PRIMO PIANO E ANTEPRIMA «Nato a Roma da una famiglia filippina, ho dovuto lottare contro bullismo e doppi pregiudizi per poter sognare in grande»
Un’esperienza “mind-blowing” (stupefacente). Lì ho capito il posto nel mondo che avrei voluto occupare. I miei genitori e parenti lavorano in impieghi umili, come domestici o badanti, perché non tutti i filippini della vecchia generazione sono andati a scuola. La loro timidezza li rende, poi, accondiscendenti. Non dicono mai la loro, neanche se non gli va bene qualcosa. In più, vivono ghettizzandosi. Per quanto sia difficile cambiare Paese, soprattutto per la barriera linguistica, la comunità non ha provato a integrarsi», spiega Patrick, che dalla famiglia, che comunque gli vuole bene, è sempre stato considerato “il diverso”.
«In me rivedo mia madre, quando si separò da papà. Lui ha avuto protezione. Lei, a discapito mio e di mia sorella, si è trasferita in Irlanda, per ricominciare. O fai parte della famiglia, o vai per la tua strada», continua il giovane che a un certo punto ha scelto di partire, per riscattare attraverso la carriera, l’immagine che si ha del filippino. Poi da Londra è rientrato a Roma, dove è stato assunto nel famoso member club “Soho House” di San Lorenzo, per ricoprire il ruolo di Floor manager e House trainer. Ma la sua vita sta per cambiare di nuovo: prossimamente, tra aprile e maggio, sarà impegnato da socio titolare nel suo locale con ristorante a viale Gorizia (corso Trieste), per guidarne l’orchestra operativa. «Mi sono sentito chiedere perché non aprissi una gastronomia filippina. Ma io sono nato e cresciuto qui e, anche se fossi rimasto in Inghilterra, avrei scelto un ristorante italiano», spiega il romano che, se fino a ieri cercava il riconoscimento attraverso l’appartenenza a un gruppo, oggi si “accontenta” di sapere di potercela fare da solo.
Adesso che ha costruito le basi, Patrick va per la sua strada come individuo a capo di un suo progetto. E lo fa anche da papà, accompagnando suo figlio verso la vita: «So che dovrà lottare, per trovare il suo posto nel mondo senza condizionamenti. L’altro giorno eravamo a casa di papà, che stava guardando un programma filippino e il bambino gli ha chiesto che lingua parlassero in tv. Vincent è un piccolo me, ha 5 anni e deve sapere che una parte di lui è filippina. Ma dovrà trovare la sua strada in Italia, con coraggio e oltre gli ostacoli e i pregiudizi, nella libertà di sognare in grande».
di Sabrina Quartieri LEGGO.IT
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