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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Scontri a Milano, il gip: «Regia occulta dietro la guerriglia». L'ipotesi trappola di TikTok, un giovane: «Io reclutato sui social»

21 Ottobre 2026, 09:34am

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Pubblicato da Miki Pappacoda

Guerriglia a Milano, le ultime notizie e il bilancio degli scontri

DI MIKI PAPPACODA C'è un «preciso progetto di destabilizzare l'ordine pubblico» dietro la guerriglia di Milano del 17 e 18 ottobre, e il rischio che gli episodi si ripetano è «altissimo». A dirlo è il gip di Milano Fabrizio Filice nelle ordinanze di custodia cautelare per gli arrestati, che ora aprono ufficialmente l'ipotesi di una regia occulta dietro la violenza.Il giudice, secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera, evidenzia come l'organizzazione delle proteste «non sembra ruotare intorno a una specifica istanza sociale», ma persegua «il deliberato scopo di dare sfogo a una violenza indiscriminata e incontrollata».Le nuove convocazioni sui socialNel provvedimento si legge che «dal proseguire del battage via social per convocare altre proteste nei prossimi fine settimana, è in atto un preciso progetto di destabilizzazione dell'ordine pubblico», che conta sulla partecipazione spontanea di molti giovani che, «trovandosi in quella situazione di sfogo collettivo di rabbia e violenza, perdono completamente il controllo dei propri impulsi».Il gip cita anche le nuove convocazioni diffuse il giorno dopo i fatti, domenica 18 ottobre, dagli account Italia in piazza e Movimento 17 ottobre, sui quali «pure sono in corso indagini», con inviti ai giovani a mantenere «un profilo decisamente violento e insurrezionale».Su quanto ci fosse di programmato sin dalla convocazione via social della protesta, e su se vi fosse una regia organizzativa dietro gli eventi, sono in corso indagini. Per il giudice, la «creazione» di una situazione come quella del 17 e 18 ottobre funge da «detonatore esponenziale della violenza».«Io reclutato su TikTok»: le testimonianze al gipA fornire il quadro più inquietante sono le parole degli stessi giovani interrogati. Un 19enne ha raccontato di essere andato in Duomo il 17 ottobre per «fare la rivolta», dopo aver incontrato alcuni amici mentre aspettava l'autobus a Cesano Boscone: «Ero a Cesano Boscone sabato 17 ottobre e mentre aspettavo il bus ho incontrato alcuni miei amici che mi hanno detto di andare in Duomo a "fare la rivolta" con loro, e io sono andato».Un 21enne, arrestato e poi posto in carcere, ha ammesso di aver visto su TikTok un video in cui si chiamava alla manifestazione per il carovita e di aver deciso di aderire perché l'azienda di suo padre sta facendo di tutto per licenziarlo, ma poi, una volta lì, «sbagliando, mi sono fatto influenzare da quello che stava succedendo».Lo stesso 21enne ha fornito spiegazioni anche sul passamontagna che indossava, sostenendo di averlo portato con sé perché lo considerava un accessorio un po' «scenico».Per il gip, le dichiarazioni rese durante l'interrogatorio costituiscono un'ammissione degli addebiti. Al 21enne è stata disposta la custodia cautelare in carcere, misura applicata anche ad altri tre arrestati. Uno dei maggiorenni arrestati è stato invece posto ai domiciliari con braccialetto elettronico. Complessivamente sono cinque le persone finite in manette, quattro delle quali nate in Italia.La pista della guerra ibridaSulla mobilitazione, priva di leader riconoscibili e composta per l'80% da minorenni e ragazzi di seconda generazione, si è ora concentrata anche l'intelligence. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha parlato di «guerra ibrida» condotta contro le nazioni occidentali attraverso strumenti non convenzionali, chiamando in causa TikTok, YouTube e i social network come strumenti per alimentare il malcontento e orientare i giovani.Tesi che divide il governo. Il vicepremier Matteo Salvini ha frenato: «Ho letto di cose strambe, i russi», ha detto, respingendo l'ipotesi di una regia straniera.Al momento, infatti, nessuna attribuzione ufficiale a potenze estere è stata accertata. L'intelligence sta analizzando la diffusione online degli appelli ai cortei di Milano, Torino e Bologna e il possibile ruolo di bot e algoritmi. Resta da capire chi abbia alimentato le violenze, con quali strumenti e con quali prove.Intanto il Viminale studia norme speciali per gli under 18, mentre per il gip la tentazione di replicare quanto accaduto impone misure severe, perché i giovani coinvolti «non sono capaci di auto-contenersi di fronte ai propri istinti violenti».

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