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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Papa Leone XIV in mezzo ai fedeli, il giorno di padre Bob visto da piazza San Pietro: l'emozione, le speranze e le urla di gioia Un reportage da Piazza San Pietro nel giorno dell'annuncio del nuovo Papa

9 Maggio 2025, 09:17am

Pubblicato da Miki Pappacoda

PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Papa Leone XIV in mezzo ai fedeli, il giorno di padre Bob visto da piazza San Pietro: l'emozione, le speranze e le urla di gioia Un reportage da Piazza San Pietro nel giorno dell'annuncio del nuovo Papa

INSERITO DA ANGELA CECERE Bill sventola fiero una bandiera statunitense, è a Roma da qualche giorno e viene da Indianapolis, nello stato dell’Indiana. «Ho prenotato il volo due giorni dopo la morte di Papa Francesco, volevo esserci a tutti i costi», racconta a Leggo. «Ho cercato di indovinare quando sarebbe stato il Conclave, per fortuna ci ho preso. Spero di vedere il nuovo Papa prima di ripartire questo fine settimana». Chissà cosa avrà pensato Bill quando, oltre ad averlo visto, il nuovo Papa, ha scoperto che il cardinale protodiacono stava annunciando ai fedeli di tutto il mondo che il successore di Francesco è proprio suo connazionale, lo statunitense Robert Francis Prevost, da oggi Leone XIV. L'attesa e la fumata bianca Piazza San Pietro, durante la seconda giornata del tradizionale conclave, ha cominciato ad accogliere molti più fedeli – 150mila al momento della fumata bianca – sentore che qualcosa sarebbe potuto succedere nella giornata di ieri, giovedì 8 maggio. Dopo quella deludente, ma prevedibile, nuvoletta nera levatasi dal comignolo della Cappella Sistina dopo il primo scrutinio, calcoli alla mano e con un occhio ai precedenti Conclavi, molti hanno pensato che giovedì sarebbe stato il giorno giusto. Lucrezia e Ilaria sono siciliane, studentesse fuori sede a Roma di 20 e 21 anni: «Siamo molto emozionate, sentiamo che sarà oggi», prevedono pochi minuti prima della lieta notizia. «Speriamo in Zuppi, potrebbe essere un Papa che unisce, il Papa delle comunità bisognose in linea con la politica di Francesco. L’importante è che sia progressista, siamo nel 2025 e bisogna evolversi». L’attesa si fa sentire, l’emozione dei presenti è palpabile. Mentre si affollano nei posti ancora vuoti e non occupati da giacche gettate in terra, teli e ombrelli per ripararsi dal sole, ecco che il fumo bianco esce dal comignolo più famoso al mondo. Scoppia un applauso fragoroso, la gente urla, le mani si alzano tenendo in mano lo smartphone per riprendere quel momento irripetibile, che racchiude un’infinita sequenza di simbolismi e rituali, storie del passato e speranze di futuro, trame, sottotrame e misteri legati alla riunione più segreta – e raccontata – al mondo. Da quel momento il tempo si ferma e ricomincia il totopapa, un frate spera in Parolin, a qualcun altro basta che sia italiano, o perlomeno europeo E invece. Nel frattempo, si comincia a discutere anche sul possibile nome scelto. «Si chiamerà Francesco II?», chiede una donna. «No, dubito», risponde un ragazzo, che aggiunge, «mi piacerebbe che scegliesse Leone XIV». Incredibile, ci avrebbe preso. Non mancano momenti di tensione con alcuni preti messicani, che continuano ad alzare bandiere impedendo la vista della loggia a tutti quelli dietro di loro. Cantano, pregano e sventolano felici le iconografie di Maria e il tricolore del loro Paese, senza curarsi di chi è là dietro di loro per assistere a quel momento storico. Piazza San Pietro, intanto, diventa una curva da stadio. Si levano in aria i cori: “Habemus Papam” e “Zuppi, Zuppi, Zuppi!” e grida e urla da concerto quando la telecamera indugia sui fedeli impazziti di gioia. La banda della Gendarmeria vaticana e il picchetto d'onore della Guardia Svizzera entrano a piazza san Pietro e insieme alle forze dell’ordine marciano verso l’entrata della Basilica, in attesa dell’annuncio. «Habemus Papam»Alle 19:13, il cardinale protodiacono Dominique Mamberti si affaccia dalla loggia centrale della basilica per pronunciare il tradizionale "Habemus Papam", annunciando l'elezione di Robert Francis Prevost. Poco dopo, Leone XIV si presenta ai fedeli, impartendo la sua prima benedizione Urbi et Orbi e pronunciando le parole «La pace sia con voi», in un messaggio di speranza e unità. Nato a Chicago nel 1955, Robert Francis Prevost ha servito come missionario in Perù e, più recentemente, come prefetto del Dicastero per i Vescovi. La sua elezione è vista come un segnale di continuità con il pontificato di Papa Francesco, con un'enfasi su pace, dialogo e attenzione ai più deboli. «Questo è un sant’uomo», dice un frate. «Dobbiamo essere contenti, è una persona buona, attenta ai bisognosi, parla otto lingue. È un agostiniano». E in effetti lo conferma proprio durante il primo discorso, durante il quale parla di costruire ponti e di una Chiesa «disarmata e disarmante. Un messaggio di pace potente da un Papa statunitense, accolto da un ragazzo nella folla che, non riuscendo a resistere, ha cantato sulle note di “Tu vu’ fa l’americano”: «Pa-pa l’americano». Non c’era miglior modo per chiudere il Conclave più social di sempre. 

LEGGO

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