NEWS ITALIA E DAL MONDO LOMBARDIA BRESCIA Abusi per entrare comunità, 2 a processo
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Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
A CURA DI ANGELA CECERE Cieli più nuvolosi oggi sulle regioni tirreniche, appenniniche e localmente su quelle settentrionali per una moderata perturbazione proveniente da Ovest, anche con qualche pioggia sparsa. Possibilità di neve sulle Alpi inizialmente oltre 1300 metri, poi quota neve in calo nel pomeriggio a 700/800 m, anche a bassa quota la sera. Più sole sui settori adriatiche e ionici.
NORD: al mattino, cieli irregolarmente nuvolosi un po' ovunque ma con locali piogge più significative soprattutto sulle Alpi, sul Friuli Venezia Giulia e sui rilievi emiliano-romagnoli, fenomeni deboli e occasionali altrove. Locali nevicate sulle Alpi sopra i 1300 m. In giornata, schiarisce un po' ovunque, salvo ancora addensamenti e qualche pioggia o debole nevicata a 700/800 m sulle Alpi e qualche pioggia sul Friuli VG. La sera fiocchi fino a bassa quota su Alpi.
CENTRO: nubi diffuse sulle aree appenniniche e tirreniche con locali piogge sparse in mattinata poi, nel corso della giornata, arrivano schiarite tra Toscana e Nordovest Lazio, continuano addensamenti con qualche pioggia sui settori appenninici e Sud Lazio. Tempo migliore per tutto il giorno sulle coste adriatiche, specie tra Abruzzo e Molise con ampio soleggiamento; un po' di nubi irregolari ma scarsi fenomeni su Est Sardegna, più sole sul resto dell'isola. Clima abbastanza mite.
SUD: nubi più diffuse su Campania, Calabria tirrenica e localmente Lucania, con deboli precipitazioni sparse. Tempo asciutto e soleggiato sul resto dei settori. Clima abbastanza mite.
02.03.2015.
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA VENEZIA - Danillo Sante Riello, padovano, 78 anni, una vita spesa nel Pci da segretario di sezione al comitato federale, arrivò in Regione nel 1979. Era la seconda legislatura veneta: capo della giunta era Angelo Tomelleri. Riello in Regione ci arrivò quando quasi non se lo aspettava più: era il primo dei non eletti nel collegio di Padova. E quando il 2 dicembre 1979 morì Giovanni Menon, toccò a lui subentrargli.
Riello in consiglio regionale rimase un anno. Anzi meno, perché l’8 giugno 1980 si tornò alle urne. Sei mesi effettivi di attività consiliare e adesso una pensione netta di quasi 3.600 euro al mese. Un record. Ecco, è proprio Riello ad aprire la pattuglia dei 60 ex consiglieri regionali che - sui 226 beneficiari dell’assegno - non accettano il taglio del vitalizio deciso dall’assemblea legislativa presieduta daClodovaldo Ruffato.
Con l’avvocato Maurizio Paniz, ex parlamentare di Forza Italia, i sessanta hanno deciso di ricorrere al Tar per bloccare i tagli temporanei. Dallo scorso gennaio e fino a tutto il 2017 - quindi per tre anni - la legge numero 43/2014 dispone una riduzione dei vitalizi con le seguenti aliquote:
- 5% fino a 2mila euro,
- 8% tra 2mila e 4mila euro,
- 10% tra 4mila e 6mila euro
e - 15% oltre i seimila euro.
Aliquote che vengono maggiorate del 40% qualora il beneficiario sia titolare già di altro vitalizio erogato dal Parlamento nazionale od europeo. Per i 60 capitanati da Riello sono tagli illegittimi, tanto che chiedono che si pronunci la Corte costituzionale.
Ma chi sono gli altri 59 ricorrenti? L’elenco completo è pubblicato qui sotto.
A scorrerla viene spontaneo chiedersi com’è possibile prendere cifre così alte di "pensione" per aver lavorato pochissimi anni. Anche un solo anno, com’è pure il caso delvicentino Domenico Costa, al Ferro Fini per la Dc dal 1984 al 1985. O 2 anni, come il veronese Gaudio Pedalino, in consiglio dal 1983 al 1985 tra le fila del Psi. Ma ci sono anche nomi altisonanti. Come Gianfranco Cremonese, potente presidente della Regione che prese il posto del doge Carlo Bernini, in tutto 8 anni di attività interrotta nel 1993 dalla Tangentopoli veneta.
