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SEZ. CULTURA E SPETTACOLI Sergio Castellitto, caso Kaufmann? Tragedia e commedia Per fortuna sono uscito dalla macchina del fango del Csc

22 Giugno 2025, 08:53am

Pubblicato da Miki Pappacoda

.Sergio Castellitto, caso Kaufmann? Tragedia e commedia © ANSA/Mangiarotti /

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Un Sergio Castellitto caricato a pallettoni e allo stesso tempo rilassato quello che si presenta all'incontro stampa al Filming italy Sardegna Festival 2025 prima della master class agli studenti. Reduce di aver girato a Londra 'Gentlemen 2' serie cult firmata Gay Ritchie, parla dello scandalo dei finanziamenti pubblici a Kaufmann, della sua esperienza infernale al Centro sperimentale, di social, futuro del cinema, di politicamente corretto e del figlio Pietro. Intanto dice di Guy Ritchie e 'The Gentlemen 2' "Interpreto un mafioso piuttosto colto e con una sua etica. E tutto questo con un umorismo molto british che mi ha davvero colpito'. La vicenda Francis Kaufmann ? "Se non fosse una tragedia sarebbe una commedia, non mi sento di dire altro. È comunque veramente inquietante perché la sensazione che si ha è che se è successo una volta è forse già successo altre dieci volte. Credo che sia dipeso anche per una questione di burocrazia, ne so qualcosa dopo aver passato quell'anno infernale al Centro sperimentale. La burocrazia, le sue leggi hanno una loro logica, una loro diabolicitã. Ma va detto che nemmeno lo sceneggiatore più diabolico si potrebbe inventare la storia di uno che uccide una bambina e una povera ragazza dopo aver ricevuto dallo Stato italiano dei soldi per fare un film". E ancora l'attore - regista romano classe 1953: "Capisco quanto sia difficile districarsi in certe cose, ma il settore pubblico come vocazione naturale dovrebbe essere quello di promuovere innanzitutto opere prime e seconde, favorire i giovani. Insomma mentre si discuteva tanto il cinema si autodistruggeva da solo. Le migliori storie - sottolinea - si raccontano con due righe come quella di un assassino che si spaccia per regista e ottiene dallo Stato oltre 800.000 euro per una sua sceneggiatura magari d'amore". La proposta di Pupi Avati di un ministero del cinema? "Allora perché non farne anche uno del teatro o delle arti visive. Pupi, da quel gigante che è, ha capito meglio di tanti la situazione di crisi in cui noi ci troviamo". Il politicamente corretto quanto danneggia il cinema? "No peggio, danneggia la vita. Negli anni 60, 70 eravamo sicuramente più buoni di oggi in cui siamo arrivati a un tale indurimento dei rapporti umani. Vengo da una generazione che naturalmente rispettava le persone, sono stato educato da una madre e da due sorelle mi è potuto venire normale dire qualche volta 'stronza' , ma senza mai mettere le mani addosso. L'estremizzazione è veramente feroce ed è una forma di fascismo''. Si aspettava l'esplosione di suo figlio Pietro?. ''Ho sempre creduto in lui anche quando era adolescente. Avevo sempre avuto l'intuizione di un suo grande talento anche se caotico. Per fortuna lui è rimasto caotico, ma riesce oggi a gestirlo. Io i film come lui non li saprei fare, è davvero libero". E ancora tornando ai suoi progetti: "Sto facendo la stagione 2 di "Storia della mia famiglia" sempre con Netflix. Sono una specie di conte Max, un uomo di grande umanità. La prima serie era scritta molto bene, ma anche in questa c'era qualcosa di divertente e malinconico allo stesso tempo. Dopo un anno da presidente del Centro Sperimentale di Cinematografia molto faticoso e complesso sono tornato finalmente a lavorare. Non avevo mai sperimentato quella macchina del fango, quel meccanismo che è stato veramente doloroso, ma a un certo punto ho capito che dovevo mollare". Di Francesco Gallo) ANSA

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