sbriciolata, uova, pinoli, uvetta, parmigiano, spicchio d’aglio tritano e prezzemolo sminuzzato.

Unite i tentacoli cotti prima a questo composto.

Prendete una padella e inserite il composto con un pò d’olio sotto, fate soffriggere per pochissimi attimi, il tempo di fare rapprendere le uova.

Questo trucco vi consentirà di non far gonfiare troppo e quindi rompere i totani durante la cottura.

Farcite i totani con il ripieno così pronto, aiutandovi con un cucchiaio o meglio ancora una sacca da pasticceria.

Sigillate i totani con gli stuzzicandenti.

A parte, fate il sugo: olio con aglio a soffriggere, versate i pomodori passati e un pò di prezzemolo tritato.

Come il sugo bolle, inserite i totani e lasciate cuocere per circa 30 minuti.

Trascorso questo tempo, i totani ripieni alla napoletana saranno pronti.

Potete servirli a tavola interi nel piatto, se sono piccoli.

Se invece i calamari risultano grandi potete tagliarli a fette, adagiandoli nel piatto da portato su un letto di sugo id pomodoro e guarniti con qualche foglia di prezzemolo.

Buon appetito!

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