E a proposito di inchieste giudiziarie, tra i sessanta c’è anche Amalia Sartori, finita lo scorso giugno agli arresti domiciliari per lo scandalo delle mazzette del Mose e per cui ora è pronta la richiesta di processo: l’ex europarlamentare vicentina che lo scorso maggio non era stata rieletta a Bruxelles ha chiesto di poter godere del vitalizio per i suoi 15 anni passati in Regione, richiesta che è già stata accordata (si veda l’articolo nella pagina a fianco) ma con la previsione, come per tutti, di un consistente taglio, visto che l’ex esponente socialista e poi forzista può cumulare anche il vitalizio di due mandati a Bruxelles. Dei sessanta che hanno fatto ricorso, ben 13 cumulano vitalizi e si oppongono all’ulteriore decurtazione del 40%. Nell’elenco troviamo Franco Frigo, Pd, per tre mandati in Regione e per un anno a Bruxelles dopo aver preso il posto della dimissionaria Debora Serracchiani. Tra l’altro Frigo vanta il record del vitalizio più alto del Ferro Fini: una media mensile netta di 4.752 euro.
E c’è anche l'altro vicentino Giorgio Carollo, tre mandati in Regione ai tempi della Dc, nel 2004 all’Europarlamento per un mandato tra le file di con Forza Italia. Curiosamente, tra i ricorrenti c’è anche un ex-ex: il polesano azzurro Renzo Marangon ha preso il vitalizio per i suoi 17 anni al Ferro Fini fino allo scorso dicembre quand’è è subentrato alla decaduta Isi Coppola: pur essendo di nuovo consigliere regionale ha accolto l’invito degli ex colleghi e ha fatto pure lui ricorso. Molti dei ricorrenti sono infatti soci dell’Associazione consiglieri presieduta da Aldo Bottin: anche lui si è affidato a Paniz per le carte bollate. Tra i ricorrenti anche l’ex assessore Camillo Cimenti.
C’è una eccezione: di tutti gli ex consiglieri regionali passati a Venezia dal 1970 ad oggi, uno solo non prende il vitalizio. Alessio Morosin, in consiglio dal ’95 al 2000 per la Liga, oggi leader degli indipendentisti, ha rinunciato a duemila euro netti al mese.
ADA VANZAN IL GAZZETTINO.IT
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA BELLUNO - Salito a due morti il tragico bilancio della slavina staccatasi dal monte Cristallo in Val Fonda ieri tra Misurina e Carbonin.
Nella notte all'ospedale di Trento, dove era stato elitrastportato, è deceduto anche Daniele Costan Zovi,finanziere del Sacs di 29 anni di Calalzo.
Il giovane calaltino si aggiunge così a Tiziano Favero, l'operaio 44enne di Valle di Cadore, morto sotto la valanga.
Beffardo il destino per Favero che due anni fa si era salvato dalla neve, ieri la valanga l'ha ucciso. Era persona schiva e riservata, grande passione per la montagna e un lavoro in una azienda di piccola minuteria per occhiali a Tai, frazione di Pieve di Cadore.
Daniele Costan Zovi, la seconda vittima, era rimasto a lungo sotto la neve non ce l'ha fatta. Quando è stato estratto dalla neve, i medici hanno accertato che il suo cuore non batteva più, ma non si sono persi d’animo e hanno coinciato le manovre per la rinimazione.
Il finanziere ha ripreso le funzioni vitali, anche se le sue condizioni sono subito apparse disperate. Dopo il ricovero all’ospedale di Trento in grave stato di ipotermia e sottoposto alla circolazione extracorporea è spirato nella notte. La famiglia di Daniele chiede di non comprare fiori per i funerali, ma di effettuare delle donazioni al Soccorso Alpino.
Anche Mirco De Col, che ha 36 anni e vive a Perarolo di Cadore, è in condizioni molto gravi.
Favero due anni fa si era salvato dalla valanga, ieri non c’è stato scampo per lui. «Faccio il volontario per fare esperienza» aveva detto il giorno dopo quella valanga a Casera Razzo, era il gennaio 2013, che aveva ucciso un alpinista e ferito gravemente un altro. Favero si era salvato perchè quando era partita la slavina si trovava nel bosco.
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A CURA DI ANGELA CECERE S. Agnese di Boemia, principessa, badessa (1211-1282) Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 6,36-38.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: « Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato;
date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio ».
