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NEWS ITALIA E DAL MONDO La verità del medico cardiopatico licenziato per essere andato al Pronto soccorso: «Rischiavo un infarto, non mi hanno mai chiesto "Come stai?". Ho ricevuto una Pec piena di falsità»

22 Giugno 2025, 08:27am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Medico licenziato dolore petto intervista

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Venezia, l'amarezza di Marco Castellano: «E pensare che con il direttore della Croce Verde eravamo amici, mi aveva anche invitato al suo matrimonio». La replica: «Non ha avvisato nessuno, è venuto meno il rapporto di fiducia» Un dolore improvviso al petto. Il respiro che gli mancava proprio come l’anno prima. Il medico della Croce verde di Cavallino-Treporti (nella città metropolitana di Venezia) già operato al cuore con quattro stent coronarici (dispositivi medici utilizzati per mantenere aperte le arterie coronarie ostruite), il 12 febbraio si è allontanato dalla sede del punto di primo intervento nella frazione di Ca’ Savio dove stava prestando servizio. Voleva arrivare al pronto soccorso di Jesolo (20 chilometri di distanza). Il sabato successivo Marco Castellano, 65 anni, assunto con un contratto ordinario di collaborazione e prestazione professionale e che in passato ha lavorato al pronto soccorso di Oderzo (Treviso), a San Donà di Piave e Jesolo (Venezia), ha scoperto di essere stato «licenziato» per «grave inadempienza». «Non si tratta di un licenziamento ma di revoca di un incarico libero professionale e autonomo, senza peraltro obblighi di durata», spiega la Croce Verde, che aggiunge in una nota: «Il medico è uscito dal Punto di Primo Intervento senza informare preventivamente la Direzione della Croce Verde, l’equipaggio né la Centrale Operativa Suem118 di Venezia che ne gestisce il coordinamento, è venuto meno il vincolo fiduciario del rapporto di libera professione» Dottor Marco Castellano, che cosa è successo il 12 febbraio 2025? «Quel giorno ero di turno al punto di primo intervento, con me c'era un infermiere. Durante il turno o stiamo insieme in una stanza in attesa delle chiamate o ci spostiamo al piano superiore. Quando sono arrivati alcuni pazienti, sono andato a cercarlo sopra, facendo le scale un paio di volte di corsa. Sarà stato per quello, forse ho esagerato. Ma mi sono sentito male». In che modo? «I primi sintomi sono arrivati intorno alle 18.40, 18.45. Ho preso le medicine prescritte dopo l'intervento al cuore, le ho sempre con me. Ho anche accolto dei pazienti intanto. Nonostante i farmaci, i sintomi un’ora dopo non erano ancora passati. Era necessario fare un elettrocardiogramma ma non era possibile nel punto di primo intervento dov'ero». Come mai? «Perché ero rimasto da solo, era necessario avere il medico. Alle 19.30 è arrivato il sostituto dell'infermiere, che aveva staccato, ma è dovuto uscire subito perché era arrivata una chiamata al 118, è uscito con l'autista di un'ambulanza. Trovo grave che una persona che sospetta di avere un infarto in corso venga lasciata sola. Poi, oltre al danno, è arrivata la beffa con il licenziamento». Lei ha quindi lasciato il turno in anticipo? «Sì, esattamente otto minuti prima della conclusione. Mi è stato contestato un inadempimento che dal mio punto di vista non c’è. («Vige il principio della forza maggiore», ricorda l’avvocato Luca Pavanetto seduto accanto a lui. «Se fosse accaduto 3-4 ore prima, che cosa avrebbe dovuto fare? Non controllarsi?»). Non avevo scelta. Dieci minuti prima della fine del turno ho deciso di andare in ospedale e alle 20.12 ho mandato un messaggio alla direttrice della Croce Verde per avvisarla». Il risultato è stata la lettera? «È arrivata la settimana successiva. Con una Pec (posta elettronica certificata, la raccomandata digitale, ndr), senza nessun preavviso. Non mi hanno mai chiesto se stessi bene. È stata una circostanza mortificante». Com'erano i rapporti con il direttore della Croce Verde? «Direi sereni, mi aveva anche invitato al suo matrimonio. Questo comportamento è stato per me un fulmine a ciel sereno. Mi aspettavo che, dopo aver ricevuto la Pec del mio avvocato in cui si chiedeva il reintegro, avrebbero provveduto velocemente. Ma sono passati 4 mesi e non è accaduto». E ora che succede? «Siamo ovviamente a disposizione per ragionare con l'Unità sanitaria locale (da cui la Croce Verde dipende, ndr). Ma non mi pare ci sia la stessa disponibilità. Nella lettera mi hanno accusato di alcune cose non vere: hanno detto che ho lasciato il punto di primo intervento aperto ma non è così. E poi sostengono che sia passato un bambino con la febbre alta quando non c’ero. Su questo non abbiamo conferme concrete ma va detto in ogni caso che ogni volta che arriva un paziente pediatrico lo spediamo all’ospedale di San Donà di Piave, non trattiamo mai i bambini a meno che non siano solo piccole escoriazioni. Hanno inserito nella lettera diverse cose non corrette dal mio punto di vista. E in ogni caso non capisco come si possa giustificare un inadempimento grave nel caso di un allontanamento per potenziale crisi cardiaca». di Alice D'Este IL CORRIERE VENETO

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