PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Spende 198mila euro per la dependance della figlia disabile: ora rischia di demolirla

DI EMANUEL ZUPPARDO CASO SHOCK NEL NAPOLETANO - Voleva solo garantire un futuro dignitoso e autonomo alla figlia disabile grave. Ha investito tutti i suoi risparmi, 198.000 euro, per costruire una piccola dependance accessibile accanto alla sua abitazione. Ora quella stessa dependance, perfettamente rifinita e arredata per le esigenze della ragazza, rischia di essere abbattuta perché considerata abusiva.Protagonista è una madre di 54 anni, che chiameremo Maria per privacy, residente nell'hinterland tra Castellammare e Sorrento. Sua figlia, 22 anni, è affetta da disabilità motoria al 100% con legge 104 art.3 comma 3, costretta su sedia a rotelle."La nostra casa vecchia aveva scale ovunque, porte strette, bagno impraticabile. Mia figlia non riusciva nemmeno ad entrare in bagno da sola", racconta. "L'unica soluzione era costruire accanto un piccolo alloggio di 50 metri quadri a piano terra: senza barriere, con bagno attrezzato, cucina ribassata, porta larga 120 cm, domotica per aprire luci e porte".I lavori, eseguiti da una ditta locale tra il 2023 e il 2024, sono costati 198mila euro: 120mila per la struttura, il resto per impianti speciali, montascale esterno, sollevatore e arredi medicali.Il problema: il terreno è in zona agricola e l'ampliamento, pur di piccole dimensioni, non aveva permesso a costruire. La donna aveva presentato una CILA per manutenzione straordinaria, convinta bastasse. Dopo una segnalazione, sono arrivati i vigili urbanistici e la Procura.Il Comune ha negato la sanatoria. Il TAR ha respinto il ricorso: "Le esigenze assistenziali, per quanto meritevoli, non possono derogare alla normativa urbanistica". Ora pende l'ordinanza di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi entro 90 giorni, con sanzione penale per abuso edilizio."Non sono una palazzinara. Ho fatto tutto alla luce del sole. Se abbattono, mia figlia torna a vivere segregata in una stanza", dice la madre in lacrime. L'avvocato della famiglia ha presentato istanza per una deroga ai sensi della Legge 13/89 sull'abbattimento delle barriere architettoniche, che consente deroghe alle distanze, ma non alla volumetria in zona agricola.Il caso ha già raccolto la solidarietà dell'associazione Fish e di molti cittadini. Una petizione online per salvare la "casetta di Giorgia" ha superato le 12mila firme.Il Comune, contattato, fa sapere che "la legge va rispettata, ma si sta valutando con gli uffici una soluzione alternativa, come il trasferimento della volumetria in altro lotto o una delibera di interesse pubblico".Intanto la ruspa resta dietro l'angolo.
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