02.03.2015.
INSERITO DA BARBARA PAPPACODA Passata la paura, ora a San Matteo i residenti si chiedono se l'argine del Secchia sia davvero sotto controllo. L'episodio è solo di pochi giorni fa, ma non ha fatto altro che riaccendere i riflettori proprio nella stessa zona interessata dalla rotta arginale dell'anno scorso. Giovedì mattina infatti una squadra di tecnici Aipo e della Protezione civile è intervenuta per posizionare un enorme telo di plastica sull'argine, nelle immediate vicinanze della piccola chiesa rurale di San Matteo, sulla statale Canaletto. «È successo sempre sulla sponda destra dell'argine e sempre in un tratto di rettilineo. Si dovrebbe capire il perchè ma nessuno giovedì mattina ci ha detto niente. Eppure siamo a pochi metri. Servono controlli costanti durante le piene», osservano Giorgio Monduzzi insieme alla moglie Viviana Besutti, titolari dell'azienda agricola Il Pavone, proprietà che comprende anche la storica Villa Zuccoli, tutelata dalla Sovraintendenza, rimasta gravemente danneggiata dall'alluvione del 19 gennaio 2014.
Chi si ricorda bene quei momenti drammatici è Paolo Bottone, residente in un palazzo a ridosso della rotta arginale. «Con l'alluvione io e la mia famiglia abbiamo perso tutto, e l'intervento che hanno fatto sull'argine giovedì mattina ha riaperto paure e brutti ricordi, come il dramma di tornare a scappare. Giovedì sera ci siamo dovuti informare su Internet per capire i motivi dell'intervento che hanno fatto. Per sistemare il Secchia ci vorrebbe una pulizia ma anche un monitoraggio immediato, senza aspettare ogni volta che succede qualcosa.Devono intervenire prima e non aspettare che i buoi scappano dalla stalla».
Bottone fa il punto anche sulla “follia” dei rimborsi. «Oltre al danno fisico e morale che ho subito, le mie figlie avevano acquistato da un anno due macchine nuove, che sono finite sott'acqua in garage durante l'alluvione. Per una non abbiamo avuto nessun tipo di rimborso, mentre per l'altra siamo riusciti a recuperare meno di 5mila euro per una macchina che l'avevamo pagata più di 15mila euro. Ma è proprio folle il sistema perchè ti danno il rimborso solo se anticipi le spese per sistemare i danni. E io ho dovuto chiedere un prestito per mettere a posto la casa». Anche Roberto Vezzelli imprenditore vinicolo con la rivendita di vini nella zona di San Matteo, a pochi metri dall'argine, c'è stata poca informazione sull'intervento. «Giovedì mattina mi ero insospettito dal numero di mezzi e persone che lavoravano sull'argine, e così, preoccupato, sono andato a vedere. Nessuno ci aveva detto niente. Ma secondo me serve più manutenzione, insieme alla pulizia delle casse di espansione oltre al dragaggio del Secchia».
Anche Sandro Di Martino era all'oscuro di tutto. «Lo abbiamo saputo nel pomeriggio dalla tv che c'era stato questo problema sull'argine del Secchia. Io non sono la persona competente per dire che lavori servono, ma quello che chiedo è solo che la situazione venga risolta una volta per tutte perchè se dovesse ricapitare un'altra alluvione io e i miei vicini non avremmo altra scelta che andare via di qui». I rimborsi invece sono l'altra faccia della medaglia. «Ce li hanno dati alle loro condizioni -spiega Di Martino- ma noi abbiamo dovuto buttare via tutto».
di Marco Amendola LA GAZZETTA DI MODENA
«Non era mai successo. Una disgrazia tremenda, incomprensibile. E poi a lui, a Ennio, un collaboratore e un amico prima che un dipendente. Gli davamo in pratica le chiavi dell’impianto e qui guidava tutto lui. Era troppo capace, troppo in gamba».
