INSERITO DA MORENA MOTTA Si sono allenati scherzando, ridendo, come capita a chi si sente forte. A chi si è costruito pian piano una certezza. A Castel Volturno c’è un cielo strano, capriccioso e il freddo è più pungente che altrove, anche per colpa dell’umidità. Gonzalo Higuain, al momento della partitina a campo ridotto, viene schierato nella squadra dove giocano i difensori più forti: dall’altra parte viene piazzato il tridente formato da Callejon, Gabbiadini, Mertens. È il segnale: il Pipita probabilmente stasera andrà in panchina e toccherà al bomber dalla faccia triste giocare dal primo minuto.
A patto che abbia recuperato la condizione, non ancora al top. D’altronde non è mai facile rinunciare al più forte di tutti, e quindi fino all’ultimo Sarri potrebbe cambiare idea. Chissà se Mancini farà festa: un anno fa, più o meno di questi tempi, proprio in Coppa con un gol al 93’, l’argentino regalò la prima grande amarezza al neo tecnico nerazzurro, da poco subentrato a Mazzarri. E il 30 novembre, nello scontro-diretto del San Paolo, due dei 20 gol in campionato, il Pipita li ha segnati proprio nella porta di Handanovic. Napoli-Inter, quarto di finale in gara unica di Coppa Italia, è quasi una questione di filosofia perché è una partita appesa alle teorie di Maurizio Sarri e Roberto Mancini, alle loro idee agli antipodi, alla loro sete di vittorie, alla loro ambizione. Si contenderanno un traguardo che non trascurano, ovvero la semifinale. Probabilmente contro la Juventus (che domani affronta la Lazio). Né il Napoli né l’Inter snobbano l’impegno, sia chiaro: se un tempo poteva sembrare un brodino, oggi la Coppa Italia è l’occasione per festeggiare qualcosa e nobilitare la stagione. D’altronde, è nel Dna degli azzurri che hanno trionfato negli ultimi anni pari: 2012 e 2014. Non solo. La Coppa Italia, per Sarri, è un’ottima palestra per allenare l’abitudine a vincere dei suoi ragazzi. E per rendere ancor più granitiche le ambizioni-scudetto della squadra azzurra. Come ha dimostrato proprio l’Inter di Mancini, partita dalla Coppa Italia (2004-05), arrivata poi allo scudetto e, sotto altre guide, a Champions e Mondiale per club.
Mancini è il re della Coppa Italia: ne ha vinte sei da calciatore (record condiviso con Stankovic) e quattro da allenatore (record in condominio con Eriksson). Sarri ha pure lui in bacheca un Coppa Italia: è quella conquistata con il Sansovino, nel 2002. Era quella di serie D. Sarri, nel discorso alla squadra, è stato chiaro: lui vuole andare avanti in ogni manifestazione, non intende considerare la Coppa Italia un traguardo di secondo (o terzo) piano, non vuole che ci sia chi pensi al campionato, al primo posto e alla Sampdoria e non vuole snobbare nessun traguardo. Il ragionamento dell’allenatore toscano ha anche un’altra valenza: non vuole far pensare a chi andrà in campo questa sera di essere una riserva o una seconda linea. Quando qualcuno, a Varsavia o a Herning, ha parlato di un Napoli-2 lui lo ha quasi fulminato con lo sguardo spiegando, poi, che per lui tutte le gare hanno la stessa importanza. E allora, diciamo che sarà il solito Napoli double face che spesso Sarri ha mostrato nelle notti d’Europa: fuori molti big ma non tutti. Qualcuno deve recuperare dalle fatiche di sabato con il Sassuolo e domenica c’è la trasferta in casa della Sampdoria.
Discorso che non vale per Pepe Reina che non ha alcuna intenzione di lasciare spazio alle sue riserve brasiliane Gabriel e Rafael. D’altronde, lo scorso anno nella sua avventura al Bayern, Neuer non gli lasciò giocare neppure la Coppa di Germania. Dovrebbero restare a riposo oltre a Higuain, quasi certamente Hysaj e Ghoulam. Anche Allan e Jorginho potrebbero fare spazio a David Lopez e Valdifiori e in attacco Insigne dovrebbe rifiatare per Mertens.
FONTE di Pino Taormina IL MATTINO