Angelo Ricchetti, direttore del frantoio dell’impresa Turchi a Marzaglia, non riesce a darsi pace per il tragico incidente che è costato la vita a Ennio Morciano, 41 anni, finito stritolato dagli ingranaggi dell’impianto di macinazione. Ieri è stata una giornata di lutto per i dipendenti. Tutto fermo e non solo per il sequestro giudiziario, un passaggio obbligato nelle prime battute dell’inchiesta assieme alla nomina di un perito da parte del magistrato che dovrà avanzare le ipotesi più attendibili sull’incidente. Il lavoro per accertare eventuali responsabilità, com’è prassi in casi come questi, si presenta difficile anche perchè la Turchi ha sempre fatto della sicurezza un tratto distintivo. Basta vedere nell’impianto di Marzaglia le mille precauzioni prese per la messa in sicurezza anche dei dettagli minori: zoccolo in cemento per la base delle montagne di ghiaia, parcheggi separati e identificati per i mezzi da cantiere e gli autoveicoli, persino un percorso protetto con filettatura per chi dall’area per la sosta si sposta verso le entrata: sull’asfalto non manca neppure il simbolo riservato ai passaggi pedonali. È poi c’è l’enorme esperienza della vittima. Morciano, arrivato dal Salento più di vent’anni fa, aveva lavorato per anni alla Malagoli Impianti , unica ditta modenese che costruiva impianti di macinazione per i frantoi delle cave. Poi, forte della grande esperienza accumulata, prima ha lavorato per un frantoio a Salvaterra (Re) e dal 2004 è passato alle dipendenze dell’impresa Cesare Turchi. L’azienda modenese, leader del mercato locale, oggi è attiva anche in un cantiere dell’Expo a Milano.
«Ennio aveva una visione d’insieme del lavoro e dei macchinari che era un tutt’uno con la sua capacità d’intervenire in ogni fase della lavorazione per rimettere in moto gli impianti - aggiunge Ricchetti - Una persona eccezionale. Per noi è una grave perdita professionale oltre che umana. Siamo vicini alla moglie e ai figli con il nostro cordoglio».
La disgrazia è avvenuta giovedì nel tardo pomeriggio, attorno alle 18, e nessuno è stato testimone degli ultimi istanti di vita del capocantiere. Quando è avvenuto l’incidente Morciano era da solo, come tante volte era accaduto, per controllare il funzionamento dell’impianto. Sono stati i suoi colleghi di lavoro che non vedendolo rientrare hanno dato l’allarme; pochi istanti dopo il ritrovamento di parti del corpo negli ingranaggi non ha lasciato spazio ai dubbi. L’ipotesi dell’incidente è sempre la più quotata: spostandosi Morciano non si sarebbe accorto di avvicinarsi troppo a una ruota e con una parte del vestito è stato trascinato tra i rulli.
Saverio Cioce LA GAZZETTA DI MODENA
INSERITO DA BARBARA PAPPACODA Maltrattamenti e sequestro di persona. Rischia il processo Vincenzo Mandara, il 42enne di Cava de’ Tirreni finito in manette nel luglio 2013 in seguito ad un blitz dei carabinieri del Nas messo a segno all’interno di Villa Sempliciano, la struttura sociosanitaria di Meta, sulla penisola sorrentina, dove erano ricoverati 37 pazienti tutti affetti da gravissimi problemi psichici. L’imputato, finito nei guai finito nei guai per aver chiuso a chiave in una stanza una cinquantenne, dovrà presentarsi il prossimo 7 aprile davanti al gup del tribunale di Napoli per l’udienza preliminare. DI VIVIANA DE VITA IL MATTINO.IT
INSERITO DA BARBARA PAPPACODA Rischio paralisi per il Centro Trapianti del Ruggi D’Aragona. Potrebbe bloccarsi già a partire da questa mattina l’attività della struttura operante presso l’ospedale di via San Leonardo, una delle eccellenze dell’Azienda ospedaliera universitaria. Lo stop arriva proprio nella giornata in cui al Ruggi D’Aragona potrebbero arrivare, provenienti dall’ospedale di Caserta, due reni destinati ad essere impiantati su pazienti della provincia di Salerno. Interventi che rischiano di saltare a causa del fallimento del tentativo di mediazione che, ieri mattina, ha visto confrontarsi infermieri ed operatori impegnati nel progetto trapianti, assistiti dai rappresentanti sindacali di Cgil e Uil, ed il direttore medico di presidio, dottor Angelo Gerbasio. Alla fine, a scongiurare il pericolo che gli organi espiantati al donatore casertano possano essere dirottati presso altre strutture ospedaliere campane, potrebbe arrivare un ordine di servizio indirizzato ai lavoratori in agitazione. In questo modo, però, si riuscirebbe solo a tamponare l’ennesima emergenza, senza risolvere il problema in maniera definitiva.
DI CLEMENTE ULTIMO IL MATTINO.IT